sabato 30 marzo 2013

Il pulcino



DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE
 (Alla Messa del giorno)
Gv 20, 1-9


L'uovo è il simbolo della Pasqua. Esso rappresenta la vita che nasce. Infatti, genera il pulcino. Gli dà il nutrimento necessario per qualche tempo, poi si apre. L'uovo è anche uno degli elementi base della nostra alimentazione. Cucinato sodo, per esempio.



In alcune zone proprio l'uovo sodo è decorato e poi benedetto per essere mangiato il giorno di Pasqua. Insieme a quello di cioccolato con la sorpresa. Quanto è amato dai bambini! Quando ero piccolo, aprirlo per poi trovare un regalo inaspettato era una goduria.



Un forte segno di vita, dunque. D'altronde vedere nel pollaio la chiocciola che cova per poi ammirare i pulcini che nascono, ha un certo fascino. Ricorda proprio la nostra vita di cristiani. Essa è una continua nascita alla vita che viene dall'alto.



Quella che Gesù ci dona uscendo dall'oscurità del sepolcro. La sua resurrezione o rinascita. Mi piace immaginarmi come un pulcino. Sono nato alla vita cristiana dal fonte battesimale, ma giorno dopo giorno devo crescere.



Quella rinascita al fonte, che la Pasqua mi richiama, ha bisogno di crescere giorno dopo giorno. Infatti, ho ricevuto molta spiritualità da chi mi ha seguito e tuttora mi è accanto. Certo, oggi mi vedo un po' cresciuto. Gli anni passano.



Allora, devo essere io a dare qualcosa agli altri. Trasmettere quanto ho ricevuto. Questa è fede viva. Riguarda il mio vissuto. In esso le relazioni che vivo con gli altri, intrise di rispetto e riconoscenza. Di cadute e ferite risanate.



Se non fosse così, non avrei nulla da dire. Proprio come un uovo che si fa pulcino, testimonio il miracolo di un amore che ha cura di me e mi custodisce. E' un dono bello da avere. Una sorpresa meravigliosa da scoprire e donare.


sabato 23 marzo 2013

Ritratti

DOMENICA DELLE PALME (ANNO C)
Lc 19, 28-40

Nella camera di mio nonno c'erano diverse foto in bianco e nero. Rappresentavano i suoi genitori. Erano lì per rispetto e tradizione. Per non dimenticare quanto ricevuto dagli antenati.
Quando non c'erano le foto, i ritratti erano dipinti. Erano soprattutto nelle case nobiliari. Si doveva ricordare da dove si veniva, le gesta eroiche del passato che fanno il presente. 
Oggi di foto ne abbiamo tante. Pure molti filmati. Tutto è ripreso. Intere scene di commensali in festa, processioni, eventi di vario genere sono immortalati. Il web, poi, li rende ancora più immediati e fruibili in ogni dove.
Vedo la pagina evangelica della benedizione delle palme proprio come un ritratto o una scena in movimento, a seconda dei punti di vista. Il ritratto mi propone Gesù sul somaro che entra trionfante in Gerusalemme attraverso la porta aurea.
La scena mi richiama la folla. Essa, con fruscio di palme, accoglie il Messia. Stranamente lo riconosce tale. Poi farà il contrario. Addirittura stende un tappeto per far passare Gesù. Con clamore, acclama il re dei re e lo benedice.
Un bel ritratto ed una scena emblematica. Mi chiedo quale sia il messaggio. Vedo un Cristo sfolgorante, glorioso, riconosciuto da tutti. Ma sul puledro. Un animale da soma di certo non glorioso come il cavallo bianco!
Si devono adempiere le scritture. Tuttavia il messaggio c'è. Gesù entra a Gerusalemme per celebrare la sua Pasqua. Sarà condannato e crocefisso. Per poi risorgere. Questa la sua gloria.
A noi resta l'immagine dell'asino. Come un ritratto ci parla di una tradizione e lancia un messaggio. La tradizione è quella biblica veterotestamentaria; il messaggio, l'umiltà. Se, infatti, pensiamo a quest’animale da soma, vediamo la sua laboriosità e la sua testardaggine nel seguire la direzione del suo intuito.
Questo lo porta sempre a trovare la via giusta per tornare alla meta. Nell'umiltà dell'ascolto della Parola possiamo anche noi essere umili servi della vigna di Dio. Morendo al peccato per risorgere alla vita nuova di servizio e donazione totale per amore di Dio.

mercoledì 20 marzo 2013

Mercoledì della V settimana di Quaresima


Custodi


Dn 3,14-20.46-50.91-92.95   Dn 3,52-56   Gv 8,31-42
Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero
Beati coloro che custodiscono la parola di Dio 
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza.
Il versetto alleluiatico di oggi richiama l’essenza del nostro vissuto di fede. Solo se custodiamo la Parola nel nostro cuore porteremo frutti duraturi. Con costanza e prseveranza nella prova. Gli scoraggiamenti bussano sempre alla nostra porta. Mandiamoli via con il sorriso di chi sa la motivazione del proprio agire: servire Cristo.
Questa “custodia” mi richiama l’episodio di Caino ed Abele. Dov’è tuo fratello? Chiede il Signore a Caino che doveva custodirlo. Invece lo uccide. Siamo evvero custodi dellaParola, ma con essa custodi dei nostri fratelli e del creato in cui viviamo.
Nulla è nostro ma è dono di Dio da accogliere e preservare dal pericolo del male. Dio stesso, allora, ci proteggerà dalla mano del nemico che perseguita. Come è stato per Sadrac, Mesac e Abdènego, nella prima lettura odierna, salvati dalla fornace ardente.

lunedì 18 marzo 2013

SAN GIUSEPPE, sposo della B.V. Maria – Solennità


Uomo giusto e fedele


2Sam 7,4-5.12-14.16   Sal 88   Rm 4,13.16-18.22   Mt 1,16.18-21.24
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore

Gesù si è incarnato nel seno della Vergine per opera dello Spirito Santo e con la collaborazione di Giuseppe, uomo giusto. Egli è attento alla Parola ed alla volontà di Dio. Quando la capisce, grazie ad un sogno, accoglie Maria come sua sposa e di essere il padre terreno di Gesù.
Il Messia ha così una famiglia terrena. Nasce come uno di noi. Oggi consideriamo, in particolare, la figura di Giuseppe. Egli compie una missione importante. Già prima di cogliere il grande mistero, dimostra profondo rispetto per la moglie.
Lei a prima vista è traditrice. Tuttavia Giuseppe vuole evitargli l’accusa pubblica e vorrebbe ripudiarla in segreto. Nonostante Maria meriterebbe il contrario. Giuseppe conosce Maria ed un’accusa del genere proprio non riesce ad accettarla.
Infatti, la verità gli è svelata dall’angelo in sogno. Il falegname accetta la proposta di Dio dimostrandosi così giusto e fedele alla volontà di Dio. D’altronde se in Signore gli ha rivelato dopo il concepimento la verità dell’accaduto è perchè conosce Giuseppe ed il suo cuore grande e fedele.
Inizia, allora, il compito di questa persona che è affiancarsi a Maria per formare la SantaFamiglia nel far nascere e crescere in età, sapienza e grazia il Figlio di Dio. Così si realizza il regno di Dio ed anche noi oggi possiamo dire il nostro sì a Cristo che parla alla nostra vita.

venerdì 15 marzo 2013

Salita




Si procede a rilento.

Soste alimentano il cammino.

Tu vedi alta la meta,
...quasi irragiungibile.

La fatica pesa;
i passi pigri disegnano il tracciato.



mercoledì 13 marzo 2013

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno C)


Es 3,1-8.13-15   Sal 102   1Cor 10,1-6.10-12   Lc 13,1-9
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo

La liturgia di questa terza domenica di quaresima propone due atteggiamenti di Dio: misericordia e pazienza. Una forte sfida per la nostra conversione, alla quale Gesù invita vivamente. Due sono gli esempi del vangelo.
Nel primo si parla di morti improvvise ed accidentali a causa di ritorsioni o il crollo di una torre. Le persone che muoiono in questo modo sono più peccatori degli altri? No, afferma il Cristo, ma tutti possiamo perire allo stesso modo se non ci convertiamo.
Un richiamo, dunque, alla vita interiore che motiva l'agire. Se non la faccio illuminare dalla luce della Parola, essa si oscura, perisce ed io stesso testimonierò sfiducia nella vita e condanna per chi giudico cattivo.
Il secondo racconto è quello del fico sterile. Dinanzi alla frenesia del padrone di tagliarlo immediatamente, perchè sfrutta solo il terreno, la pazienza del vignaiolo nel chiedere di curarlo ancora per un anno. E' la stessa pazienza che Dio ha verso di noi.
Egli ci dà sempre nuove possibilità di incontro con Lui. Di lasciarci nutrire dalla linfa dello Spirito per portare frutti di misericordia e perdono. Questa la via che siamo chiamati a seguire per essere felici ed in comunione con Dio.
Misericordia e pazienza, quindi, sono l'essenza di Dio ed il modello del nostro essere cristiani. Essendo consapevoli che Dio non condanna nessuno, ma aspetta che tutti si rendano conto del male compiuto e di aver bisogno di Lui per trovare la salvezza.

martedì 12 marzo 2013

MARTEDI’ DELLA IV SETTIMANA DI QUARESIMA

Un cuore libero

 Ez 47,1-9.12   Sal 45   Gv 5,1-16
All’istante quell’uomo guarì
Qualunque cosa accada non dobbiamo temere perchè siamo nelle mani di Dio. Egli ci salva. Mi conforta il salmo di oggi: Dio è per noi rifugio e fortezza, /aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce. /Perciò non temiamo se trema la terra, /se vacillano i monti nel fondo del mare (Salmo 45).
Non ci salvano prescrizioni e decreti, neanche gli uomini, ma Dio che conosce le profondità del nostro cuore. Il paralitico dell’episodio evangelico di oggi, lancia questo messaggio. Egli infatti è guarito da Gesù, non da chi lo porta alla piscina.
E’ la fede in Cristo che lo purifica e lo salva. L’acqua della piscina richiama la nostra esigenza puù profonda: quella di essere lavati dai peccati. Questo può avvenire sempre se amiamo il Cristo e, fidandoci di Lui, ci abbandoniamo al Padre.
Egli accoglie il nostro cuore contrito e disposto ad accogliere il suo perdono. Pur se non c’è una piscina o altro luogo, pur se non c’è una legge da rispettare minuziosamente, l’importante è un cuore riconciliato con l’amore di Dio. Tutto il resto viene dopo.

Vena positiva

Eh sì, caro diario,

                                a volte la vena positiva se ne va e non riesco più a trovarla. Come se si deviasse una sorgente. Non sai quale crepa l'abbia portata via.

Così i pesi della vita diventano macigni di piombo. Non riesci più ad avere quella forza fresca che la vena positiva sempre ti da.

In casi di morte o malattie....ti senti schiacciato. L'Eterno è simile ad un burattinaio che si diverte e tirare i fili della tua vita, fino al punto di rottura.

Non hai risposte per te, né per gli altri. Anzi, le domande bisogna riporle in uno dei cassetti più remoti. Affossarle in una tomba, sarebbe meglio.

Tuttavia, la vita continua e devi aver a che fare con  questi stati d'animo. Cerco almeno di non far affondare la barca. Il fatto di poter trascinare altri: questo mi incoraggia a remare.

I momenti incomprensibili di solitudine hanno un'ancora solida. Memo male! 

E poi ci sei tu che accogli i miei sfoghi.



A presto!

domenica 10 marzo 2013

IV DOMENICA DI QUARESIMA “Laetare” (Anno C)

LA GIOIA DEL PERDONO
Gs 5,9-12   Sal 33   2Cor 5,17-21   Lc 15,1-3.11-32
 Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita

Oggi è la domenica della gioia. Essa segna la metà del cammino quaresimale. Mancano ventuno giorni per la Pasqua. Il tema è il perdono gioioso del Padre per il figlio ravveduto. Il che ricorda la massima si ha più gioia nel dare che nel ricevere.
E’ la parabola del figliol prodigo. La conosciamo quasi a memoria. Essa è l’emblema delpeccatore che sperimenta la bassezza della condizione senza Dio. E per questo si accorge di aver lasciato un padre per finire nell’annullamento della sua dignità.
Questo figlio, infatti, pensa di aver trovato la sua felicità ma si ritrova con i porci, dopo aver speso tutto. La consapevolezza di aver fatto una scelta sbagliata gli ricorda i salariati del padre, che stanno molto meglio di lui. Per questo cerca di ottenere un posto simile presso suo padre.
Si avvia verso casa e sulla soglia trova il padre compassionevole ed in attesa. Il quale lo accoglie e gli ridona il suo posto da figlio. Nessun rancore, nessun giudizio, solamente accoglienza. Il figlio torna ad essere figlio in casa sua.
La gioia del padre nel perdonare è più grande di quella del figlio perdonato. Dio prova più gioia di noi quando ritorniamo a lui dopo aver peccato. Egli ci tratta sempre comefigli e ci considera tali pure quando ci allontaniamo dalla casa. Il nostro ritorno è una grande festa.

giovedì 7 marzo 2013

Martedì della III settimana di Quaresima

IL PRODIGIO DEL PERDONO
Dn 3,25.34-43   Sal 24   Mt 18,21-35
Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà

La conversione di cui Gesù parla è specifica. Si riferisce al cuore, alla totalità della persona. La Parola, infatti, vuole proprio arrivare nella giuntura delle nostre ossa, nell’intimo di noi stessi, per trasformare la nostra mentalità. La logica da accogliere è quella dell’amore e della vita.
Cristo vuole liberarci dalla morte di scelte sbagliate calibrate sui nostri istinti disordinati. Il vangelo di oggi parla di perdono. Dovrebbe essere la caratteristica di noi cristiani. Tuttavia non è facile, sembra impossibile. D’altronde non si arriva subito a perdonare così come il figlio dell’uomo fa sulla croce.
Ci vuole un cammino. Una terapia della non-violenza, che curi la nostra sete di violenza e di vendetta. Spesso siamo perdonati, sia da Dio che dal prossimo, ma non sperimentiamo il perdono. Tant’è che quando riceviamo del male non usiamo pazienza e misericordia. Da vittime ci facciamo carnefici.
Goccia dopo goccia, dovremmo calare nel nostro cuore la Parola per incarnarla nelle intenzioni. In primo luogo, però, riconoscere che chi può operare questi prodigi e Dio stesso. Così come recita il salmo 24: Fammi conoscere, Signore, le tue vie, / insegnami i tuoi sentieri. / Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, / perché sei tu il Dio della mia salvezza. 

Fascino


Inabile,
mi soffermo

mercoledì 6 marzo 2013

Mercoledì della III settimana di Quaresima

LA LEGGE DI CRISTO
Dt 4,1.5-9   Sal 147   Mt 5,17-19
Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli

Le leggi sono come dei paletti che indicano e delimitano la strada da seguire. Se sono troppe, creano confusione e appesantiscono il cammino. Un po' di spazio per la libertà è necessario. In modo che ognuno possa trovare il proprio cammino e seguirlo.
Le norme del Signore servono a questo. Gesù indica la via della salvezza e sostiene nel seguirla. Il suo cammino di Figlio dell'uomo è simile al nostro ed è alla portata di tutti. Ognuno può avviarsi verso quella santità che Egli ha conquistato sulla croce.
Le leggi servono anche a fare memoria. Pensare al modo in cui sono rivelate ed alla loro dimora, il cuore, fanno percepire la vicinanza di Dio. Egli ha cura di noi e promette un percorso di liberazione dal peccato e dalla morte. Spesso, grazie alla luce che promana da Lui, sperimentiamo la liberazione interiore da tanti condizionamenti.
Tale liberazione ci ricorda la primaria esperienza di incontro con Gesù. Egli non è solamente una legge, ma una persona che incarna nella storia l'amore eterno di Dio. Conoscerlo è accogliere tale amore che supera e compie ogni legge. Tale da dilatare il cuore e purificarlo come oro nel crogiuolo.

martedì 5 marzo 2013

Arrendevole

Caro diario,

                   di fronte ai sentimenti ed alle emozioni ti devi proprio arrendere. Non puoi far finta di nulla. Per questo sono sempre qui a parlarti in vari ritagli di me stesso.

Non posso tenere tutto sotto controllo. E' un'illusione. Quella di dominare. Posso solamente capire vivendo, con molta libertà.

Sono cose che si capiscono con il tempo e l'esperienza. Se apri il tuo cuore, lo porti allo scoperto, alla luce, allora puoi conoscerlo. Poi vedi che non è tanto male.

La testa, delle volte, è meglio metterla da parte! Lo sai che pure la memoria si rafforza lasciando fluire gli stati emotivi?

A me capita di non ricordare i nomi delle persone appena conosciute; ma il suono della voce, il profumo, un determinato colore ... me le ricordano con precisione. Senza parole.

Voglio arrendermi a quello che sono e trasmetterlo con l'empatia di chi ama e soffre come me.

 



A presto!

lunedì 4 marzo 2013

Fedelta'

Un ampio sguardo

ORA NONA

LETTURA BREVE    Cfr. Is 58, 7
Dividi il pane con l’affamato, introduci in casa i miseri, senza tetto, vesti chi è nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua gente.
 
Spesso vorremmo correre in terra di missione per vivere lì la nostra carità. Molti lo pensano. E la nostra gente? Non ha bisogno anch’essa del nostro servizio? Isaia ci descrive, appunto, i criteri per le giuste opere di misericordia.
 
La nostra chiamata deve essere vissuta e capita a partire da uno sguardo ampio sulla realtà che ci circonda. Non dobbiamo mai dimenticarci della nostra gente e delle nostre radici. Sono esso che ci aiuteranno a trovare la strada dell’amore.
 
Con esse la Parola stabile del Signore che mostra la fedeltà del suo amore. Come bene sottolinea il salmo 118, di questa liturgia:La tua parola, Signore,/è stabile come il cielo./La tua fedeltà dura per ogni generazione;/hai fondato la terra ed essa è salda.