mercoledì 6 luglio 2011

Il pane


                                                                              
                                                                                     Gn 41, 55-57; 42, 5-7. 17-24; Sal 32; Mt 10, 1-7

Il giorno del Corpus Domini il Signore ci ha ricordato che non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Oggi, più o meno, il tema è ripreso dalle letture.
Nel libro della Genesi si parla di Giuseppe il venduto. In un periodo di carestia i fratelli scendono in Egitto per chiedere il grano, visto che i granai sono pieni. E chi li ha riempiti è stata proprio la sapienza dell’amministratore Giuseppe, che, intanto, è arrivato al palazzo del faraone.
Il vangelo parla di Gesù. Ritenuto un folle e messo a morte, egli tuttavia è il Figlio di Dio e ha portato a compimento le attese dell’Antico Testamento, divenendo Parola incarnata e cibo che dura per la vita, con una sapienza che è di più di quella di Salomone.
Si parla, dunque, di pane, di cibo.
Nel primo caso di un cibo che perisce, nel secondo di un cibo che dura per la vita. Gli artefici, in entrambi i racconti, sono persone rifiutate dagli uomini ed esaltati da Dio.
Così il regno di Dio è vicino a noi: proprio nella persona di chi si fa piccolo e che spesso è disprezzato. Primo fra tutti Cristo Signore, che ha svuotato se stesso, tranne la sua natura, per farsi uno di noi e portarci al Padre celeste.
Noi, suoi discepoli, siamo chiamati a seguirlo nella strada dell’umiltà per condividere la sua missione nell’annuncio del vangelo a tutte le genti.
Saremo credibili quanto più ci faremo piccoli, perché è lì che si manifesta la potenza di Dio.

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