sabato 28 gennaio 2012

Gente comune

 IV Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

Mc 1, 21-28


Una persona è autoritaria e credibile quando per primo mette in pratica quello che professa.

Mojti sono gli ipocriti che ho incontrato nella mia vita che hanno preteso da me cose assurde, senza muoversi per primi nel darmi l’esempio. Oggi li riconosco a tatto. 

Sono quelli che parlano molto, propongono tanto ma fanno poco o nulla per gli altri. Sembrano avere solamente il gusto di parlare.

D’altronde questa è la cosa più semplice da fare. La fatica, la costanza nel perseguire giorno dopo giorno un’ideale, è da pochi. Piacciono l’apparenza, i risultati semplici ed immediati, non quelli ottenuti con il sudore della fronte.

Chi ha autorità non si comporta così.

Anzitutto sa parlare al tuo cuore e lo fa perché per primo si è messo in gioco ed ha sperimentato quello di cui parla. Ti si mette affianco nel cammino della tua vita e non dice armiamoci e partite, ma viene con te nel campo di “battaglia”.

Per fortuna ne ho avuti di questi esempi

Sono persone comuni, che hanno lottato per realizzare un progetto e che ti trasmettono la stessa passione facendoti capire che se vuoi realizzare qualcosa anzitutto ci devi credere e poi proseguire fino alla realizzazione del desiderio.

Che non è mai soltanto per te stesso, ma per il bene di tutti.

Tante sono le parole per esprimere un tale atteggiamento; prima di tutto onestà, nel chiamare le cose per nome e non per illuderti di ottenere chissà che solo in base ad una promessa, che corrisponde ad interessi personali di prestigio o potere.

Questo m’ispira oggi la persona di Gesù: Egli parla del regno di Dio, lo annuncia, ma per primo compie la volontà di Dio, fino in fondo, perché riconosce che questa è l’unica via della salvezza. 

Grazie Gesù! Io cercherò di seguirti, come sempre. Tu continua a sostenermi, come sempre!


giovedì 26 gennaio 2012

San Timoteo e Tito, Vescovi



Pastori




2Tm 1,1-8; Sal 95; Lc 10,1-9



La memoria odierna dei santi Timoteo e Tito, ci fa riflettere sul ministero della predicazione diretta del regno di Dio che Gesù ha affidato agli apostoli ed ai settantadue discepoli. La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe, ci ricorda il vangelo.

Un problema sempre esistito. Pochi sono coloro che lasciano tutto per il regno dei cieli. Anche se la chiamata di Dio è sempre presente. L’invito alla preghiera è tenere costante questa esigenza di ministri concreti del vangelo che guidano la messe. Ministri secondo il cuore di Dio. Dobbiamo renderci conto di questa necessità per la chiesa ed esprimerla con fede a Dio.

Paolo ed i suoi collaboratori, Tito e Timoteo, hanno accolto la fede del vangelo e, ascoltato la chiamata del Signore, hanno seguito le sue vie. Sicuramente grazie alle comunità che li hanno generati alla fede, in base anche a quanto dice Paolo nella seconda lettera a Timoteo: Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.

La fede ha sempre a che fare con valori incarnati nella storia delle persone e delle comunità di appartenenza, dove si respira la carità fraterna. Se si vive la fede non mancano sincere vocazioni al ministero sacerdotale, alla vita religiosa, missionaria e familiare.Per forza di cose la fede, se vissuta, genera nuove vocazioni per il Regno.

La nostra, dunque, sia una preghiera constante ed incessante al Signore affinché mandi operai per la sua messe per  annunciare, col salmo 95, di giorno in giorno la sua salvezza, in mezzo alle genti narrare la sua gloria, a tutti i popoli  le sue meraviglie.

martedì 24 gennaio 2012

ORA TERZA del 24.01.2012


Servo di Dio

Lettura Breve Ger 22, 3

L’invito del Signore di domenica scorsa: il tempo è compiuto convertitevi e credete al vangelo, sembra fare eco in questa lettura breve.  Soprattutto nella figura di Geremia antesignano di Cristo per le sofferenze che ha dovuto affrontare nell’annuncio della Parola di Dio.

Una testimonianza forte, decisiva, che parte dal profondo del suo essere, come fuoco che invade il midollo delle ossa. È proprio lì, infatti, nella nostra coscienza, che sempre deve avvenire l’incontro fondamentale con Dio, quello che ci permette di cambiare mentalità e accogliere il vangelo come l’ancora della nostra vita.

Il monito di questo piccolo brano, che Geremia rivolge ai capi della sua epoca, è valido anche per noi, che abbiamo un ruolo di responsabilità che ci chiama a essere buoni pastori del gregge a noi affidato, sul modello del pastore supremo che sgorga dal vangelo.

Il servizio, la giustizia e la prudenza i tre criteri che ci consentono di essere buone guide, nel prendere a cuore il bene altrui e servirlo; nel giusto rapporto con Dio i fratelli ed il creato; nel trovare strade giuste per tradurre in pratica questi buoni orientamenti.

Allora più che mai è efficace, oggi l’invito del Signore: venite dietro a me vi farò diventare pescatori di uomini. E’ lui quella guida che ci permette di vivere la nostra chiamata a essere ministri della sua misericordia. La nostra risposta sarà quella che ci propone il salmo 118:
 Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, *
per custodire la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi, *
perché sei tu ad istruirmi.

Quindi, subito lo seguiremo e come Geremia non  avremo nulla da temere perché il Signore è nostro re dai tempi antichi,  ha operato la salvezza nella nostra terra (Salmo 73) e sicuramente ascolterà il grido della nostra preghiera di abbandono alla sua volontà.

La festa del maiale


Caro diario,

                  come va? Io non so come mi sento questa sera....mi è difficile trovare parole adeguate; avevo comunque voglia di parlarti.

In particolare di una festa che, in questo periodo, allieta molte case della mia terra: la festa del maiale.

Dire maialino è dire tutto. Quest'animale è anzitutto una ricchezza per chi lo possiede e quando lo si macella si fa festa. Si riuniscono tante persone, parenti ed amici, per assistere a questo evento e per sedersi attorno ad una grande tavolata, con musica e canti.

Quello che la provvidenza ha donato è per tutti; nessuno è escluso dalla grande festa.

D'altronde, come si suol dire, del maiale non si butta nulla. Si utilizza tutto, anche le ossa. 

In passato in ogni casa ce n'era uno, come minimo. Lo si cresceva quasi come uno della famiglia e lo si teneva geloso, perchè lo potevano anche rubare.

Quello del maiale e un vero e proprio rito, caro diario, una caratteristica della nostra tradizione contadina, che spero duri ancora per molto. Anche se ho i miei dubbi.

Quelle belle fattorie che ammiravo da bambino rischiano sul serio di diventare meri ricordi di un'epoca passata!

Chissà la nuova era quale segno di ricchezza ci propinerà. Spero almeno che riuscieremo sempre a condividere quello che abbiamo ed a fare festa per quanto ci è donato.



A presto amico!

sabato 21 gennaio 2012

Il rovescio della medaglia

III Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

Mc 1, 14-20


Il tempo è un continuo divenire. Un susseguirsi di avvenimenti, di ore, di stagioni. Ma dove ci portano?. Sembra che ogni giorno accadano sempre le stesse cose e tu non puoi farci nulla; è come un orologio che qualcuno ha attivato e tu non puoi fermare. 

Noi siamo spettatori, costretti a far qualcosa per sopravvivere. Tanto tutto passa e finisce. 

Allora o godi quanto più puoi della vita o cerchi di dargli una direzione, scoprendo una meta da raggiungere. Se voglio andare in un posto, so la strada da percorrere, perlomeno la studio prima, questo oggi è molto semplice.

Spetta a me dare un significato al tempo che vivo.

Nella mia vita ho seguito diversi maestri che mi hanno indicato la strada. C’è stato chi mi ha detto di fregarmene degli altri e pensare solo a me stesso, ai miei interessi, per non farmi calpestare. Chi mi ha consigliato di indurire il cuore ed essere più cattivo, rinunciando ai miei sogni di un mondo migliore. E chi a un certo punto mi ha detto di attendere il rovescio della medaglia e di credere più in me stesso, quando ho attraversato un lungo periodo buio.

Ho dovuto attendere proprio parecchio e con molta sofferenza. Veramente l’unica cosa giusta mi sembrava tirare fuori gli artigli e difendermi. Ho fatto varie cose, diversi lavori, ma il mio cuore era in attesa di qualcosa di diverso.

Ora che vivo in questo famoso rovescio della medaglia, posso dire che l’attesa si sta realizzando. E si realizzerà ancora grazie a persone che mi hanno indicato la strada giusta: quella del vangelo. Li trovo sempre quelle indicazioni per dare un valore allo scorrere del tempo. Lì la forza per cambiare direzione quando sbaglio strada. Lì la costante presenza del volto misericordioso di Dio.


domenica 15 gennaio 2012

II Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Gv 1, 35-42




Il sole invernale fende le gelide nubi
...e mi riscalda.
Un tepore mi invade;
mi ristora.
Dona energia alle mie membra.
Lo Spirito si eleva
e lo sguardo raggiunge
il maculato cielo.
Questa Luce che mi giunge
quasi mi richiama
alle altezze dell'Altissimo.
Cosa cerchi?
Mi sussurra.
Forse chi può darmi la pace,
quella del cuore.
Già, da tempo l'ho trovata.
Oggi la rivedo in questo raggio di luce.
Si conferma per quella che è
e che da sempre mi hanno indicato:
la luce vera.
Mi riempie.
E vorrei tanto testimoniarla.
Mi sento un nulla;
eppure mi pervade al punto che
la vedo non solo nella fenditura del cielo
ma qui, accanto a me,
con chi cammina con me.
Grazie Luce eterna che dona vita!

sabato 7 gennaio 2012

In acqua

Battesimo del Signore (anno b)
Mc 1, 7-11


Un’estate, a mare, ho rischiato di annegare, risucchiato da un mulinello. Ho visto la morte con gli occhi! Non riuscivo ad andare né avanti né indietro, ero fermo a poca distanza dalla riva. Con tutto me stesso, ho dato forti bracciate e finalmente sono riuscito a toccare il fondo sabbioso.

Sulla spiaggia, con molte persone attorno, non mi sembrava vero di esserne uscito.

Il mare mi piace, ma quel giorno l’ho quasi odiato. Tuttavia, la forza di averlo vinto non mi ha evitato ulteriori piacevoli tuffi. Anche in piscina.

Da quel giorno ho capito che l’acqua non solo è piacevole ma oltremodo cattiva perché nasconde la morte. Infatti, sott’acqua non si respira, non si può vivere. L’acqua, questo splendido ed essenziale dono della natura, può uccidere.

Questo episodio, che spesso rievoco, oggi mi fa pensare anche al battesimo. Senza questo elemento del creato, l’acqua appunto, non può esistere quest’ atavico rito. Anzi ce ne vuole in abbondanza per renderne il significato.

Noi siamo stati battezzati con un po’ d’acqua sulla fronte. In passato ci s’immergeva in un fiume o in una vasca per passare da un lato all’altro e fare un’esperienza di passaggio: da morte a vita. Segno di un profondo rinnovamento interiore che anche Gesù, come uomo, ha voluto condividere per ricordare il suo vero battesimo: la morte e la resurrezione.

Il simbolo fa vivere quello che esprime. E per noi cristiani è proprio così: col battesimo moriamo al peccato per rinascere alla vita nuova che Gesù continuamente ci dona. 

Dovremmo fare ogni giorno questa esperienza se vogliamo morire e risorgere con Cristo, nell’attesa dell’avvento definitivo del regno di pace e di gioia.