mercoledì 29 febbraio 2012

Mercoledì della I Settimana del Tempo di Quaresima

Trasformazione




Gio 3, 1-10; Sal.50; Lc 11, 29-32
A questa generazione non sarà dato che il segno di Giona


Il peccato porta alla distruzione e alla morte. Il monito alla conversione è un invito alla vita. Seguire la legge di Dio è vivere, anche se è faticoso e richiede sacrificio. L’importante è un cuore contrito disposto ad accogliere la Parola, l’unica che può fasciare le ferite dell’anima e curarle.

La richiesta rivolta gli abitanti di Ninive da Dio, per mezzo di Giona, è appunto questo della conversione. Un richiamo ancor valido per noi oggi. Abbiamo Cristo che ce lo chiede, il Figlio di Dio, che è più grande di Giona. Eppure facciamo fatica a seguirlo ed a riconoscerlo come il Signore della nostra vita.

Egli ci dà un unico segno, che è quello di Giona. Come questo profeta è stato nel ventre della balena e poi si è trovato sulla spiaggia di Ninive, così Gesù è stato tre giorni nel sepolcro per poi essere risorto da Dio e tornare in vita. La conversione è appunto questo: rinascere.

Sempre dobbiamo rinunciare a peccato ed alla morte per avere la via nuova della resurrezione, che pure in noi può portare frutti di vita eterna, che dissetano e sfamano la nostra anima. Il cammino penitenziale questo ci indica. Da un lato la concretezza della vita, che ci riserva spesso spine e sterpi; dall’altro la grazia di Dio, che tutto trasforma in alimento di vita eterna.

Ce ne dobbiamo ricordare ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia. Lì avviene sempre una trasformazione. La Parola e l’Eucaristia ci prendono, cambiano il cuore e lo rendono più amorevole ed aperto alle necessità dei fratelli.

martedì 28 febbraio 2012

Mercoledì della I Settimana del Tempo di Quaresima


Padre nostro


Is 55, 10-11; Sal.33; Mt 6, 7-15
Voi dunque pregate così

Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parla che esce dalla bocca di Dio. Questo monito scritturistico trova eco nella prima lettura odierna tratta dal libro del profeta Isaia. Egli afferma che la Parola di Dio è come la pioggia e la neve: non ritorna al Padre se non ha prodotto dei frutti nel cuore dell’uomo.

Solo la Parola, infatti, può convertire noi uomini e farci percorrere la strada che porta a Dio. Questo avviene grazie allo Spirito che feconda il seme della Parola che Cristo semina nei nostri cuori continuamente. Ciò, però, non è automatico. Occorre disponibilità da parte nostra. Perciò, se non apriamo la porta del nostro cuore, difficilmente la Parola può entrare per germogliare e portare frutti. Questo avviene nella preghiera.

Gesù ha vinto le seduzioni del maligno nel deserto, proprio con la preghiera di abbandono al Padre. Egli gli ha dato la forza per rimanere fedele alla sua chiamata. Quindi, anche in questo senso, Cristo è per noi un modello. Non solo negli atteggiamenti, ma anche nelle parole da usare nella nostra orazione. Sono quelle del Padre nostro, preghiera tanto a noi cara, che esprimono le esigenze profonde del nostro cuore.

Soprattutto la necessità di accogliere e testimoniare il perdono. Un grande dono che il Signore sempre è disposto a farci, pur di avere un cuore contrito e disposto ad operare il bene nel silenzio e nel nascondimento, senza troppe parole. La nostra preghiera si traduce, allora, in gemiti inesprimibili che l’amore premuroso di Dio Padre sicuramente accoglierà per trasformarle in gesti di amore quotidiano.

sabato 25 febbraio 2012

Arcobaleno

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)
 
  Mc 1,12-15

L’arcobaleno è un bel segno colorato che indica pace e serenità. Tutto ciò che da solo non puoi darti. Infatti, è un dono di Dio che compare dopo la tempesta dei brutti periodi, quando tutto è nero e piove a dirotto. E tu non puoi uscire.

Le goccioline d’acqua che tagliano l’atmosfera e dividono la luce in tanti frammenti colorati, diventano un grande spettacolo della natura. Nonché l’annuncio di una tregua, preceduta da un’alleanza.

Il sole e l’acqua i due partner dell’intesa. La terra bagnata il destinatario di un equilibrio ritrovato, dove il sole è necessario per il germoglio.

E’ bello leggere la prima lettura di questa domenica in questo contesto, dove Dio pone fine al diluvio e stipula un’alleanza con Noè, dandogli la possibilità di tornare sulla terra ferma.

Il periodo del suo deserto in alto mare è finito.

Quante volte anche noi ci troviamo nel deserto.
Soprattutto in questo periodo di gelo, a me è capitato di sprofondare in una profonda desolazione: il ghiaccio mi è proprio entrato nelle ossa.

Anche se ho avuto modo di meditare su tante cose, di apprezzare la vicinanza di diversi amici, il calore della loro amicizia, non vedevo l’ora di assaporare il sole con il suo tepore. Come quello di questo fine settimana.

Mi sento rinato! Ho oggi la sensazione della leggerezza.

Allora in questa prima domenica di quaresima sono pronto per chiedere una grazia: Signore fammi sempre sperimentare che nulla è scontato ma tutto è tuo dono.

Non posso pretendere il sole e le belle giornate se non le so gustare. Guidami Tu a saper riconoscere la premura del tuo amore Paterno. Soprattutto di saperla testimoniare. Amen.

mercoledì 22 febbraio 2012

Le Ceneri



Penitenza


Il mercoledì delle ceneri segna l’inizio della Quaresima, quaranta giorni che ci preparano alla Pasqua. La festa più importante per noi cristiani; festa che ricorda l’evento della resurrezione dai morti di Gesù.


È un periodo dedicato particolarmente alla penitenza. Essa ha diversi modi nei quali si esprime, in particolare: il digiuno, l’elemosina e la preghiera.


Già oggi siamo chiamati a digiunare e ad astenerci dalle carni. Un grande atto di obbedienza alla chiesa che esprime il desiderio di privarsi di qualcosa per fortificare lo spirito e donare il qualcosa ai bisognosi.


L’elemosina, poi, è un’altra attenzione agli indigenti, verso i quali sono indirizzati i nostri risparmi, frutto di privazioni, ma anche le nostre attenzioni ed il nostro tempo; in particolare nell’ambito dell’educazione alla vita buona del vangelo, come ci ricordano i vescovi.


Infine, la preghiera. Come Gesù nell’orto degli ulivi, essa è la nostra forza nel comprendere e attuare la volontà di Dio, che passa sempre attraverso momenti di sofferenza e di prova. Questo per noi, ma anche per tutto il mondo, bisognoso di trovare pace e concordia.


Tutto ciò siamo invitati a viverlo nel nascondimento e nel silenzio. Perché non dobbiamo attuarlo per l’apparenza, facendoci vedere pii e mesti, ma per il bene dei fratelli per i quali siamo a servizio nel nome di Dio. 


Chiediamo, allora, al Signore di farci vivere questi giorni con un costante atteggiamento di conversione del cuore. Purificaci o Signore, saremo più bianchi della neve. Così le nostre buone opere splenderanno dinanzi agli uomini e renderanno gloria a Dio.

domenica 19 febbraio 2012

I Domenica del Tempo di Quaresima b

Crescita interiore


Gn 9, 8-15; Sal.24; 1 Pt 3, 18-22; Mc 1, 12-15
Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli

In questa prima domenica di quaresima il tema proposto è il deserto. Prima di iniziare la sua missione pubblica Gesù fa esperienza di deserto. Per quaranta giorni.

In questo luogo, è tentato dal demonio, che cerca di allontanarlo dalla sua vera identità. Infatti, cerca di sedurlo con la logica del mondo, ma non ci riesce.

Il Cristo ne esce fortificato e, benedetto dal Padre, può annunciare il regno e avviarsi verso la sua morte-resurrezione per la nostra salvezza. Convertitevi e credete al vangelo, il messaggio valido per tutti noi che vogliamo seguirlo.

Perciò, è necessario che pure noi facciamo l’esperienza del deserto. Certo non fisicamente, ma da un punto di vista spirituale. Da questo punto di vista, fare deserto è ritagliarsi dei momenti di silenzio per colloquiare, nella preghiera, con Dio Padre.

È mettere da parte le occupazioni principali della nostra giornata per fare spazio alla nostra interiorità. Ci troveremo, come Gesù, a combattere tante tentazioni ed a scoprire diversi punti deboli. Essi non devono spaventarci, ma rappresentare dei punti di partenza per il nostro cammino di fede, fatto di tappe e mete da raggiungere.

In questo modo la nostra alleanza con Dio, stipulata sin dal battesimo, cresce giorno per giorno e diventa come un grande albero dove tutti possono trovare rifugio. E realizzerà quel giardino che il peccato ha trasformato in deserto e morte. Tutto per grazia di Dio che ci prende e ci trasforma, elevandoci alle sue altezze.

giovedì 16 febbraio 2012

Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)



Il messia


Gc 2, 1-9; Sal 33; Mc 8, 27-33


Nella liturgia di oggi Gesù si presenta come il vero messia. Cioè colui che è venuto su questa terra non con la spada o con la sopraffazione ma con l’arma della nonviolenza per compiere fino il fondo la volontà del Padre.

Che è questa: soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Un programma difficile da accettare. Pietro per questo rimprovera il Signore, perché lui per primo non ha capito il vero compito del Cristo. 

Anche per noi è difficile accettarlo. Tendiamo a credere che la potenza di Dio si manifesti in altro modo. Invece essa è presenta nella logica della croce.

Perciò la domanda è rivolta anche a noi: «Ma voi, chi dite che io sia?». Se è facile professare che egli è il Cristo di Dio, è difficile seguirlo sulla via della croce. La quale Giacomo oggi la traduce nella scelta preferenziale per i poveri. Sono loro che nel regno di Dio hanno il posto di onore. Servire loro è servire Cristo.

La legge dell’amore trova proprio attuazione pratica nella loro accoglienza. Le situazioni scomode sono la cartina di tornasole per il precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso.

Il che non avviene solamente quando fa comodo o per qualche tornaconto personale, ma in tutte le situazioni in cui il prossimo è in difficoltà ed ha bisogno di amore.

Che il Signore ci guidi sempre nella giusta strada per saperlo riconoscere come il messia promesso.

mercoledì 15 febbraio 2012

Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)



Graduale cammino


Gc 1, 19-27; Sal 14; Mc 8, 22-26



Il cammino di fede è graduale. Richiede tempo e tappe da raggiungere. Così come conoscere una persona, il rapporto di amicizia con Gesù si sviluppa e si fortifica frequentandolo. Questo avviene nei momenti di preghiera personale e comunitaria, dove ci si mette in ascolto della Parola e si celebra l’Eucarestia, memoriale della sua ultima cena.

Tutto ciò lo capiamo dalla guarigione del cieco che oggi la liturgia ci propone. Egli è guarito dalla sua malattia gradualmente: prima vede solo delle forme poi riacquista completamente la vista e distingue le forme ed i colori.

La fede in Cristo deve donarci occhi spirituali per vedere gli avvenimenti del mondo con la sua logica. Per ciò, è necessaria la conversione del cuore: la purificazione dal peccato e dall’egoismo che accecano la nostra vista e la rendono molto limitata.

Abbiamo bisogno di una visuale ampia che ci permetta, come ci ricorda Giacomo, di non essere soltanto uditori della Parola, ma suoi servi fedeli nella vita pratica. Se questo avviene, non saremo smemorati ma con costanza metteremo in pratica quanto lo Spirito ci suggerisce per essere veri discepoli di Cristo.

Questa è l’unica strada per essere felici su questa terra e godere in eterno l’amore di Dio. Questo oggi si manifesta nel Figlio e non ci abbandona. Da parte nostra occorre prenderlo sul serio per essere noi, a sua volta, testimoni di quell’amore che Egli ha dimostrato per tutti gli uomini sul Golgota.

Vogliamo, dunque, rimanere saldi in eterno nel rispetto della legge di Dio e della dignità del prossimo. 
 

domenica 12 febbraio 2012

VI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B



Il vero miracolo


Lv 13,1-2.45-46; Sal.31; 1 Cor 10,31 – 11,1; Mc 1, 40-45



Se vuoi, puoi guarirmi. Bella questa frase che il lebbroso esprime a Gesù. È un grande atto di fede. Egli riconosce che Gesù è il messia promesso e si rivolge a lui per ottenere il miracolo. Gesù lo esaudisce proprio per la sua fede ma cerca di fargli capire la sua vera identità. Egli non è un messia politico o un santone, ma il servo sofferente venuto sulla terra per immolare la sua vita e liberarci dal peccato.
 
Ecco perché lo invita ad andare al tempio per adempiere le prescrizioni della legge mosaica e a non divulgare la notizia. La gente non lo deve cercare per i miracoli, ma per ascoltare la sua parola, l’unica che può operare miracoli di guarigione interiore. La lebbra, dalla quale l’uomo è liberato, simboleggia appunto il peccato con tutte le sue nefaste conseguenze. Da questo Gesù può liberarci.

La nostra fede di cristiani non deve, allora, basarsi sul sensazionale ma su un cammino di vita che sappia mettere Dio al primo posto ed il vangelo come norma di vita. È l’unico modo per essere benedetti dal Signore. L’imitazione di Cristo, come ci ricorda Paolo, è la direzione da seguire. 

La sua è stata una vita di servizio agli altri, nel nome di Dio. Così dovrebbe essere la nostra. E lo potremo fare se ci sentiamo perdonati ed accolti da Lui, sì da pregare con il salmo 31:

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

sabato 11 febbraio 2012

Cosa posso fare per te

VI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B
Mc 1, 40-45


Quando abbiamo bisogno di qualcuno, lo cerchiamo, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Gli chiediamo quella cortesia che solo lui può fare. Se si tratta di un amico, ci aiuterà senza pretese. 

Noi lo ringraziamo; però capita che poi ci dimentichiamo di lui.

Il vero amico neanche bada a queste cose ma, forse, si chiede con che tipo di amico ha a che fare. Oppure vorrebbe fare di più e non può, perché non glielo permettiamo. La stessa cosa può capitare con Dio.

Ci rivolgiamo a Lui nei momenti di difficoltà, almeno corriamo questo rischio, perché solamente Lui può impedire che alcune cose accadano. Se poi non ci esaudisce, non ce ne spieghiamo il motivo. 

Perché ha permesso questo a me che sono tanto devoto? Tante volte me lo sono chiesto anch’io.

Per questo, mi vedo nei panni del lebbroso di questa domenica.

E’ stato guarito, ma non ha capito l’importanza del dono che ha ricevuto. 

Voleva la guarigione fisica e l’ha ottenuta; tuttavia, invece di seguire le indicazioni di Gesù, divulga subito il fatto e lo presenta come un taumaturgo, al punto che il figlio dell’uomo non poteva più entrare nelle città, a causa della grande folla che lo cercava.
Gesù non è questo. Non è un santone. 

Egli è venuto per liberare il nostro cuore anzitutto dalla schiavitù del peccato. Può anche avvenire la guarigione fisica, ma con l’unico scopo di mettersi dietro a Gesù e seguirlo nella strada della donazione totale agli altri. 

Ti ringrazio Gesù per tutti i tuoi benefici. Soprattutto per la tua Parola che giorno dopo giorno opera prodigi nella mia vita e mi solleva dalle mie angosce.

venerdì 10 febbraio 2012

Santa Scolastica




Ri-creazione



1 Re 11,29-32; 12,19; Sal 80; Mc 7, 31-37


«Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Questa frase, con la quale termina il vangelo odierno, parla della missione di Cristo come Chi riporta l’uomo alla sua condizione originale, prima del peccato di Adamo ed Eva.

Infatti, il miracolo narrato in questa pagina, vede Gesù che con la sua saliva tocca la lingua del sordomuto che gli hanno portato per la guarigione. Poi gli tocca gli orecchi ed alita su di lui. 

È lo stesso modo con il quale Dio ha creato l’uomo nella Genesi. L’ha plasmato e poi gli ha dato vita con il soffio dello Spirito.Con la morte ed il peccato la vita, biologica e spirituale, lascia l’uomo. Per riaverla è necessaria la mediazione di Cristo, che ha vinto la morte ed è nella vita eterna, là dove Dio Padre lo ha riportato.

Il Figlio dell’uomo dona lo Spirito che dà vita affinché l’uomo possa risorgere per la vita eterna e godere per sempre il volto di Dio. Il suo regno non ha fine.E mentre attendiamo la sua seconda venuta, quando vi saranno la resurrezione dei corpi ed il giudizio universale, su questa terra Egli cammina con noi per donarci il perdono dei peccati ed affiancarci nel nostro cammino da credenti.

Che il suo sostegno ci dia la forza per affrontare le difficoltà; che il nostro cuore sia pronto ad accogliere le sue Parole di vita.Sull’esempio si santa Scolastica, sorella si san Benedetto, la nostra vita sia consacrata a Dio in ogni gesto, in ogni persona che incontriamo e nei gemiti inesprimibili della nostra preghiera contemplativa.