martedì 31 dicembre 2013

Settimo giorno fra l'ottava di Natale



  L’ultimo dell’anno


1Gv 2,18-21   Sal 95   Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne


Il verbo di Dio che era presso il Padre si è incarnato nella storia e si è fatto uno di Noi Per mezzo di Lui tutte le cose sono state fatte, anche la creazione. Egli è l’unico mediatore tra noi e il Padre e ci ha dato la possibilità di divenire figli di Dio con il suo sacrificio vespertino sulla croce che l’ha portato alla Resurrezione.Occorre, però, accoglierlo e riconoscerlo come il nostro Dio.

Non solo con le parole ma con i fatti e nella verità. Vedere Lui è vedere e contemplare il volto di Dio in tanti fratelli che camminano con noi che possono aiutarci a far luce, laddove la nostra visione di Dio è offuscata.

Occorre però molta preghiera. Solo così possiamo ricevere da Dio la forza per lodarlo su questa terra ed in eterno tutti i giorni della nostra vita. Con l’Eucarestia insieme al Verbo, nello Spirito, offriamo al Padre tutto noi stessi per far diffondere nel mondo la sua luce di salvezza per tutti i popoli.

In particolare oggi, ultimo giorno dell’anno. Vogliamo ringraziare Dio per tutti i benefici che ci ha dato in quest’anno e confermiamo la nostra disponibilità a cominciare un nuovo anno nel suo nome, per l’edificazione nostra e di tutto il mondo.

Che il Signore ci doni sempre la sua pace per essere annunciatori della nonviolenza nella logica di guerra che sempre è presente nel mondo. Che sia per tutti un anno migliore, pieno della grazia di Dio per affrontare con speranza le difficoltà e godere nella condivisione le gioie conquistate.

lunedì 30 dicembre 2013

Il disegno


Giuseppe uomo giusto è per noi esempio di collaborazione con Dio. Progetta di ripudiare la moglie in segreto, ma quando coglie la volontà di Dio la accetta. Sposa Maria e diviene padre putativo di Gesù.

Così si realizza il disegno di Dio: con la responsabilità di Maria e Giuseppe e tra tante difficoltà nel far nascere e crescere il bambino. Dio si fa uno di noi per salvarci dal peccato.

Per questo è necessario che si incarni nella nostra vita. Che i nostri dubbi si trasformino in certezza, le nostre sicurezze in filiale abbandono a chi può guidarci in nome di Dio per dire dì a suo Figlio ogni giorno della nostra vita.

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE Festa


Sacra famiglia



Dopo la purificazione di Gesù al tempio, la famiglia torna a Nazareth la città natale. Da qui abbiamo poco o nulla su come Gesù abbia vissuto fino ai trent’anni dove inizia la sua attività pubblica. L’unica cosa che sappiamo è che Gesù è cresciuto in età, sapienza e grazia. 

Possiamo aggiungere, in bassa alle informazioni dei vangeli apocrifi, che egli ha lavorato come falegname prima con il padre e poi, dopo la sua morte, da solo. Sappiamo inoltre che era ubbidiente ai genitori e un ragazzo religioso e devoto a Dio.

Tramite la seconda lettura, vediamo che Gesù, essendo ebreo, fa parte della grande discendenza di Abramo, nostro padre nella fede che per seguire Dio lascia tutto ed è disposto anche a immolare suo figlio, come prova estrema cui Dio lo chiama per sondare la sua fede.

Una discendenza enorme, più dei granelli della sabbia del mare, come ci ricorda il libro della Genesi, nella prima lettura. Discendenza di cui anche noi facciamo parte in modo attivo, grazie al sacrificio di Cristo.

Egli è cresciuto in una famiglia per capire la sua missione di Figlio di Dio: sacrificare la vita in riscatto di molti. Lui ci ha liberati dalla schiavitù del peccato con la sua morte-resurrezione, dimostrando ancora una volta il volto misericordioso del Padre.

Nel progetto di quest’ultimo, la famiglia ha un posto particolare. Essa è il riflesso del suo amore eterno che l’uomo e la donna sono chiamati a trasmettere come icona della trinità, soprattutto nel generare e educare i figli. 

Tramite l’esempio dei loro genitori, essi possono toccare con mano la promessa di Dio fatta ad Abramo, perché sperimentano, tramite loro, l’amore premuroso del Signore che non abbandono i suoi figli, ma li soccorre al tempo opportuno, indicando a ognuno una missione da compiere.

domenica 29 dicembre 2013

Protezione

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE
Festa

 Mt 2,13-15.19-23


Da piccolo, quando i genitori dovevano discutere di "cose grosse", a noi ci mandavano a letto o a giocare con i cuginetti. Una volta li spiai e mi accorsi che parlavano a voce molto alta, mai sentita prima. Scappai impaurito.

Non davanti ai bambini, rimproverò mia padre la mamma quando questi arrivò arrabbiato e cominciò a urlare. Mio nonno, invece, non voleva che andassimo a vedere i morti o che ci sedessimo su una sedia dalla quale si era appena alzata una persona. Per le malattie, diceva.

Insomma, tante piccole attenzioni che hanno preservato l'infanzia da esperienze forti, rimandate all'età adulta. Infatti, solamente ora capisco il senso di tante proibizioni. I bambini hanno bisogno di protezione e serenità per crescere sicuri di sè e consapevoli di essere amati.

Lo stesso è stato per Gesù. I suoi genitori, Maria e Giuseppe, hanno avuto cura di Lui. Lo hanno salvaguardato sin dai primi giorni quando Erode voleva ucciderlo. Poi lo hanno educato a Nazareth. Dandogli così tutte le coordinate fondamentali per comprendere ed attuare la sua vocazione.

Un grande esempio per tutte le famiglie. I problemi ed i sacrifici da affrontare sono tanti. Occorre coraggio! Proprio in queste situazioni, come è stato per Giuseppe, non mancherà la guida di Dio che indicherà la strada giusta per proseguire il cammino.

sabato 28 dicembre 2013

Vita buona

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (Anno C) – Festa
Lc 2, 41-52


L’altro giorno ho visto un film in cui un padre cercava di badare a suo figlio. Tuttavia anziché occuparsi di lui era preso dal suo lavoro e per farlo dormire, perché lo infastidiva, ha pensato bene di mettergli un po’ di valium nella bottiglietta del latte. 

Una scena che mi ha fatto riflettere tantissimo sulla fragilità e la piena dipendenza di un neonato e sull’importanza di una famiglia. Quel pargolo mi ha riportato alla dimensione umana che Dio ci ha donato e che suo Figlio Gesù ha assunto.

Dio ci regala una vita con gli altri, dove riceviamo tanto e dovremmo altrettanto donare con amore quando ne abbiamo la possibilità. Quanto più riceviamo attenzioni e premura, tanto più acquistiamo sicurezza e siamo desiderosi di amare.

La scuola di tutto questo è la famiglia. Il luogo, appunto, che il Signore ha pensato per la fondamentale educazione che ognuno dovrebbe ricevere. Un buon padre e una buona madre, dei fratelli e sorelle, nonni e zii, sono il luogo originario di ciò che saremo nella vita.

Per questo anche Gesù ha una famiglia dove nasce e cresce in sapienza, età e grazia. Immagino la madre, Maria. Vede nel suo bambino il grande mistero che gli è stato annunciato. Un bambino comune, tuttavia il Figlio di Dio.

Così accanto a qual padre con valium pronto, vedo la pazienza di Maria e Giuseppe, i quali anche dinanzi alla risposta del figlio, devo occuparmi delle cose del padre mio, sanno essere pazienti e non dimenticano la particolarità di Gesù.

La vita buona del vangelo dovrebbe sul serio essere il nostro punto di riferimento. Primo per ricordarci il valore fondamentale della nostra famiglia; poi, per essere altrettanto noi testimoni di relazioni vere e autentiche.

SANTI INNOCENTI, martiri - Festa

  Innocenti martiri


 
1 Gv 1,5-2,2; Sal 123; Mt 2,13-18



Gesù è già perseguitato dalla sua nascita. Erode, infatti, sapendo che è un grande re, lo vuole uccidere. Non riuscendolo a trovare fa ammazzare tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù.Un ingiusto atto di violenza e di sopraffazione.

Maria e Giuseppe scappano allora in Egitto per proteggere il bambino. Anche loro esuli e raminghi in un modo dove non si riesce a vivere in pace. Gesù, la luce dal mondo, dove anch’egli combattere per affrontare le ingiustizie della vita. E va in quella terra che ha tenuto schiavo il suo popolo per tanti anni.

Quasi a ricordare la Pasqua ebraica che Lui porterà a compimento con la sua morte e resurrezione, ciò che l’ha reso sacerdote, re e profeta per tutti noi.
Anche per quei bambini innocenti e per tutti quelli che sono morti nel corso della storia e che ancora oggi muoiono ingiustamente, addirittura prima di venie alla luce.

La testimonianza di vita possiamo darla pure noi se seguiamo la luce, come ci indica san Giovanni nella prima lettura, e riconosciamo i nostri peccati per lasciarci illuminare da Cristo, dalla vita divina che è in Lui. Egli ci permetterà di rifugiarci sempre in Dio ed aspettare la sua giustizia, soprattutto quando si verificano situazioni incomprensibili, come bambini innocenti che muoio.

La storia è nelle mani di Dio. Lui la porterà a compimento al tempo opportuno. Questa luce della fede sia consolazione e speranza per il nostro vagare terreno.


SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE Festa


Commento  Mt 2,13-15.19-23

 

venerdì 27 dicembre 2013

SAN GIOVANNI, Apostolo ed Evangelista - Festa

Vedere per credere

1Gv 1,1-4   Sal 96   Gv 20,2-8
L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro


Giovanni nel suo vangelo usa un linguaggio molto teologico. Già il prologo ne è un esempio. Lì egli parla del Verbo eterno che era presso il Padre e che si è fatto carne. E' divenuto uno di noi, assumendo la nostra condizione, eccetto il peccato.

Proprio per sconfiggere il peccato si compie questo mistero della nostra salvezza. Non per discendenza di sangue ma per volere della misericordia di Dio. L'evangelista ci ricorda, infatti, che il nome di Dio è Amore. Noi possiamo incontrarlo se vediamo questo amore e lo tocchiamo con mano.

Così come lui, il discepolo prediletto, ha visto e creduto che Gesù non era più nel sepolcro, perchè risorto dai morti. Una rinascita che può toccare la nostra vita se Dio Amore ci travolge e ci infiamma di carità. Una virtù, questa, che può farci vedere e toccare la infinita misericordia che il Signore ha per noi.

giovedì 26 dicembre 2013

Il tepore del camino




Caro diario,

                     quando le giornate sono uggiose e pungenti come oggi, il tepore del camino è quello che ci vuole. Ti metti lì al caldo ad osservare le fiamme del fuoco e mentre ti rilassi pensi.

Il fare meditabondo si confà a quest’atmosfeta che ti rannicchia in te stesso. Magari con un po' di tabacco ti prepari una pipa sorseggiando un buon vino.

Il tempo del fare cede allo spingersi a fermarsi, stop, per calarsi nelle emozioni più profonde e vive, che presentano un loro originale percorso.

Così, vai dai ricordi del passato, con persone che hanno condiviso con te tali momenti, invitandoti al fuco, alla revisione del presente con le cose fatte e da fare.

Se poi preferisci la fantasia, allora un buon film di genere o un romanzo mozzafiato possono essere senz'altro di aiuto.

Insomma, proprio un buon clima. Speriamo che la globalizzazione non lo spazzi via. A presto!

Santo Stefano Primo Martire, Diacono (Festa)

Protomartire


At 6,8-12;7,54-60   Sal 30   Mt 10,17-22
         Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro             

Stefano è il primo martire che la chiesa ricordi.È un uomo pieno di Spirito Santo è non ha paura di parlare nel nome di Cristo. Egli riconosce la sua divinità e lo contempla alla destra di Dio Padre, nella sua vera dignità che gli ha dato la resurrezione.

La franchezza di Stefano e la verità delle sue parole mettono in difficoltà i capi religiosi dell’epoca, i quali lo condannano alla lapidazione. Egli non viene meno alla sua fede ma, sotto i colpi delle pietre, loda Dio e prega per i suoi aguzzini. Lo Spirito Santo lo ha plasmato del tutto, fino a renderlo un sacrificio vivente a Dio Padre unito a quello supremo del Figlio.

Stefano è l’incarnazione della pagina evangelica che oggi la liturgia propone. In essa Gesù invita a fare attenzione di chi ci sta accanto, perché prima o poi ci accuserà a causa del suo nome. Nello stesso tempo ci incoraggia a non avere paura perché sarà lo Spirito, il Paraclito, a suggerirci le parole giuste per la nostra difesa.

Una difesa che non condannerà nessuno, ma tutto rimetterà nelle mani di Dio per la realizzazione di un mondo migliore, senza odio né violenza.Dovremmo sentirci incoraggiati da queste parole.Gesù ci ricorda che non siamo soli, perché ci ha inviato lo Spirito consolatore che sempre sarà con noi fino alla fine dei tempi. 

La nostra preghiera si rivolga, dunque, a Lui, affinché continuamente ci illumini e ci sostenga nel nostro cammino di credenti per rendere testimonianza alla misericordia di Dio nel mondo.

martedì 24 dicembre 2013

Incontro vero



Solo grazie a quest’incontro – o reincontro – con l’amore di Dio, che si tramuta in felice amicizia, siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dall’autoreferenzialità. Giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani, quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi perché raggiungiamo il nostro essere più vero. Lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice. Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri? 

Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 8 


BUON NATALE!

Natale del Signore - messa della notte



Una grande gioia


Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14
Oggi è nato per voi il Salvatore



Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi il Salvatore. Questo il messaggio degli angeli ai pastori che vegliano il loro gregge.Dio è nato in una stalla, dorme in una mangiatoia e gli ultimi sono avvisati per adorarlo. Si manifesta loro la gloria di Dio che manda suo Figlio sulla terra per far fiorire la pace. Pace agli uomini di buona volontà.

Il giogo degli oppressi è spezzato, la guerra non ci sarà più, la nonviolenza ha il primato per chi riconosce in questo bambino indifeso la presenza di Dio. Di Chi è venuto a togliere i peccati del mondo.Un annuncio anche per noi oggi. Dio ci è sempre accanto, soprattutto negli umili e nei sofferenti. 

Continuamente nasce nella nostra vita e spesso ne siamo indifferenti. Primo perché non andiamo a cercarlo nella stalla; secondo perché l’annuncio si salvezza, che in vario modo riceviamo, spesso non lo udiamo, perché non abbiamo orecchie per sentire e occhi per vedere.

Dovremmo proprio chiedere alla luce vera di illuminare le tenebre della nostra incredulità, così come illumina l’oscurità di questa notte. Che Egli venga nel nostro cuore e gli dia la luce vera e duratura. Quella che rende felici e che trabocca dal modo di essere che scaturisce dal vangelo della pace.

Così nell’attesa della vera gloria del Cristo, pratichiamo la giustizia e cerchiamo di vivere in sintonia con la volontà di Dio per costruire un mondo migliore.

lunedì 23 dicembre 2013

Feria propria del 23 Dicembre

Il messaggero


Ml 3,1-4.23-24   Sal 24   Lc 1,57-66
Nascita di Giovanni Battista

Il Signore ha predetto che prima di inviare suo Figlio sulla terra, manderà un profeta per preparargli la strada: Giovanni il battista. Egli purificherà il popolo come oro nel crogiuolo per renderlo capace di accogliere il Messia umile, che nasce dal grembo della vergine Maria.

Anche la nascita di Giovanni è prodigiosa. Elisabetta, sterile, lo concepisce e porta a termine la gravidanza. Zaccaria, il padre, perde la parola perché non crede nella potenza di Dio. Quando la riacquista, loda Dio per la sua grandezza e indica il nome del figlio, Giovanni appunto.

Un nome che non è dei suoi antenati, ma indicato da Dio per la missione che quest’uomo dovrà realizzare: precedere l’agnello di Dio invitando la gente alla conversione mediante un battesimo di penitenza. Antecedente del vero battesimo in spirito che il Cristo realizzerà e porterà a compimento con la sua morte-resurrezione.

Il Signore prevede per tutti una via di salvezza attraverso storie e personaggi concreti. Soprattutto la indica tramite suo Figlio. La testimonianza di Giovanni è valida anche per noi oggi, in attesa del Regno definitivo e pronti per celebrare il Natale. Siamo invitati a riconoscere in Gesù la luce vera che può illuminare e riscaldare il nostro cuore. Quella luce che può indicarci le tracce del vero cammino che porta a Dio e alla salvezza.

Una volta trovatala, dobbiamo custodirla ogni giorno. E testimoniarla a chi non la vede con la vicinanza della nostra amicizia. La preghiera ci consentirà di alimentarla e tenerla sempre accesa, come la lucina di una candela, per far luce nelle tenebre del mondo. 

sabato 21 dicembre 2013

Intuizioni interiori

IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)

Mt 1, 18-24



Quante cose si capiscono con il senno di poi! Inizialmente sembrano situazioni assurde, in seguito ti accorgi che erano giuste. Devi avere fiducia della persona che ti consiglia con la sua saggezza. E' l'unica certezza.

Fai così che ti troverai bene. O frasi simili. E' l'unica luce che hai. Soprattutto nelle svolte fondamentali della vita. Devi comunque fare una scelta. Ti tuffi non solo perché sei stanco di come procede, ma perché ti fidi.

Si tratta spesso di intuizioni interiori affinate da delusioni del passato. Allora a tatto percepisci se una persona è seria o fasulla. A me questo è capitato quando ho incontrato un gesuita che mi ha proposto di completare i miei studi a Roma.

Mi ha incoraggiato e mi ha aiutato. Così non solo ho terminato gli studi ma ho incontrato altre persone e altre realtà. Per cui a Roma sono rimasto molto più del previsto ed ho ripreso il mio percorso vocazionale.

Questo mi ricorda la scelta di Giuseppe. Pure lui si fida e segue una sua conferma interiore, narrata dall'episodio dell'angelo. Egli è uomo giusto perché segue la sua coscienza fidandosi di Dio.

E il disegno del Signore si realizza nella storia. E' nella nostra storia e coinvolge sempre le nostre scelte. Dire allora che Gesù ed il suo regno possono nascere altrettanto oggi, è molto più concreto.


IV DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)


Commento Mt 1, 18-24


Feria propria del 21 Dicembre

Giardino fiorito




Com’è bella questa pagina del Cantico dei Cantici. Parla di primavera, di piante in fiore che profumano. Mentre siamo all’inizio della stagione invernale. Per questo ancora più incisiva. E lo è ancora di più se pensiamo al mistero dell’incarnazione

Gesù è lo sposo che finalmente arriva sulla terra. La sposa può uscire perché e tempo di festeggiare le nozze. La sposa siamo noi chiamati a vivere, sin dal Battesimo, la nostra festa di nozze con Cristo redentore. Possiamo andare fuori per recarci incontro allo sposo che viene nella grotta di Betlemme, ma anche nel nostro cuore, per ambire il primo posto. Altresì in noi, come per Elisabetta, lo Spirito sprona alla gioia per aver visto la Luce vera che illumina il mondo.

Una luce stabile e duratura che non ha fine.Così la caratteristica del nostro sposo che finalmente arriva sulla terra in attesa. Pertanto, come in primavera, vengono fuori i primi germogli e le piante fioriscono diffondendo la loro fragranza.Un profumo che è dono gratuito del Signore che rende santa e balsamica la nostra vita mediante atteggiamenti positivi che vengono dal vangelo. Perciò, i primi boccioli di primavera diventano un grande giardino: il paradiso deturpato dal peccato.

Il nostro compito primario è, dunque, rendere lode a Dio, perché guarda anche alla nostra umiltà per compiere in noi grandi cose. Per questo Maria è benedetta: per aver detto sì a Dio. In tal modo anche noi saremo benedetti se ci faremo piccoli per accogliere la grandezza della Parola fatta carne.

venerdì 20 dicembre 2013

Feria propria del 20 Dicembre



Stalla e sepolcro


Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio
 


Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Il salmo 23 ci aiuta a credere ancora di più che nulla è impossibile a Dio. Il futuro è nelle sue mai per cui non dobbiamo temere nulla. Lui ha creato il mondo e Lui lo porterà a compimento mediante suo Figlio, Cristo Gesù.

Il mistero dell’incarnazione s’inserisce in questa prospettiva. Dio non ci abbandona ma interviene nel mondo nel rispetto della storia di ognuno. Così, anche se Maria è preservata dal peccato originale, l’angelo Gabriele le annuncia la nascita di Gesù e aspetta una sua risposta, che non delude le attese del Signore.

La vergine del sì crede in Dio ed attua il suo disegno su di lei. Quel segno che Isaia aveva previsto, ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, in Maria si realizza e Dio mantiene la sua promessa.

Di questa promessa anche noi facciamo parte sin dal battesimo, quando ci siamo incorporati in Cristo ed abbiamo detto il nostro sì al Padre, come Maria. Un sì che deve rinnovarsi ogni giorno, quando, attraverso le nostre scelte coerenti al vangelo, testimoniamo la nostra fede viva e vera in un Dio che non ci abbandona al peccato e alla morte.

Proprio per questo, Gesù nasce in una stalla in quelle fasce che richiamano le bende del sepolcro ed il mistero della sua passione-morte-resurrezione. Mistero di salvezza che dirige la nostra vita verso Dio Padre nel soffio dello Spirito che sempre sprona le nostre vele, se le trova ben aperte e disposte a lasciarsi guidare.

giovedì 19 dicembre 2013

Feria propria del 19 Dicembre


Nulla è impossibile a Dio

                                                                                            



 Gdc 13,2-7.24-25a   Sal 70   Lc 1,5-25
La nascita di Giovanni Battista è annunciata dall’angelo


Ieri l’incarnazione del Cristo ci ha fatto riflettere sul fatto che nulla è impossibile a Dio. Ad una condizione: che gli permettiamo di agire nella nostra vita. Questo perché le sue vie non sono le nostre ed i suoi pensieri sono diversi dai nostri.

Se veramente ci fidiamo di Lui e crediamo che ci vuole bene, allora dobbiamo lasciarlo operare nella nostra vita con lo stesso atteggiamento di Maria: sono la serva del Signore avvenga di me secondo la tua parola.

Una disposizione d’animo che non ha avuto Zaccaria quando l’arcangelo Gabriele gli ha annunciato la nascita di suo figlio, Giovanni il battista. Questo sacerdote non ha creduto che sua moglie, sterile, potesse partorire un figlio in tarda età. Invece è avvenuto. Ma lui ha perso la voce proprio perché la sua incredulità non gli ha permesso di rendere lode all’onnipotenza divina.

Così anche per noi. Spesso non ci fidiamo di Dio, in particolare quando tutto va a rotoli, e non collaboriamo più con Lui. Così la sua volontà tarda a realizzarsi perché il nostro cuore continua ad essere sterile e a non produrre frutti. Dovremmo rivolgerci a Lui come oggi ci indica il salmista:

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

Così, dall’ombra della morte il Signore ci solleverà alla vita eterna ed anche su questa terra vivremo beati perché saremo sempre con Lui.

mercoledì 18 dicembre 2013

Feria propria del 18 Dicembre

Uomo giusto


Ger 23,5-8   Sal 71   Mt 1,18-24
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide


Giuseppe. Il padre putativo di Gesù. Sappiamo di lui l'essenziale, che oggi è riportato da Matteo. Sapendo che la sua promessa sposa è incinta vorrebbe ripudiarla. Ma l'angelo che vede in sogno gli rivela la verità. Ed egli, uomo giusto, accoglie la sua missione.

Il falegname è il simbolo del pio osservante ebraico che accoglie la Parola e la mette in pratica. Per questo è ricordato come uomo giusto ed è per noi un modello. Non sa a cosa va incontro, tuttavia permette a Dio di realizzare il suo disegno con tutti i sacrifici del padre.

Egli si affianca a Maria. La accoglie come sposa per tutta la vita. La protegge e gli consente di portare alla luce il Verbo. Si prende cura pure di Lui, da buon padre. Lo educa secondo la legge ebraica e gli insegna il mestiere. Morirà presto. Resta comunque un forte esempio di fedeltà a Dio ed alla sua Parola.

martedì 17 dicembre 2013

Feria propria del 17 Dicembre

Un Dio nella storia

Gn 49,2.8-10   Sal 71   Mt 1,1-17
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide


Gesù è figlio di Dio ma anche figlio dell'uomo incarnato in una storia. Come ognuno di noi ha degli antenati, i quali sono quella genealogia che Dio stesso ha previsto. La promessa di un messia si realizza nella storia grazie al sì concreto di Maria e di Giuseppe, che la prende in moglie.

Gesù nasce così in un determinato contesto storico ed in una nazione precisa. E' il compimento delle attese del popolo ebraico. Un progetto però che delude. Non è come sappiamo un messia potente, ma un re umile e nonviolento che sarà addirittura condannato a morte.

La fede ci chiede di aggrapparci a Lui e superare le incertezze fidandoci della Parola, che ce lo indica come il salvatore. Sull'esempio di Giovanni il battista esprimiamo le nostre perplessità con la certezza di saper riconoscere il Cristo tutti i giorni della nostra vita, per goderlo un domani nell'eternità.

Lame di luce


Anche nell'oscurità più fitta c'è una piccola luce di speranza.

lunedì 16 dicembre 2013

Germoglio

Colletta

Guarda, o Padre, il tuo popolo,
che attende con fede il Natale del Signore,
e fa’ che giunga a celebrare con rinnovata esultanza
il grande mistero della salvezza.


Il deserto è il luogo che oggi indica Isaia. Prevede un germoglio nuovo di piante e fiori. Il luogo arido diverrà una grande oasi. Quanti deserti nella nostra vita! Delusioni, sconfitte, paure, ferite, sofferenza. Gesù è il messia atteso dai profeti ed indicato dal battista. Egli può far fiorire i luoghi deserti. Quelli del nostro cuore e del mondo in cui viviamo. La sua acqua viva può zampillare e far rinascere ciò che è sepolto. La nostra aridità poco alla volta si trasformerà con il coraggio ritrovato. Che è quello che sa di conquista. Dobbiamo scavare in noi per trovare la sorgente. E con essa quella speranza da testimoniare con scelte scomode ma vere che onorino la dignità umana e la verà felicità che viene dalla Parola che non muta.

domenica 15 dicembre 2013

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)


Certezze


Stupisce nel vangelo di oggi il dubbio che Giovanni ha nei riguardi di Gesù. Sei tu il Messia o dobbiamo attenderne un altro? Con questa domanda egli esprime la sua perplessità nei riguardi di suo cugino.



La risposta che Gesù dà soddisfa la sua richiesta. Egli dimostra di essere il Messia atteso attraverso delle prove di cui parla lo stesso Antico Testamento riferendosi a questa figura: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».



Evvero Giovanni è un profeta, ma come ognuno di noi fa il suo cammino di fede. Sa che Gesù è il Figlio di Dio, ma vuole una conferma, in base alla Scrittura. E la ottiene.



Spesso anche noi dubitiamo della divinità di Cristo. Ci diciamo cristiani, praticanti anche, ma quando arrivano le prove, quelle più dolorose, certamente ci poniamo la stessa domanda di Giovanni e il dubbio ci assale. Rischiamo di perdere la fede.



Lo stesso Gesù finisce il vangelo odierno con questa frase: E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! Questo per ricordarci che Egli non è un Dio potente ma per primo è stato sconfitto e crocefisso. Ma non ha dubitato di Dio Padre che lo ha risuscitato con la forza dello Spirito.



Così anche noi siamo sempre chiamati a seguire Cristo nella via della sofferenza, della croce, nell’attesa che Egli soddisfi il nostro cuore consolandolo con le sue parole di vita eterna.


sabato 14 dicembre 2013

Basta poco

III DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)

Mt 11, 2-11



Quando si usciva per andare in gita, i genitori chiedevano, al ritorno: cosa avete visto? Che avete fatto? E noi descrivavamo posti, incontri e raccontavamo emozioni. Ciò che poi è rimasto nel tempo. Come per me è stata la rappresentazione teatrale di Anna Frank.

Quel diario che avevo letto mi si è impresso con immagini e personaggi che lo hanno reso reale, più di quanto pensavo. O quando ho visitato la Napoli sotterranea. Un mondo sommerso che mi ha regalato la sensazione del buio, lì dove per un attimo spegnemmo i nostri faretti.

Gesù fa la stessa cosa con gli apostoli, quando questi ritornano dalla visita a Giovanni Battista. Cosa siete andati a vedere? Evidentemente non avevano capito; perché Gesù li indirizza e gli dice che Giovanni è il più grande dei profeti, sottolineando però che il più piccolo è più grande di lui nel Regno.

Penso al Battista nel deserto, vestito di peli di cammello e con cibo locuste e miele selvatico. La sua grandezza la vedo allora nella essenzialità. Basta poco per essere piccoli. Non occorrono grandi palazzi, né oro e argento, né abiti firmati o telefonino appena sfornato.

Se sapessimo scommettere su quel poco che abbiamo e che è nel nostro cuore sicuramente saremmo più felici ed in questa felicità vedremo la presenza di Dio. Oggi sono troppe le cose che ci appesantiscono. Abbiamo tutto, ma non sappiamo camminare con le nostre gambe per raggiungere le mete dei nostri sogni.

Tutto ci è dato, ma poco è conquistato. Se fossi uno degli apostoli così risponderei a Gesù: ho visto un uomo all'apparenza banale, ma deciso a trovare la sua sicurezza nel suo Dio ed a chiamare per nome il male che offusca. Un uomo che con coraggio ha lasciato un segno incisivo.


III domenica di avvento - anno a

Commento Mt 11, 2-11


giovedì 12 dicembre 2013

Giovedì della II settimana di Avvento

Virtù dell'umiltà


Is 41,13-20   Sal 144   Mt 11,11-15
Non ci fu uomo più grande di Giovanni Battista


Giovanni Battista, l'ultimo ed il più grande dei profeti, invita alla conversione perchè il Messia è ormai arrivato. Essa si concretizza nella virtù della umiltà, che ci rende piccoli dinanzi a Dio. Riconoscere di aver bisogno di Lui è l'ingresso nel Regno.

Maria ci è di esempio in questo. Dio la esalta perchè ha guardato la sua umiltà. Una vita semplice illuminata dalla parola dell'angelo, incarnata nell'arco della sua esistenza. Anche per noi il Signore prevede grandi cose, se ci accostiamo a Lui con cuore sincero e contrito.

L'umiltà sfocia altrettanto nel riconoscere la necessità dell'aiuto che viene dei fratelli. L'orgoglio, al contrario, ci spinge all'autosufficienza. Un forte inganno che solo l'apertura del nostro cuore alla virtù dell'umiltà può debellare. Saremo forti, così, del sostegno degli altri e dell'amore di Dio che in loro si manifesta.

martedì 10 dicembre 2013

Martedì della II settimana di Avvento



Dubbiosi e smarriti



Is 40,1-11   Sal 95   Mt 18,12-14
Dio non vuole che i piccoli si perdano


Andare incontro agli smarriti e i dubbiosi, è un modo per preparare la via al Signore che viene.Egli stesso va alla ricerca della pecora smarrita e la cerca all’inverosimile, provando più gioia per il suo ritrovamento che per le novantanove che già fanno parte del suo ovile.

Una mentalità che non corrisponde certo alle regole dell’efficienza e dell’economia di mercato. Lì certo si può perdere qualcosa pur di guadagnare una lira. Nel regno di Dio, invece, ciò che conta è la persona e la sua dignità. L’amore che Dio ha per ognuno di noi ha il primo posto.

Egli soffre son noi quando smarriamo la via del buon senso e percorriamo la strada della perdizione, perché sa che in tal modo non raggiungeremo mai la vera felicità. Solo Lui può donarcela. Ma dobbiamo esserne coscienti. E per questo riconoscere la sua importanza per noi. Dobbiamo lasciarci trovare dal suo amore misericordioso che bussa sempre al nostro cuore.

Una volta riempiti di Lui, siamo chiamati a donarlo a chi è smarrito; a chi noi stessi riconosciamo come perora smarrita e infelice nel recinto del mondo che offusca come le tenebre. La nostra gioia nel vedere una persona che sta bene è quella di Dio. Mettiamo allora da parte l’invidia e l’orgoglio e appianiamo la strada del nostro cuore. Se lasceremo entrare l’amore di Dio saremo soddisfatti e pieni di poter donare qualcosa che non è nostro ma che è un regalo dell’Eterno. Così sia!

lunedì 9 dicembre 2013

Lunedì della II settimana di Avvento



La strada dei redenti




 Is 35,1-10   Sal 84   Lc 5,17-26
Oggi abbiamo visto cose prodigiose

La strada chesiamo invitati a preparare per accogliere il Signore, è oggi descritta da Isaia così:

  Vi cammineranno i redenti.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

Potremmo dire una strada messianica piena di salvezza per chi la percorre. Soprattutto di attesa per la realizzazione definitiva della gioia e della felicità che solo Dio può donare.

La gioia è bene espressa nel vangelo odierno come una manifestazione di fede nel Cristo, che produce dei frutti. Al paralitico sono rimessi i peccati e gli è ridonata la salute, che finalmente gli consente di camminare.  Questo grazie alla fede dei portantini che l’hanno calato dal tetto della casa per portarlo a Gesù.

A chi ha fede, il Cristo può donare la salvezza. Anche per i meriti e le preghiere di altre persone. Quanto è importante, allora, non solo pregare per noi e per le nostre attese ma anche per chi ha bisogno e da solo non riesce ad avvicinarsi al Messia.

Penso al ruolo e all’importanza della fede comunitaria che ci è stata trasmessa. Come dice san Paolo, nessuno di noi vive più per se stesso ma per Cristo e la sua chiesa. 

Siamo dunque chiamati a preparare la strada dell’avvento del Signore non solo per noi stessi, ma per tutti i fratelli che camminano con noi, in particolare per i più deboli e bisognosi. Che il Signore ci indichi sempre questa strada luminosa dove poter insieme camminare da redenti.

domenica 8 dicembre 2013

Il "Tufiello"



Non è di buona risoluzione questa foto. Purtroppo non ne ho altre. Rappresenta la parte più antica del borgo Castelfranci (Av). E’ costruita sul tufo. Tant’è che vi erano anche molte grotte adibite a cantina per conservare il vino ed i cibi, quando non c’era il frigo.


Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Salmo 97


Immacolata Concezione della B. Vergine Maria, (Solennità)


Senza macchia



Gen 3,9-15.20   Sal 97   Rm 15, 4-9   Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce


Se il Verbo eterno di Dio si è incarnato nella storia, è grazie e una donna, Maria, che oggi ricordiamo nella sua immacolata concezione.Lei è la nuova Eva, che non disubbidisce a Dio, ma lo ascolta e mette in pratica la sua volontà: concepirai un figlio e si chiamerà Emmanuele, Dio con noi. Una parola difficile da comprendere. Tuttavia Maria la accoglie e permette allo Spirito di farla germogliare nel suo grembo.

Il Signore compie veramente meraviglie e non abbandona l’uomo alla maledizione del peccato, ma lo inserisce nella sua benedizione, deturpata nel paradiso, ripresa nella storia della salvezza e realizzata con l’incarnazione del suo Figlio Gesù.

Al frutto del peccato, la mela, sopraggiunge il frutto della salvezza grazie al Fiat della Madonna. Proprio per questo disegno è chiamata dall’angelo piena di Grazia, perché non ha condiviso la disubbidienza di Eva, ma in anticipo, partecipa dei meriti della resurrezione del Figlio che instaura una vita nuova ed eterna.

Anche noi partecipiamo di questa salvezza. Soprattutto in questo periodo di attesa, vogliamo predisporci ad accogliere la Parola incarnata facendogli spazio nel cuore con il nostro sì. In tal modo anche in noi si realizza continuamente quella benedizione di Dio che abbiamo ricevuto sin dal battesimo. Ed anche noi saremo testimoni della Parola germogliata in noi dallo Spirito.

Con Maria e come Maria siamo chiamati a seguire la volontà di Dio fino in fondo, anche quando sembra incomprensibile. Proprio in questi momenti la nostra espressione di fede sarà più vera e autentica.


sabato 7 dicembre 2013

Una super-donna?

IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA
Solennità

Lc 1, 26-38


La Madonna. Quanti ricordi; quanti episodi; quante emozioni! La mia storia è molto legata a questo grande modello di vita cristiana. La mia devozione è cresciuta con il tempo, con la comprensione del mistero di Maria.

L'ho sempre vista come una madre per me. Un sicuro rifugio, soprattutto nei momenti della prova. Lì soprattutto la sento vicina perché prima di me ha affrontato mille difficoltà. Incinta per opera dello Spirito Santo, madre del Salvatore, sposa di Giuseppe.

Una storia, quella che il Vangelo propone, molto comune. Maria ha risposto ad una chiamata con il suo essere donna, sposa e madre. Nella sua vita si è calato il mistero che la rende immacolata. Non una super-donna, ma un umile serva di Dio.

Tra diverse incomprensione che, sicuramente, si sono dissipate dopo la resurrezione del Figlio. Prima la morte del marito, poi quella di Gesù l'hanno certo resa la donna del dolore. Ma non perde la fede e continua a sperare.

Come la vita umile e silenziosa della nostre mamme. E di chi, come loro, fa sacrifici per il bene degli altri abbracciandosi la croce con l'attesa di un futuro migliore. Che è certezza per chi crede. Maria è stata concepita immacolata ed è rimasta tale continuando a custodire la sua fede in Dio.

Anche noi siamo immacolati sin dal battesimo e siamo altrettanto chiamati a mantenere pura la nostra vita. Permettendo a Cristo di purificare continuamente il nostro cuore insidiato dal maligno. In questo Maria ci è di esempio. Con il suo sì.