lunedì 31 dicembre 2012

Un nuovo anno



Caro diario,

                          un altro anno se ne va. Ho la sensazione di perdere qualcosa. La mezzanotte arriverà e si entrerà nel 2013. Non posso farci nulla. Dinanzi all'inevitabile mi sento impotente. So che non posso tornare indietro. In fondo neanche lo voglio, ma vivo quest’emozione dell'inevitabile scorrere del tempo che mi trascina.


Oggi guardo al passato e so che tante cose non le posso più rimandare. Le ho già vissute e ne sono contento. Ma non sono più mie; sono fluite ed hanno preso la loro direzione. Dentro di me vivono ancora fresche ed attuali. Un'illusione che altera il senso della realtà.


Devo avere il coraggio di buttarle già dalla finestra e farle risucchiare dal vecchio anno trascorso. Solamente così la sensazione di lasciare qualcosa potrà aprirmi al nuovo. Alla voglia di vivere altri momenti indimenticabili con le stesse o altre persone. Il peso dell'angoscia si apre così alla sensazione di giovinezza che accompagna i nuovi sentimenti.


venerdì 28 dicembre 2012

SANTI INNOCENTI, martiri – Festa


Piccoli innocenti



1Gv 1,5-2,2   Sal 123   Mt 2,13-18
Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme

Le vittime innocenti connotano la storia. Soprattutto bambini indifesi che pagano per scelte scellerate di altri. E’ il caso della follia di Erode il quale, pur di colpire il neonato bambino Gesù, scaglia la sua brutalità su piccoli innocenti. Il potere fa di questi scherzi.

Proprio gli infanti hanno bisogno di maggiore protezione dipendendo totalmente da altri. Spesso però trovano maltrattamenti e non gli è garantita un’infanzia serena. Alcuni purtroppo muoiono. I primi martiri innocenti ci ricordano questo. Nel nostro caso aprono una riflessione più profonda.

Infatti, seppur inconsapevoli, essi sacrificano la vita per Cristo e ne anticipano la sua morte, altrettanto ingiusta. Ma necessaria per il perdono dei nostri peccati. A tal proposito, san Giovanni ci ricorda, nella prima lettura, la necessità di riconoscerci peccatori per chiedere la misericordia di Dio e unirci al sacrificio del suo Figlio.

Anche a noi capita di essere ingiustamente rimproverati o accusati di qualcosa. Qui in particolare siamo chiamati a dare la testimonianza silenziosa di chi porge l’altra guancia e soffre nel silenzio. Perché il Signore darà la sua ricompensa a chi rimane fedele al suo amore gratuito.

Per intercessione dei santi martiri innocenti, chiediamo allora al Signore la grazia di rispondere agli insulti non con la violenza della parola, ma con il silenzio di chi sa capire lo sbaglio e lo sa perdonare; non con la violenza delle armi, ma con l’arma della nonviolenza per far trasparire la franchezza della verità.

lunedì 24 dicembre 2012

NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA NOTTE


Un Natale con i fiocchi



Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14
Oggi è nato per voi il Salvatore

Questo sarà un Natale con i fiocchi. Una delle poche frasi ottimiste che ho sentito in questo periodo un po’ buoi per tutti. Forse nasconde un po’ di sarcasmo, tuttavia mi fa riflettere sul mio modo di vivere il Natale. E ho partorito un pensiero che condivido con voi questa sera. 

La prima cosa che ho considerato sono i fiocchi o le coccarde che si mettono in varie occasioni: quando fai un regalo, quando nasce un bambino, quando ci si sposa o si fa la prima comunione, quando si celebra la cresima o quando allestisci l’albero di Natale. E’ proprio bello riempire di fiocchi l’albero e decorarlo con altrettante palline o gli ormai tramontati capelli d’angelo.

sabato 22 dicembre 2012

Un appuntamento importante


IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno C)
Lc 1, 39-45
Quando fissi un appuntamento due cose sono fondamentali: il luogo e l’orario. Entrambi devono essere conosciuti bene da chi si vuole incontrare. Altrimenti non ci si vede. Spesso mi è capitato di trovarmi nel posto sbagliato. Altre volte ho fatto tardi. Per fortuna posso contare sulla pazienza dei miei amici. Io non ne ho molta.

È uno dei doni che Dio dovrebbe concedermi per questo Natale, giacché Lui ne ha tanta. Aspetta sempre. È dietro l’angolo. Non lo vedi ma è lì. Viene quando può, se gli concordi l’appuntamento.  Se non ci vai o fai tardi non si adira. Comprende  e fa nuove proposte.
 
Pensando a Maria e al mistero dell’incarnazione mi viene questa riflessione. In fondo anche lei ha avuto tanta pazienza nell’affrontare il disegno divino. Ci ha creduto ed è andata avanti. Dovrei credere di più anch’io allora. 
 
Perlomeno continuare a seguire la via della luce che sempre si traccia all’orizzonte. Quella che  incarna la Parola nella mia vita e che mi riporta al centro di me stesso in un confronto sereno con le mie potenzialità.
 
Questo Natale, per me, è simboleggiato dal colore rosso, mentre l’anno scorso predominava il tenue blu. Se, come alcuni sostengono, il rosso è l’espressione della potenza attiva, della conquista e corrisponde alla fiducia nella propria forza, alla stima di sé, veramente sono sulla buona strada.
 
Maria, dunque, mi è di aiuto. Evvero lei si abbandona in Dio, ma sa di trovare forza e fiducia per collaborare con Lui. La sua umiltà la aiuta a conquistare la volontà di Dio; è espressione di una grande forza d’animo.

Sicché, le tante paure e incertezze, pur valide e motivate, soccombono dinanzi alla sua decisione di accogliere il Verbo che si fa carne. Per me, e per noi tutti credenti, non dovrebbe essere diverso. Rispondere alla chiamata di Dio è riconoscersi importanti ai suoi occhi ed è potenziare i doni che Egli stesso ci ha dato.
 
Il nostro appuntamento con Dio è, perciò, fondamentale. Egli ci proporne un cammino e ci dà forza per affrontarlo con gli altri. Riscoprire questa centralità è bello nel contesto natalizio. L’appuntamento con una festa tradizionale è una grande occasione d’incontro e di crescita personale e comunitaria.

mercoledì 19 dicembre 2012

Un frammento




Caro diario,
  
                  un bell'arcobaleno ha oggi ammantato il mio paese. Come un arco si è sviluppato da un antipodo all' altro dell'abitato. Mi ha fatto pensare alla pace ed alla serenità. 

Ogni volta che appare lo vedo come un forte segno del cielo che mi incoraggia nel mio cammino, sopprattutto nel perseguire i miei ideali. Mi accorgo che non sono poi tanto lunatici, ma molto vicini a me stesso più di quanto io possa immaginare.

Ovvio che la parola d'ordine è rischio. Vincere le paure un surrogato fondamentale che rifrange quei bei colori che compongono l'arcobaleno, altrimenti non goduti. 

Eh sì, la vita è proprio un misto di varie cose. Tanto più sono armoniche ed amalgamate, più vediamo un panorama omogeneo.

Ma le diversità non si fondono mai. Restano tali. I nostri occhi devono abituarsi a scrutarle, a volte esaltandole. Partendo dalla nostra originalità, un frammento integrato nel tutto. Ma pur un frammento.


A presto!

domenica 9 dicembre 2012

Ponti e gallerie, valli e pianure

II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)
Lc 3, 1-6

Tante le strade da percorrere su questo pianeta. Alle vecchie, lunghe e tortuose, si aggiungono le nuove superstrade con ponti e tunnel che ti portano in un attimo da una città ad un’altra. Mentre prima ci volevano ore o giorni.

Tutto è più facile e veloce, oggi. Le automobili sempre più ricercate, ci fanno dimenticare il fascino del camminare e del tempo per raggiungere una destinazione. Tutto è più facile. Molte infrastrutture sono finanche abbandonate perché obsolete.

Tutti questi percorsi facilitati ed agevoli mi fanno pensare al nostro spirito. Quella parte di noi che richiede risposte, sempre. E che deve crescere e migliorare come le strade per raggiungere il piacere della soddisfazione.

In questi giorni ho ascoltato ad libitum una canzone dance. Senza nessun significato plausibile in apparenza. Tuttavia mi ha preso. Forse per la melodia, il ritmo, la voce del cantante, difficile a dirsi. Sta di fatto che la mia mente si è liberata lasciando più spazio alla parte del cuore.

Molte barriere in me sono crollate, tanti monti di paura si sono appianati. Con molta libertà e spontaneità ho vissuto le mie giornate ed accolto le persone che ho incontrato. Ho pregato con un altro slancio, simile al tuffatore che si lancia dal trampolino o all’uccello che libra le sue ali per volare più in alto.

Altrettanto nel nostro intimo ci sono nuove strade da costruire. Ponti da lanciare, gallerie da scavare e colline da appianare. Le passioni, le ferite, l’egoismo sono i termini per tradurre tutto questo.

Tanti petardi in questo periodo sono lanciati per le strade. Uno è finito in chiesa l’altra sera! Altrettanti dovremmo calarli nella nostra vita. Per svegliarci e ricordarci dell’essenziale. Di chi veramente può livellare l’orgioglio per disporci ad accogliere il Signore.

Questa persona è Cristo, che il Battista anticipa. Egli elimina il male ed il peccato e ci conduce diritti in Paradiso. Noi, come tanti Giovanni, possiamo annunciare la meraviglia di aver sperimentato un amore così grande.


domenica 2 dicembre 2012

Con colori verso l'attesa

I DOMENICA DI AVVENTO (ANNO C)

Lc 21,25-28.34-36


Quando bisogna andare da qualche parte, ad un festa per esempio, ci si prepara. Occorrono dei giorni per trovare quello che serve e ciò che vuoi indossare. Soprattutto se cerchi quello che ti piace per non lasciarti trascinare dalla moda del momento.

Così se vuoi adattare gli ambienti della tua casa ai tuoi gusti. Veramente tempo, lavoro, ricerca sono i termini giusti per esprimere tutta la fatica che ci vuole. Ma alla fine sei soddisfatto. Hai qualcosa che senti tuo. Del si fa così, sono un po’ stanco.

Allora in questa settimana passata mi sono dedicato a personalizzare gli ambienti della casa in cui vivo. E’ una casa canonica, dove vivo da un anno e mezzo. E’ grande ma i luoghi sono generici. Così ho deciso di dare un po’ di colore al salone.

La cosa più semplice è stata l’acquisto della pittura ed imbiancare il soffitto. Per le pareti…diciamo che ho rischiato di fare un pasticcio. La tamponatura prevista non mi è piaciuta e ne ho aggiunta un’altra. Come pure per la cappa del camino. Da stucco veneziano non so cosa sia diventata!

Però se mi guardo intorno devo dire che sono soddisfatto, perché i colori si addicono ai miei gusti. Se avessi chiamato un imbianchino come gli avrei spiegato ciò che è venuto fuori in corso d’opera?

Anch'io mi sono preparato per qualcosa: rendere la casa più accogliente. Quella prima candelina della corona d’avvento che ieri sera abbiamo acceso alla messa prefestiva, riflette questa luce. Sopratutto un risveglio interiore che mi rende “pronto” per accogliere.

E’ stata una piacevole  coincidenza che mi incoraggia a vivere meglio questo periodo di attesa. Mi sono annoiato di prepararmi, come ogni anno, a mettere la statuina di Gesù bambino nel presepe. Non voglio che il Natale sia solo questo.

Che caschi pure il mondo, allora. Se siamo del Signore nulla ci può accadere. Avremo da godere per sempre la sua calorosa presenza di amore.

domenica 25 novembre 2012

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B) NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO Solennità



Il regno di Dio



Dn 7,13-14   Sal 92   Ap 1,5-8   Gv 18,33-37
Tu lo dici: io sono re

Oggi è la solennità di Cristo re dell’universo ed anche l’ultima domenica dell’anno liturgico, l’ultimo dell’anno per noi cattolici. Si chiude un anno pastorale e siamo invitati a riflettere sulla portata di Cristo nella nostra vita. In che modo facciamo parte del suo regno?

Anzitutto chiariamo cosa si intende per regno di Dio. Cristo è il sovrano, colui che “comanda”, noi i suoi “sudditi”. Tuttavia ci è difficile delimitare questo regno, visto che, a differenza degli altri stati, sulla cartina non lo troviamo. A massimo identificheremo il Vaticano, ma quello non è il regno di Dio.

Esso si trova nel nostro cuore: lì Cristo vuole regnare per vincere le tenebre del peccato. Siccome il cuore non lo possiamo definire, è chiaro che si tratta di un regno infinito, universale, che abbraccia tutti gli uomini e tutto il mondo che Dio ha creato.

Se facciamo entrare Gesù nel cuore Egli sarà il nostro Re e governerà sulle passioni per insegnarci ad amare. Egli per primo ci ama e si dona continuamente per noi. In particolare ricordiamo il gesto supremo della lavanda dei piedi. Questo “servire” è il modello di ogni atteggiamento di cristiani autentici.

Per cui se ascoltiamo la Parola e ci nutriamo dell’Eucaristia, troveremo la forza per essere nel regno di Dio in modo attivo. Gesù stesso ci aiuta e ci guida nella via dell’amore per edificare il Regno di Dio. Noi, sostenuti dallo Spirito, testimonieremo il grande amore che Dio ha per noi.

Egli ci ama da sempre al di sopra di ogni nostra aspettativa e di ogni nostro merito. Ci vuole bene per come siamo, Lui ci ha creati così, e ci dà la possibilità di migliorare nella stima verso noi stessi e gli altri. Che la luce della resurrezione ci guidi continuamente in questo cammino di rinascita.

sabato 24 novembre 2012

Il mio regno non è di questo mondo

 XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Solennità

Gv 18, 33b-37

Sconfitta. Questo il sottotitolo che potremmo dare al regno di Gesù. Dinanzi a Ponzio Pilato Egli china il capo e accetta il suo destino.

Quante volte capita anche a noi? Soprattutto in questo periodo di crisi. Proprio ieri ero a protestare con i miei parrocchiani sulla chiusura dell’ufficio postale. Una piccola comunità che sta pagando a caro prezzo la propria sopravvivenza.

Con loro mi sono sentito sconfitto dinanzi ad una decisione improvvisa che lede la fragilità di una popolazione perlopiù anziana ed impossibilitata a raggiungere il più vicino ufficio postale.

Siamo stati tutta la mattinata dinanzi all'ufficio per protestare, alcuni dentro per impedirne la chiusura. L’unico modo per far sentire la nostra voce.

Abbiamo rischiato ma, alla fine, con il capo chino siamo andati via con la speranza che la nostra protesta sia arrivata a chi di dovere. Quelle persone anziane sedute lì a dimostrare, mi hanno mostrato il volto di Cristo re, sconfitto ancora.

Il mio regno non è di questo mondo, mi sono sentito sussurrare. E’ quello che ho ripetuto in chiesa per commemorare le vittime del terremoto dell’ottanta, dopo trentadue anni ormai trascorsi.

Abbiamo avuto in eredità la croce e con essa la luce della fede, come quei lumini accesi sotto la lapide con i nomi dei morti. Un altro segno di sconfitta per queste comunità.

Il Figlio dell’uomo deve soffrire, essere condannato, morire per poi risorgere. Era difficile per gli apostoli accogliere questa Parola lo è per noi oggi. Ciascuno per i suoi motivi.

Tuttavia vedo ognuno di noi come un forte segno di speranza. Gesù sapeva che Dio lo avrebbe liberato dalla morte ed è andato fino in fondo. Cosa possiamo fare noi? Forse essere più solidali, in modo da unire questi segni e formarne uno più grande.

Dio non abbandona nessuno. Lo Spirito continua ad indicarci la via tracciata da Cristo, che resta il nostro re. Il suo scettro il catino, la sua corona l’umiltà, il suo trono la croce. Lì vince la morte ed il peccato. Una vittoria di cui siamo partecipi.

giovedì 22 novembre 2012

Risveglio di luce

Quando ti svegli con il raggio di sole
è come se un sorriso ti accogliesse.

Quelle poche nubi che ancora incorniciano l'orizzonte, 
richiamano incubi dissolti. 

Il cielo azzurro è indice di una giornata serena, 
piena di aspettative. 

Corri in cerca di persone che incontrerai per il cammino.
Proietti i tuoi desideri e dalla finestra
li vedi riflessi nell'aere.

L'etereo si solidifica in forti emozioni. 
Anche se fosse un attimo quel paradiso che intravedi, 
è meglio gustarlo tutto. 

E' energia pura; limpida armonia per il tuo animo. 

domenica 18 novembre 2012

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)



Una speranza che non delude



Dn 12,1-3   Sal 15   Eb 10,11-14.18   Mc 13,24-32
Il Figlio dell’uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti

Segni catastrofici annunciano la fine di questo mondo: il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Poi comparirà Cristo, nella sua seconda venuta, per giudicare i vivi ed i morti. Allora tutto sarà trasformato, i nostri corpi mortali torneranno in vita e godremo in eterno, con l’anima e con il corpo, il volto di Dio.

Questo linguaggio apocalittico, che usa anche il profeta Daniele, non deve suscitare in noi paura, ma profonda attesa verso la piena realizzazione del Regno e totale dedizione a ciò che dura in eterno: la Parola. Il sole, la luna, le stelle, tutto di questo mondo passerà, ma non i comandi di Dio che guidano all’amore. La giustizia e la saggezza sono i criteri per accoglierli.

Il giudizio finale, infatti, non verterà su atteggiamenti puramente esteriori, ma su chi ha vissuto la carità, grande dono di Dio che ci fa suoi figli in eterno. Essa è già presente in mezzo a noi nella persona di Cristo, che continuamente intercede a nostro favore per il perdono dei peccati. Noi ne siamo partecipi sin dal battesimo. Se la alimentiamo con la Parola e l’Eucaristia, l’amore porta frutti che rimangono.

Allora essa sarà segno concreto della nostra speranza. Come lucerna accesa indicherà la nostra fede nel risorto nell’attesa della sua venuta definitiva; la quale non ci fa paura, anzi gratifica la meta del nostro cammino, dove ci sarà vera giustizia e ricompensa eterna per gli uomini di buona volontà. Cristo, allora, è il grande segno di una speranza che non delude. Ne è segno la sua resurrezione.

Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro,perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,né lascerai che il tuo fedele veda la fossa (salmo 15). La gioia è, dunque, il giusto sentimento con il quale accogliere la Parola odierna. La fine di questo mondo non è la distruzione totale e catastrofica, ma un’ulteriore trasformazione per vivere in eterno le promesse di Gesù.

sabato 17 novembre 2012

E' pronto!

 XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Mc 13, 24-32

Quando tutto è in tavola la mamma dice: E’ pronto! Tutti corrono alla mensa per mangiare. Il cibo è cotto, la tovaglia è messa, posate, piatti, bicchieri, vino, acqua, bevande, le luci accese… è ora.

Mancano i commensali. Se qualcuno ritarda non si può iniziare, soprattutto se è un ospite. Ma non si può far scuocere la pasta. Gli orari si rispettano. Anzitutto quando si ha una certa età e bisogna prendere dei medicinali.

A tal proposito rievoco un episodio. Avevo due zii anziani a Napoli, uno non vedente. Una volta, quando anch'io dimoravo in quella città, mi invitarono a pranzo ed io accettai. Però non concordammo bene sul giorno. Praticamente io andai il sabato, ma loro mi aspettavano il venerdì.

Mi accontentai di una frittatina. Però quello che mi colpi è la battuta che fece lo zio: ah, arrivata l’ora io ho mangiato. Lui, mi son detto, mangerà quando verrà. Intanto l’attesa fu vana.

Questo per dire quanto, a volte, dei disguidi ti fanno capire l’importanza di un pasto conviviale, dove tutto è pronto per condividere qualcosa. Soprattutto la gioia di stare insieme. Va bene anche una frittata.

Da questi zii andavo volentieri. Lui, nonostante la cecità causata dal diabete, aveva sempre la battuta pronta e l’allegria non mancava in quella casa, pur vivendo quella situazione. Non solo, ma quando andavi da loro, seppur di passaggio, ti dovevi fermare a  pranzo.

Il vangelo di questa domenica mi ha ricordato proprio loro. Tutto era pronto quando entravi in quella casa. Pronto per offrirti un’ accoglienza calorosa e sentita ed un pasto succulento.

Vedo il Figlio dell’uomo catastrofico, come oggi Gesù si propone, nel ricordo che ho di questi zii. Con delle immagini irruenti Cristo ci offre qualcosa, facendoci capire che tutto è pronto per una vita diversa.

La scena di questo mondo passa, ma tutto è pronto per entrare nel regno definitivo ed eterno, che è Lui. Certo in tensione verso il futuro, ma già ora è tutto pronto perché Gesù si offre a noi quale cibo e bevanda di un banchetto che anticipa il Paradiso: l’Eucaristia.

La chiesa il luogo dove tangibilmente siamo invitati ad entrare per essere accolti da Dio. Una grande famiglia che nell'amore esprime la sua fede. E’ pronto! Venite alla mensa! Che caschi pure il mondo, allora. Io non ho paura perché già oggi il Regno di Dio è pronto per me.

Spero di non tardare e di gustarlo nella Parola e nel pane di vita. Di farlo entrare nel mio cuore, dove ci sono i miei zii e tante altre persone, e di farlo trasparire dal mio essere. Per questo offro a Dio tutto me stesso.

domenica 4 novembre 2012

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)




Ama e fa ciò che vuoi

Dt 6,2-6   Sal 17   Eb 7,23-28   Mc 12,28-34

Amerai il Signore tuo Dio. Amerai il prossimo tuo



La frase di sant’Agostino: ama e fa ciò che vuoi, ci aiuta a riflettere sul messaggio evangelico di questa domenica. Chi vuole essere cristiano deve amare come Cristo ama, cioè servendo gli altri per amore nel rispetto della volontà divina. La parola amore oggi è inflazionata. Traduce più interessi personali che disponibilità ad accogliere l’altro per come è, soprattutto nelle difficoltà e quando la sua presenza è fortemente scomoda. Anzi, se l’amore resta in queste circostanze allora è vero, altrimenti è solo apparenza.
 

Puoi fare quello che vuoi se le tue intenzioni, quelle del cuore, sono orientate al bene altrui. Se la tua mente, il tuo cuore e le tue forze sono orientate al prossimo. Non bastano i fatui sentimenti, che oggi ci sono e domani no. Occorre costruire la propria personalità. La ricetta è anzitutto amare se stessi. Il comandamento dice infatti: ama il prossimo tuo come te stesso. Allora occorre partire dal proprio io, da quel dialogo profondo con noi stessi che ci permette di conoscerci fino in fondo. Nei limiti e nelle difficoltà.
 

Soprattutto queste ultime sono chiamato ad integrare con la mia vita, accettandole, con i relativi sbagli. Riconoscere la fragilità ed apprezzarla è la chiave giusta per amare se stessi e leggere la propria storia con occhi di misericordia e perdono. Solamente se sappiamo accettare noi stessi ed ascoltare le nostre esigenze interiori, sapremo apprezzare gli altri ed i loro assilanti problemi quotidiani. Avremo esperienza di amore e perdono da condividere perchè avremo permesso alla mano di Dio di sanare le nostre ferite.

Così il vangelo diventa molto concreto e non si riduce a pure norme sterili, ma va diritto al centro del nostro cuore per renderlo sempre più carico di sentimenti ed atteggiamenti positivi. Questa è la luce di Cristo che illumina e dà vita. Affidiamoci a Lui. Egli è sacerdote in eterno ed offre continuamente se stesso al Padre per redimerci dalla colpa. Egli è il nostro maestro e ci insegna il vero amore da donare a Dio ed agli altri. Anzitutto con il suo esempio, poi con la vicinanza al nostro cuore traviato.

L'efficienza del debole

                      XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
(ANNO B)

Mc 12, 28b-34
 

L'efficienza è il criterio che mi ha ingannato per tanto tempo. Forse perché mi hanno fatto credere che per essere bravi non bisogna perdere tempo. Occorre darsi da fare sempre. Abbasso i fannulloni!

Poi, col tempo, ho scoperto l'importanza del cosiddetto dolce far niente. Mi riferisco a quei momenti in cui dedichi del tempo a te stesso per ritrovarti. Anche intere giornate in cui me ne sono andato in giro per dialogare con me stesso.

Così mi ritrovo nei momenti di smarrimento. Scopro parti di me che la seppur bella efficienza rischia di bruciare. Se non sai chi sei, cosa vuoi, dove vuoi andare, chi sono le persone importanti nella tua vita, vivi come in una gabbia.

Si perché ciò che conta sono regole, principi, criteri che altri ti impongono e neanche te ne accorgi. Si fa così. Ma perché? E nessuno te lo sa spiegare. Invece quando fai a modo tuo, non c'è nessuna regola da seguire se non il tuo cuore.

Lì ci sei tu, il tuo mondo. Lì trovi Dio: nella parte più profonda di te. Non la puoi eliminare. La devi affrontare e ne vale la pena. Certo, devi avere il coraggio di venire allo scoperto e rischiare delle incomprensioni. Ma dopo sarai più forte.

In questo percorso Dio benedice, dà forza, perché è l'unico modo per far venire fuori la tua personalità. Ed anche il solo modo per capire gli altri, che sono come te. In essi il volto di Dio. Sicuramente. Egli così mostra a noi la sua premura.

Se sei capace di amare sul serio, vai anche al di là della norma, delle gabbie arrugginite di tradizioni stantie che non dicono più nulla. Facciamola noi una nuova tradizione! Mettiamoci in gioco. Veniamo allo scoperto. Voliamo come uccelli liberi nei boschi.

Proprio così vedo l'amore vero. In parte è un sogno incredibile. Ma un piede non deve mai lasciare la dura realtà di un cammino faticoso. C'è, non lo puoi eliminare. Però, lo può rendere più leggero. Con gli altri. Con Dio. Questa è l'efficienza del debole.

mercoledì 31 ottobre 2012

TUTTI I SANTI

Ricordi che rianimano

Mt 5, 1-12a


In questo periodo dell'anno ci sono dei cambiamenti: l''orario e l'autunno.Di solito la stagione autunnale è progressiva. Ti prepara all'inverno. Quest'anno, però, è arrivata all'improvviso. Ed ha cionciso con "l'ora in meno".

Infatti, sabato si è scatenato un nubifragio, alternato da nebbia, e le temperature solo calate all'improvviso. Mi sento già nella stagione invernale! Forse perchè non sono abituato al freddo ed attendo ancora il piacevole sole dell'estate. Quello che fino a qualche giorno fa ancora mi riscaldava.

In questo contesto mi preparo a vivere la festa di Ognisanti e la commemorazione dei defunti. 

Devo dire che il clima è proprio adatto. Non solo giorno corti, ma freddo ed umido che quasi ti costringono a rimenere a casa. E lì, vicino al camino o sotto le coperte, pensi a tante cose. Diventi meditabondo.

Così ieri sera  mi sono ricordato di una mia zia, scomparsa all'improvviso più di dieci anni fa. Ho avuto la sensazione di essermi dimenticato di lei e degli ultimi periodi della sua malattia incurabile, dove spesso ero al suo capezzale.

Quasi quasi mi sentivo in colpa. Veramente mi sono dimenticato di lei? No! Non starei qui a parlarne.
Credo che proprio i cambiameti di questi giorni mi abbiamo fatto rivivere delle sensazioni vissute con lei. Il freddo, la nebbia, il camino, i giorni corti, le foglie che cadono, i lumini al cimitero, la messa alle prime ore del mattino.....emozioni legate ad esperienze vissute con lei.

Mi ha trascinato nei suoi valori e me li ha trasmessi. Altro che dimenticare. Quei lumini che ardono al cimitero mi richiamano questi ricordi vivi che porto dentro e che mi accompagnano. In un certo modo, mi aiutano ad essere beato; ovvero, felice di sentire accanto a me la presenza di persone che non ci sono più, le quali mi incoraggiano nel mio cammino di fede. 

Vivo oggi la fede che mi è stata trasmessa come un forte legame tra le Gerusalemme terrena e quella celeste. Il cimitero mi ricorda questo. Ci andrò con calma, passata la confusione di questi giorni. Ma con questa certezza.

martedì 30 ottobre 2012

Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Il progresso spirituale




Ef 5,21-33   Sal 127   Lc 13,18-21
Il granello crebbe e divenne un albero

L’impasto è un insieme di tanti elementi mescolati tra di loro secondo dosi e tempi stabiliti. Se rispetti delle condizioni viene fuori un dolce o qualcos’altro. Così nella vita spirituale. Essa cresce se la impasti bene con la preghiera, la Parola, l’Eucaristia, una vita caritatevole e del tempo dedicato ad attività pratiche. Il tutto avendo come punto di riferimento Cristo, che aiuta a mettere ordine in tutto per ricondurci a Dio.

Questo paragone mi aiuta  a leggere il vangelo di oggi. In esso il Regno è paragonato ad un granellino di senapa ed al lievito che fermenta la massa. In entrambi i casi si sottolinea l’importanza della crescita. Il che permette al seme di diventare un grande albero ed alla massa di lievitare come il pane. Un progresso. Esso tuttavia non è scontato. Come per gli agricoltori ed i panificatori, è necessario impegno e dedizione per accostarsi costantemente al vangelo e permettergli di entrare nel nostro cuore. Lì anzitutto deve crescere e germogliare.

Poi progagarsi nella nostra grande famiglia: la chiesa. Ognuno per quella comunità di cui fa parte. Per noi riguarda la vita parrocchiale e diocesana. In questo contesto siamo chiamati ad essere lievito che fermenta e fa crescere in umanità e fede. Allora tanti “uccellini” troveranno ristoro e molti potranno saziare la loro fame di giustizia. Tramite noi il vangelo si diffonde, cresce, fermenta perchè parla al cuore delle persone pronte per accogliere la figura di Cristo come sposo fedele.

San Paolo paragona, appunto, il legane di Cristo con la chiesa a quello della sposo per la sposa. Forte, unico, indissolubile. La sua fedeltà è modello per noi altri. Altrettanto di stima e fiducia dovrebbe essere il nostro rapporto con il vangelo e la chiesa: l’unico modo per far fruttificare quanto Dio stesso semina in noi e nel mondo.


PENSIERO DEL GIORNO

Non in un luogo va cercata la presenza di Dio ma negli atti, nella vita, nel comportamento. Se tutto questo è secondo Dio, se si compie in conformità al suo precetto, poco importa che tu sia in casa o in piazza, poco importa che tu ti trovi a teatro: se tu servi il Verbo di Dio, tu vivi alla sua presenza, non dubitare. 

Origene

domenica 28 ottobre 2012

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)



Il primo sia l’ultimo di tutti


Is 53,10-11   Sal 32   Eb 4,14-16   Mc 10,35-45
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti

Gesù è venuto sulla terra per compiere fino in fondo la volontà del Padre. Egli è il sommo sacerdote perfetto che ha condiviso in tutto la nostra condizione umana, tranne il peccato. E’ l’unico mediatore tra noi e Dio perchè ha offerto la sua vita per il nostro riscatto. Obbedendo in questo alla volontà del Padre, che ci vuole tutti salvi.

Per questo la sua non è la logica di sopraffazione ed egoismo che il mondo propone, ma quella del servizio che propone come maestro autorevole. Egli per primo, infatti, si è fatto servo di tutti. Per questo la richiesta di Giacomo e Giovanni del vangelo odierno è del tutto fuori luogo.

Neanche gli apostoli hanno capito la vera missione del Cristo, che non è venuto ad instaurare un regno politico ma un regno di amore nell’obbedienza al Padre. I due apostoli esprimono il desiderio di ambire ai posti più alti, così come si fa nei regno di questo mondo. Vogliono il potere

Una grande tentazione di tutti noi che serviamo il vangelo. Anche se inconsciamente tendiamo ad essere apprezzati e riconosciuti dagli uomini per quello che facciamo. Gesù, da grande maestro, non si scompone ma chiarisce le idee, a loro ed a noi. E’ giusto chiedere. Ma a volte i contenuti delle nostre preghiere rispecchiano più la nostra volontà che quella di Dio.

Allora il Cristo ribadisce che tra di noi chi vuole essere il primo deve farsi servo di tutti. Deve cercare quello che agli occhi della società è l’ultimo posto. Così come ha fatto Lui, che ha accettato la passione e la morte per ascoltare fino in fondo la voce del Padre. Il mondo è così, ricco di privilegi e raccomandazioni, potere e carriera a discapito dei deboli e dei poveri del mondo.

Se vogliamo combiare le cose dobbiamo aprire il nostro cuore alla novità del vangelo e farlo purificare da ambizioni puramente umane. Così, con l’aiuto di Dio, saremo veri discepoli del Maestro e, nel silenzio e nel nascondimento, porteremo nel mondo la mentalità misericordiosa di Dio.

sabato 27 ottobre 2012

Senza volto

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno B)

Mc 10, 46-52 

Il volto esprime tutto di noi. Non ti puoi nascondere se non con qualche trucco che rende l’apparenza del tuo benessere. Qualunque emozione o sentimento traspare. La faccia dice tutto di te. Anche se non ce l’hai, parla e produce un’ indifferenza da anonimato. Ti accorgi subito se una persona è triste, preoccupata o allegra. Quantomeno presa da qualcosa.

Non te lo vuole dire, ma è così. Lo intuisci. Per cui o si viene alloscoperto o si nasconde qualcosa. Per certi versi è meglio nascondere, altrimenti si rischia di non essere capiti. Però ne va di mezzo la nostra sincerità. Se una persona è schietta non può fingere. E’ come se andasse contro natura. La figura di Bartimeo del vangelo di oggi, mi ispira questa riflessione. Egli è spontaneo.

Riconosce che gli manca qualcosa e sa che solamente Gesù può dargliela. Non solo la vista ma la sua vera identità. Gesù gli dona il suo volto ed egli lo segue, non lo lascia più. Bartimeo significa figlio di Timeo. Questo mi ha sempre meravigliato. Il cieco non ha neanche un nome! E’ fuori dalla società. E’ anonimo e non classificato. Come tanti oggi. Gesù gli dà un’identità. Ecco il valore della fede: permette di ritrovarci, di rinascere a vita nuova. Gesù vuole il nostro bene.

Desidera vedere realizzati i nostri sogni. Non lo fa per arroganza o vanità o capriccio, pretendendo cose assurde, solo per il gusto di farlo. Cristo ci ama per quello che siamo. Vede il nostro cuore, lo conosce. Vorrebbe che esso arda di amore indissolubile verso di Lui. Solamente così può liberarci dal nostro egoismo e portarci verso le ambite mete della soddisfazione e della felicità.

mercoledì 24 ottobre 2012

La palestra

Caro diario,
                  
                   lo sport dovrebbe rientrare nel nostro stile di vita. Mente sana in corpo sano, dicono gli antichi. Ed hanno ragione. Se il corpo non è allenato la mente non produce.

Più che altro occorre liberarsi dalla tensione accumulata dallo stress. Inoltre l'organismo deve abituarsi al movimento continuo, soprattutto per chi fa vita sedentaria.

Da un po' vado in palestra. E già mi sento molto meglio. Più lucido, riflessi pronti, meno gonfio. Cerco di essere costante per farla rientrare nelle attività della settimana.

Gli orari flessibili mi aiutano. Come pure il sapere di andare in un luogo ed incontrare altre persone che fanno la stessa cosa. E' molto incoraggiante rispetto ad un'attività fatta da solo.

Per tanto tempo ci ho provato ma ho mollato. L'inesperienza ti porta a fare passi più lunghi della manica ed a pretendere troppo. Per cui facilmente lasci perdere.

Il corpo ha dei ritmi che bisogna conoscere. E' parte di noi, però, spesso non lo capiamo e gli chiediamo troppo. E poi stiamo male.

Dedicargli del tempo fa bene alla salute ed alla vita; la migliora e la fa gustare in pieno. Lo spirito è più forte in un corpo dedito all'allenamento. 



A presto!

domenica 21 ottobre 2012

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Mc 10, 35
Nel chiedere qualcosa a qualcuno capita che ci imponiamo. Se non riceviamo la cortesia ci offendiamo. Anche in cose banali. Fammelo per cortesia; ti prego; in nome della nostra amicizia. Con frasi del genere vogliamo primeggiare.
Al primo posto quello che vogliamo, il resto viene dopo. E usiamo della forme di ricatto che mettono in gioco le amicizie o un favore che noi abbiamo  fatto, per il quale è dovuto il ricambio.
Spesso uso anch'io questa logica e neanche me ne accorgo. Quando voglio comandare qualcuno, per esempio. Cerco di essere suadente. Tante volte sono stato usato come un burattino perché non ho avuto la forza di reagire.
Ricordo quando comprai un biglietto per una festa da ballo, io che allora non andavo mai a ballare! Ma chi me lo chiese riuscì a carpire la mia attenzione ed il mio portafoglio. Ed io per non fare brutta figura….
Ma sai quante volte tornerei indietro per far rispettare la mia volontà? E’ impossibile. Ma se potessi ci andrei come sono ora per rivivere alcuni episodi a modo mio. Forse con me stesso lo posso ancora fare come una sorta di rivincita, con l’aiuto dell’immaginazione.
Oggi gli apostoli chiedono qualcosa a Gesù. Vogliono primeggiare attraverso un posto di potere. Per essere qualcuno, migliori degli altri. Vorrebbero avere i ministeri più importanti del Regno di Dio!
Rivolgono questa domanda proprio a Cristo, che è venuto sulla terra non per fare la sua volontà ma quella de Padre. La risposta è, infatti, su questa linea. Chi vuole primeggiare nel Regno deve mettersi a servizio degli altri, non impugnare le armi e con la forza ottenere privilegi.
Nel Regno l’arma è la croce della carità e la meta il compiere la volontà di Dio, non la nostra. Spesso ci dimentichiamo che il nostro cammino è una continua conformazione a Cristo nell'avvicinare sempre più la nostra volontà a quella di Dio.
Sarà sempre scomoda per le nostre ambizioni, ma è l’unica che può salvarci. Soprattutto ci aiuta a vivere bene in questo mondo con una logica di abbandono in Dio e di compassione verso tutti. Solamente così il nostro primeggiare sarà fruttifero e anziché pretendere saremo noi a metterci in azione.


sabato 20 ottobre 2012

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)



Che io veda!


Ger 31,7-9   Sal 125   Eb 5,1-6   Mc 10,46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

Assumendo la condizione umana, Cristo vive il senso di precarietà e di sofferenza dell’uomo. Lo prende su di sè. Così può capire i disagi delle persone ed essere credibile nella sua predicazione. Non solo: egli prova, in tal modo, compassione per l’umanità, tanto da donar per essa la sua vita. Solamente così ci riporta al Padre, nel suo eterno amore.

La figura di Bartimeo ci ricorda proprio questo. Soprattutto l’amore che Dio ha per ognuno di noi. Egli ci ama ad uno ad uno e ci chiama per nome. Ci conosce nell’intimo. Non ci ha creati per caso. Bartimeo è uno senza nome e dignità agli occhi del mondo. Gesù lo riporta nella sua dimensione originaria di figlio amato e redento. Dio non lo abbandona alla sua sorte e gli ridona la vista.

L’uomo guarito è invitato a ritornare alla sua casa, al suo luogo di vita ordinario. Egli invece lascia il suo mantello e decide si seguire Gesù in una nuova vita. Anche noi, riconosciuto il Cristo come la nostra luce guida, dovremmo lasciare le fatue certezze del passato per seguire Lui, unico nostro bene.

mercoledì 17 ottobre 2012

Sonno


Ecco che arriva.
Ti cala la palpebra
il giorno vola via.

Ti accingi alle coperte
nel ristoro del sonno.

La mente si offusca;
sbadigli si susseguono.

Rivedi la giornata.

Hai fatto poco
o tanto;
ma a quest'ora
ti senti inconpreso.

La notte porterà
consigli
ed un altro giorno
sarà il tuo banco di prova.

Forse ripeterai
gli stessi errori
o farai meglio.

Non importa.

Ora si dorme.


domenica 7 ottobre 2012

Brivido


Ti aggrappi a te stesso
in cerca di calore.

Senti il gelo sulle ossa
con qualche brivido.

Il primo freddo
sta per arrivare.

Ed hai già voglia del fuocherello.