sabato 31 dicembre 2011

La notte più lunga dell'anno

Maria SS. Madre di Dio
Lc 2, 16-21

Tante notti. Tante veglie insonni. Ma quella del trentuno dicembre è particolare. Ci si prepara da tempo per organizzarla. Prima il cenone, normalmente fino a mezzanotte, poi si scende in piazza per brindare al nuovo anno. Molti sono i concerti che allietano le città. 

I botti, grande tradizione partenopea diffusa un po’ dovunque, già dal mattino fanno sentire la loro “voce”; a mezzanotte raggiungono il clou. Variopinti colori si mischiano nel cielo notturno ritmati da colpi da sparo, lasciando nell’aria una gradevole scia di zolfo.

A quell’ora è veramente un caos. Si saluta il nuovo anno stappando bottiglie di spumante, abbracciandosi, urlando di gioia, gettando cose inutili. 

In effetti, anch’io avrei qualcosa da buttare. Sono quelle cose inutili che offuscano i miei pensieri, come scrupoli o sensi di colpa. Oppure quel pessimismo cosmico che a volte mi assale e mi rende bruto.

Però voglio anche ringraziare Dio per quanto mi ha dato. Molto. Anche per aver aperto questo blog ed essermi, così, immerso in un’esperienza decisiva di condivisione che mi ha permesso di potervi parlare di me e aprirmi al confronto con alcuni di voi. 

Sono proprio contento di poter ringraziare Dio con voi e sotto lo sguardo di Maria, la madre di Gesù. Lei ci insegna sempre che se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo partire dalle cose umili del quotidiano e lì dire il nostro sì a Dio e al suo disegno di amore. 

Quando scoccherà la mezzanotte, tra botti e spumante, guarderò il nuovo anno con ottimismo perché so che Dio non ci abbandonerà e troverà il modo per rendersi presente nella nostra vita. Così come ha fatto con Maria. 

A noi la risposta.
                                                                          Buon Anno!

giovedì 29 dicembre 2011

VIII di natale 5 giorno


La missione di Cristo

1 Gv 2, 3-11; Sal 95; Lc 2, 22-35



La missione di Gesù si traccia sin da bambino. Egli è venuto sulla terra per salvare gli uomini, assumendo la loro condizione. Egli va diritto al cuore per svelare l’egoismo che vi è nascosto. Lo stesso Simeone, alla sua presentazione al Tempio di Gerusalemme, afferma: Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori.

Solo Lui che è Dio può arrivare nelle profondità del cuore e portarle alla luce per eliminare l’ombra dl peccato, che deteriora e distrugge. Nel rispetto dell’uomo e del popolo ebraico, dove è nato.
Proprio perché lo esigono le leggi di Mosè, Maria e Giuseppe, presentano Gesù al tempio per la circoncisione, che equivale al nostro battesimo, il quale è una circoncisione dello Spirito che consacra il cuore a Dio.

Simeone è contento e chiede al Signore di lasciarlo morire, ormai, perché quello che attendeva è sotto i suoi occhi. Ma lo lascia con la profezia di ciò che egli sarà: quel Figlio di Dio che deve soffrire, morire per poi risorgere. In questo mistero anche quello della madre, Maria, cui una spada trafiggerà il cuore.

Grazie a questa missione, la luce che si è incarnata può risplendere in eterno grazie a Dio, che risorge Gesù dai morti e lo innalza alla sua destra per essere l’unico mediatore tra noi e Lui. In questo la nostra missione che è quella di amarci gli uni gli altri di vero cuore. L’unico modo per dissipare le tenebre e far risplendere la luce del Regno, che abbiamo ricevuto nel battesimo. 

domenica 25 dicembre 2011

Luce vera

  Natale del Signore, La messa dei Pastori
Lc 2, 1-14

Qualche tempo fa andai in montagna con alcuni amici, di notte, per attendere l’aurora. Faceva molto freddo, anche perché si era in alta quota. Avvolti tra le coperte abbiamo, comunque, assistito ad uno spettacolo stupendo.

La notte pian piano è indietreggiata lasciando spazio ad un piccolo spiraglio di luce per poi cedere man mano ad un raggio candido di splendore, che gradatamente si è tinto di colori vermiglio e rosaceo, per poi passare alla tenue tonalità dell’arancio. Poi è comparso il sole.

Una forte emozione simile a quella di stanotte in chiesa, nell’attendere la mezzanotte del Natale.

Stanotte la luce artificiale che mi ha colpito, come ogni anno. Senza di essa non si poteva celebrare. L’ho paragonata alla luce di Cristo, quella che dovrebbe essere sempre nel mio cuore per riscaldarlo. Un paragone non alla pari perché quella di Cristo è una luce che non tramonta mai, che non finisce e non va via all’improvviso, come potrebbe essere per l’energia elettrica.

È un’alba eterna che affascina e dà vita, continuamente.

È quel bagliore interiore che non viene mai meno neanche nel buio delle difficoltà e delle preoccupazioni della vita. Però bisogna conquistarla. È come la mia salita in montagna: in nessun altro posto avrei potuto ammirare uno spettacolo così bello. Ma è costato fatica e molto freddo!

In effetti, la luce amica di Gesù richiede sempre una reciprocità. Lui si dona a me ma io lo devo accogliere come Maria e Giuseppe, come i pastori …. l’annuncio dell’angelo deve toccarmi dentro e rapirmi in questo strano amore di Dio, che nasce sempre dove meno te lo aspetti.

Signore aiutaci a riconoscere sempre i segni della tua presenza ed a seguirli per portare nel mondo la tua luce vera di speranza e di carità, per un mondo più giusto e pieno di pace. La pace vera che è tuo dono.

domenica 18 dicembre 2011

Amorevole obbedienza

IV DOMENICA DI AVVENTO
Lc 1, 26-38

Circa un anno e mezzo fa, ho fatto un’esperienza molto intensa di preghiera: il mese ignaziano. Si tratta di un cammino a tappe, nell’arco di un mese, che parte dalla meditazione sulla realtà del peccato e poi t’immerge nel mistero di Cristo, dalla sua infanzia, al ministero pubblico, per arrivare alla sua Pasqua.

Al termine della prima delle tre tappe previste, sono sprofondato in una profonda crisi di rigetto; per un quarto d’ora ho vissuto un dibattimento spirituale mai provato prima, al punto che se avessi avuto la macchina e non fossi tanto lontano, sarei partito a razzo per tornare a casa. Per fortuna mi trovavo in Sardegna e avevo già prenotato l’aereo con la data del ritorno.

Ciò che più mi ha confortato è stata la figura di Maria. Proprio quel giorno stavamo completando l’infanzia di Gesù e la sera avevamo visto il film Nativity. In questo modo ho avuto la possibilità di immergermi nel ruolo e nell’importanza di Maria e mi sono accorto che la sua sofferenza è stata bel superiore e duratura rispetto alla mia del momento.

Mi sono sentito incoraggiato ed ho avuto così la forza di riprendere e continuare il cammino per immergermi nel mistero di Cristo. Ho avuto, così, il piacere di fare un’esperienza che ha segnato la mia vita in modo profondo, potendo così pronunciare il mio sì a Dio con la stessa decisione della Madonna perché, evvero, nulla è a Lui impossibile.

Inoltre, da allora il ruolo di Maria per me è molto più concreto e reale di quanto non lo fosse prima, moto legato a pratiche devozionistiche. Veramente la stimo e la sento come una madre che, amorevolmente, mi è vicina e mi sostiene nel cammino verso suo Figlio.

giovedì 15 dicembre 2011

Soldatini


Caro diario,

                 qualche giorno fa ho visto una mostra di soldatini e ne sono rimasto entusiasmato.

Epoche diverse, squadriglie ben disposte ed in uniforme, fortini del Farwest, nazisti, carabinieri, aerei...molte cose da vedere che mi hanno ricordato quei soldatini con i quali passavo il tempo da bambino, giocando con i compagni.


Si giocava proprio a fare la guerra, con tutta l'attrezzatura necessaria, dai soldatini ai carriarmati. Anche le bombe. Infatti, quando pativa un siluro tanti soldatini finivano in aria, alcuni anche si smarrivano e non li trovavamo più, nonostante oculate ricerche.

Anche noi avevamo la nostre perdite!

Insomma, sembra che senza guerre l'uomo non possa vivere; sono esistite in ogni epoca, anche quando si usavano solamente armature e cavalli. E la pace non si è mai raggiunta del tutto.

I periodi di quiete sono durati poco.

Chissà se prima o poi si riuscirà a vivere in pace e senza violenza. Nel rispetto di tutti. 

Eh già, caro amico, anch'io ho un sogno.

A presto!

domenica 11 dicembre 2011

La gioia nel cuore

III Domenica del Tempo di Avvento
Gv 1, 6-8. 19-28

In molte persone cristiane ho sempre visto una severità eccessiva che mi ha condizionato. Mi sono rinchiuso in schemi da seguire per raggiungere una perfezione impossibile. Siccome non la raggiungevo mai, ero sempre triste.

Vedevo il peccato dappertutto e mi sentivo sporco e rifiutato da Dio. Non riuscivo a trasmettere gioia ma solo l’inferno che c’era dentro di me.

Per fortuna oggi i miei modelli sono cambiati ed io stesso vivo la gioia. Quella serenità nel sentirmi amato da Dio e non giudicato severamente per non aver rispettato delle norme. Mi sento apprezzato da Dio e da me stesso per quello che sono, soprattutto nelle mie mancanze e nei miei lati negativi.

Quest’anno ho voluto esprimere la mia gioia facendo l’albero di Natale. Erano anni che lo avevo rilegato nel dimenticatoio delle cose inutili. Eppure mi è sempre piaciuto! Allora mi sono messo all’opera e l’ho adornato secondo i miei gusti; proprio per questo mi dona serenità.

Perché esprime quella luce che ho dentro. Me lo sono conquistata e spero adesso che non vada più via. Mi dà calore ed energia e voglio che siano anche gli altri a goderne in qualunque momento. Soprattutto quando li accolgo nella mia casa.

Oh Signore fa che possiamo ospitare con gioia il lieto annunzio della salvezza e portarlo agli altri come fiamma che arde nel cuore, spesso deluso e amareggiato dalle tenebre del mondo. Fa che siamo noi stessi quella piccola goccia di speranza che il mondo attende e non vede. Per portarlo alla grande luce del Natale.

sabato 3 dicembre 2011

Preparare la strada

II Domenica del Tempo di Avvento - anno b
Mc 1, 1-8

Nel realizzare una strada occorre spianare per creare la carreggiata. Così si può tranquillamente passare e raggiungere una meta. Ci vuole molto tempo e lavoro, soprattutto se si tratta di strade collinari o montane. In questo caso non basta spianare; ci vogliono anche ponti e gallerie.

Questo lavoro è affidato a ditte specializzate, dotate di mezzi adeguati per la realizzazione del progetto. Anche di personale esperto: ingegneri, camionisti, escavatoristi, manuali e così via. E di collaudatori che controllano l’opera per vedere se adatta al passaggio della gente.

Dopodiché, la strada è aperta al traffico e la si può percorrere con sicurezza e tranquillità, riuscendo così a raggiungere in poco tempo la località desiderata.

Vedo san Giovanni battista, il precursore di Gesù, proprio come un esperto che prepara la strada per chi vuol raggiungere il Messia e la salvezza che propone. Lui è un messaggero che ci invita a lavorare sotto la sua guida per realizzare la strada di Cristo. Una volta realizzata l’opera, che è l’incontro con il Figlio di Dio, egli se ne va e ci lascia liberi di percorrerla.

Ecco allora, grazie a questa figura, un altro aspetto dell’avvento: preparare la strada alla venuta del Signore. Come? Spianando le montagne dell’orgoglio e dell’egoismo.

Giovanni l’ha fatto andando nel deserto mettendosi seriamente in ascolto del suo cuore. Noi lo possiamo fare creando, nel corso della nostra giornata, degli spazi di silenzio in cui ritrovarci per metterci in contatto con noi stessi e con Dio. Magari con il vangelo in mano.

Allora, forse, ci renderemo conto che Gesù è nato in una mangiatoia e non in una cullina, fresca di lenzuola bianche e ricca di drappi dorati e ricamati.