domenica 28 agosto 2011

Ti voglio bene - tvb -

XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Domenica 28 Agosto 2011


Quando vogliamo troppo bene a una persona, le auguriamo tante cose belle. Vorremmo evitargli situazioni difficili, a volte normali inconvenienti della vita.

Vorremmo allontanarla da tanti periodi neri che per primi abbiamo attraversato.


Ma ci rendiamo conto noi stessi che senza quelle fasi buie non saremmo oggi quello che siamo.


Pietro vuole bene a Gesù.


Non vuole che passi attraverso la passione del Golgota. Tuttavia è proprio attraverso questa esperienza che il Cristo può dimostrare di essere Figlio di Dio. Egli, prima di tutto, si fida del Padre e vuole fare la sua volontà.


«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».


Questo il messaggio per Pietro e per tutti noi.


Non possiamo rinnegare l’evidenza dell’esistenza: si cresce e si matura attraverso esperienze negative che ci invitano a lottare per raggiungere i nostri ideali. Si soffre senza una ragione umanamente plausibile.


E qui parla Cristo con il suo esempio.


Se vogliamo seguirlo, siamo invitati a chiamare le cose per nome e ad affrontarle con coraggio. Anche esperienze estreme di dolore. Accettarle e offrirle a Dio per il bene nostro e di tutti è il nostro essere cristiani.


Allora, se amiamo veramente una persona, le auguriamo solamente questo: che io ci sia sempre in qualunque situazione della tua vita, per offrirti il mio sostegno e la mia presenza amica.

mercoledì 24 agosto 2011

Un mondo fantastico



Caro diario,

                     col caldo di questi giorni mi sono immerso nel fresco verde della natura. In un’oasi, seduto su una panchina, ammiravo il fiumiciattolo e il paesaggio d’intorno.


Prima di tutto i massi che l’acqua fendeva.



Sembravano grandi personaggi di un’epoca remota che emergevano dal sottosuolo, accarezzati dai rivoli del ruscello. 


Nello scorrere, questi parevano lunghi veli che si attorcigliavano sulle pietre rendendole spose di quel luogo incantevole.



Gli alberi, quasi da spettatori, in un contorno da stadio, davano l’atmosfera tenue e riservata, adatta alla riservatezza della circostanza.




Tra di esse spuntava un ramoscello che era del tutto uguale a un grande pesce che, simile ad un direttore d’orchestra, era nel mezzo che dirigeva il tutto con sicurezza.




In alto, ai limiti della montagnola adiacente, grandi speroni che, da esperti guardiani, custodivano la valle con il loro atavico e immobile osservare.




Ed io un sognatore nel mondo di Atlantide.








martedì 23 agosto 2011

Siate pronti



1 Ts 3, 7-13; Sal.89; Mt 24, 42-51

Quando ci è affidato un compito facciamo del tutto per portarlo a termine, in modo da adempiere nel migliore dei modi l’incarico. È una questione di onore e di rispetto verso gli altri.
È così anche per il regno di Dio.
Il Signore lo ha affidata a degli uomini per farlo crescere su questa terra. Queste persone sono tenute a sorvegliarlo ed a custodirlo fin quando il Signore Gesù non tornerà alla sua seconda venuta, la Parusia.
In quel giorno domanderà conto di come si è lavorato. In particolare le guide dovranno rispondere se hanno seguito o meno le indicazioni dello Spirito Santo o si sono adattate alla logica del mondo, lasciando le persone in balia di falsi profeti.
Così, se le cose sono state fatte nei dovuti modi, si godrà in eterno i frutti ottenuti.
Se invece si è pensato ai propri interessi si godrà la solitudine eterna.
Il giusto atteggiamento quello suggerito da Paolo: Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore. Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede?
Quando si ha cura di tutti allora si compie la volontà di Dio e cresce il suo regno. Ciò vale per le guide e per tutti i fedeli in Cristo.

Come una madre


1 Te 2, 1-8; Sal.138; Mt 23, 23-26

Come una madre ha cura dei propri figli, così il pastore dovrebbe avere premura della sua comunità, con il solo e unico interesse del bene di tutti.
Il primo posto va alla misericordia e alla giustizia, che cooperano alla costruzione del regno di Dio, come i pilastri portanti di una casa.
Il pastore ha proprio il compito di rendere vivo il volto misericordioso di Dio che ci scruta non per condannarci, ma per mostrarci la via giusta per migliorare e crescere insieme.
Le guide non dovrebbero essere cieche per vedere chiaramente il vero volto di Dio e trasmetterlo ai fratelli in cammino verso il Regno. Per prime devono sperimentare l’amore che viene da Dio nell’incontro con Cristo, vero Dio e vero uomo.
Così possono testimoniare la gioia di questo incontro e non fermarsi al puro formalismo delle cose esteriori per andare alla verità dei rapporti e alle vere intenzioni del cuore dell’uomo, quelle che Dio conosce da sempre.
Il Signore ci scruta, ci conosce e ci parla tramite gli uomini che Egli ha preposto alla guida. Sa quello di cui abbiamo realmente bisogno e continuamente e concretamente ce lo indica.
Ci chiede anche di pregare. Soprattutto per la conversione dei pastori. Affinché il loro ministero non sia inquinato da attese di potere, ma sia sempre aperto al servizio dei fratelli.
È bello per i pastori affermare ogni giorno come san Paolo: siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari. 

sabato 20 agosto 2011

Terra bruciata

XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Domenica 21 Agosto 2011
Questo caldo torrido favorisce l’incendio di molti boschi a causa dei piromani.
Molto verde è bruciato e resta carbone e cenere. Distruzione. Desolazione. Il nero del vuoto assoluto.

È lo stesso che accade nei nostri rapporti di vita quando non ci rispettiamo per quello che siamo.

San Pietro ha saputo riconoscere in Gesù il Figlio del Dio vivente. Noi spesso non sappiamo riconoscere la vera identità di chi ci sta accanto, lasciandoci guidare dalle apparenze.

Poco tempo fa un amico mi ha chiesto: ‹‹cosa pensi di me?››. La domanda mi ha colto di sorpresa. Non ci avevo mai riflettuto. Ma mi è venuto spontaneo dirgli: ‹‹penso che tu sei una persona su cui posso contare››. Glielo direi anche adesso, seguendo quell’intuizione che è stata la stessa di Pietro e che viene dall’illuminazione divina.

Credo, infatti, che per accogliere una persona per quello che è, occorre tempo per conoscerla e stare con lei. E’ anche necessario, però, riconoscere che è il Signore che te l’ha fatta incontrare.

Si può crescere insieme perché c’è un disegno di amore che anticipa i nostri passi e che richiede la nostra adesione.

Altrimenti bruciamo tutto!

Se veramente vogliamo accogliere una persona nella nostra vita, la dobbiamo amare senza pregiudizi, vedendo il lei il volto del Dio vivente, il quale continuamente dona la vera vita attraverso le nostre relazioni di amicizia.

Perché tra di esse c’è anche suo Figlio Gesù, che vuole essere il nostro migliore amico.

Così la terra bruciata si rigenera e ridiventa rigogliosa.

sabato 6 agosto 2011

Il tuo angolino

          XIX DOMENICA DEL T.O.
 anno A
Mt 14, 22-33


Quando si fa esperienza di Dio, c’è sempre una grande calma. L’incontro con Lui è pace e mitezza. Tutto ciò che è agitazione, non viene da Dio.

Se immagini il mare in burrasca, ti assale il sentimento della paura. Vuoi scappare per nasconderti in qualche luogo sicuro. Se, invece, vedi il mare calmo, hai voglia di stare ad ammirarlo per ore e ore senza stancarti. Dentro di te provi serenità e quiete.

Così l’esperienza di quando incontri il Signore.

Egli passeggia con te sulla spiaggia della tua vita come un compagno di viaggio. Con te discorre e sa darti le giuste risposte. Ma tu devi volerle e cercarle.

Ecco l’importanza dei momenti di preghiera. È come andare con Gesù sulla montagna e lì restare per tutta la giornata, anche se per noi sono cinque minuti.

Il monte indica proprio quel nostro angolino solitario dove ritroviamo noi stessi. E, nel ritrovare noi stessi, troviamo anche la presenza di Dio.

È come un venticello leggero che ti accarezza e ti sussurra qualcosa. Una coccola che addolcisce le tue giornate e non ti fa affondare nel mare della vita, spesso burrascoso e frenetico.