mercoledì 28 settembre 2011

Torri medioevali


 Caro diario,
                    sono affascinato dall’epoca medioevale. Ho letto molte cose. Forse, anche in questo caso, la fantasia ha l’aspetto dominante. È lei che mi guida nel fascino di questo mondo.

Qualche giorno fa ho visitato un bastio medioevale.

In alto adagiato, sullo strapiombo di una collina, il rudere domina la valle, a ricordo di un’epoca passata, quasi abbandonata. Di sotto un nuovo paesaggio non più di pietre ma di cemento e di vivi colori.

Mi sono intrufolato in una feritoia e, quasi incorniciata, ho visto tutta la valle. Mi sono sentito un guardiano dell’epoca con l’arco in mano pronto a schioccare la freccia. Tra quei ruderi ho immaginato la vita che un tempo c’è stata.
 
Quel bastio è segno di un villaggio da difendere o di un confine da mantenere. Adagiate sulle sponde tante case, ora pietre, dove i contadini si rifugiavano. Ed una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, grande combattente a difesa del nome divino. E di quell’antico villaggio.

Certo per arrivarci non è stato agevole. Tra sassi e rami secchi in un sentiero in discesa, mi facevo strada aprendomi il sentiero. In avventura. Come un pioniere alla scoperta di antichi segreti. Chi ha abitato quel posto? Come viveva? Senz’acqua e senza luce al ritmo della natura e dissetati da una sorgente ancora famosa.

L’acqua disponeva, appunto, il dislocarsi degli agglomerati. I punti inaccessibili garantivano la sicurezza del luogo. La logica e l’ingegno dei guerrieri, l’inespugnabilità della torre. Mondo magico. Chissà se c’era un mago Merlino che con intrugli e bacchette magiche dirigeva la sorte futura.

Mondo misterioso, oscuro, ma fiorente. Epoca di passaggio, dicono, ma interessante. Tempo di sopraffazione e di persone giuste che hanno lottato per un mondo migliore.

Come oggi!



Scusa la licenza poetica e a presto, caro amico.

sabato 24 settembre 2011

Inutili

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

25 settembre 2011
Mt 21, 28-32

Diverse volte sono stato messo da parte perché non corrispondevo a dei criteri. Nella mente di alcune persone ero inutile, non servivo per i loro obiettivi. Sono esperienze bruttissime. Che, per certi aspetti, occorre fare.


Sì, perché ad un certo punto, quando mi sono visto da solo a credere in un’intuizione tutta mia, ho cominciato a lottare ed a seguire quella scia che Dio da sempre ha seminato nel mio cuore. Solo contro tutti, ma non senza il Signore.


Egli ha voluto mettere alla prova la mia fede. Mi ha dato la possibilità di crescere nel fare esperienze, ed alla fine, quando ogni porta sembrava chiusa, si è aperto il portone della speranza.


Oggi sono soddisfatto di vivere sulla mia vetta e mi rivedo, almeno per quanto riguarda il passato, come un pubblicano o una prostituta.


Mio sono allontanato da Dio; ma poi sono tornato da Lui e ho riscoperto la mia vita.


Le certezze che oggi ho, anche se altalenanti, a volte mi fanno paura. Perché rischiano di chiudermi in sicurezze fisse che potrebbero fossilizzarmi. Per tanto tempo sono stato così!


Allora, ogni giorno vivo i miei passi come se fossero i primi e sempre mi tuffo nell’avventura del quotidiano, come un pioniere.


Certezze; avventura. Mi piace questo binomio. Ha a che fare con me, con Dio, con quanti incontro lungo il cammino. E quando mi sento inutile ritrovo la mia forza in chi mi è accanto.

giovedì 15 settembre 2011

Premura materna

XXV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Domenica 18 Settembre 2011
Mt 20, 1-16


I criteri di Dio sono sempre diversi dai nostri.

Egli tratta tutti secondo la sua logica dell’amore e di padre. A tutti è riservata la salvezza, anche all’ultima ora, come quella del cosiddetto buon ladrone.

Noi facciamo le cose, a volte, avanzando delle pretese e non ce ne accorgiamo. Perché a quello ha fatto così e a me ha riservato un altro trattamento? Non meritavo io di più? Ci chiediamo in alcune situazioni.

È vero, ci sono tante ingiustizie, ma spesso l’invidia porta a non vedere bene e a pretendere tutto per se stessi.

L’amore, invece, mette al primo posto gli interessi degli altri. Il loro bene.

L’affetto di una madre manifesta la premura particolare per ognuno dei figli, soprattutto per gli ultimi o più deboli. Dio si comporta circa allo stesso modo. Ha un occhio di riguardo per ognuno, tenendo conto delle necessità e dei tempi di ciascuno. Sa il bene di ciascuno.

Il nostro Dio è sempre lì che aspetta il ritorno della pecora smarrita o di quella zoppa. A differenza del nostro di fare, che tende a emarginare chi è differente da noi e a lasciarlo indietro.

Nessuno è un peso al cospetto di Dio.

La vita di ognuno di noi ha un forte valore. Non vuole che la sprechiamo; quando ce ne rendiamo conto, non è mai troppo tardi per cominciare a vivere. Abbiamo sempre una nuova possibilità. Sia che siamo alla fine o all’inizio del nostro esistere.

Signore aiutaci a gioire insieme con te quando ritorna una pecorella smarrita o vediamo il sorriso sbocciare su una persona che ritrova la sua voglia di vivere.

E’un tuo dono ed anche la nostra gioia.

venerdì 9 settembre 2011

Energia nuova

XXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Domenica 11 Settembre 2011
Mt 18,21-35

Ci è difficile perdonare. Quando lo facciamo mettiamo dei limiti. Siamo disposti a capire la persona che ci ha offeso ma con lei non vogliamo avere più nulla a che fare. La consideriamo fuori dalla nostra cerchia di benevolenza.

Gesù invece ci invita a perdonare sempre ed in modo incondizionato, così come ha fatto Lui sulla croce. Così come fa Dio Padre nei nostri riguardi. Anche se il nostro peccato è enorme, Lui lo cancella per sempre se ci pentiamo. Ci dà una nuova possibilità di ricominciare.

Forse noi non siamo pronti per accogliere un dono così fuori dal mondo, perché i sensi di colpa non ci abbandonano e non perdoniamo a noi stessi, delle volte, il male che facciamo. O non accettiamo quella parte di noi stessi che vorremmo buttare nel cassonetto.

Dio è l’unico che può aiutarci a riconciliarci con noi stessi, con quella parte oscura di noi che condiziona il nostro relazionarci agli altri. Lui può donarci la pace perché sempre ci accetta per quello che siamo. Se ci sentiamo amati da Lui il suo perdono entra dentro di noi e ci dona energia nuova.

Sperimentandola viva nel nostro intimo, il cuore continuamente si ringiovanisce e si apre all’amore vero. Allora sì che il nostro perdono sarà incondizionato e sapremo capire che ci offende, donandogli quella serenità e quell’abbraccio che abbiamo ricevuto dal Signore.

domenica 4 settembre 2011

Rimproveri

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A
Mt 18, 15-20


Dai miei amici ho ricevuto molti ammonimenti. Là per là mi hanno fatto male e ho sofferto. Poi ho capito che grazie alla loro sincerità sono cresciuto e maturato, al punto che anch’io cerco di fare così adesso.

Chi ti ama sul serio si comporta in tal modo. Le cose te le dice in faccia con tutta la passione dello sfogo. Ma non per offenderti. E meglio sapere direttamente cosa pensa una persona che essere pugnalato alle spalle.

Devo proprio molto a chi è stato sempre sincero con me. Provo disgusto per chi mi ha giudicato senza conoscermi, per il solo gusto di infamarmi. Perché? Evidentemente non corrispondevo ai loro principi, al loro falso mondo. La verità e l’amore vanno a braccetto.

Perciò, se dobbiamo dichiarare la verità a qualcuno, non basta saperla ma occorre trovare la giusta delicatezza per fargli capire che sbaglia. Eh sì, la carità non è certo una bella parola! Si vive nella fraternità, nell’onesta e nella sincerità e fa crescere nella conoscenza reciproca.

Ti fa sempre mettere nei panni degli altri e chiederti: “Cosa mi aspetterei se fossi io al suo posto?”. Nello stesso tempo ti fa rendere conto che da solo non puoi vivere, hai bisogno degli altri con i quali condividere la tua vita e migliorarla.

Oh Maestro dammi tu un cuore grande, capace di amare e di perdonare; di chiamare le cose per nome e di rispettare le persone. Ma soprattutto di mettere te al primo posto.