sabato 15 gennaio 2022

Torpore

2a domenica del TO - anno C

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». (Gv 2, 3)

Un torpore mi ha avviluppato per diverso tempo. Probabilmente, a causa della pandemia, che non accenna a diminuire, le mie emozioni si sono un po' assopite. La loro vitalità è venuta meno. Come se tutto fosse finito sotto tono.

Durante le vacanze di Natale, però, qualcosa è cambiato. Si, perché dei giovani della parrocchia si sono dati da fare per organizzare, con le dovute precauzioni, un mini concerto di Natale. Hanno coinvolto un po' tutti, dai più grandi ai più piccoli, almeno come rappresentanza.

Vederli così presi ed entusiasmati nel proporre e realizzare l'iniziativa, ha risvegliato in me profonde emozioni. Mi sono sentito rinato e l'ho condiviso con loro nel ringraziarli. Ce ne fossero spesso di queste iniziative! Forse mi mancava proprio quel vino della gioia di cui si parla al miracolo delle nozze di Cana, narrato dal vangelo di questa domenica. 
 
Nelle nostre parrocchie c'è tutto, fortunatamente le celebrazioni continuano. Tuttavia spesso manca quell'entusiasmo, quella gioia dell'incontro, quel vino che fa la differenza. Quella convivialità che si sperimenta quando si organizza un rinfresco per una festa, manca quasi sempre a messa. D'altronde così siamo stati abituati! Ma come rendere vivaci le celebrazioni pur nel rispetto del mistero che trasmettono?

sabato 1 gennaio 2022

Il futuro

 II DOMENICA DOPO NATALE - ANNO C

A quanti lo hanno accolto il Verbo incarnato ha dato potere di diventare figli di Dio. (Cf. Gv 1,12)

In questi giorni ho pensato al futuro. In particolare a cosa sarebbe la mia vita se già conoscessi quello che deve accadere. Una prospettiva molto affascinante, ma noiosissima. Non ci sarebbe più la meraviglia della sorpresa, la speranza di un domani migliore. Oppure, oltre alla noia, potrebbe subentrare una profonda depressione se sai che di lì a poco la tua vita finirà, senza sapere dove andrai.

In realtà, come credente qualcosa del futuro è già chiara, perchè so che me ne andrò nelle braccia amorevoli di Dio che mi attende come un padre. Insomma, il famoso tema del destino certamente inquieta e pone delle domande che in parte restano aperte. D'altronde non si può essere i dominatori di tutto: fino ad un certo punto puoi sapere, poi è necessaria la fiducia in qualcosa che è più grande di te.

Proprio il tema dominante della liturgia natalizia di questi giorni è il Verbo eterno che si fa carne. L'infinito entra nel tempo per mostrare il volto di un Oltre che non si può catturare solamente con domande e risposte. il Verbo si fa carne accogliendo la volontà del Padre che desidera, tramite lui, raccogliere noi figli dispersi nelle tenebre dell'egoismo.

Il Natale apre prospettive sul futuro non facendoci guardare nella sfera di cristallo ma proiettando la nostra umile vita nell'infinito di Dio. Questo oceano che sembra così immenso è espressione di un amore grande per l'umanità. E' questo che non si riesce a capire: come può Dio amarci a tal punto da donarci suo Figlio? E' la nostra prospettiva che, forse, è sbagliata. Noi partiamo da noi stessi; il Signore, invece, da chi ha di fronte.

domenica 11 aprile 2021

Il volo dell'aquilone

 2a domenica di Pasqua - anno B

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20, 19)

Nonostante il freddo e la neve, in questi giorni ho pensato a quando da piccolo con i miei amici facevo volare l'aquilone sulla spiaggia. Lo slegavo, poi prendevo la rincorsa e volava in alto alla ricerca del vento favorevole. Così planava e rimaneva in alto in tutta la sua bellezza con lo sventolare delle sue ali. Forse, la voglia di sole e di caldo mi ha portato a questo ricordo.

Ma anche la meditazione del vangelo di questa domenica dopo Pasqua. La paura invita i discepoli a stare al chiuso, tuttavia il Risorto appare loro e li invita ad uscire per annunciare il Vangelo. Prima, però, dona loro il soffio dello Spirito, quello che gli consentirà di alzare le ali per spiccare il volo nel mondo. Vedo i discepoli come quell'aquilone.

Hanno bisogno del vento dello Spirito per raggiungere il cielo e volare in alto tenendo i piedi per terra. Lo stesso Gesù Risorto si presenta con le sue piaghe, facendo riferimento alla sua storia terrena. Tommaso l'incredulo è proprio invitato a mettere il dito nelle piaghe per credere. Sì: la nostra storia ha a che fare con la sofferenza di una testimonianza spesso non capita che richiede sacrificio.

Ecco i piedi per terra, nella realtà concreta. Lo sguardo in alto, cui invita il risorto è, appunto, saper trasfigurare il male con la forza dell'amore che fa rinascere a vita nuova; e cogliere la presenza di Gesù in mezzo a noi perchè egli è il vivente. Per questo, i miei amici con i quali facevo planare l'aquilone, mi richiamano la comunità battesimale, insieme alla quale posso contemplare oggi il Cristo Risorto.

venerdì 19 marzo 2021

Con il cuore

5a domenica di quaresima - anno B

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Gv 12, 24)

Quando riceviamo delle attenzioni, come auguri, si aggiunge spesso: con il cuore, per esprimere la profondità del gesto, senza ipocrisia. Spesso capita anche di ricevere una vicinanza silenziosa, senza parole, ma che comunque fa percepire che quella persona c'è. Lo stesso, nell'assenza, quando c'è un legame profondo, avverti la presenza di chi riscalda il cuore.

Questo tipo di amore è quello che Dio prova per noi. Continuamente egli ci porta nel suo cuore. Amare un Dio così è ricambiare con lo stesso amore, cioè sentirlo vicino in ogni momento con la forza dello Spirito. E' un'alleanza interiore, quella che il Signore vorrebbe con la nostra vita. Ciò significa vivere una profonda sintonia con Lui.

In questa domenica Gesù, che conosce bene il cuore di tutti, si presenta nella sua vera identità. Ma io, mi chiedo, voglio conoscerlo sul serio? Forse spesso mi accontento della superficialità e vedo quello che mi fa comodo, ovvero un Cristo che dovrebbe assecondare sempre le mie richieste. Però, Egli afferma di essere come il chicco di grano che per portare frutto deve morire.

Per cui, se veramente credo in Lui, dovrei seguire il suo esempio per realizzare la mia vita. L'impulso più forte che provo è quello di tenere la vita per me, non di condividerla con Lui. Tuttavia, in base all'esperienza che ho, devo riconoscere che vivendo per gli altri si entra in una dimensione di vita che non finisce e che riempie il cuore. E vorrei che questa vita sbocciasse sempre nel mio intimo.

sabato 6 febbraio 2021

Una giornata

5a domenica del TO - anno B

Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie. (Mt 8,17)

La giornata tipica di Gesù è una continua alternanza tra il servizio e la preghiera silenziosa. Egli annuncia la Parola e libera le persone dalle loro paure. Quelle che ingabbiano e non ti fanno vivere, ripiegandoti su te stesso. Sono blocchi che hanno bisogno di essere superati con la forza dell'amore. In questo senso, il Cristo ci fa notare il positivo che è in noi, come un tesoro nascosto che deve essere cercato.

Trovatolo lo si apre per condividerlo; come la suocera di Pietro che, guarita, subito si mette a servizio degli astanti. Così il tesoro del dono di Dio può fruttificare e rendere la felicità per noi e per gli altri: si ha più gioia nel dare che nel ricevere. In effetti, notando che gli altri stanno bene e sono felici, anche grazie ad un nostro piccolo gesto, rende pieni e gioiosi interiormente.

Le lunghe notti di Gesù in preghiera, poi, richiamano quel colloquio interiore dove dialoghiamo con noi stessi. Avendo gli occhi chiusi, immaginiamo tante cose, soprattutto ci lasciamo guidare da quel sottofondo di luce che è l'incontro con il Signore. Solamente lui può dare la forza di amare oltre l'egoismo. Da questo punto di vista, anche solo un piccolo gesto di carità può valorizzare le nostre giornate.

Per questo, la sintonia con Dio è indispensabile. La preghiera, come continuo dialogo con Lui, non deve mai mancare, altrimenti si parla con quegli idoli che propongono valori opposti, orientandoci ad una mentalità di morte. La giornata di Gesù è di esempio. Il rischio del fare le cose nella logica dell'efficientismo può, così, essere superato da un atteggiamento di fondo che orienta la nostra vita.

giovedì 28 gennaio 2021

Bruma


Si adagia nelle valli.
Come coltre spumosa
ammanta pianure,
case e viuzze.
Se ne sei immerso
la vista è appannata;
il respiro bagnato;
la fronte ghiacciata.
Navighi nel grigiore.
Le luci riflesse
danno calore;
ed indicano piste
o case in cui si vive.
Da lontano, in alto,
vede emergere piccole punte.
Alberi, tetti, cupole,
si ergono a ricordo
del sommerso.
Così la bruma saluta
l'imminenza del giorno.