mercoledì 31 ottobre 2012

TUTTI I SANTI

Ricordi che rianimano

Mt 5, 1-12a


In questo periodo dell'anno ci sono dei cambiamenti: l''orario e l'autunno.Di solito la stagione autunnale è progressiva. Ti prepara all'inverno. Quest'anno, però, è arrivata all'improvviso. Ed ha cionciso con "l'ora in meno".

Infatti, sabato si è scatenato un nubifragio, alternato da nebbia, e le temperature solo calate all'improvviso. Mi sento già nella stagione invernale! Forse perchè non sono abituato al freddo ed attendo ancora il piacevole sole dell'estate. Quello che fino a qualche giorno fa ancora mi riscaldava.

In questo contesto mi preparo a vivere la festa di Ognisanti e la commemorazione dei defunti. 

Devo dire che il clima è proprio adatto. Non solo giorno corti, ma freddo ed umido che quasi ti costringono a rimenere a casa. E lì, vicino al camino o sotto le coperte, pensi a tante cose. Diventi meditabondo.

Così ieri sera  mi sono ricordato di una mia zia, scomparsa all'improvviso più di dieci anni fa. Ho avuto la sensazione di essermi dimenticato di lei e degli ultimi periodi della sua malattia incurabile, dove spesso ero al suo capezzale.

Quasi quasi mi sentivo in colpa. Veramente mi sono dimenticato di lei? No! Non starei qui a parlarne.
Credo che proprio i cambiameti di questi giorni mi abbiamo fatto rivivere delle sensazioni vissute con lei. Il freddo, la nebbia, il camino, i giorni corti, le foglie che cadono, i lumini al cimitero, la messa alle prime ore del mattino.....emozioni legate ad esperienze vissute con lei.

Mi ha trascinato nei suoi valori e me li ha trasmessi. Altro che dimenticare. Quei lumini che ardono al cimitero mi richiamano questi ricordi vivi che porto dentro e che mi accompagnano. In un certo modo, mi aiutano ad essere beato; ovvero, felice di sentire accanto a me la presenza di persone che non ci sono più, le quali mi incoraggiano nel mio cammino di fede. 

Vivo oggi la fede che mi è stata trasmessa come un forte legame tra le Gerusalemme terrena e quella celeste. Il cimitero mi ricorda questo. Ci andrò con calma, passata la confusione di questi giorni. Ma con questa certezza.

martedì 30 ottobre 2012

Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Il progresso spirituale




Ef 5,21-33   Sal 127   Lc 13,18-21
Il granello crebbe e divenne un albero

L’impasto è un insieme di tanti elementi mescolati tra di loro secondo dosi e tempi stabiliti. Se rispetti delle condizioni viene fuori un dolce o qualcos’altro. Così nella vita spirituale. Essa cresce se la impasti bene con la preghiera, la Parola, l’Eucaristia, una vita caritatevole e del tempo dedicato ad attività pratiche. Il tutto avendo come punto di riferimento Cristo, che aiuta a mettere ordine in tutto per ricondurci a Dio.

Questo paragone mi aiuta  a leggere il vangelo di oggi. In esso il Regno è paragonato ad un granellino di senapa ed al lievito che fermenta la massa. In entrambi i casi si sottolinea l’importanza della crescita. Il che permette al seme di diventare un grande albero ed alla massa di lievitare come il pane. Un progresso. Esso tuttavia non è scontato. Come per gli agricoltori ed i panificatori, è necessario impegno e dedizione per accostarsi costantemente al vangelo e permettergli di entrare nel nostro cuore. Lì anzitutto deve crescere e germogliare.

Poi progagarsi nella nostra grande famiglia: la chiesa. Ognuno per quella comunità di cui fa parte. Per noi riguarda la vita parrocchiale e diocesana. In questo contesto siamo chiamati ad essere lievito che fermenta e fa crescere in umanità e fede. Allora tanti “uccellini” troveranno ristoro e molti potranno saziare la loro fame di giustizia. Tramite noi il vangelo si diffonde, cresce, fermenta perchè parla al cuore delle persone pronte per accogliere la figura di Cristo come sposo fedele.

San Paolo paragona, appunto, il legane di Cristo con la chiesa a quello della sposo per la sposa. Forte, unico, indissolubile. La sua fedeltà è modello per noi altri. Altrettanto di stima e fiducia dovrebbe essere il nostro rapporto con il vangelo e la chiesa: l’unico modo per far fruttificare quanto Dio stesso semina in noi e nel mondo.


PENSIERO DEL GIORNO

Non in un luogo va cercata la presenza di Dio ma negli atti, nella vita, nel comportamento. Se tutto questo è secondo Dio, se si compie in conformità al suo precetto, poco importa che tu sia in casa o in piazza, poco importa che tu ti trovi a teatro: se tu servi il Verbo di Dio, tu vivi alla sua presenza, non dubitare. 

Origene

domenica 28 ottobre 2012

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)



Il primo sia l’ultimo di tutti


Is 53,10-11   Sal 32   Eb 4,14-16   Mc 10,35-45
Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti

Gesù è venuto sulla terra per compiere fino in fondo la volontà del Padre. Egli è il sommo sacerdote perfetto che ha condiviso in tutto la nostra condizione umana, tranne il peccato. E’ l’unico mediatore tra noi e Dio perchè ha offerto la sua vita per il nostro riscatto. Obbedendo in questo alla volontà del Padre, che ci vuole tutti salvi.

Per questo la sua non è la logica di sopraffazione ed egoismo che il mondo propone, ma quella del servizio che propone come maestro autorevole. Egli per primo, infatti, si è fatto servo di tutti. Per questo la richiesta di Giacomo e Giovanni del vangelo odierno è del tutto fuori luogo.

Neanche gli apostoli hanno capito la vera missione del Cristo, che non è venuto ad instaurare un regno politico ma un regno di amore nell’obbedienza al Padre. I due apostoli esprimono il desiderio di ambire ai posti più alti, così come si fa nei regno di questo mondo. Vogliono il potere

Una grande tentazione di tutti noi che serviamo il vangelo. Anche se inconsciamente tendiamo ad essere apprezzati e riconosciuti dagli uomini per quello che facciamo. Gesù, da grande maestro, non si scompone ma chiarisce le idee, a loro ed a noi. E’ giusto chiedere. Ma a volte i contenuti delle nostre preghiere rispecchiano più la nostra volontà che quella di Dio.

Allora il Cristo ribadisce che tra di noi chi vuole essere il primo deve farsi servo di tutti. Deve cercare quello che agli occhi della società è l’ultimo posto. Così come ha fatto Lui, che ha accettato la passione e la morte per ascoltare fino in fondo la voce del Padre. Il mondo è così, ricco di privilegi e raccomandazioni, potere e carriera a discapito dei deboli e dei poveri del mondo.

Se vogliamo combiare le cose dobbiamo aprire il nostro cuore alla novità del vangelo e farlo purificare da ambizioni puramente umane. Così, con l’aiuto di Dio, saremo veri discepoli del Maestro e, nel silenzio e nel nascondimento, porteremo nel mondo la mentalità misericordiosa di Dio.

sabato 27 ottobre 2012

Senza volto

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO  (Anno B)

Mc 10, 46-52 

Il volto esprime tutto di noi. Non ti puoi nascondere se non con qualche trucco che rende l’apparenza del tuo benessere. Qualunque emozione o sentimento traspare. La faccia dice tutto di te. Anche se non ce l’hai, parla e produce un’ indifferenza da anonimato. Ti accorgi subito se una persona è triste, preoccupata o allegra. Quantomeno presa da qualcosa.

Non te lo vuole dire, ma è così. Lo intuisci. Per cui o si viene alloscoperto o si nasconde qualcosa. Per certi versi è meglio nascondere, altrimenti si rischia di non essere capiti. Però ne va di mezzo la nostra sincerità. Se una persona è schietta non può fingere. E’ come se andasse contro natura. La figura di Bartimeo del vangelo di oggi, mi ispira questa riflessione. Egli è spontaneo.

Riconosce che gli manca qualcosa e sa che solamente Gesù può dargliela. Non solo la vista ma la sua vera identità. Gesù gli dona il suo volto ed egli lo segue, non lo lascia più. Bartimeo significa figlio di Timeo. Questo mi ha sempre meravigliato. Il cieco non ha neanche un nome! E’ fuori dalla società. E’ anonimo e non classificato. Come tanti oggi. Gesù gli dà un’identità. Ecco il valore della fede: permette di ritrovarci, di rinascere a vita nuova. Gesù vuole il nostro bene.

Desidera vedere realizzati i nostri sogni. Non lo fa per arroganza o vanità o capriccio, pretendendo cose assurde, solo per il gusto di farlo. Cristo ci ama per quello che siamo. Vede il nostro cuore, lo conosce. Vorrebbe che esso arda di amore indissolubile verso di Lui. Solamente così può liberarci dal nostro egoismo e portarci verso le ambite mete della soddisfazione e della felicità.

mercoledì 24 ottobre 2012

La palestra

Caro diario,
                  
                   lo sport dovrebbe rientrare nel nostro stile di vita. Mente sana in corpo sano, dicono gli antichi. Ed hanno ragione. Se il corpo non è allenato la mente non produce.

Più che altro occorre liberarsi dalla tensione accumulata dallo stress. Inoltre l'organismo deve abituarsi al movimento continuo, soprattutto per chi fa vita sedentaria.

Da un po' vado in palestra. E già mi sento molto meglio. Più lucido, riflessi pronti, meno gonfio. Cerco di essere costante per farla rientrare nelle attività della settimana.

Gli orari flessibili mi aiutano. Come pure il sapere di andare in un luogo ed incontrare altre persone che fanno la stessa cosa. E' molto incoraggiante rispetto ad un'attività fatta da solo.

Per tanto tempo ci ho provato ma ho mollato. L'inesperienza ti porta a fare passi più lunghi della manica ed a pretendere troppo. Per cui facilmente lasci perdere.

Il corpo ha dei ritmi che bisogna conoscere. E' parte di noi, però, spesso non lo capiamo e gli chiediamo troppo. E poi stiamo male.

Dedicargli del tempo fa bene alla salute ed alla vita; la migliora e la fa gustare in pieno. Lo spirito è più forte in un corpo dedito all'allenamento. 



A presto!

domenica 21 ottobre 2012

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)
 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Mc 10, 35
Nel chiedere qualcosa a qualcuno capita che ci imponiamo. Se non riceviamo la cortesia ci offendiamo. Anche in cose banali. Fammelo per cortesia; ti prego; in nome della nostra amicizia. Con frasi del genere vogliamo primeggiare.
Al primo posto quello che vogliamo, il resto viene dopo. E usiamo della forme di ricatto che mettono in gioco le amicizie o un favore che noi abbiamo  fatto, per il quale è dovuto il ricambio.
Spesso uso anch'io questa logica e neanche me ne accorgo. Quando voglio comandare qualcuno, per esempio. Cerco di essere suadente. Tante volte sono stato usato come un burattino perché non ho avuto la forza di reagire.
Ricordo quando comprai un biglietto per una festa da ballo, io che allora non andavo mai a ballare! Ma chi me lo chiese riuscì a carpire la mia attenzione ed il mio portafoglio. Ed io per non fare brutta figura….
Ma sai quante volte tornerei indietro per far rispettare la mia volontà? E’ impossibile. Ma se potessi ci andrei come sono ora per rivivere alcuni episodi a modo mio. Forse con me stesso lo posso ancora fare come una sorta di rivincita, con l’aiuto dell’immaginazione.
Oggi gli apostoli chiedono qualcosa a Gesù. Vogliono primeggiare attraverso un posto di potere. Per essere qualcuno, migliori degli altri. Vorrebbero avere i ministeri più importanti del Regno di Dio!
Rivolgono questa domanda proprio a Cristo, che è venuto sulla terra non per fare la sua volontà ma quella de Padre. La risposta è, infatti, su questa linea. Chi vuole primeggiare nel Regno deve mettersi a servizio degli altri, non impugnare le armi e con la forza ottenere privilegi.
Nel Regno l’arma è la croce della carità e la meta il compiere la volontà di Dio, non la nostra. Spesso ci dimentichiamo che il nostro cammino è una continua conformazione a Cristo nell'avvicinare sempre più la nostra volontà a quella di Dio.
Sarà sempre scomoda per le nostre ambizioni, ma è l’unica che può salvarci. Soprattutto ci aiuta a vivere bene in questo mondo con una logica di abbandono in Dio e di compassione verso tutti. Solamente così il nostro primeggiare sarà fruttifero e anziché pretendere saremo noi a metterci in azione.


sabato 20 ottobre 2012

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)



Che io veda!


Ger 31,7-9   Sal 125   Eb 5,1-6   Mc 10,46-52
Rabbunì, che io veda di nuovo!

Assumendo la condizione umana, Cristo vive il senso di precarietà e di sofferenza dell’uomo. Lo prende su di sè. Così può capire i disagi delle persone ed essere credibile nella sua predicazione. Non solo: egli prova, in tal modo, compassione per l’umanità, tanto da donar per essa la sua vita. Solamente così ci riporta al Padre, nel suo eterno amore.

La figura di Bartimeo ci ricorda proprio questo. Soprattutto l’amore che Dio ha per ognuno di noi. Egli ci ama ad uno ad uno e ci chiama per nome. Ci conosce nell’intimo. Non ci ha creati per caso. Bartimeo è uno senza nome e dignità agli occhi del mondo. Gesù lo riporta nella sua dimensione originaria di figlio amato e redento. Dio non lo abbandona alla sua sorte e gli ridona la vista.

L’uomo guarito è invitato a ritornare alla sua casa, al suo luogo di vita ordinario. Egli invece lascia il suo mantello e decide si seguire Gesù in una nuova vita. Anche noi, riconosciuto il Cristo come la nostra luce guida, dovremmo lasciare le fatue certezze del passato per seguire Lui, unico nostro bene.

mercoledì 17 ottobre 2012

Sonno


Ecco che arriva.
Ti cala la palpebra
il giorno vola via.

Ti accingi alle coperte
nel ristoro del sonno.

La mente si offusca;
sbadigli si susseguono.

Rivedi la giornata.

Hai fatto poco
o tanto;
ma a quest'ora
ti senti inconpreso.

La notte porterà
consigli
ed un altro giorno
sarà il tuo banco di prova.

Forse ripeterai
gli stessi errori
o farai meglio.

Non importa.

Ora si dorme.


domenica 7 ottobre 2012

Brivido


Ti aggrappi a te stesso
in cerca di calore.

Senti il gelo sulle ossa
con qualche brivido.

Il primo freddo
sta per arrivare.

Ed hai già voglia del fuocherello.

venerdì 5 ottobre 2012

Aria autunnale


Il sole è
aggressivo.

In tonalità calde,
illumina.

Assapori
l'aria umida.

Entre nei polmoni
quel senso di bagnato.

Un venticello
avverte.

Ormai
l'autunno c'è.



mercoledì 3 ottobre 2012

Delusione




Un amaro in bocca,
un senso di nullità,
un pugno allo stomaco.

Pensavi di essere capito,
compreso,
e ti ritrovi
gomma bucata.

Usata e gettata via.

Forse hai dato 
troppo fiducia,
hai preteso troppo.

Chi lo sa.

Intanto
vivi nella confusione
e nell'incertezza
di nuove amicizie.

Purtroppo diventi 
guardingo.

Innalzi muri difensivi;
ti chiudi.

E aspetti 
uno spiraglio
di luce.

Lascia che



Lascia che scivoli
la polvere dai tuoi pensieri. 


Lascia scorrere l'oceano 
dei tuoi problemi.


Che vadano liberi 
i brandelli di memoria.


Tu, percorri il tuo 
sentiero sinuoso. 


E lascia che il tempo 
ti trascini nel divenire. 


E l'eterno ti invada
  con la sua scintilla.