giovedì 28 febbraio 2013

Riposo



Quando cala la palpebra,
il capo si china.

La stanchezza vince.
Il riposo è d'uopo.

Il mondo onirico
culla la memoria.

mercoledì 27 febbraio 2013

IV Domenica del Tempo di Quaresima anno B

Croce e salvezza


2 Cr 36, 14-16. 19-23; Sal.136; Ef 2, 4-10; Gv 3, 14-21
Dio ha mandato il Figlio perché il mondo si salvi per mezzo di lui

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.

La salvezza, ci ricorda Paolo, è un dono di Dio e della sua misericordia. Egli, infatti, ha mandato suo Figlio su questa terra per assumere il peccato e la morte e vincerli con la resurrezione.

È quanto Gesù afferma a Nicodemo: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

La luce della resurrezione passa attraverso la croce e vince le tenebre dell’errore per risplendere in eterno.

Questa stessa luce coinvolge il fariseo Nicodemo che sinceramente dialoga con Gesù e lo accoglie come il Messia, in un passaggio graduale dalla tenebra della notte alla luce del giorno che non tramonta.

Egli è il simbolo del vero credente, che riconosce le ombre del peccato e della pochezza umana e si affida totalmente a Dio per essere risollevato e liberato dai falsi idoli.

Le tenebre del peccato portano alla cecità e alla morte. Così come è accaduto al popolo ebraico, che è deportato a Babilonia per non aver ascoltato la voce dei profeti.

Ma, come Dio non ha abbandonato questo popolo e manda il re Ciro a liberarlo dalla schiavitù, così non abbandona noi al ostro peccato. Purché esprimiamo piena fiducia in Cristo suo Figlio e da Lui, ci lasciamo riconciliare con il Padre.

Così anche noi torneremo in quella casa dalla quale ci allontaniamo a causa del peccato. 


martedì 26 febbraio 2013

Pietre miliari



Caro diario,

                prima lungo le strade si vedevano ai margini pietre rettangolari con dei numeri sopra. Indicavano i kilometri percorsi di quella via. Adesso non ci sono più, al loro posto, non sempre, vedi degli oggetti di metallo.

Si chiamavano pietre miliari. Come tappe erano lì a ricordare il cammino percorso. Similmente al cammino della vita. Pure lì ci sono delle tappe percorse ed altre da percorrere.

Credo sia necessario nel cammino della vita personale fissare le pietre miliari della nostra storia. Primo per ricordare i sacrifici fatti, poi per modulare il futuro.

E' tipico della nostra storia avere dei segni forti che restano nella memoria. Essi insegnano molto e costruiscono la nostra esperienza. Ci fanno saggi, rendendoci capaci di trovare le giuste soluzioni ai problemi, per averli già affrontati.

Sono pietre utili a noi personalmente, ma, in tal modo, possono allargarsi ad altre esperienze e divenire patrimonio comune. Similmente alle pietre miliari dei romani, ancora presenti nei reperti storici.

Tutto insegna qualcosa. Soprattutto ciò che resta solido, costruito con sudore e fatica.

A presto!

domenica 24 febbraio 2013

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)



Ascesi



Gen 15,5-12.17-18   Sal 26   Fil 3,17- 4,1   Lc 9,28-36
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto

Salire al monte è un cammino di ascesi. Tenere alto lo sguardo su mete alte, in pensieri, parole ed opere, in modo da progredire ed arrivare alla trasfigurazione. Come è avvenuta per Gesù sul monte Tabor. Egli lì mostra la sua gloria dopo aver annunciato il cammino terreno di passione e morte.

La salita, infatti, inevitabilmente, comporta sacrificio e rinunce di atteggiamenti contrari che portano verso il basso. Noi vogliamo tendere in alto perchè cogliamo il fascino dell’incontro con il Signore Gesù. Se riconosciamo che Lui può continuamente cambiare il nostro cuore, ci lasceremo attrarre.

Faremo l’esperienza di Pietro. Egli meravigliato riesce solamente a balbettare qualche parola. Perchè dentro di sè custodisce una gioia immensa che vorrebbe per sempre. Questo è possibile, grazie alla resurrezione di Cristo. La felicità che oggi conquistiamo a fatica, un domani sarà duratura e per sempre.

sabato 23 febbraio 2013

Troppo bello per essere vero



II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)
Lc 9, 28b-36


Qualche giorno fa la segretaria della palestra che frequento indossava una maglia di lana particolare. Era ben lavorata e con una lana sfumata in varie tonalità di colore. Mi ha colpito. 

Bella maglia. Le dico. È un caro ricordo di mia madre. Pur non vedente è riuscita a farmi un così bel regalo. Risponde. E...  come ha fatto? Le chiedo meravigliato. Glielo hanno insegnato le suore del collegio. Mia madre ha perso la vista a tre anni. Ma li le hanno insegnato tutto.

Quella maglia resta per me una grande trasfigurazione d'amore. L'ho impressa nella memoria ed è come se mi parlasse. Similmente a Cristo sul monte Tabor. Infatti ,la sera stessa, dopo il dialogo con la signora, do un'occhiata al vangelo di questa domenica e trovo l'episodio della Trasfigurazione.

Una maglia, una donna; un lavoro a mano, una trasfigurazione. Sì anche per me, come Pietro, era bello ammirare quell'indumento. Primo perchè mi hanno affascinato le sfumature; poi perchè mi ha raccontato una storia d'amore di una madre per sua figlia.

Pur non vedente, la mamma ha saputo esprimere l'amore per la figlia ed il dono è vivo anche oggi che quella donna è salita al cielo. Mi sento edificato. Troppo bello per essere vero!

Tuttavia, talmente reale per essere impossibile. Oggi ho celebrato il funerale della mamma del mio psicoterapeuta che mi ha seguito per vari anni. Questa volta ho trovato io per lui parole di conforto e sostegno. Lui ha voluto proprio la mia presenza.

Quella maglia mi ha aiutato. Mi sono sentito coinvolto in un'esperienza di trasfigurazione gioiosa e nelle lacrime ho trovato la parola giusta per aprire alla speranza.

Per tanto tempo mi hai detto di reagire e farmi forza oggi lo dico io a te. Ho detto al dottore. Non è facile. Mi ha risposto. Come non sarà stato facile tessere le trame di quella maglia, come non sarà stato facile per sua madre vivere gli ultimi giorni della sua vita, come non è facile per me vivere il ministero sacerdotale.

Ma è tremendamente bello. Accanto a me c'è il Signore che asciuga le lacrime e trasfigura la morte in vita. Mi dà molti segnali, ne sono fiero. Li vivo, li porto dentro, li trasformo in parole di speranza.

Infreddolito



Mi vedo avvolto in una coperta.

Sono su un'altura.

Il vento gelido mi taglia il volto.

Tremo.

Rannicchiato ammiro il cielo.

Poi il mare, in lontananza.

Il fruscio dell'aria,
qualche gabbiano,
il sole che fa capolino,
il luogo solitario,
il freddo...

...tutto mi fa sentire solo
ed abbandonato.

E' una percezione di ghiaccio.

Eppure vivo sensazioni
e le proietto.

L'arancio del sole
mi dà un po' di calore.

I riflessi del cielo
catturati per un po',
accendono in me
una scintilla.

Essa arde
e mi riporta al reale.

Lì non il ghiaccio
ma il tepore
adorna le mie giornate.

Le coccola e le riempie,
quando la fonte è giusta
e in sintonia con me.





venerdì 22 febbraio 2013

CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO – Festa

La cattedra di Pietro


1Pt 5,1-4   Sal 22   Mt 16,13-19
Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli

Oggi ricordiamo la cattedra di San Pietro. La cattedra rievoca un ruolo specifico di una persona. Pensiamo alle cattedre degli insegnanti. Essa designa un’autorità riconosciuta ed in quanto tale degna di una missione specifica.

La cattedra di Pietro ricorda il ministero petrino. Ovvero la missione del papa. Egli, per noi cattolici, è un punto di riferimento fondamentale per la fede e la morale. Il Santo Padre è il garante dei valori e della fede che scaturiscono dal vangelo.

Egli è il pastore della chiesa. Riconoscere la sua autorità da parte nostra è seguirlo, come un gregge. Nella fiducia che il suo carisma ci guida a pascoli rigogliosi. Il salmo di oggi, infatti, equipara Dio al buon pastore che guida le sue pecorelle con il suo bastone de il suo vincastro.

Il pastorale e la mitria del papa sono, appunto segni concreti di questa premura. La mitria indica che la sua missione è generata e guidata dalla fiamma dello Spirito. Il pastorale rappresenta il sicuro appoggio che egli, in nome di Dio garantisce a noi come chiesa.

E’ un compito difficile quello del papa. Oggi, in particolare, ricordiamo la sua istituzione divina. Essa deve avere come fondamenta la solida roccia di Cristo buon pastore. A noi il dovere di rispettare questo ruolo e di sostenerlo, soprattutto con la preghiera, affinché esso possa esprimere in pienezza quello che è per il bene di tutti.

giovedì 21 febbraio 2013

lunedì 18 febbraio 2013

Sacrificio gradito


VESPRI

LETTURA BREVE        Rm 12, 1-2
Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Questa lettura breve ci offre i dettagli del vero culto gradito a Dio. Esso è l’offerta dei nostri corpi, di tutto noi stessi, a Dio. E’ il culto in spirito e verità. Tale offerta è tipica di noi cristiani che abbiamo consacrato il nostro cuore a Dio sin dal battesimo.

Dio Padre, così, ha preso pieno possesso del nostro cuore. Tutto ciò che vi è racchiuso è da Lui bene accetto. Soprattutto i nostri sforzi di compiere il bene. In questo, la buona volontà di non seguire le seduzioni del mondo, ma la sua chiamata di amore.

Essa richiede impegno e dedizione. Soprattutto un continuo cammino di rinnovamento nel discernimento. Così da vagliare i sentimenti dello Spirito da quelli del male. In tal modo la mente ed il cuore crescono nutrendosi della linfa divina.

Questo cibo spirituale viene dalla Parola e dall’Eucaristia. Sono tali sorgenti ad alimentare la presenza di Dio in noi. Esse illuminano il cammino alla sequela di Cristo. Non solo con intuizioni, ma con determinate pratiche di carità per il bene dei fratelli.

domenica 17 febbraio 2013

I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)

Il deserto

Dt 26,4-10   Sal 90   Rm 10,8-13   Lc 4,1-13
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo

In questa prima domenica di Quaresima ci è proposto il deserto come luogo teologico per mettere a nudo il nostro io più profondo. Nel deserto gli ebrei vagano per quarant'anni, guidati da Mosè, prima di raggiungere la terra promessa. Gesù va lì per pregare e vincere le subdole tentazioni demoniache di potere, bramosia ed onnipotenza.

Sono le stesse della nostra vita. Solamente se facciamo un po’ di deserto attorno a noi, nel dialogo silenzioso con noi stessi, le possiamo individuare. Con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, e con l’aiuto di Dio, possiamo sconfiggerle. Per questo la Quaresima è un tempo di penitenza.

Originariamente essa è pensata come l’ultimo tempo del triennale cammino catecumenale: quello in cui i catecumeni si preparano per ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana la notte di Pasqua. Anche noi, come loro, gli ebrei in cammino nel deserto e Gesù tentato per quaranta giorni, siamo orientati verso questo evento fondante la nostra fede.

giovedì 14 febbraio 2013

Flusso



Il flusso continuo del tempo
mi riporta nel cuore.

Nell'intimo percepisco
il fiume delle emozioni.

A volte in piena;
altre in secca o placido dormiente.

...ma è lì. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Passaggio dalle acque



I DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)
Lc 4, 1-13

Un bel giorno imboccai una strada secondaria, più veloce, per andare ad un paese. Come al solito ero in ritardo. Ad un certo punto arrivai ad un ruscello senza il ponte. Bisognava attraversare le acque; si vedeva proprio che la strada passava nel rivolo. 

Mi resi conto, per fortuna, che l'acqua era troppa e la mia "pandina" non ce l'avrebbe fatta. Così tornai indietro e presi la strada normale. Giunsi in ritardo, ma sano e salvo. E tutto proseguì normalmente. E se fossi rimasto impantanato?

Boh! Sarebbe stato difficile anche chiedere aiuto, visto che non c'erano case nel raggio di un chilometro, come minimo. Almeno che il Signore non fosse intervenuto in mio aiuto, se con fede mi fossi buttato. Ma, in tal modo, non lo avrei sfidato?

Se mi fosse successo qualcosa sicuramente anch'io Gli avrei gridato: dove sei? Perché non sei venuto in mio aiuto? Potevo morire, però, e allora se lo sarebbero chiesto gli altri, giacché stavo andando a una celebrazione eucaristica.

Come sono attuali le tentazioni di Gesù! Egli in modo lucido ed intelligente risponde con chiarezza alle seduzioni del maligno: È stato detto: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo".  Ed è la cosa giusta da fare, sempre.

Se, nel mio caso suddetto, ho fatto tardi perché non ho saputo organizzare il mio tempo, per quale motivo Dio doveva intervenire e fermare le acqua del “diluvio”?

Tuttavia, sono convito che Dio intervenga sempre nella nostra vita, ma quando non ce lo aspettiamo. Per questo neanche ce ne accorgiamo.

Egli è il Dio dell'impossibile, ma non si piega alla logica di potere e di violenza che spesso aleggia nelle nostre menti credenti. Lui agisce nei limiti della nostra storia, non al di fuori di essa. Lì avviene sempre un passaggio: da creature vecchie a creature nuove.

La creatura nuova accoglie con intelligenza la Scrittura per fondare la propria fede non a partire dalle proprie esigenze, ma dalla vera identità di Dio: Amore. Questo è l'unico motivo della follia cristiana.

Alla fine l'Eucaristia quel giorno l'ho celebrata dichiarando che Dio mi (ci) salva non dalle acque delle mie (nostre) assurde pretese, ma da quelle più insidiose del peccato e delle sue logiche.

domenica 10 febbraio 2013

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Chiamata alla santità




Is 6,1-2.3-8   Sal 137   1Cor 15,1-11   Lc 5,1-11
Lasciarono tutto e lo seguirono

La liturgia di questa quinta domenica del tempo ordinario ci invita a riflettere sulla vocazione alla santità. Il vangelo di riferimento è la pesca miracolosa al lago di Gennesaret. Il personaggio Simone il pescatore.
La vocazione alla santità è per tutti e bussa alla porta delle nostre case. Gesù è andato al lago, ha chiesto in prestito la barca di Simone, poi, dopo un segno prodigioso, ha proposto al pescatore si seguirlo per diventare pescatore di uomini.

Fa lo stesso con noi. Viene nella nostra casa, nei luoghi del nostro quotidiano, e ci chiama a seguirlo. La nostra risposta non è scontata, però. Pietro si fida della parola del maestro e prende il largo per gettare le reti. Poi la pesca prodigiosa.

Pure noi dobbiamo avere fiducia il Lui e prendere il largo da tante rive che limitano il nostro agire. Allora Egli può operare prodigi gratuiti nella nostra vita. Quelli che ci meravigliano, ci stupiscono e ci interrogano: sono degno di tutto questo?

Simone chiede addirittura a Dio di allontanarsi perché si riconosce peccatore. Quella è la mentalità del suo tempo. Gli impuri non si avvicinano a Dio. Ma forse anche noi la pensiamo così. E sbagliamo. Infatti, Gesù ricambia la fiducia e chiama il pescatore di Galilea a una grande missione per il Regno: essere pescatore di uomini.

Se è così, dovremmo superare questo grande ostacolo che ci separa dall’amore di Dio per aprirci alla sua chiamata alla santità tutti i giorni della nostra vita. Se prendiamo il largo nel mare dell’impossibile, Dio continuerà a compiere prodigi per noi e per la nostra comunità. Per tutto il mondo.

giovedì 7 febbraio 2013

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B)


Nuova alleanza



Ger 31,31-34   Sal 50   Eb 5,7-9   Gv 12,20-33
Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto

L’alleanza che Dio vuole stipulare con il suo popolo è ora eterna grazie al sacrificio di Cristo.
Non più l’offerta di animali o prodotti della natura, come avviene nell’antico testamento, ma il sacrificio di Cristo, come via per accedere al Padre. Non più un Dio lontano, ma una divinità presente nel cuore.
È lì che ascoltiamo la sua voce ed abbiamo impresse le tavole della legge a mo’ di indicazione del cammino da seguire.
In esso prevale la regola d’oro dell’amore. Come Cristo ci ama, così noi siamo chiamati ad accogliere nella carità i nostri fratelli.
In tal mondo, l’alleanza divina è più viva e cresce, sin dal battesimo, quando abbiamo accolto Gesù come il Signore della nostra vita.
Ricordare questo è prepararsi a vivere la Pasqua storica nel suo mistero di morte-risurrezione. Così avviene il passaggio alla nuova alleanza. Nella quale non solo Cristo è l’offerta, ma anche noi intimamente uniti a Lui.
Non dobbiamo temere la sofferenza e la morte perché il Signore ci libererà.
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.

lunedì 4 febbraio 2013

Ho trovato la felicità?

...lei sì

Già, caro diario. Questa cantante afferma di aver trovato la felicità in un attimo fuggente. Mi lascio interrogare. Non so dare una risposta precisa. Spesso anch'io la trovo e la godo in un attimo. Ma non basta.

Quel fugace momento, seppur pieno di ebrezza, vorrei fosse l'inizio di una beatitudine costante. Sia essa serenità, gioia, senso di equilibrio....purchè duri e non distrugga.

Siffatta scintilla perpetua non l'ho ancora conquistata. Mi rendo conto che non lo sarà mai. Certa però è quella fortezza con la quale vedo la realtà, soprattutto quando sa di lacrime e sofferenza.

Dov'è lì la follia di quei momenti sfrenati? Dove quel senso di onnipotenza? Tutto è smarrito. La forza in te stesso è l'unica ancora di salvezza. Non ti dà una risposta ma un pacato senso di rassegnazione.

Credo di trovare in questo la mia felicità: nel sentirmi legato ad una vita fugace e mutevole, senza pretendere di essere un superuomo, ma un piccolo sasso nel mucchio di grandi catene montuose. Tuttavia consapevole si essere un piccolo sasso.




domenica 3 febbraio 2013

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO B



Parole autorevoli




Dt 18, 15-20; Sal. 94; 1 Cor 7, 32-35; Mc 1, 21-28



Il vangelo di oggi, IV domenica del tempo ordinario, parla dell’autorità che Gesù dimostra nel predicare il Regno di Dio. Egli non è come gli scribi ed i farisei, che impongono pesanti fardelli e sono lontani dalla gente, ma parla al cuore delle persone, senza appesantirlo e chiamandole per nome nel luogo dove vivono.
 
E’ il figlio di Dio ed ha il potere di cancellare il male ed il peccato, che deturpa il volto dell’uomo.Può allontanare da noi tutte quelle situazioni che ci rendono schiavi del male fisico e del peccato. Purchè riconosciamo anche noi la sua autorità e lo preghiamo come il Signore della nostra vita.

La sua autorità l’ha ricevuta da Dio stesso, perchè Egli è stato obbediente fino alla morte di croce, supremo abbandono nelle mani del Padre che lo ha liberato dalla morte con la Resurrezione. Gesù ha predicato ciò che ha vissuto e che in eterno vive: l’amore di Dio. Per questo è venuto sulla terra: per ricondurci alla casa del Padre.

Egli fa parte della schiera di quei profeti che hanno parlato in nome di Dio, per annunciare la giustizia e la preferenza dovuta agli ultimi della terra, specchio del volto amareggiato del Padre. Di quei profeti la cui unica predicazione è ciò che ascoltano da Dio, per invitare gli uomini alla conversione del cuore.

Proprio lì il Cristo vuole arrivare per donarci la conversione e per farci sempre riconoscere che è lui il nostro Dio e noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce (salmo 94).

venerdì 1 febbraio 2013

III domenica di quaresima anno B

Il tempio

Es 20, 1-17; Sal.18; 1 Cor 1, 22-25; Gv 2, 13-25
Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere

Il tempio è scosso dalla persona di Gesù. Le sue grida e la sua funicella mandano via i mercanti, che fuorviano il genuino significato di luogo di preghiera.
La religione non è un mercanteggiare ma un rapporto intimo e confidenziale con il nostro creatore.
Il monito odierno, inconsueto per un Gesù pacifico, richiama l’attenzione sul vero culto che Egli ha portato a compimento: quello in spirito e verità.
Cristo, con la sua morte e resurrezione, da il via ad una religione non più legata ad un luogo di pietra ma al nostro cuore. Quest’ultimo è il tempio di Dio. Il luogo dove noi lo possiamo incontrare ed ascoltare la sua voce.
In virtù del battesimo, il nostro legame con Dio è ancora più forte, perché ancorato alla figura del Figlio, che sempre intercede per noi e con noi presso il Padre.
Le pratiche esteriori, dunque, sono importanti ed utili per la nostra fede se esprimono il rispetto dovuto al prossimo.
Per questo nella prima lettura odierna ci sono ricordati i comandamenti, che richiamano al vero culto da dare a Dio, con il primato, ed al prossimo, nel rispetto della sua dignità.
Vivere i nostri rapporti nel vero amore che Gesù ha testimoniato, è il culto gradito a Dio.