sabato 13 aprile 2019

Una campana

Domenica delle palme - anno C

Cristo si è fatto obbediente
fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome. (Fil 2,8-9)


La domenica delle palme mi ha sempre affascinato per la processione iniziale. Ricordo che, dopo il terremoto del millenovecentottanta, al mio paese la benedizione dei rami si faceva davanti alla chiesa di san Nicola, nella parte alta del paese. Facevo il ministrante. Portando la croce aprivo il corteo che si avviava verso quella chiesa, allora inagibile.

Mi colpiva vedere la porta chiusa, il tetto sfondato, il campanile abbattuto e le campane adagiate in disparte. In quello scenario, sul sagrato messo in sicurezza, si leggeva il vangelo dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme; in seguito con l'acqua santa si aspergevano i rami di ulivo, poi in processione si andava verso la chiesa madre, accolti dalle campane in festa della chiesa madre.

In una chiesa c'era ancora l'attesa di una rinascita. L'altra era agibile e festante. Due scenari che ancora oggi mi richiamano il senso della pasqua, come un passaggio di rinascita dalla morte alla vita. Da qualche tempo la chiesa di san Nicola è agibile e quella campana caduta ora suona squillante. E' nei pressi di casa e la sento bene.

Nell'udirla, con il pensiero vado sempre a quella domenica, preludio della settimana santa, meditando sulla risurrezione di Cristo. Proprio come una campana che risuona dopo essere stata atterrata da una scossa. Nonostante la caduta, ora tintinna ed annuncia la vita. La speranza di ricominciare sempre, dopo ogni caduta.

sabato 6 aprile 2019

Perdono ritrovato

5a domenica di quaresima - anno C

Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso.
 (Gl 2,12-13)

Prima mi confessavo spesso. Avevo l’ossessione del peccato. Scrupolosamente andavo alla ricerca della più piccola mancanza. Se dimenticavo qualcosa, ero capace di ritornare dal confessore. Tuttavia non miglioravo e questo mi dava fastidio. Molte erano le penitenze che mi affibbiavo, quasi per punirmi. Perchè fai questi fioretti? Mi chiese un sacerdote. Non seppi dare una risposta. Mi sono auto flagellato per molto tempo. Mi mancava la gioia del perdono.

Quella è l’unica che può far nascere acqua nel deserto. Seppur è necessario riconoscere i peccati, è indispensabile vederli alla luce dell’Amore. Con quella mentalità che avevo spesso puntavo il dito. E tante cose non le facevo, come non andavo in luoghi particolari. La discoteca, per esempio, o le feste da ballo. Mi sono negato esperienze belle. La pensavo così e difficilmente mi smontavano.

Probabilmente anch’io avrei chiesto a Gesù di lapidare la donna adultera. Facevo lo stesso con me! Da diversi anni, grazie a Dio, ho riscoperto il sacramento della riconciliazione. Per me è ora un forte momento di incontro con la compassione di Dio. Prima lo ringrazio per i suoi benefici, poi lascio arrivare la sua luce nelle tenebre della mia vita. E se riconosco qualche mancanza me la lascio curare. So che Lui vuole questo. Vi confesso che l’assoluzione, intesa come formula, mi dice veramente poco.

Inoltre l’invito a non peccare più non mi fa più paura. So che Dio è con me pure in quelle tante buche che fanno parte di me. E lo saranno fino alla tomba. Se c’è qualcosa da estirpare certo è un forte senso di auto perfezione, che sempre si annida in modo sottile e subdolo. Mi sento veramente come la peccatrice perdonata. Ed è così che voglio vivere la mia Pasqua.

domenica 31 marzo 2019

Attesa compassionevole

4a domenica di quaresima - anno c

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. 2Cor 5, 17

 

La domenica della gioia ci invita a rallegrarci per il perdono che sempre il Signore ci concede. Egli è fedele. Ci aspetta sulla soglia con premura e compassione quando siamo lontani da Lui. Le nostre esperienze spesso ci portano in remoti lidi di falsa e fugace ebbrezza.

Lì il nostro potere è legato all’apparenza del possedere. Quando non abbiamo più nulla da dare non siamo più nessuno e rimaniamo soli. Ma nostro Padre è ancora lì che ci aspetta. Solo Lui può ridarci la dignità perduta. Perchè ci considera suoi figli, sempre. Nonostante le nostre scelte sbagliate.

La sua misericordia è infinita. Non ha confini se non quelli delle nostre chiusure. Non abbiamo paura. Torniamo da Lui con cuore sincero per accogliere e donare il suo fecondo perdono.

domenica 24 marzo 2019

La direzione

3a domenica di quaresima - anno C

Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino. (Mt 4,17)

Quando capita una sventura subito si pensa ad una punizione divina. Oppure che il Signore si sia dimenticato dell'umanità lasciandola al suo destino. Spesso anch'io lo penso, mi viene spontaneo. In questi momenti mi accorgo di quanto sia difficile la conversione, cioè vedere le cose secondo il disegno di Dio.

Nel Vangelo di questa domenica a Gesù sono presentate dai suoi discepoli proprio delle sciagure successe in quel tempo, aspettandosi una spiegazione. Anzitutto, il nazareno non le collega al peccato, come sua conseguenza. Ma richiama l'attenzione sulla necessità di convertirsi per portare frutti che rimangono in eterno.

Eh sì, la vita è breve e non deve essere sprecata. L'importante, dunque, è cambiare direzione e lasciarsi guidare dallo Spirito per mettere a frutto i suoi doni. Dio non è vendicativo e non vuole la morte del peccatore, anzi è paziente e misericordioso. Anche se continuiamo a sbagliare ed a seguire bagliori momentanei, la sua pazienza è come l'agricoltore che non taglia il fico infruttuoso, ma continua a concimarlo in attesa del frutto.

Questo mi conforta. Nonostante i miei sbagli Dio continua ad indicarmi la via della salvezza con la luce di suo Figlio. Sono sempre in tempo per cambiare direzione e far sì che i frutti della mia vita siano dolci e gustosi. Sono i frutti dello Spirito. Quelli che vengono dal concime della Parola e che rendono piena la vita e gustosa per chi la condivide con me.

domenica 17 marzo 2019

Raccogliersi

Di te dice il mio cuore: «Cercate il suo volto».
Il tuo volto io cerco, o Signore.
Non nascondermi il tuo volto. (Sal 26,8-9)
 
Trovare il momento adatto ed il luogo appropriato per raccogliersi, non è scontato. Si coniugano elementi concordi. Hai bisogno di un attimo, che ritagli nella giornata, ma anche di un angolo tuo. Quello che ti dà una goccia di infinito.

Lì ti senti a tuo agio e ritrovi le energie perse nell’anonimato frenetico della vita. Penso alla posizione fetale che a volte mi aiuta a ritrovarmi. Arrivi a sperimentare la protezione totale di quando eri nel seno di tua madre.

Proprio così vedo il raccoglimento. Cioè nel vivere l’esperienza del sentirsi protetti da Dio, come un bambino nelle braccia della madre. Questa certezza è la base della nostra fede nel Dio che ci ama personalmente.

domenica 3 marzo 2019

Un giorno in più

8a domenica del TO - anno C

Risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. (Fil 2,15d-16a)

Il tema luce-tenebre è molto presente nel tempo natalizio. E' affascinante quel periodo per l'oscurità prolungata della giornata. Vedere Cristo che viene nella storia come luce di novità si inserisce in un adeguato contesto. Adesso in cui la luce del giorno si allunga e la primavera è alle porte, la similitudine con la novità coinvolge di più.

Mi piace, infatti, paragonare la vita alla natura che si risveglia e si prepara alla pienezza dell'estate. Pensavo questo nella bella giornata di sole che oggi mi sono goduto con una pedalata in bici. Finalmente. Dopo il freddo e la neve, un giorno tiepido da gustare. Mi sono immerso nel verde dei miei tranquilli luoghi, scegliendo stradine quasi isolate, ma ricche di vegetazione.

Mi sono riempito di aria fresca. Così nel mio contemplare ha pensato alla luce che Cristo può dare agli occhi. Quella che anzitutto permette di vedere dentro e notare diverse zone gelate che hanno bisogno di essere risvegliate. Lo sguardo del nazareno e alto, profondo e misericordioso. Consente di raggiungere le altezze per mirare grandi e bei panorami.

Lui sul serio può guidare a una vita piena, ricca di ampiezze. D'altronde Gesù parla della nostra testimonianza di cristiani come di luce che rifulge da luoghi alti per illuminare ed essere ammirata. Spesso, però, la nostra cecità, ripiegata su noi stessi, non fa scorgere questa possibilità. La trave che abbiamo dinanzi agli occhi ci rende mediocri e pessimisti.

sabato 23 febbraio 2019

Fiore che sboccia

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome.

Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tutti i suoi benefici.

Salmo 102

 

L’anima si apre a Dio quando avverte il suo sussurro d’amore. Come un fiore che sboccia, dirama i suoi petali alla luce del sole divino. Poi emana i suoi profumi. Sono odori di gioia, amore, serenità, creatività, armonia. Il prato di questo mondo può fiorire davvero se tutti prendessero sul serio l’amore nascosto nel cuore e lucente nel firmamento della vita.