sabato 31 agosto 2013

Vivo per Dio


XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

 Lc 14, 1.7-14


Mi è capitato di assistere ad una scena particolare. Ero in una parrocchia per la pastorale, diversi anni fa. Prima di una messa feriale due signore di una certa età se le sono date di brutto. Una si è addirittura rotta le costole. Perchè? Antipatia.

La cosa buffa è che una disse al parroco, dopo l'accaduto: o io o lei! Quel pover'uomo doveva scegliere tra le due. Assurdo! Cose che purtroppo capitano a chi frequenta assiduamente la chiesa. Il banchetto eucaristico è, di frequente, appannaggio di orgogliosa supremazia.

Chi deve dire il rosario, chi mettere i fiori, chi suonare le campane... guai se lo fa qualcun'altro. In questo momento il mio pensiero va ad un sacerdote anziano che ogni anno mi chiama per un aiuto durante la festa patronale. Chissà quante umiliazioni di questo tipo ha dovuto subire!

Non è facile esprimere il ministero della sintesi, nel coordinare i vari ruoli che ognuno ha nella parrocchia. Mi conforta, però, la presenza di tante persone umili che non fanno rumore. Il loro silenzioso orante mi affascina e mi incoraggia.

Lo stesso io: perchè ho scelto la strada del sacerdozio? Quel sì di circa tre anni fa rischia di banalizzarsi in tante cose da fare; o nell'assurdo di avere conferme dall'effimero del mondo. Vivo per Dio e ogni giorno, a modo mio, confermo questo afflato. 


XXII domenica del tempo ordinario - anno c


Commento vangelo Lc 14, 1.7-14 


venerdì 30 agosto 2013

Venerdì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Non vi conosco


  1Ts 4,1-8   Sal 96   Mt 25,1-13
Ecco lo sposo! Andategli incontro!


In verità io vi dico: non vi conosco. Questa frase di Cristo fa un po' paura. Quando moriremo potremmo sentircelo dire. Conoscere Dio è lasciarsi compenetrare dal suo amore. E' seguire lo Spirito santo, il quale ci insegna ad amare come Dio.

Se non ci tuffiamo in questo amore, che è stima e rispetto per i fratelli, soprattutto bisognosi, non possiamo conoscere Dio che è amore. In questa strada occorre progredire, ci ricorda san Paolo. Giorno dopo giorno è necessario sintonizzarsi con la lunghezza d'onda dell'amore divino.

In questo modo tutto di noi stessi sarà trasformato dal fuoco dell'amore. Esso arde nel cuore e sarà sempre acceso. Così quando incontreremo il Pastore supremo lo vedremo con la sua stessa luce, quella che vince il peccato e la morte e dura per l'eternità.

giovedì 29 agosto 2013

Superlativo



Antico borgo di Quaglietta (Av) con il castello e la chiesa di san Rocco


MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA - Memoria

Saldo rifugio


Ger 1, 17-19; Sal 70; Mc 6, 17-29
Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista


In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso (salmo 70). Mi sembra molto appropriata questa frase per descrivere il martirio di San Giovanni Battista.

Si rimane sconcertati nel sapere che la sua morte è frutto di un capriccio che sa di vendetta, per le giuste parole da lui pronunciate in nome di Dio. Egli, il precursore del Signore Gesù, non ha taciuto di fronte ad una situazione scandalosa e per questo ha pagato con la vita. Ha tenuto duro, non ha ceduto agli abusi dei potenti perché si è fidato del Signore, che gli darà la sua corona di vittoria.

Chi crede in Dio lo segue perché sedotto dalle sue Parole di vita eterna. Come è stato per Geremia, anche per il Battista il Signore ha prevalso, chiamandolo a preparare la via a suo Figlio Gesù, attraverso un battesimo di conversione. Il Cristo così ha la via aperta per rimettere i peccati con il suo battesimo di sangue.

Anche in questo il Battista è precursore. Egli, con la sua morte ingiusta, annuncia anche la morte di Gesù per compiere la volontà di Dio, il saldo rifugio di entrambi, riconosciuto come l’unico Padre che libera dalla morte. Il Signore farà giustizia. Che sia questa anche la nostra certezza quando è lesa la nostra dignità.


mercoledì 28 agosto 2013

SANT'AGOSTINO, vescovo e dottore della Chiesa - Memoria

Ama



Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti (salmo 138).

Andare lontano da Dio in un posto ameno? Impossibile egli è nel tuo cuore. San'Agostino ha trovato pace quando ha fatto questa scoperta e l'ha gustata. Non possiamo vivere come sepolcri imbiancati mostrando solamente in apparenza di lodare Dio.

La misericordia e la giustizia devono dimorare nel nostro cuore. Poi non importa se la casa è cadente, Dio la renderà splendente agli occhi del mondo con il calore del suo amore. Ama e fa ciò che vuoi, afferma il vescovo d'Ippona. Di quell'amore vero, gratuito, disinteressato che viene dall'alto.


martedì 27 agosto 2013

SANTA MONICA - Memoria


Il fariseo


1Ts 2,1-8   Sal 138   Mt 23,23-26
Queste erano le cose da fare, senza tralasciare quelle


La parola fariseo significa separato. Egli infatti si considera giusto ed in quanto tale separato dalla massa. La sua giustizia si basa su norme esteriori da rispettare scrupolosamente, cosa che i peccatori non fanno.

Gesù li rimprovera per questo fare selettivo che inganna loro e la gente. La salvezza non è per pochi separati che rispettano prescrizioni, ma per chi ama la misericordia e la giustizia. 

Prima di lavare l'esterno del piatto per salvare l'apparenza, occorre pulire l'interno, quello che occhio umano non vede ma che Dio scruta e conosce: 

Signore, tu mi scruti e mi conosci,/ tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, / intendi da lontano i miei / pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, / ti sono note tutte le mie vie (salmo 138). 
Santa Monica è di esempio. Lei prega nel segreto del proprio cuore per la conversione del figlio Agostino. Versa molte lacrime ed alla fine, dopo tanta attesa, è esaudita.

Porta stretta


Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno (Lc 13, 24)


Come si fa ad entrare per la porta stretta? Certo io non riuscirei a passare! Tuttavia l'invito che oggi Gesù ci rivolge è chiaro: se non diventiamo come bambini non entreremo nel Regno. Dimagrire il cuore da false attese e giudici improvvisati è estremamente opportuno per accogliere la salvezza.

Castello naif


Pannello 2, 15 m x 1, 50. Rappresenta il castello di Quaglietta (Av)


lunedì 26 agosto 2013

Lunedì della XXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Maggiordomo


1 Ts 1,2-5.8-10; Sal.149; Mt 23, 13-22
Guai a voi, guide cieche


Il maggiordomo è chi detiene le chiavi di tutta la casa. Tramite lui si po’ entrare in tutti i luoghi. Anche in quelli più segreti. Così è la figura di chi svolge un ruolo di guida in nome di Dio per la comunità. In particolare il Papa, cui Gesù ha affidato le chiavi del regno di Dio per svolgere un ministero di servizio per la chiesa universale, nella carità. 

Nell’Antico Testamento queste chiavi sono affidate alle guide di allora, come gli scribi e i farisei. Ma questi capi non svolgono la loro funzione e, come ci ricorda il vangelo di oggi, non permettono ai proseliti di entrare nel regno. Anzi, con tutta una serie di prescrizioni, li escludono perché mettono al primo posto non l’altare e il Tempio, ma le offerte che vi si praticano. 

Dio è messo in secondo piano a favore di regole e norme che affannano e appesantiscono la vita. Invece Gesù è il Figlio del Dio vivente. È venuto sulla terra per liberarci dal peccato e aprirci le porte della libertà che scaturisce dal vero amore, che Egli ha dimostrato sulla croce, che apre alla vita.

Per questo dà le chiavi a Pietro: per aprire le porte della carità e permettere a chi vuole di entrare nel regno di pace e giustizia e vivere una vita felice già su questa terra.Nell’attesa della sua seconda venuta, dove le porte si apriranno definitivamente.

domenica 25 agosto 2013

Spiraglio



PENSIERO DELLA NOTTE

Nel buio cammino cercando la luce. Affannoso scorgo uno spiraglio. Mi aggrappo. Una speranza apre una finestra nel mio cuore. Respiro l'ossigeno di una nuova aurora. Di un cuore più duro per accogliere la realtà dei fatti.


sabato 24 agosto 2013

Oltre il palmo del naso

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 13, 22-30


Quando mi sono trovato in luoghi alti e solitari ho visto il cielo più vicino a me. Soprattutto nell'oscurità ho provato l'ebbrezza di sentirmi addosso le stelle.Quante ce ne sono! Un manto infinito. Il loro luccichio mi affascina.

Come se proiettasse l'infinito che è dentro si me. Premura di Dio traduce bene la sensazione che provo in questi momenti. Al di la dello spazio infinito, qualcosa di grande da non contenere. Moltitudine è il suo nome. Nell'immenso universo c'è spazio per tutti.

Pur se ci fossero gli alieni non mi spaventerei se fossi pronto ad accogliere il diverso. L'estraneo mi si presenta sempre come una minaccia invasiva di potere. Una paura innata. Ma a ben vedere sono proprio le persone nuove che incontro nel mio percorso di vita a darmi tanto in sapienza di vita.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio (Lc 13, 30). Eh già! Noi cristiani del XXI secolo siamo forse troppo assuefatti da riti e tradizioni da poter vedere oltre il palmo del nostro naso e con gli occhi del cuore. Ci accontentiamo di poco.

Il di più generoso è dietro l'angolo dei nostri vicoli e ci sfugge. Non abbiamo il coraggio di guardare il cielo ammantato di stelle e di goderlo per come è. Il doveroso "si fa così" non ci rende liberi per il regno dei cieli. Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire (Eb 12-13).

venerdì 23 agosto 2013

Lodi notturne

Romanino, notturno - acrilico su tela - 2009


Alzo il capo e contemplo il cielo nero e misterioso. Ogni sera da bambino recitavo le preghiere, quelle forme che esprimevano il mio fare contemplativo. Stasera mi rivedo ai primi passi del mio rapporto con Dio. E non ci sono tante parole... è spontaneo. Come tale il mio elevarmi in una lode notturna, che è liberazione e voglia di ricominciare nel nuovo giorno:

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
    vada in pace secondo la tua parola. Lc 2, 39
 
 

Acqua che scorre




Vedo la vita come un fiume. Non puoi arrestarla, ne hai deciso di accendere il motore. Mettere dighe aumenterebbe solamente la sua forza. Allora non mi resta che navigare. Imparare a prendere in mano il timone ogni giorno è la scelta migliore per scoprire l'avventura della vita.


mercoledì 21 agosto 2013

martedì 20 agosto 2013

Anima in pena


Caro diario,

                   le sofferenze fisiche le descrivi facilmente perchè le vivi nella carne. Con un dolore che è lancinante. Quelle dell'animo sono più sottili. Simile ad un peso, si infiltrano nell'intimo. Il cuore lo senti di ghiaccio, le giornate diventano buie, malinconiche e non sai trovare un motivo plausibile.

Sono diversi impercettibili strati che si posano sulla flebile linea dell'equilibrio e la consumano. Non perdi la voglia di vivere in cui ti porterebbe la depressione ma, cavolo, vorresti che questo pantano passasse via presto. Il positivo è che ti fa rallentare, vivere con lentezza tutto.

Riesci così ad essere più attento alle persone che non alle cose da fare. Il mondo interiore ha bisogno di condividere il calore dell'amore. Il quale, spesso, si lascia raffreddare dal ghiaccio della consuetudine. Che pur è utile se lo lascia fluire.

Ciao!

martedì 13 agosto 2013

In cammino

 

Seconda mostra personale di Dino Romano (Romanino) Quaglietta 13-21 agosto 2013.

I "secondi passi" si esprimono in una terra in cui sono pastore da due anni. Qui non ci sono i sassi della mia infanzia ma quelli della imprevedilibità della mia vita di fede che mi vede parte viva di questa terra che a modo mio amo ed interpreto.
 

lunedì 12 agosto 2013

Il ghiacciolo è fenomenale!

Caro diario,
                        
                       oggi, dopo tanto tempo ho gustato un ghiacciolo, fresco e buono.

Mi ha ricordato tanti episodi della mia vita: quando, nei mesi estivi, si giocava con gli amici sotto il sole e, a un certo punto, si lasciava tutto per mangiare il ghiacciolo. 

Tanti, colorati. 

Ognuno aveva il suo preferito. Il mio era quello bianco al limone.

Quando giocavamo dalle suore, ce lo davano per merenda, nei pomeriggi estivi.

Il ghiacciolo ci toglieva la sete, facendoci dimenticare quelle azzuffate dovute alle gare di gioco. Forse per questo ce lo davano: per farci stare buoni.

Oggi l'ho assaporato da solo, però. E mi ha aiutato a fare memoria di quei momenti. Ho pensato che se oggi sono quello che sono lo devo anche al modo con cui ho vissuto la mia infanzia. 

Ho ricordato anche i tanti amici che sono cresciuti con me e che non vedo da tempo.

Ma, in qualunque parte del mondo siano, sono sicuro che anche loro, prima o poi, gusteranno un ghiacciolo e con esso i bei momenti della nostra crescita.

A presto! 

venerdì 9 agosto 2013

Pastellato


Pastellato


Ancora lì al mio paese nativo. Uno dei primi quadri datato 2009. Un tentativo di rileggere il paesaggio con colori forti quasi da pastello. La prospettiva è affascinante, quasi ricavata. La cornice fai date ne risalta i colori

giovedì 8 agosto 2013

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Commento vangelo Lc 12, 32-48
 




SAN DOMENICO, sacerdote - Memoria


PREDICATORE

 Nm 20,1-13   Sal 94   Mt 16,13-23

Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli


San Domenico è un grande predicatore del vangelo. Fonda nella sua epoca proprio un ordine mendicante per annunciare il vangelo, frainteso da diverse eresie. Sicuramente anche lui tante volte risponde alla domanda che oggi Cristo rivolge a Pietro ed agli altri apostoli: Ma voi, chi dite che io sia?

La risposta del santo certaamente avrà ricalcato quella del primo Papa:Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. La luce dello Spirito, che illumina la sua vita ed il suo operato, indubbiamente gli avrà suggerito questa risposta. Non solo: gli ha dato la forza di seguirlo fino in fondo sulla via del calvario.

Noi, come altrettanti discepoli di Cristo, lo stesso abbiamo ricevuto lo Spirito e dovremmo invocarlo ogni giorno. In modo che possa guidarci nelle strade di Dio. Pure noi, sulla scia di san Domenico, possiamo annunciare oggi le meraviglie della salvezza. Se accogliamo Cristo come il Signore della nostra vita.

Ho nostalgia

Caro diario,
                  ogni tanto mi capita di provare nostalgia per quando ero un fanciullo spensierato.Era tutto diverso a quell'età.  Tanti problemi non me li ponevo e mi divertivo di più. Ero semplice, spontaneo, senza tanti pregiudizi....più libero di vivere le emozioni.

Oggi, invece, mi reprimo spesso perchè ho assunto degli schemi che mi impongo di rispettare a tutti i costi. Altrimenti rompo la magia di quell'incantesimo che mi vuole "costruito" in un certo modo.

Non so come ci sono finito in questo mondo. 

Forse mi ci hanno portato le ferite e le tante delusioni della vita. Chissà.

Sai, vedo questo sentimento di nostalgia, non tanto come un rimpianto, ma come una grande voglia di ritornare a vivere. Questo perchè mi accorgo che dentro di me, il mio fanciullino c'è ancora, ma chiuso a chiave in qualche stanza del mio inconscio.

Sì, caro diario, ho proprio voglia di riaprirla quella stanza, ancora viva dentro di me.

La sto cercando e sono sicuro che prima o poi non solo la ritroverò, ma la farò rinascere e rivivere per come è: nella sua innocenza, nella sua spontaneità, nel suo positivismo, nella sua allegria.

mercoledì 7 agosto 2013

Mercoledì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Un bel no!


Nm 13, 2-3.26 - 14, 1. 26-30.3; Sal.105; Mt 15, 21-28

 Donna, grande è la tua fede!


A volte i no fanno crescere.


All’inizio sono pugnalate perché ci sentiamo rifiutati. Poi, col tempo, capiamo che grazie ad un no siamo cresciuti e ci siamo rafforzati, soprattutto nel saper accogliere gli altri e metterci da parte per il bene di tutti.


Anche Gesù, nel passo odierno del vangelo, rifiuta la donna Cananea che gli chiede di aiutare la figlia. Egli è venuto anzitutto per la casa di Israele. Ma la fede della signora, che vorrebbe accontentarsi anche delle briciole, fa ricredere Gesù, il quale vede nel suo cuore quella fede che vorrebbe trovare nel suo popolo.


I no, allora, aiutano anche a tirare fuori la grinta per far valere le nostre ragioni. Soprattutto quando dobbiamo dimostrare ad una persona che crediamo in lei. Con la costanza e la determinazione mostreremo quello che abbiamo nel cuore e supereremo le sconfitte.


Così si diventa sempre più se stessi e si crea un rapporto di fiducia non solo basato sulle parole ma con i fatti, dove è veramente difficile essere accanto ad una persona di inestimabile valore. Con il tempo capirà.


Pure per la fede è così. I rifiuti di Dio, le prove, ci aiutano a metterlo al primo posto nel nostro cuore ed a riconoscerlo come l’unico che può sul serio insegnarci ad amare.


Come la donna Cananea siamo chiamati ad insistere, a chiedere continuamente al Signore quello di cui abbiamo bisogno. Con la certezza che Egli ci esaudirà al tempo opportuno.

martedì 6 agosto 2013

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE - Festa (Anno C)


Volti raggianti


Dn 7,9-10.13-14   Sal 96   2Pt 1,16-19   Lc 9,28-36

Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto



Gesù è solito pregare sul monte Tabor. E' il suo angolo. Lì tesse la sua intimità con il Padre. Sempre si trasfigura in quel luogo. Oggi la liturgia sottolinea una trasfigurazione particolare che lì è avvenuta. Sono coinvolti Pietro, Giacomo e Giovanni.

Un'esperienza bellissima. Gli apostoli vorrebbero essere lì per sempre. Ma il loro posto è nel mondo, come noi. Lì siamo chiamati a forti esperienze di vita per vivere col volto raggiante in un mondo di tenebre. La nostra testimonianza evangelica deve scuotere.

Allora anche altri saranno attratti dalle meraviglie di Dio e vorranno stare con Lui.

lunedì 5 agosto 2013

Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Occhi al cielo


                                          
  Nm 11,4-15   Sal 80   Mt 14,13-21

Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla


Gesù ha compassione della folla affamata. Alza gli occhi al cielo e chiede la benedizione di Dio. Avviene il miracolo: i pochi pani e pesci sfamano una folla innumerevole. Il punto di partenza la disponibilità degli apostoli: date loro voi stessi da mangiare.

Dio benedice la nostra buona volontà nel metterci a servizio del prossimo. Quel poco che abbiamo è tanto al cospetto di Dio. La condivisione gioiosa dei dono che Egli stesso ci ha dato, lievita il regno di Dio. Con le nostre buone azioni contribuiamo a diffondere atteggiamenti di benevolenza.

Essi traducono nella vita il vangelo scritto dalla morte e resurrezione di Cristo. Egli ci libera dalla morte del non senso per testimoniare agli altri che è possibile uscire dalle catene del peccato. Questo il pane che esce dalla bocca di Dio e nutre la nostra anima.

Invidia

Antifona

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Sei tu il mio soccorso, la mia salvezza:
Signore, non tardare. (Sal 69,2.6)


L'invidia è l'origine di tutti i peccati. Per invidia del demonio, dice la scrittura, il peccato è entrato nel mondo. Con esso il desiderio smodato per le cose del mondo. Così il possesso fa predominare l'avere a discapito della dignità di una persona. Questa Cristo vuole ristabilire.

La sua amicizia ci dice che l'essenziale non sono i beni di questo mondo ma le relazioni che sappiamo costruire con Dio e con il prossimo. Queste ci rendono persone sagge e mature capaci di diffondere nel mondo sentimenti di benevolenza, concordia e stima. Il resto è vanità passeggera.

Non è inutile la ricchezza se messa a servizio di Dio e del prossimo. Dalla condivisione nasce il saper dare a ciascuno il giusto posto. Dio al primo se desideriamo un cuore libero e soddisfatto da quel senso di vita che solamente lui può donarci.


sabato 3 agosto 2013

Biberon


XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 12, 13-21


Quanto vorrei che fossero altri a trovare per ma la soluzione ai problemi! Tante volte l'ho chiesto a Dio. Il Tabernacolo il luogo dei miei sfoghi più dolorosi. Signore non permettere che io soffra così, in fondo non lo merito!

Similmente a quelle volte quando da bambino litigavo con i compagni più grandi e le prendevo. Quello lì mi ha picchiato. Dicevo piangendo al nonno che passeggiava. E lui mi difendeva. Ero protetto. Così nessuno mi toccava più.

Oggi lui non c'è più. Chi mi difende? Non posso contare su nessuno. Sono finiti i tempi in cui altri mi davano il biberon, ora devo cercare e trovare con il sudore della mia fronte. Devo essere una persona matura e affrontare, anziché nascondermi.

Dio ci chiede proprio questo: di crescere. Questo avviene nelle relazioni. Attraverso gli scontri e le incomprensioni vengono fuori tante parti di noi che altrimenti non conosceremo mai. Eh no, non siamo fuori dal mondo!

Dio ci vuole forti e capaci di scegliere. Non ci fa da balia, non è il suo ruolo. Ci ricorda che se vogliamo essere felici dobbiamo imparare ad amare; cioè se realmente conosciamo noi stessi, gli altri, il mondo che ci circonda e Dio.

Nell'esperienza acquisteremo sicurezza, quella stessa che ci difenderà nelle nostre scelte e nel senso da dare alla nostra vita. Scommettere con Gesù, e non con un tutore, ne vale la pena.


XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)



Commento vangelo Lc 12, 13-21




venerdì 2 agosto 2013

giovedì 1 agosto 2013

SANT'ALFONSO MARIA DE LIGUORI, vescovo e dottore della Chiesa - Memoria

LA DIMORA


Es 40,16-21.34-38   Sal 83   Mt 13,47-53

Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi



Mosè scende dal monte con le tavole della legge. Gli prepara un’arca per custodirle e la ripone in un’apposita tenda. È in quella dimora la presenza del Signore, garantita dalla nube, che nel linguaggio biblico indica la presenza benedicente di Dio.

Egli dimora nel deserto e si sposta con il popolo per guidarlo verso la terra promessa.


Per noi la dimora è Gesù stesso. Con la sua morte e resurrezione egli è sceso dal Golgota per rimanere sempre con noi. Prima di tutto nel nostro cuore. Poi nella chiesa con il sacramento dell’eucaristia, che ci fa un’unica grande famiglia riunita nell’amore, la quale rende presente oggi la sua Persona.


La dimora di Dio è in mezzo a noi: l’Emmanuele.


Noi siamo chiamati a farne parte sin dal giorno del nostro battesimo, quando abbiamo rinunziato alla dimora del peccato per entrare nella grande casa del regno di Dio e contribuire alla sua opera. Se mettiamo in pratica il comandamento dell’amore, la casa cresce e s’irrobustisce, con l’amalgama dello Spirito Santo, che ci guida con i sui doni di mansuetudine.


Così, come buoni operai, possiamo pescare nuovi pesci, tirandoli via dal mare del peccato e delle tenebre per portarli nella dimora della luce e della pace. 


E alla fine dei tempi, speriamo di trovarci in questa dimora divina per poterla godere in eterno.