lunedì 4 luglio 2011

Il re


                                                                        Zc 9, 9-10; Sal 144, Rm 8, 9. 11-13; Mt 11, 25-30

L’ingresso a Gerusalemme di Gesù è avvenuto a cavallo di un asino.
Così Egli si è presentato al mondo: un re umile e pacifico.
Un re che “farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme,l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra”.
Una logica completamente diversa da quella del mondo che proietta in una realtà che gli è completamente opposta. Gli ultimi, i disarmati, sono quelli che hanno i primi posti. Così come è stato per il figlio dell’uomo: deriso e beffeggiato, ma esaltato da Dio al tempo opportuno.
Gesù non si è fermato. Ha seguito la strada stretta che il Padre Gli aveva preparato e l’ha fatto per tutti noi. Ci ha salvati e redenti dalla schiavitù della carne.
“Se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete”, ci ricorda san Paolo. È lo Spirito che ci indica la strada giusta da seguire. Certo, una via stretta ed impervia. Ma con il suo aiuto anche noi arriveremo alla meta.
Ad una condizione: farci come bambini.
“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. È Gesù che parla.
L’invito è per noi.
La nostra risposta dovrebbe, dunque, essere l’abbandono dell’orgoglio e della superbia, che ci rendono grandi ed orgogliosi, mettendo al centro il nostro egoismo e l’adesione alla virtù della umiltà, che ci fa prendere in seria considerazione Dio e gli altri

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