sabato 29 giugno 2013

Sei Tu la mia forza


xIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 9, 51-62


Dopo che lasciai la mia prima esperienza di seminario un capo area di mio padre, agente di commercio, mi disse: ma chi te lo ha fatto fare! Ti davano una parrocchia e stavi bene sistemato. D'altronde prima per essere sacerdoti bastava saper dire la messa!

Il vangelo di oggi mi rimanda a questo ricordo. Probabilmente se la pensavo come lui non ci avrei messo tanto tempo prima di arrivare all'ordinazione. Se volevo una sistemazione l'avevo trovata. Ma volevo delle sicurezze diverse, non un contratto da firmare.

Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli i loro nidi, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Ecco quello che dopo anni ho trovato. La sicurezza di sentirmi appagato nella mani di Dio. Motivo per cui mi abbandono totalmente a Lui. Questa la risposta che darei a quella persona, se dovessi incontrarla.

Anzitutto, la do a me stesso. Ho preso un impegno senza firmare nessun contratto. Per cui non ci sono aspettative fisse, ma ogni giorno ha la sua aria nuova nell'annuncio, nell'ascolto, nella fraternità sacerdotale. Non ho un orario di lavoro, ma un'offerta totale a Dio di tutto me stesso.

Non ci sono dei cliché in cui richiudermi, ma la forza sconvolgente e liberante dell'ncontro con Cristo. Che paroloni eh? Tuttavia, esprimono quello che vivo e comunico. Pure quelle parti di me che tenevo nascoste per vergogna fanno parte di questa scommessa. 

Essa è uno stare continuo alla presenza di Dio. Questo mi basta. Anche se i risultati pastorali non mi danno nessuna conferma; anzi spesso i risultati sono deludenti. Il capo area mi bacchetterebbe! Visto che con mio padre era molto esigente.

A fine giornata gioisco per le persone che incontro. Per quanto mi donano, soprattutto per la bellezza di percorrere insieme tratti si sentiero. E quanto do io loro? Difficile trovare una misura di riscontro. Le mie mani alzate sono vuote perché tutto e tutti elevo a Dio. E Lui mi riempie. Sempre. Meno male! 

SANTI PIETRO E PAOLO, Apostoli - Solennità (Messa del Giorno)

 MI VUOI BENE?

 At 12,1-11   Sal 33   2Tm 4,6-8.17-18   Mt 16,13-19

Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli


Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. Così si esprime Paolo nella seconda lettura di questa mattina.

Mentre san Pietro nella prima lettura afferma: Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva. La sua missione, insieme a quella si Paolo, si conclude a Roma, dove muoiono martiri.

San Pietro è crocifisso a testa in giù nei pressi della Basilica vaticana. San Paolo è decapitato fuori le mura della città, nel luogo oggi chiamato tre fontane. Sono chiamati apostoli di Roma. Dalla città capo del mondo antico grazie a loro, infatti, il vangelo si è diffuso in Italia ed in Europa.

Paolo di Tarso, il grande persecutori, Pietro il pescatore che rinnega Gesù per tre volte, testimoniano con il sangue la loro fede. Sono di esempio per noi e le nostre comunità, spesso tiepide e senza sapore. Dovremmo lasciarci conquistare dall'Amore.

Proprio nel vangelo della messa vespertina di ieri Gesù chiede a Pietro per tre volte: mi vuoi bene? Prima di affidargli l'incarico di pascere le pecorelle. Ciò che fonda la nostra fede e la nostra missione è, appunto, mettere Cristo al centro del cuore, dei nostri affetti.

Qualunque cosa facciamo dobbiamo viverla per la gloria di Dio. Andremo anche noi alla sconfitta, saremo insultati per il nome di Cristo, beffeggiati, ma non avremo più paura perchè solo Dio basta. Così pure noi combatteremo la buona battaglia e raggiungeremo il premio promesso.

venerdì 28 giugno 2013

SANT'IRENEO, vescovo e martire - Memoria

La lebbra del peccato

Gen 17,1.9-10.15-22   Sal 127   Mt 8,1-4
Se vuoi, puoi purificarmi


Gesù è un rivoluzionario, lo sappiamo. Ma nel rispetto delle istituzioni. Nel vangelo di oggi, infatti, Egli guarisce un lebbroso e dopo gli dice di andare al tempio per presentarsi al sacerdote, secondo la legge di Mosè.

Il Cristo, infatti, non è venuto ad abolire l'Antico Testamento, ma per portarlo a compimento. Nulla di nuovo se non una riscoperta del vero piano divino dell'Alleanza. Essa ha come scopo il ritorno dell'uomo alla casa del padre, dopo il peccato.

Un segno di amicizia tra noi e Dio che inizia con Abramo e si compie in Cristo, con il sacrificio della sua vita. Allora, la figura del lebbroso rappresenta ognuno di noi infermo nello spirito e bisognoso della guarigione di Gesù. Il peccato è la lebbra che ci consuma se non mettiamo la nostra vita nelle mani di Dio.

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO C



Commento vangelo Lc 9, 51-62



giovedì 27 giugno 2013

Credici



Guarda il tuo cuore
e ascoltalo.

Seguilo fino in fondo.

Soprattutto quando
ti dicono che sei 
un imbecille,
un fallito,
un sognatore.

Stai seguendo la strada giusta.

Credici!

mercoledì 26 giugno 2013

Piazza Santa Maria del Soccorso



Questa tela mi riporta al mio paese d'orgine, soprattutto alla mia infanzia. Ci vedo le mie radici, la mia storia, la mia fede e la mia vocazione. Un tutt'uno con quello che sono oggi e vivo nel mio cuore. La festa della prima domenica di agosto, molto sentita a Castelfranci, è come se fosse inpressa in questi colori.

Mercoledì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Alleanza

Gen 15,1-12.17-18   Sal 104   Mt 7,15-20
Dai loro frutti li riconoscerete


Il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe è vicino al suo popolo e lo dimostra con le alleanze. Egli promette il suo aiuto a chi è disposto a collaborare con Lui. Ad abramo è promessa grande discendenza se lascia la sua terra per dirigersi nel dove indicato dal Signore.

Il patto così si estende a tutti gli uomini di buona volontà. In noi cristiani trova compimento nella persona di Gesù. Egli porta a compimento tale patto con l'alleanza sigillata con il suo sangue versato sulla croce. Egli è l'Agnello del nostro riscatto.

Sin dal battesimo abbiamo aderito a questa chiamata consacrando a Dio la nostra vita. Se rimaniamo uniti a Lui porteremo frutti buoni, altrimenti produrremo spine. Altrettanto la nostra testimonianza sarà vera e credibile se fondata sulla Parola e guidata dallo Spirito.

martedì 25 giugno 2013

Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Eredità



 Gn 13,2.5-18   Sal 14   Mt 7,6.12-14
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro


Siamo eredi di una promessa. Quella che Dio ha fatto ad Abramo: Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti. Nella fede nell'unico Dio siamo discendenti di Abramo.

Egli lascia la sua terra per dirigersi verso la meta indicata dal Signore. Una strada non facile da seguire. Stretta e senza certezze, se non la parola di Dio. Abramo la segue per fede. Quella stessa via che Cristo propone a noi: Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 

La promessa è la liberazione che si realizza pienamente con il sacrificio del Messia, discendente di Davide. Chi segue il suo stretto insegnamento di amore sarà felice e salvo, perchè non sarà mai solo. Sarà con Dio, per sempre, nel rispetto dei fratelli.

Signore, chi sarà ospite nella tua tenda?Colui che cammina senza colpa, pratica la giustizia e dice la verità che ha nel cuore, non sparge calunnie con la sua lingua (salmo 15).
 

San Giacomo apostolo, festa


RACCOMANDAZIONE 



I nostri genitori vogliono il nostro bene, lo sappiamo. Come la madre di Giacomo e Giovanni. Questa signora si rivolge a Gesù per raccomandarli: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Un’intenzione giusta che Gesù accoglie con la dovuta risposta: «è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Egli, infatti, è venuto per fare la volontà del Padre e mostrare a tutti la strada da percorrere per raggiungerlo: bere il calice fino in fondo. Questo significa, per il Figlio dell’uomo, essere accusato e condannato a morte; soffrire per poi risorgere, a gloria di Dio Padre.

Ed è l’unica cosa che può proporre ai suoi discepoli, in particolare agli apostoli, suoi stretti collaboratori. A loro ricorda che il regno di Dio non è come i regni di questo mondo dove prevale la legge del più forte. Lì gli ultimi sono i primi: quelli che rinunziano al proprio orgoglio e si mettono al servizio degli altri.

Solamente così può mostrarsi la gloria di Dio: «noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi», ci ricorda san Paolo. Gesù ha bevuto il suo calice amaro, proprio, per mostrare la gloria di Dio che lo risorge dai morti.

Anche per noi è così. Nella nostra debolezza, fatta di sofferenza e momenti bui, sappiamo che la parola ultima è di Dio, che tramite la nostra fede parla al mondo intero.

Sì, come Giacomo e Giovanni, Gesù ci raccomanda tutti al Padre per l’avvento del suo regno di amore e di pace. Preghiamo affinché Egli ci dia la forza di affrontare con serenità i nostri momenti difficili, così come san Giacomo non si è tirato indietro quando, in nome di Cristo, gli è stata chiesta la vita. 

In preghiera


Mi lascio accarezzare

dalla brezza marina.



Oggi e' forte.



Forma onde che

si rifrangono

e spumano fragranza.


lunedì 24 giugno 2013

Amico vero

Nei momenti difficili, quando tutto va male e tutti hanno un'opinione sbagliata su di te, pochi sono quelli che capiscono e ti sostengono senza parole. Sono persone rare ma che ti conoscono fino in fondo e vengono con te nel buio delle tue notti. Anche se hai sbagliato non ti giudicano ma ti aiutano a rialzarti.

Gesù nel vangelo di oggi vuole proprio sapere se accanto a se ha discepoli di questo tipo. Tutti siamo disposti a credere che Egli è il figlio di Dio. Tuttavia quando le cose vanno male siamo tentati di giudicarlo e mandarlo via. Non vogliamo più essere suoi amici.

Dovremmo ricordare che egli per primo è stato rinnegato ed abbandonato. Nonostante tutto Lui è sempre disposto ad essere con noi, nel nostro cuore, per consolarci con la sua presenza. Il suo atteggiamento è diverso. Perchè nella sua misericordia non ci condanna quando sbagliamo ma è sempre disposto a perdonarci per ricominciare. 


domenica 23 giugno 2013

Chi sono io per te?

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

  Lc 9, 18-24



Chi sono io per te? Mi chiese ad un certo punto la mia ragazza, quando era fidanzato. Una domanda cruciale ed inaspettata. Pensavo fosse scontato quello che provavo per lei. Tuttavia mi avviluppò una crisi profonda e non riuscii a dare una risposta. Certo è che da quel momento le cose cambiarono, fino a quando la storia finì.

In effetti, lei non aveva quel posto che pensavo di avergli dato nella mia vita. Cercavo un'esperienza, un'avventura, ma nulla di serio. Quello che lei cercava da me. O tutto o nulla. Ad un certo punto si arriva a questo. E' inevitabile. Ci vogliono delle risposte per vedere allo specchio quello che hai dentro.

A distanza di tempo ho capito che il mio cuore desiderava altro. Una presenza diversa, che ugualmente voleva delle risposte. Per tanto tempo sono fuggito da me stesso. Mi sono rifugiato in diversi surrogati. Pensavo che potessero soddisfarmi e riempire quel vuoto che avevo dentro. Ho sperato invano.

Fin quando ho capito che solamente Dio, nella persona di Gesù, poteva colmare la mia sete. Ma non senza delle risposte da dargli. Quella domanda che Gesù nel vangelo odierno rivolge ai suoi discepoli è la stessa che ha rivolto, e rivolge continuamente, a me. Così come esigeva la mia ragazza.

Chi sono io per te? Una domanda, lo confesso, che pure mi ha lasciato perplesso per tanto tempo. Indeciso nell'insicurezza di una risposta alla vita, alla mia vita. Ma ad un certo punto, con le spalle ad muro di tante sconfitte, mi sono deciso di dire di sì al mio cuore. Così ho scoperto che c'è la risposta. Quella che ogni giorno, con parola diverse, sussurro a me stesso.

Sì, Gesù. Ti riconosco come il Cristo. Ma, anzitutto, come quell'amico che è sempre con me. Quando piango, quando sorrido, quando sono stanco, perplesso e confuso. So che Tu sei con me. Non c'è una consolazione migliore. Nella mia scelta di essere sacerdote, c'è una conferma continua del mio sì alla tua amicizia, al tuo amore.

Forse sì, ho perso una persona sempre la mio fianco con cui condividere tutto. Ma tu me ne fai trovare tante altre che riempiono i mie momenti di solitudine. Allora mi accorgo di aver sposato te, la tua croce e la tua resurrezione: quando scorgo attorno a me la tua premurosa sollecitudine in tanta gente che cammina con me ed insieme a me ti loda e ti ringrazia per tutti i tuoi benefici.

Grazie Signore Gesù! 

domenica 16 giugno 2013

Etichette

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 7, 36.8, 3


Siamo bravi a dividere le persone in base a delle categorie. Il ribelle, lo zotico, l'elegante, il raffinato, la prostituta, il professionista e così via. Tutte etichette che vanno pure bene per una certa distinzione, ma quando questo significa giudizio discriminante non sono più d'accordo.

Una volta non mi invitarono ad una festa. Erano amici, per me era scontato essere con loro. Perchè non mi avete invitato? Chiesi in seguito. Perchè con il tuo modo di fare ci avresti creato problemi. Tradotto: avremmo fatto brutta figura.

Quella sera, infatti, c'erano delle persona nuove, di un certo "stile". Mi sono sentito tradito e non accolto; giudicato sull'apparenza di quello che sono. Evvero talvolta esagero, ma se non te lo puoi permettere con gli amici! Almeno loro dovrebbero capire.

Pensando a questo episodio, mi vedo nei panni della peccatrice del vangelo di oggi. Etichettata ed esclusa da chi non la conosce sul serio è perdonata da Gesù per il suo grande cuore. Anch'io quella sera ho pianto e mi sono affidato al Signore con queste parole: Signore tu mi scruti e mi conosci, sai cosa c'è nel mio cuore.

Questo atto di abbandono è sempre la sorgente della mia fede. Quel poco che sono lo offro a Cristo. Egli non mi rifiuta ma mi trasforma, come dovrebbero fare le persone che sul serio mi vogliono bene. Il mio cuore così diventa più accogliente e disposto al perdono.

lunedì 10 giugno 2013

Madre vedova



Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.
Salmo 29


Oggi Gesù resuscita un ragazzo. Ha compassione della madre vedova rimasta sola. Il cuore di Dio è grande. Nella compassione la sua potenza di amore. Il figlio torna alla sua casa. Non per sempre. Anche lui muore come Lazzaro. Adesso attende la resurrezione finale alla fine dei tempi insieme a noi tutti. Questo il nostro comune destino.

La rinascita del ragazzino ne è il segno. La compassione di Dio dona a tutti la vita in Cristo Gesù risorto dai morti. Egli non muore più. I nostri corpi mortali risorgeranno a vita nuova e definitiva. Già oggi tuttavia rischiamo di percorrere vie di morte e disperazione interiore.

Se ci allontaniamo dalla fonte della vita. Similmente a Paolo e come cristiani dovremmo accogliere il vangelo di Gesù che è invito ad una continua vita nuova; e così mettere da parte l'uomo carnale per aprirci alla perenne novità dello Spirito che ogni giorno ci chiama a vivere.

sabato 8 giugno 2013

Una vita per tutti

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 7, 11-17


In molte occasione, quando muore una persona cara soprattutto, chiedo a Dio di compiere un miracolo di resurrezione, come nel vangelo di questa domenica. Mi concentro nella preghiera e dentro di me esce un forte grido di incredulidà e di disperazione.

Perchè il Signore non interviene? Vorrei che facesse quello che gli chiedo. Poi immagino la persona defunta che si risveglia e torna tra noi. Sarebbe un vantaggio per la mia o la gloria di Dio? Non so rispondere, non posso essere io stesso Dio!

Tuttavia la sua mente ed il suo cuore sono intrisi di amore. Come credente lo devo accettare. Altrettanto credere nella grande compassione che Gesù ha per noi. In questo miracolo odierno ed in quello di Lazzaro lo dimostra. Ma Lazzaro e questo fanciullo comunque sono morti.

Allora vado al monte Calvario, alla croce, al sepolcro, alla resurrezione. Cristo non muore più! E questa vita è per tutti. Non c'è preferenze di persone. C'è solamente amore compassionevole. Quello che mi spinge, similmente San Paolo, a lasciare la mia ipocrisia per tuffarmi nella sua misericordia.

X Domenica del tempo ordinario


Commento vangelo Lc 7, 11-17




mercoledì 5 giugno 2013

SAN BONIFACIO, vescovo e martire - Memoria

Dio della vita


 Tb 3,1-11.16-17   Sal 24   Mc 12,18-27

Non è Dio dei morti, ma dei viventi!


Il nostro Dio non è il Dio dei morti ma della vita. La resurrezione di Cristo ne è la conferma. Egli vince la morte per sempre. Di questo siamo partecipi sin dal Battesimo quando anche noi siamo rinati a vita nuova. Sono coinvolti pure i nostri corpi.

Alla fine dei tempi, infatti, quando Cristo ritornerà tutti i corpi risorgeranno, torneranno in vita e si uniranno all'anima, separata con la morte. La resurrezione della carne è lo specifico di noi cristiani. Il nostro cammino terreno è tutto orientato alla vita di grazia che viene da Dio.

Egli sostiene il nostro cammino con il perdono dei peccati annunciato dalla Parola ascoltata e vissuto nel mistero dell'Eucaristia. Una trasformazione continua che ci orienta alla dimensione eterna. Lì non si prenderà più marito o moglie perchè vivremo per sempre uniti al Dio della vita.

lunedì 3 giugno 2013

SANTI CARLO LWANGA e COMPAGNI, martiri - Memoria

Misericordia

Tb 1,3; 2,1-8   Sal 111   Mc 12,1-12

 Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.


Ieri abbiamo celebrato il mistero del corpo e sangue di Cristo. Un atto di fede che coinvolge la nostra vita. Se ci riteniamo persone eucaristiche non possiamo essere indifferenti nei confronti delle sofferenze della società.

Tobi, nella prima lettura odierna, ce ne da un esempio concreto. Egli vuole celebrare una festa del suo popolo con un grande e lauto banchetto. Ma vuole invitare qualche povero della sua gente ebraica, in esilio presso il popolo assiro.

Manda il Figlio Tobia a cercare qualcuno. Ma questi trova un morto ebreo giustiziato e lasciato sulla piazza. Lo racconta al padre. Quest'ultimo, correndo un forte rischio, esce di notte e lo va a seppellire, compiendo un'opera di misericordia.

Ha reso viva la sua fede nella verità della sua coscienza che lo fa uomo giusto, gradito a Dio. Per noi questa chiamata che spinge al servizio dovrebbe essere ancora più forte, proprio in virtù dell''Eucaristia. Infatti, questo mistero ci trasforma per essere altrettanto noi cibo per gli altri, nel servizio.

Anche a costo della vita. Così come Cristo fa per noi, così come tanti uomini giusti muoiono vittime dell'odio e della violenza, schierandosi dalla parte di chi non ha voce. In tal modo sono da vedere i martiri che oggi ricordiamo, ai quali dovrebbe conformarsi lo stile della nostra vita.

Finestra



Antico borgo di Senerchia (Av) rivisitato e reso vivo con la fantasia


sabato 1 giugno 2013

Ti mangerei

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO 

Solennità (Anno C)


Quando vogliamo bene troppo ad una persona gli diciamo: ti mangerei. Avvertiamo il desiderio di essere una sola sola con lei, di assorbire tutto di quello che è. Vorremmo trasformare i nostri desideri in una profonda e stabile unione.

Non mi riferisco al cannibalismo. Lì c'è una logica diversa che è quella del possesso e dell'annientare. Non vi è nessuna voglia di creare una simbiosi ma di esercitare un certo tipo di potere. Potremmo dire che è sottesa una forte prevaricazione.

L'espressione ti mangerei nasconde invece il filo sottile di una relazione profonda che si vuole vivere nel rispetto reciproco. Orientata alla crescita insieme per migliorare nel vincere la solitudine. Credo che l'amore di Dio si ponga in questa direzione.

Egli si fa cibo per noi. Desidera che ci nutriamo di Lui per farci come Lui. Cristo glorioso è nostro cibo e nostra bevanda per trasformare il nostro uomo carnale in uomo spirituale aperto alle sollecitazione dell'Amore. E' Lui, vivo e vero, che ci assimila.

Veniamo coinvolti così in un grande dinamismo che abbraccia il cammino terreno. Una trasformazione continua dalla morte alla vita. Siamo immersi nel mistero pasquale. Viviamo continuamente protesi verso la carità di Cristo per poi testimoniarla nel mondo.

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi:nùtrici e difendici, portaci ai beni eterni nella terra dei viventi.Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo, nella gioia dei tuoi santi.

Corpus Domini


Commento al vangelo Lc 9, 11b-17