giovedì 21 giugno 2012

Che bel sole

Caro diario,
                  finalmente è scoppiata l'estate. Sono proprio contento. Giornate lunghe, piacevoli serate all'aria aperta. Acqua fresca di sorgente, per fortuna qui ce n'è. Unico fastidio: l'afa. Però è sopportabile. Con le persiane chiuse le ore più calde le passi.

E' tempo di passeggiate, pedalate, gelati, feste al'aperto; con una grande voglia di mare e di salsedine!

Proprio ieri ho ripreso la bici da corsa, in attesa da un anno! Che fatica! In discesa sì che andavo bene, ma nella risalita me la sono vista brutta. L'ho fatta un po' a piedi, con vergogna verso la macchine che passavano. 

Ma all'improvviso non si può. Soprattutto senza riscaldamento. Ecco forse cosa è mancato!

Che ti devo dire, sono precipitoso. Accelero troppo quando non devo. Poi  mi affloscio. Non si finisce mai di imparare!

Io mi sento ancora a scuola, da questo punto di vista. Di certo non nei banchi; in una scuola tutta mia dove i maestri li scelgo in base ad i miei gusti e scrivo quello che voglio. 

Detto tra noi, avrei dovuto scrivere una piccola tesina per dei corsi che ho seguito: non ci sono proprio riuscito! Forse la concentrazione, chissà.

Speriamo, almeno, che questo tempo bellissimo duri ancora. Ho i miei dubbi.

A presto! 

martedì 19 giugno 2012

Squilli di campana


 Oggi ti ascolto.

Trillo acuto,
squillante;
mi richiami 
nell'intimo.

Lontano nel tempo
mi riportano i ricordi.

Quando eri lì
adagiata tra i ruderi
di un'ormai
rinato tempio.

Ti immaginavo, sai.

vedevo muoverti
sul tuo campanile,
con suono ovattato.

Mai avrei pensato
di sentirti così.

Simile a quei
spavaldi richiami
tra sparatorie
del western.

Ma sei lì
e sei anche mia.

Non lontana,
non nelle pellicole;
nelle storie
dei mie avi.

La tu sei.

Per questo 
sei anche mia.

Chissà fino a quando.

domenica 10 giugno 2012

La messa è finita

La messa è finita.
Banchi vuoti,
scricchiolii parlanti.

Ti senti solo,
ancora avvolto
dalla presenza degli astanti.

Voci
sussurrano
nelle tue orecchie.

La memoria 
ti presenta volti,
persone, ora altrove.

Nostalgico
varchi la soglia
con qualcosa 
ancora da fare.

Una settimana
ancora
prima di riveder alcuni.

Pochi attimi
prima di gustare
ancora
la presenza divina.

Il silenzio è vuoto.
Si riempie di laconici
ripensamenti.
Il domani vicino
sarà l'inizio
di nuove avventure.

L'ora goduta
l'anticipo
di un eterno
stabile.

venerdì 8 giugno 2012

Dono supremo

CORPO E SANGUE DI CRISTO

Quando ci si incontra con gli amici spesso si va a mangiare insieme. Attorno ad un tavolo e delle belle pietanze si crea un grande clima di familiarità.
Soprattutto quando si fa festa.

Allora i banchetti diventano più ricercati, lunghi e raffinati. 

Quando si ricorda un grande evento si vuole offrire agli altri il massimo per esprimere gioia. Una gioia che è sì condivisione, ma anche un godere della presenza di persone amiche. Solo ad averle accanto è sinonimo di splendide emozioni che ricalcano una storia unica.

In tal modo Gesù ha voluto vivere la sua ultima cena con gli apostoli.

Un momento conviviale per fare memoria della Pasqua ebraica e per donare loro l’Eucaristia, come segno della sua Pasqua. 

Il banchetto si apre ad una dimensione mistica di incontro, dove Lui stesso è la vittima sacrificale. Offre la sua vita per gli amici. E chiede agli apostoli di perpetuare questa cena.

Come facciamo noi oggi.

Siamo suoi amici e lo abbiamo con noi nell’ostia consacrata. Egli è sempre a cena con noi. Fa festa con noi. Ci porta in una dimensione nuova, in cui la vita non avrà più fine.

Quella stessa vita che il Padre gli ha donato con la resurrezione Egli la offre a noi con il suo corpo ed il suo sangue. 

Nutrimento della nostra anima,  Egli festeggia con noi l’avvento del regno di Dio in attesa della sua piena realizzazione alla fine dei tempi. Lì, grazie al suo dono supremo, i nostri corpi mortali risorgeranno, entreranno in quelle pienezza di vita di cui Gesù fa parte dall’eternità.

Nell’attesa insieme al sacrificio di Cristo offriamo al Padre tutto noi stessi per essere trasformati dalla sua Parola di salvezza. E divenire sempre più ricchi di quell’amore oblativo con il quale Gesù si dona a noi.

Venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Conoscere Gesù

 

2Tm 3,10-16   Sal 118   Mc 12,35-37
Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide?

Per sapere chi è Gesù occorre conoscerlo. Non basta professare che Egli è il Figlio di Dio. E’ necessario avere con Lui un rapporto personale che parte dalla Sacra Scrittura.
Non conoscere la scrittura è non conoscere Lui.
Per cui bisogna indagare i testi sacri, studiarli con l’aiuto degli esegeti. Oggi ci sono tantissimi strumenti.
Poi trasformare tutto in preghiera in modo da lascarci prendere dalla saggezza divina ed entrare nei misteri della nostra fede.
E’ ciò che fa Gesù stesso nel vangelo di oggi. Egli parla del Messia e della sua discendenza divina, come Davide stesso afferma:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Essere alla destra di Dio significa essere come Lui. Infatti, il Cristo è in eterno figlio di Dio Padre, Dio come Lui, e nella storia figlio di Maria, discendente del re Davide, per assumere la condizione umana e redimerci dal peccato.
Metterci alla sua sequela con l’aiuto della Scrittura e della chiesa, ci permettere di entrare nella vita del nostro Dio. Di conoscere il suo mistero e di conoscere noi stessi.
Sapere chi è Lui dona anche luce all’identità dell’uomo e della sua missione. Siamo fatti per amarci ed in questo lodare Dio che è amore.
Una strada non semplice perchè chi segue Cristo è soggetto alla prova ed alla persecuzione. Come ci ricorda Paolo:tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati.
Ma da tutte queste cose libera il Signore. Così la fede è rafforzata, cresce e sempre più ci invita a rivolgere il nostro sguardo a Dio.

giovedì 7 giugno 2012

Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


I fatti


2Tm 2,8-15   Sal 24   Mc 12,28-34
Non c’è altro comandamento più grande di questi

Cosa è più importante nella nostra vita?

Oggi il vangelo ci invita a rispondere a questa domanda. Lo spunto è una domanda che uno scriba rivolge a Gesù: Qual è il primo di tutti i comandamenti?.

Da buon ebreo il Cristo cita i primi due doveri del decalogo. Lo scriba conferma e aggiunge: amare Dio ed il prossimo vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici.

Un grande passo avanti per chi è fermo all’osservanza di riti e leggi. 

Una risposta che conferma il vangelo, il quale mette al primo posto la legge dell’amore.

Ciò che conta non sono le belle parole, i discorsi raffinati ed eloquenti, ma le azioni concrete a favore del prossimo, che confermano il primato di Dio nella nostra vita.

Egli ha mandato suo Figlio per liberarci dal peccato e lo ha invitato ad un forte gesto: morire sulla croce per poi risorgere.

Se moriamo con lui, con lui anche vivremo, afferma Paolo nella prima lettura. 

Certo, la cosa più importante per noi è Dio. Questo non significa servirlo con le parole, ma con i fatti, nel servizio caritatevole. 

Con la forte speranza che tutto passerà e finirà, ma non l’amore genuino che viene da Dio

mercoledì 6 giugno 2012

Misterioso fascino


Muri di antica pietra
che reggono ancora
la moderna piazza.

Retaggi,ruderi
di un passato presente.

Un vetusto signore
che passeggia
nel deserto vicolo.


Segni di vecchiaia
solcano il suo viso.
Sorride, 
curvo e soddisfatto.


Si trascina
per quelle scale.
Lunghe, da sempre.

Antico e nuovo,
vecchio e giovane
si armonizzano.

Mi avviluppa
un senso di mistero.


Respiro.


La sentinella
ancora riecheggia
nel quello che fu.


Un arco; un abisso.
Una storia che parla.

Un mondo passato,
un presente reale,

uno sguarcio ancor vivo.

lunedì 4 giugno 2012

Il mio posto

                     Caro diario,

                      il mondo in cui vivo spesso mi fa ribrezzo. Perché vedo molte cose che non vanno e non mi piacciono. Tanta sofferenza, molto egoismo, cose che non funzionano per menefreghismo. E tanto altro.

Ieri osservando un bel panorama verde ho visto tante cose che stonavano. Come una cava che ha quasi fatto scomparire una collinetta. O i tralicci della luce elettrica, di quelli neri ed alti.

Per le strade, poi, ci sono tante buche e molto degrado. In ogni angolo residui di plastica o scatolame. O mucchi di detriti tirati via chissà da dove. Anche in alta montagna, in un posto immacolato, mi è capitato di vedere, seminati qua e la, piatti di plastica e buste piene di tutto.

Però, mi dico, questo mondo è anche mio. Ci abito. E, anche se a volte vorrei che si fermasse per farmi scendere, in fondo mi piace. Allora tocca pure a me fare la mia parte, nel piccolo. Ed è già tanto dare un esempio.

Sarà una piccola goccia. Tuttavia il mare immenso è proprio fatto di tante piccole gocce.

Sì il mio posto è il mondo e non lo voglio lasciare!



A presto!

venerdì 1 giugno 2012

Il non confine


Il caso dispone i nostri giorni inquieti;
la magia dell'essere li adagia
come un puzzle
nei riguadri di un definito
sicuro
progettato archetipo.



L'amore delle nostre azioni
è la passione
del divenire.
Di un tutto che si dirige;
una voragine
che non risucchia,
ma trascina
nella variopinta camera
di un cuore aperto;
senza confini.