sabato 8 dicembre 2018

Ritrovarsi


2a domenica di avvento - anno C

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Lc 3,4-6)

L'otto dicembre è il giorno delle decorazioni natalizie. Nelle case si addobbano alberi e si allestiscono presepi. Le strade si illuminano con svariati tipi di luci. A casa quest'anno ho messo solamente una serie sul balcone ed una piccola renna. Ma negli anni passati  abbellivo pini con diverse fantasie: rosso e dorato o blu ed argentato.

E' un'atmosfera che mi piace. Ci si prepara a vivere il Natale rendendo tutto più caldo ed accogliente. Giovanni Battista, invece, segue un'altra direzione per vivere il suo avvento. Lascia tutto e se ne va nel deserto. Non segue la tradizione, che lo vorrebbe ad officiare riti nel tempio di Gerusalemme, ma cambia direzione.

E' come se noi andassimo a celebrare il Natale con chi non ha nulla. Il battista, infatti, con la sua testimonianza ricorda l'importanza di far nascere Gesù nel cuore. Difficile capire il cuore. Non impossibile. Occorre, anzitutto, saperlo ascoltare per far venir fuori le bellezze che nasconde. Per questo Giovanni sceglie il silenzio del deserto.

Perché in quella quiete si può ascoltare il proprio intimo ed indirizzarlo verso Dio, che ne è la sorgente. Ritrovando se stessi si entra nel vero senso della vita e nella gioia del Natale. I preparativi per il Natale sono veramente affascinanti. Tuttavia, a mio avviso, dovrebbero trasmettere la pace che è nel cuore, che è sempre da ritrovare.

sabato 1 dicembre 2018

Ricostruire


1a domenica di Avvento - anno C
Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. (Sal 24)

Per rompere un vaso ci vuole un attimo: lo scaraventi a terra e diviene mille pezzi. Per ricomporlo, però, occorrono molto tempo e collaborazione. È difficile far combaciare i pezzi, peggio di un puzzle. Con pazienza si può. Basta crederci. È l’esperienza che ho fatto l’altra sera con un gruppo di giovani. Alla fine non siamo riusciti a ricostruire il vaso. Ma tra noi ci siamo confrontati per vedere se i pezzi combaciavano.

Così abbiamo intessuto relazioni e ci siamo conosciuti. Infatti, lo scopo del gioco era farci capire l’importanza di conoscerci per costruire relazioni. Tutti i frammenti possono essere ricomposti e portati in unità nella conoscenza e nell’aiuto reciproco. Il che significa avere uno sguardo alto per vedere chi ho di fronte, per conoscerlo sul serio. Per vedere Dio ed il suo modo di operare nella storia.

Una riflessione che introduce in questa prima domenica di avvento. Il vangelo parla di distruzione, del venir meno delle leggi base di questo mondo. Proprio come il vaso in frantumi. Con lo sguardo alto e vigile, anziché la paura, può prevalere in noi la speranza racchiusa nella persona accanto. Essa magari avrà quel piccolo pezzo che s’incastra col mio. Poi insieme si troveranno i mancanti.

Con il nostro piccolo impegno si può ricostruire. Gesù risorto dall’alto delle nubi ci incoraggia. E invita a percorrere quello stesso cammino che egli ha fatto per arrivare alla resurrezione. La sua luce è una grande speranza. Essa consente di trovare meglio quei pezzi mancanti per ricomporre l’unità di quel mondo frantumato dal peccato e dell’egoismo.

sabato 24 novembre 2018

Lievito

34a domenica del TO - anno B - Solennità di Cristo re dell'universo 

Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! (Cfr. Mc 11,9.10) 

Quando studiavo storia, alle superiori, ero affascinato dall'impero romano. Su come si era esteso nel mondo allora conosciuto. Passeggiando a Roma per i fori imperiali, da seminarista, mi fermavo spesso ad ammirare dei bassorilievi nei pressi del Colosseo, i quali mostrano le varie fasi dell'espansione di questo regno. Però, come tutti gli imperi di questo mondo, ha avuto un declino ed una fine.

Rimane, comunque, per vari motivi, un punto di riferimento. D'altronde le scoperte archeologiche, come quelle di Pompei, ne riportano alla luce nuovi aspetti. Proprio in questo contesto Gesù annuncia un nuovo regno. Infatti, la parola "Regno di Dio" è frequente nei Vangeli. Sempre da studente ero un po' confuso al riguardo.

Allora chiesi spiegazioni al parroco. Egli mi disse che il Regno di Dio si contrappone ai sovrani di questo mondo, perché Gesù propone la logica del servizio caritatevole. Essa è una forza che parte dal cuore dell'uomo e che, se accolta, può rinnovare il mondo. Quindi si può realizzare già oggi nella storia. In realtà, credevo che esso riguardasse principalmente la vita dopo la morte, come un paradiso da conquistare.

Invece cominciai a capire che coinvolge già oggi la vita. Si realizza già oggi nella storia. Ma non fa rumore. Da questo punto di vista è bello il paragone che Gesù fa del lievito che fermenta la massa. Tranquillamente la pasta lievita, con attenzione e cura. Attenzione a quanto Gesù indica nel vangelo; cura nel convertire il cuore alla luce della Parola.

domenica 18 novembre 2018

Paure dissolte


33a domenica del TO - anno B

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. (Mc 13, 31)

Molte sono le paure che mi affossano. Soprattutto nei momenti di stanchezza. Affondo in profonde tenebre di pessimismo. Temo di non essere all'altezza di nulla, vedo ingigantito qualche piccolo errore, credo che pensino male di me. Inoltre, mi proietto verso un futuro nero dove vedo poca speranza. Soprattutto se penso alle tante notizie di cronaca, tinte di sangue ed analisi sociali deprimenti.

Tuttavia, quando serenamente vedo dentro di me e nei dintorni del mio orizzonte noto che, effettivamente, non c'è solo buio. Albe che diventano pieno giorno connotano molti tratti della mia vita e potrebbero inondarla tutta, se metto da parte ciò che inquina. In questo mi aiuta molto un buon rapporto con la Sacra Scrittura, anche se a dire il vero, pure lì ho attinto, per molto tempo, condanna e scoraggiamento.

Con l'aiuto di maestri spirituali, la Bibbia mi aiuta a spiccare il volo. La luce del Vangelo che emana da Cristo, è determinante nel dissolvere le paure. Nelle immagini forti di questa domenica colgo la dinamica della resurrezione: nelle distruzioni c'è sempre un germoglio di speranza in chi vive nell'Amore. Questo il lieto annuncio di noi cristiani.

Non un Dio giudice, ma un Padre che ha premura di noi. Per questo manda suo Figlio nella storia a donare la sua vita. Esempio e guida per chi vuole realizzare il regno. Germogli di speranza sono presenti nel mondo e nelle nostre comunità. Occorre essere pronti per saperli scorgere e così riprendere coraggio nel seguire la stessa strada.

domenica 4 novembre 2018

Sole che brilla

31a domenica del TO - anno B

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)

Da ragazzo, dopo la messa domenicale delle undici, andavo al cimitero. Mentre passeggiavo in quel luogo di silenzio, il mio animo era sollevato dal suono delle campane che annunciavano il mezzogiorno. Tra i lunghi cipressi e le tombe, alzavo lo sguardo verso il cielo. Vedevo, a volte, il sole che si faceva spazio tra le nuvole; la sua luce ed i raggi che mi riscaldavano, mi aprivano alla speranza.

Ricordi che riecheggiano in questo periodo autunnale, in cui da poco è trascorsa la commemorazione dei defunti. Il camposanto è il luogo dove i corpi dei morti riposano. Essi non sono li. Ma i ricordi si ravviano in quel luogo. Richiamano l'esistenza terrena di chi abbiamo conosciuto. Momenti belli trascorsi insieme che restano vivi.

Questa vitalità è espressa dai fiori, dalle luci e dai lumini che si portano nei luoghi di sepoltura. Per dire che non tutto è finito, ma che oltre la morte c'è vita. La Resurrezione di Cristo apre questa prospettiva. E' quel sole che continua a far luce ed a riscaldare la mia speranza, che nella fede, dà una marcia in più al mio pellegrinare.

Mi aiuta a leggere il vangelo di questa domenica. Gesù invita a mettere ordine quando parla dell'unico grande comandamento: amare Dio sopra ogni cosa ed il prossimo come se stessi. Allora, lo sguardo rivolto al cielo è quello del mio orizzonte. Il sole che brilla tra le nuvole è quello che si riflette nei fratelli. Lì dovrebbero suonare le campane della gloria.

giovedì 1 novembre 2018

TUTTI I SANTI - Solennità

Beati voi



Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1 Gv 3, 1-3; Mt 5, 1-12

I santi sono persone comuni. Hanno vissuto la loro vita in totale abbandono a Dio. Veri uomini che in pienezza hanno gustato le gioie della vita, dove Dio ha avuto un ruolo primario.

I santi non sono solamente quelli che veneriamo nelle nostre chiese, ma tanti uomini che nell’umiltà hanno vissuto la loro fede nel quotidiano. Alcuni di loro hanno camminato con noi e ci hanno lasciato un buon ricordo, che ancora oggi ci incoraggia nella nostra vita di fede.

Il senso della festa di oggi è proprio ricordare tutte queste persone di cui nessuno parla ma che sono nel nostro cuore e nella gloria di Dio. Infatti, la santità non è per pochi ma per tutti. È una possibilità che abbiamo. Essa nasce dal nostro incontro con Cristo che con il suo sangue lava i peccati, rendendo la nostra veste candida come la neve.

È la veste di chi è invitato al banchetto di nozze dell’Agnello. L’invito è per tutti. La risposta è personale e frutto della libertà di ognuno. Chi segue il vangelo e lo mette in pratica è santo non tanto per i suoi meriti ma per quelli di Cristo, il cui sacrificio santifica continuamente la chiesa.

Il modo concreto per essere santi, sono le beatitudini che oggi ci vengono proposte. Si è beati, o santi, se si mettono in pratica le virtù che Gesù propone in questo cosiddetto discorso della montagna. Egli, il nuovo Mosè, porta a compimento i dieci comandamenti con delle nuove regole di vita, che sono la meta del nostro pellegrinaggio terreno.

Che il Signore tenga alta la nostra fede e non lasci prevalere lo scoraggiamento dinanzi alle persecuzioni subdole del mondo.

domenica 28 ottobre 2018

Sguardo acuto

30a domenica del TO -  anno B

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada. (Mc 10, 52)

Da studente, ad un certo punto, nell'aula scolastica non riuscivo più a leggere alla lavagna. Vedevo tutto annebbiato e mi veniva mal di testa. Così andai dall'oculista e mi diagnosticò un aumento della miopia. Cambiai gli occhiali e distinguevo di nuovo lettere e sagome, da lontano.

Pure oggi se tolgo gli occhiali, vedo annebbiato e non riesco a distinguere. Rischio di prendere delle sviste. Questo mi fa riflettere sulla vita spirituale. Lo stesso lì, se mi lascio guidare dall'impulso del momento, arrivo a conclusioni affrettate. Ho bisogno degli occhiali della Parola per vedere bene e con serenità.

Già, anche la vista spirituale ha bisogno di essere curata. Ed il medico è Cristo, con la luce della sua Resurrezione. Essa dissolve le tenebre del cuore, quelle che impediscono di avere uno sguardo acuto e penetrante. Questa luce consente di vedere Dio nei duri momenti della prova e della sofferenza.