lunedì 21 gennaio 2013

In bilico


Guardi avanti
in una linea
sicura e luminosa.

Ma ti volgi ancora indietro.

C'è un fascino che ti attrae.

La sicurezza...
...il profumo
di strade battute.

Hai nostalgia.

La certezza
di perdere per trovare

...l'intuito
che ti proietta
in ebbrezze

...in sentieri
che l'abitudine non può darti,

ti lancia nel rischio.

domenica 20 gennaio 2013

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Commensali in festa


Is 62,1-5   Sal 95   1Cor 12,4-11   Gv 2,1-12
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù

Gesù inizia la sua missione con un primo segno che Giovanni situa in un banchetto di nozze a Cana di Galilea. Il Cristo trasforma l’acqua in vino. Il Messia, con i discepoli e sua madre, è, infatti, invitato ad uno sposalizio. Ad un certo punto finisce il vino e la madre lo fa presente a Gesù.

Questi sembra dare una risposta sgarbata; tuttavia la donna insiste invitando i servi a seguire le indicazioni del Figlio, con la certezza di essere esaudita. Infatti, Gesù dice di riempire d’acqua sei anfore di pietra, utilizzate per la purificazione, e di portare il contenuto al maestro di tavola.

Quest’ultimo rimane meravigliato dell’ottimo vino che gli è proposto e si complimenta con lo sposo. Questo il fatto, per sommi capi. Il messaggio è molto più profondo. Già che manchi del vino ad un banchetto e la grande quantità di acqua mutata in vino, desta stupore.

Giovanni è molto sottile nella sua teologia. Per cui da questa meraviglia vuole introdurci nel simbolo che tutto questo esprime: le nozze tra noi e Gesù. Ciò che manca in quel matrimonio è lo Sposo: Cristo, simboleggiato dal vino. Lui è la novità, quello che non c’è nelle sei giare di pietra, simbolo del culto ebraico.

Lì tutto si è ridotto ad un insieme di regole da rispettare e rituali di purificazione per i trasgressori. Si è perso il contatto diretto con Dio. Tutto è fredda osservanza di precetti. La novità di Cristo, invece, è il nuovo patto che Egli stipula con Dio offrendo la sua vita per noi.

In questo sacrificio Egli porta tutti noi: ci vuole sui commensali, espressione di un’unica comunità che accoglie come sposa. Per vivere queste nozze, dunque, siamo chiamati ad essere un’unica grande famiglia amalgamata dai doni dello Spirito.

E’ san Paolo che lo fa presente nella seconda lettura. Ognuno di noi ha dei doni da mettere a servizio della comunità per il bene di tutti. Questo il vestito bianco da indossare per andare a nozze con l’agnello. E non siamo tanto pronti. Abituati come siamo a vivere la nostra fede da soli.

E’ semplice camminare soli, difficile insieme con gli altri. Ma Dio questo ci chiede. Chiediamo allora che l’acqua del nostro egoismo sia trasformata in vino che dona l’ebbrezza dello Spirito. Quella che ci rende autentici cristiani della gioia e della condivisione, non del precetto e dell’osservanza scrupolosa.

giovedì 17 gennaio 2013

Sant'Antonio abate




«Se vuoi essere perfetto, va’,
vendi quello che possiedi,
dallo ai poveri e seguimi»,
dice il Signore.

L’antifona alla comunione odierna ci dà spunto per cogliere la portata della scelta di Sant’Antonio Abate, di cui oggi facciamo memoria. Egli è il padre del monachesimo, perché ad un certo punto della sua vita decide di lasciare tutto per ritirarsi nel deserto, dedicando la sua vita unicamente al lavoro ed alla contemplazione, in assoluto silenzio. Mette così in pratica proprio il comandamento del Signore.

Infatti, dopo aver pensato ad una sistemazione per la sorella, vende tutti i suoi beni, lì dà ai poveri e poi segue il Signore.Una scelta radicale che anche altri seguiranno e che nel corso dei secoli ha trovato espressione in vari ordini religiosi. Un’ispirazione divina che trova terreno fertile in chi incontra sul serio il Cristo ed abbraccia la novità del suo vangelo, che mette al centro la dignità dell’uomo.

Ci ricorda oggi il vangelo, appunto, che il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! A ricordare che al primo posto va sempre l’amore a Dio ed al prossimo. Un simile amore aiuta a scoprire la propria vocazione ed a realizzarla nell’obbedienza e nella preghiera.

La scelta di Antonio è in questa linea: vivere una forte esperienza di preghiera per lasciarsi plasmare dal Signore nel vincere le tentazioni del male, che nel deserto sono più forti ed insidiose. Un’avventura offerta anche per tutto il mondo, come ancora oggi i monaci fanno. Anche noi dovremmo sempre coniugare la preghiera con il servizio attivo all’uomo, nostro prossimo.

domenica 13 gennaio 2013

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno C) – Festa



Lascia la tua casa e va’





Is 40,1-5.9-11   Sal 103   Tt 2,11-14;3,4-7   Lc 3,15-16.21-22
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì

Oggi ricordiamo il battesimo di Gesù al fiume Giordano. E’ l’episodio che segna il passaggio alla vita pubblica di Gesù, che dure tre anni, fino alla sua morte in croce. Per questo riceve lo Spirito santo e il Padre lo conferma nella sua idendità di Figlio, come garanzia per la sua missione.

Questo battesimo assume dunque un forte significato simbolico. Gesù non ha bisogno di essere battezzato, è già senza peccato, tuttavia assume fino in fondo la condizione umana per redimerla. L’immergersi nelle acque richiama la sua entrata nel secolcro e negli inferi, dove tende la sua mano e chi lo aspetta da tempo.

Così porta con se tanti giusti. E noi, se riscopriamo il valore del nostro battesimo e siamo disposti a viverlo nel quotidiano. Il battesimo dovrebbe essere, appunto, una scelta fondamentale per il nostro vivere: morire al peccato per risorgere alla vita nuova del vangelo. Evvero, eravamo piccoli quando l’abbiamo ricevuto, neanche ce ne ricordiamo.

E la cresima? Questo sacramento dovrebbe esprimenere la nostra maturità di fede. Come Cristo abbiamo ricevuto o Spirito ed il Padre ci ha confermati nella nostra vocazione ad essere suoi figli adottivi, lavati nel sangue dell’agnello. Gesù lascia la sua casa, sua madre e serve il regno seguendo la chiamata del Padre.

Noi abbiamo fatto questo tipo di scelta? Abbiamo capito quale è la volontà di Dio per noi? Quali i suoi doni da mettere a frutto? Forse oggi è il caso di rivedere la nostra vita di fede e ricordarci che Dio dovrebbe avere il primo posto. Lasciamoci guidare dalla parola: sicuramente di indicherà la via giusta da seguire.

sabato 12 gennaio 2013

Imbrunire

Quando il sole tramonta 
e scende l’imbrunire 
divento meditabondo. 


Vedo che la luce
mi lascia 
e mi assorbe il fascino 
di uno scuro 
che cerca il suo spazio. 

Si crea un’atmosfera di fascino. 
Vuoi fermarti nel riflesso 
di un infinito che ti prende. 


E lo vedi Lì, di fronte. 
Nel cielo nascosto
tra le nuvole

o che si bacia con 
l’insenatura del mare. 


Tu sei li.

Magari su un balcone
o a ridosso di un burrone, 
appoggiato ad uno spesso muro di costa. 


Ammiri, nel tuo luogo. 
Sei preso dal tuo intimo. 
L’imbrunire è dentro di te.

E’ tuo….. 
Ma non lo puoi avere. 


Un mistero atavico
che il tuo cuore racchiude. 

E vorresti qualcuno lì con te
a contemplare il mistero.

venerdì 11 gennaio 2013

Dove andiamo?


     BATTESIMO DEL SIGNORE
Lc  3, 15-16.21-22

Gesù a trent’anni riceve il battesimo ed inizia la sua missione dopo che lo Spirito discende su di Lui come colomba ed il Padre lo proclama suo Figlio prediletto. Lascia, dunque, la sua casa e va per la strada indicatagli dal Padre.

In effetti, questo è il vero senso del battesimo: iniziare una nuova vita come figli di Dio. Immergersi nelle acque ed uscirne è come nascere dall’utero materno per venire alla vita che Gesù ha aperto con le Resurrezione.

La maggior parte di noi ha ricevuto il battesimo da piccoli, quasi appena nati. Non ce ne ricordiamo neanche. Forse rievochiamo qualcosa della cresima, confermando il battesimo. Io ho preso consapevolezza di questi sacramenti abbastanza tardi.

Un’esperienza forte, in tal senso, l’ho vissuta dieci anni fa quando, come Gesù al suo battesimo, avevo trent’anni. Ero appena arrivato a Roma per completare gli studi teologici da laico, ma ero totalmente confuso.

Ancora non avevo preso in mano le redini della mia vita. Come un bambino nel grembo della madre, non vedevo. Avevo bisogno di uscire dal mio mondo per cominciare a vedere. Una grazia che chiedevo continuamente.

Così il segno: la possibilità concreta di iniziare un serio discernimento che non solo mi ha aiutato a vedere ma mi ha immerso in una vita diversa, dove finalmente cominciavo a camminare dove volevo, secondo i miei desideri. Ed oggi sono soddisfatto di quello che ho raggiunto.

Ci vuole una certa maturità per cominciare ad inquadrare sul serio la propria vita. Credo sia questo il messaggio della festa del battesimo del Signore. Egli non ha bisogno, come noi, di ricevere il battesimo, tuttavia da vero uomo prende consapevolezza con tempo della sua natura e della sua missione.

All’età di trent’anni anche Lui comincia una nuova vita e lascia sua madre per annunciare il regno dii Dio, guidato dallo Spirito. Questo l’esempio per noi. Dove ci guida lo Spirito? Forse è il caso di ripensare al nostro battesimo e viverlo sul serio ogni giorno della nostra vita.

martedì 1 gennaio 2013

Un brindisi inaspettato

Caro diario,

La sera dell'ultimo dell'anno i miei amici mi hanno invitato ad un concerto. Così dopo aver cenato a casa sono uscito con loro verso un  paese vicino.

Lì, in un tendone riscaldato, ho partecipato ad un concerto di Cristicchi. Veramente un'occasione particolare, soprattutto non programmata.