mercoledì 20 luglio 2011

Un Dio provvido


 

Es 16, 1-5. 9-15; Sal.77; Mt 13, 1-9

Il Signore nutre sempre il suo popolo. Gli dà il pane per nutrire il corpo e quello che nutre l’anima: la Parola.
Nel deserto il popolo ebraico mormora contro Mosè perché si sente abbandonato da Dio. Eppure, Egli lo ha liberato dalla schiavitù egiziana. Gli israeliti preferiscono tornare indietro e vivere da schiavi, pur di lasciare il deserto e abbandonare la meta della terra promessa.
Ma Dio non li abbandona. Ascolta la loro supplica e gli dà le quaglie e la manna per sfamarli.
Perché Egli è un Dio provvido; ascolta sempre le preghiere del suo popolo.
Tuttavia, non si limita ad accontentare i nostri capricci, ma va oltre, indicandoci una vita che dura in eterno e che pure ha bisogno di essere nutrita.
Questa vita Gesù la paragona ad un seme che Dio dona al nostro cuore, che è il campo. Dio semina in larga misura, ma non sempre il terreno è buono. Perché vi sono altri semi che attecchiscono e lo sfruttano, come le spine o la zizzania.
Il terreno buono e produttivo, resta tale se ascoltiamo la Parola.
Essa è il nutrimento, quell’acqua viva che fa germogliare, grazie allo Spirito che la vivifica. Essa è pane grazie a Cristo che ha vinto la morte ed intercede per noi presso il Padre.
Le nostre mormorazioni, se pur comprensibili, trovano pienezza in un Dio che è con noi e cammina con noi fino alla fine dei tempi, dove il terreno del nostro cuore non sarà più sfruttato da false sementi, ma avrà la pienezza del grano maturo, pronto per essere riposto nel granaio.

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