mercoledì 31 luglio 2013

SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, sacerdote - Memoria

L'incontro


Es 34, 29-35; Sal.98; Mt 13, 44-46

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo


L’incontro con una persona che vogliamo bene, ci rende gioiosi. Il nostro volto cambia e tutti se ne accorgono, perché dentro di noi fiorisce un gaudio spontaneo e inatteso.


Così succede a Mosè quando scende dal monte Sinai con i comandi del Signore. Egli ha una luce nuova che Dio gli ha donato e la porta agli altri.


Lo stare con il Signore cambia il nostro volto e la nostra vita. Riceviamo un’energia nuova. E, se per Mosè e gli israeliti era rilegata in una tenda, noi l’abbiamo in mezzo a noi grazie a Gesù che l’ha resa vicina.


Egli non è sul monte, ma nel nostro cuore e lì vuole restare, se glielo permettiamo. Infatti, si paragona a un tesoro da scoprire e valorizzare, al punto da rimanere sempre con Lui, che continuamente cambia la nostra vita.


Questa è la forza che abbiamo per andare incontro ai nostri fratelli poveri e bisognosi, che hanno bisogno di carità, senza tante parole, con opere gratuite di misericordia.


Se ci sentiamo amati per primi non avremo difficoltà a donarci, perché il nostro “tesoro” ha fatto così per noi. Non solo. Scopriremo che da questo dipende la nostra gioia: nel donare noi stessi agli altri.


Doneremo quel che abbiamo: la presenza di Gesù, medico delle nostre anime.

martedì 30 luglio 2013

Sintonia


Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano
Salmo 137

Gesù quando prega si trasfigura. Cambia volto. Con esso la direzione della sua vita, delle sue scelte e della sua predicazione. Si conforma sempre di più alla volontà del Padre. Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito: è la sua ultima preghiera.

In questi momnenti di intimità Egli non usa delle formule precise, ma cerca una profonda sintonia con quanto Dio Padre gli chiede. Un forte esempio per noi che spesso ci limitiamo a recitare parole o a chiedere cose assurde, quasi a voler piegare Dio alla nostra volontà. Con le mani alzate oggi, e sempre, siamo invitati a chiedere il dono dello Spirito.

Egli ci avvicina sempre più a Dio, al suo modo di pensare. Egli trasforma il nostro cuore e la nostra mente purificandoli nell'amore. Ci fa come Cristo servi obbedienti.

lunedì 29 luglio 2013

SANTA MARTA DI BETANIA

L'incontro


Es 34, 29-35; Sal.98; Mt 13, 44-46

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo


L’incontro con una persona che vogliamo bene, ci rende gioiosi. Il nostro volto cambia e tutti se ne accorgono, perché dentro di noi fiorisce un gaudio spontaneo e inatteso.


Così succede a Mosè quando scende dal monte Sinai con i comandi del Signore. Egli ha una luce nuova che Dio gli ha donato e la porta agli altri.


Lo stare con il Signore cambia il nostro volto e la nostra vita. Riceviamo un’energia nuova. E, se per Mosè e gli israeliti era rilegata in una tenda, noi l’abbiamo in mezzo a noi grazie a Gesù che l’ha resa vicina.


Egli non è sul monte, ma nel nostro cuore e lì vuole restare, se glielo permettiamo. Infatti, si paragona a un tesoro da scoprire e valorizzare, al punto da rimanere sempre con Lui, che continuamente cambia la nostra vita.


Questa è la forza che abbiamo per andare incontro ai nostri fratelli poveri e bisognosi, che hanno bisogno di carità, senza tante parole, con opere gratuite di misericordia.


Se ci sentiamo amati per primi non avremo difficoltà a donarci, perché il nostro “tesoro” ha fatto così per noi. Non solo. Scopriremo che da questo dipende la nostra gioia: nel donare noi stessi agli altri.


Doneremo quel che abbiamo: la presenza di Gesù, medico delle nostre anime.

sabato 27 luglio 2013

La vita è orazione


XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 11, 1-13

In diverse occasioni ho chiesto spasmodicamente a Dio che mi esaudisse. Invano! Guardando una stella mi sembrava di aver toccato il cielo con un dito. Solamente una cosa mi mancava. Un amore ricambiato.

Grazia non esaudita. Meno male, dico col senno di poi. Sarebbe stato un buco in un bicchiere d'acqua. Tuttavia c'ho provato a piegare Dio ai miei capricci. Anche quando ho chiesto vendetta.

Lo stesso quando pesavo di assecondarlo con i mie obblighi di orazione, quando ero tenuto a stare in cappella o in camera a meditare. Se non lo facevo mi sentivo un grande dito sulle spalle che mi accusava.

Certo, la preghiera è cresciuta con me, nelle sue varie forme. Le formule imparate a memoria mi hanno aiutato tantissimo. Oggi mi dicono poco. Non amo più la preghiera da "mestiere". Desidero altro.

Per cui, confesso, esprimere con il termine preghiera quell'intimo rapporto con Dio che ho, non mi aiuta. Trovarne un altro ancora peggio. Sorgente un po' mi affascina.

Uno zampillo di acqua che mi disseta e mi ristora, sempre. Soprattutto nel deserto, quando non provo più nulla. A volte mi è capitato di sperimentare l'aridità, so cosa significa.

Sono come una pianta grassa: resisto all'aridità. Lo posso in virtù di quello Spirito che il Padre mi dona. Non ne sono degno, tuttavia le mie mani sono continuamente alzate verso Lui per riceverlo.

giovedì 25 luglio 2013

SAN GIACOMO, apostolo - Festa

RACCOMANDAZIONE


I nostri genitori vogliono il nostro bene, lo sappiamo. Come la madre di Giacomo e Giovanni. Questa signora si rivolge a Gesù per raccomandarli: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Un’intenzione giusta che Gesù accoglie con la dovuta risposta: «è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Egli, infatti, è venuto per fare la volontà del Padre e mostrare a tutti la strada da percorrere per raggiungerlo: bere il calice fino in fondo. Questo significa, per il Figlio dell’uomo, essere accusato e condannato a morte; soffrire per poi risorgere, a gloria di Dio Padre.

Ed è l’unica cosa che può proporre ai suoi discepoli, in particolare agli apostoli, suoi stretti collaboratori. A loro ricorda che il regno di Dio non è come i regni di questo mondo dove prevale la legge del più forte. Lì gli ultimi sono i primi: quelli che rinunziano al proprio orgoglio e si mettono al servizio degli altri.

Solamente così può mostrarsi la gloria di Dio: «noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi», ci ricorda san Paolo. Gesù ha bevuto il suo calice amaro, proprio, per mostrare la gloria di Dio che lo risorge dai morti.

Anche per noi è così. Nella nostra debolezza, fatta di sofferenza e momenti bui, sappiamo che la parola ultima è di Dio, che tramite la nostra fede parla al mondo intero.

Sì, come Giacomo e Giovanni, Gesù ci raccomanda tutti al Padre per l’avvento del suo regno di amore e di pace. Preghiamo affinché Egli ci dia la forza di affrontare con serenità i nostri momenti difficili, così come san Giacomo non si è tirato indietro quando, in nome di Cristo, gli è stata chiesta la vita.

mercoledì 24 luglio 2013

Astratto


Il bello di questi quadri è che puoi dare l'interpretazione che vuoi a partire dalle forme che vedi

lunedì 22 luglio 2013

Tenda di Dio

COLLETTA

Padre sapiente e misericordioso,
donaci un cuore umile e mite,
per ascoltare la parola del tuo Figlio
che risuona ancora nella Chiesa,
radunata nel suo nome,
e per accoglierlo e servirlo come ospite
nella persona dei nostri fratelli.

Contemplazione e azione, il binomio dell'essere cristiani. Contemplando il mistero di Cristo lo accogliamo nel cuore.Agendo nel servizio lo portiamo nel mondo. Per stare sempre con  Gesù.

Egli vuole dimorare nel nostro cuore. La tenda del nostro intimo è abitata da Lui se ci accorgiamo dell'importanza della sua presenza, come Maria. L'ascolto della sua voce è guida per la memoria, i pensieri, i sentimenti,le intenzioni.

Allora le nostre mani saranno pronte al servizio e piene di zelo si doneranno al prossimo, come la premura di Marta. Questa la cosa essenziale. Il resto una conseguenza. Nulla manca a coloro che amano Dio.

domenica 21 luglio 2013

Fuga dal mondo

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

(Anno C)

Lc 10, 38-42



Quante volte avrei voluto scappare e rifugiarmi in qualche luogo ameno! Ad un certo punto intravedevo la vita monacale e lì mi inquadravo. Non è per te! Mi ripetevano in molti. A buon titolo.

Oggi, infatti, vivo pienamente nel mondo e lo sento mio. Quelle vane fughe erano mera illusione. Mi sovviene quella settimana passata a Camaldoli di Arezzo, in particolare la visita all'eremo. Come si può vivere in totale solitudine?

I più forti salgono là sopra. Mi spiegò un monaco al cenobio, quello più a valle dove si condivide la vita comunitaria. Prospettandomi una scelta sentita e fatta con cognizione di causa per il bene della chiesa.

Rinchiudersi in un monastero o in un altro luogo con la pretesa di una falsa contemplazione è pura follia. Quello che ci serve è ritrovare noi stessi. Soprattutto quando ci smarriamo.

E' più semplice delegare che prendere sulle spalle le scelte della propria vita. No, il cristianesimo non è certo l'oppio dei popoli! E lo sarebbe nella prospettiva che ho accennato.

Io mi sento contemplativo e uomo di azione. Un po' Marta, un po' Maria. Certamente disposto ad accogliere Cristo nella dimora del mio cuore affannato. Mi sforzo di dargli il primo posto.

Per questo non devo andare in un eremo solitario, se non in alcuni periodi per esercitarmi ad ascoltarlo sul serio. Ma rimanere dove sono, nel mio posto che Lui ha previsto per me.

Lo stesso questa condivisione è per me essere ai piedi di Gesù, come Maria. Come l'altrimenti la giornata passata in mille faccende per far divertire i bambini del grest parrocchiale, un servizio.

Mi sento, in questo, pienamente integrato. Sempre contemplo, sempre agisco nel tempo che il Signore mi dona. Perchè Egli è sempre con me. 

martedì 16 luglio 2013

Sofferenza


Caro diario,

                 quando a scuola usavamo la penna rossa era per evidenziare qualcosa di importante. Forse per questo il rosso è il colore che ho scelto per te. Cose importanti. Emozioni, pensieri, episodi di vita, tutto ciò che segna il nostro cammino.

Oggi il rosso mi richiama il sangue, il dolore, la sofferenza. Quella che non puoi alleviare in nessun modo. Ti è accanto, spesso dentro di te; ti si stagna addosso e nessuno può detergerla. Lo sai, sono credente; ma neppure la fede può togliere questo strazio.

Anzi sembra quasi che te lo faccia assaporare di più, come se Dio ci provasse gusto. Poi penso che di fronte all'inevitabile devi solo chinare il capo. E questo faccio. Con rassegnazione? Con speranza? Con disperazione? Non saprei proprio dirtelo.


lunedì 15 luglio 2013

I sentimenti di Dio

COLLETTA


Padre misericordioso,
che nel comandamento dell’amore
hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge,
donaci un cuore attento e generoso
verso le sofferenze e le miserie dei fratelli,
per essere simili a Cristo,
buon samaritano del mondo.


Compassione. Che bel termine usa oggi il vangelo per esprimere i sentimenti che Dio ha per noi. E' un amore viscerale, profondo. Egli solo può insegnarci ad amare così il prossimo.

Con la spontaneità dei bambini, con la semplicità delle colombe, con l'immediatezza di chi è allenato dallo Spirito.

Che il Signore ci conceda in cuore grande che sappia vedere le regole come scalini da salire e non muri da ostacolo. Che sappia respirare l'ossigeno del buon samaritano, Cristo stesso che per noi da tutto senza riserve.


giovedì 11 luglio 2013

San Benedetto da Norcia Abate, patrono d'Europa

Monachesimo occidentale

    Prv 2, 1-9; Sal 33; Mt 19,27-29

San Benedetto, patrono d’Europa, è il santo del monachesimo occidentale che ha coniato la formula ora et labora, unendo la preghiera al lavoro dell’uomo.

Ha fatto suo il monito del libro dei Proverbi: ‹‹se appunto invocherai l’intelligenza e rivolgerai la tua voce alla prudenza, se la ricercherai come l’argento e per averla scaverai come per i tesori, allora comprenderai il timore del Signore››.

Così ha interpretato le esigenze del suo tempo ed ha proposto un modo di vivere il vangelo nel carisma del monastero, come luogo di comunione e di cultura, punto di riferimento in un’epoca ormai allo sbando.

Anch’egli ha lasciato tutto per amore del vangelo perché, lasciandosi guidare dallo Spirito, per primo ha creduto nella potenza dell’amore di Gesù e l’ha diffuso con la sua vita a gloria di Dio Padre, lodandolo in eterno: ‹‹Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino››.

A noi seguire il suo esempio di dedizione e premura per i suoi confratelli e per il mondo, nell’individuazione della nostra missione, che parte dall’ascolto della Parola per divenire Eucaristia vivente ogni giorno della nostra vita nei luoghi dove operiamo. 

venerdì 5 luglio 2013

Venerdì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Un invito speciale


  Gen 23,1-4.19; 24,1-8.62-67   Sal 105   Mt 9,9-13
Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Misericordia io voglio e non sacrifici.


Il nostro Dio ci chiama per nome. Non per condannarci ma per aiutarci ad essere quello che siamo. Ci redime, ovvero ci porta fuori dalle nostre gabbie per far uscire il meglio di noi stessi. Ma dobbiamo riconoscere di aver bisogno di Lui.

Egli, infatti, non è venuto per chi si ritiene giusto, ma per i peccatori. Cioè per coloro che riconoscono la loro pochezza per rimettersi nelle sue mani. La vocazione di Matteo richiama, appunto, questo aspetto. Egli è un esattore di tasse, un peccatore pubblico. Gesù chiama proprio lui.

Egli sa che nel suo cuore c'è qualcosa di buono e lo invita a mettersi a servizio del regno. Determinante è la prontezza con cui il pubblicano segue il Cristo. Si sente amato, stimano, riconosciuto nella sua dignità. E' così pure per noi. Gesù si fida dei doni che abbiamo e ci invita a metterli in comune per farli diventare ancora più grandi.

Indifeso



Inerme serpeggio

nei miei pensieri


giovedì 4 luglio 2013

mercoledì 3 luglio 2013

SAN TOMMASO, Apostolo - Festa


 UN GRANDE EDIFICIO


Ef 2,19-22   Sal 116   Gv 20,24-29 
Mio Signore e mio Dio!


Siamo tutto tempio dello Spirito Santo. Questo ci rende pietre vive di un grande edificio spirituale: la chiesa. Essa ha come fondamento la predicazione degli apostoli e come pietra fondamentale Gesù Cristo. E' san Paolo che ce lo ricorda nella prima lettura di questa festa.

Essa ci propone san Tommaso apostolo, colui che per credere ha voluto vedere. Egli ha avuto risposta dall'apparizione pasquale di Gesù.  Il quale, però, chiama beati coloro che credono in Lui senza vederlo. La certezza tuttavia, che tutti abbiamo, l'unico grande miracolo cui dobbiamo credere, è la resurrezione di Cristo.

Ed è proprio lo Spirito Santo che ci spinge a questa adesione di fede con tutto noi stessi. Pure noi, tuttavia, abbiamo bisogno di vedere e toccare con mano. Lo possiamo fare attraverso la Parola e l'Eucaristia. Entrambe ci coinvolgono nel mistero che si ripropone a noi oggi per la nostra vita. 

Questo è il dinamismo che ci rende pietre vive: la trasformazione che la Parola opera nel nostro cuore. Da lì la necessità dell'incontro con Cristo insieme al grande edificio della sua chiesa che mi dona la fede e la alimenta con i sacramenti. Lì, soprattutto, il luogo dove posso crescere nella carità, quella stessa che Tommanso ha testimoniato con l'effusione del sangue.

martedì 2 luglio 2013

Blocchi




Insulsi pensieri si stagnano
nel profondo.

Un nido groviglioso
di ostacoli
offusca la mente.

Ti aggrappi ad un perchè;
sospiri su un agognato
maledetto cuscino.

Ma la vita è altrove.

In quell'oceano infinito
che vedi nemico.

Lì ti devi tuffare.
Ci vuole tanto
ci vuole poco.

La determinazione di lasciarsi
nel vuoto di un nuovo,
di un lasso
ad intermittenza,
sussurra.

Avverti poi la leggerezza
del volo;
lo stupore di nuove fragranze;
il variopinto
di nuove esperienze.

E quell'amore che rinasce
e da forza indicibile.


lunedì 1 luglio 2013

50° di sacerdozio

UNA STORIA CHE PARLA




Parla Signore che il tuo servo ascolta

Sabato pomeriggio ho partecipato alla celebrazione eucaristica per il 50° di sacerdozio del nostro vicario generale. Una bella esperienza di condivisione!. Ho conosciuto meglio i tratti di un sacerdote che da tempo vive il suo ministero sacerdotale.

Ascoltando la sua testimonianza mi sono molto arricchito. In essa, infatti, vedo particolari della mia storia vocazionale e di fede. Penso proprio che non bisogna essere timidi nel mettere a nudo la presenza di Dio nella propria vita. Nelle nostre storie è Lui che parla.

A mia parere non si tratta di protagonismo perchè l'unico protagonista è il Signore. Lui, che è nei nostri cuori, emerge come il pioniere delle nostre esperienze. Più le comunichiamo e più rendiamo gloria alla sua grandezza nell'amore.

Disponibilità certa

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
 Salmo 15

La religione dovrebbe dare delle sicurezze e certezze, come pietre miliari sul nostro cammino. Così si dovrebbe sapere ciò che più o meno può accadere in ogni giornata. Di programmare tutto.

Oggi, però, Gesù destabilizza, come al solito. Il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo, afferma. Persino gli animali hanno un giagiglio, Lui no. 

Così dovrebbe essere per noi suoi discepoli. Seguire Cristo è ribaltare sempre le nostre logiche per andare dove Lui vuole.

L'unica certezza da avere è la fede in Dio, quella che ci rende sempre disponibili al soffio dello Spirito: sappiamo da dove viene ma non dove va.

Non piossiamo avere la certezza di sapere tutto, solo la consapevolezza che Dio, in Cristo, può cambiare me ed il mondo. Allora lo seguo senza  ma e però, con piena disponibilità.

Pino quagliettano




Castello di Quaglietta (Av).

"Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra" (salmo 120).