lunedì 30 settembre 2013

In chiaro scuro



"Che cosa vuoi che io faccia per te?". Egli rispose: "Signore, che io veda di nuovo!". Lc 18, 41

I miei primi tentativi sono stati in bianco e nero con qualche rilievo in colore, in questo caso il verde. Sembra fatta a china questa tela, ma è acrilico, come quasi tutti i miei lavori.

Lazzari in terra

COLLETTA
O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,
mentre non ha nome il ricco epulone;
stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi,
poni fine all’orgia dei spensierati,
e fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola,
per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti
e ci accoglierà nel tuo regno.

Le piaghe di Lazzaro richiamano quelle di Cristo sulla croce. Egli da ricco che era si è fatto povero per noi, per arricchirci con la sua santità divina. Il suo insegnamento, infatti, è come l'oro per noi che crediamo in Lui. Noi spesso poveri Lazzari in terra mendichiamo altrove il sollievo per le nostre ferite. Ma Lui è il vero sollievo. Se ascoltiamo Mosè ed i profeti sicuramente vedremo in Lui il medico divino, il consolatore delle nostre anime. Così ci allontaneremo dalla bramosia del possesso per aprirci all'amore vero verso chi vedremo piagato ed affamato di compagnia vera. Che il Signore ci indichi sempre questa strada.  


sabato 28 settembre 2013

Libertà di essere

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 16, 19-31


Mi colpisce del vangelo di questa domenica il povero Lazzaro. Mi ci vedo in quest'uomo piagato. Soprattutto nel sollievo delle briciole e del cane che gli lecca le ferite. Rievoco alcuni episodi della mia vita.

Uno di essi, il cercare a tutti i costi un lavoro per sentirmi realizzato nel guadagnare qualcosa per vivere. Mendicavo il diritto ad essere felice. E credevo di esserci riuscito.

Due esperienze in particolare: agente di commercio e metal meccanico. Cercavo delle briciole che potessero diventare un grande pane. Per me e per il mio futuro. Ho dato tutto me stesso ritrovandomi alla fine con un pugno di mosche.

Altre volte ho mendicato i sentimenti di qualche ragazza. Con grande coraggio nel vincere la mia timidezza credevo di aver conquistato un ricambio affettivo. Alla fine mi sono sentito terribilmente solo!

Lo stesso oggi mi sento un povero Lazzaro in terra quando mi lascio guidare da pulsioni che mi allontanano da Dio. Come la delusione. Quella che scaturisce da scelte pastorali che sembrano fallimentari.

Fortunatamente c'è sempre qualcuno che fascia le mie ferite, gratuitamente ed inaspettatamente. E questo mi rende il "ricco epulone", spesso dolcemente appagato da bramare l'esclusività di alcuni rapporti.

Mio Dio mio tutto. Questo motto francescano, che faccio mio, mi ricorda la mia unica e vara ricchezza: il vangelo. Sì, la Parola mi arricchisce di amore disinterressato. E questo voglio donare nella libertà dei figli di Dio.

giovedì 26 settembre 2013

XXVI domenica del tempo ordinario


commento vangelo Lc 16, 19-31




Trottola


E giri e giri come una trottola nel cielo della vita. 

Sali in alto, ti coccolano le nuvole. 

Danzi nell'aere sulle onde dell'infinito
 di quella melodia che porti dentro. 

Ti trascina. 

E vai, vai nei sinuosi grovigli
 delle flebili nuvole. 

Leggero. 

Mare dove sei? 

Lì in fondo a continuare massiccio
il tenue celeste nostalgico.


mercoledì 25 settembre 2013

Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Tu mi sollevi


Esd 9,5-9   Tob 13   Lc 9,1-6
Li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi


Ti rendo grazie Signore per quanto mi doni; soprattutto per il bene che doni alle persone che incontro. Nella prima lettura di oggi Esdra ti loda per non aver dimenticato il popolo ebraico nella schiavitù e per avergli ridato il Tempio.

Faccio lo stesso per le tante volte in cui ho perso amore per la vita e Tu me lo hai ridonato. Ti ringrazio per tuo Figlio venuto sulla terra. Non ci hai abbandonato alla nostra sorte di peccatori. Sei venuto a trovarci per portarci con te.

Tanti sono quelli che parlano in nome suo e rendono presente quella povertà che si vive nella gratuità. Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. Un atteggiamento forte! Aiutami ad assumerlo e sollevami in modo che il mio ministero traspari di Te.


Cercatori di Dio






Due striscioni su tela che ho realizzato per il workshop dei soliti ignoti (uffici: famiglia, giovani, vocazioni) del convegno diocesano tenutosi a Materdomini la scorsa settimana.


Un buon inizio

Capita che si accendano delle lampadine nella tua mente. Ti senti al massimo. Pervaso da una sana inquietudine che ti porta a fare. Le sinapsi facilmente si collegano e l'umore si stabilizza proiettato su grandi cose da compiere. Il negativo non esiste più. Che bello iniziare così le giornate.



martedì 24 settembre 2013

Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Il tempio



Esd 6,7-8.12.14-20   Sal 121   Lc 8,19-21
Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica


Che bello costruire grandi tempi per onorare Dio. Oro, argento, gemme preziose insieme all'ingegno dell'uomo determinano grandi progetti. Essi, però, dovrebbero corrispondere a ciò che splende nel cuore dell'uomo.

Non ricchezze di questo mondo, ma beni del cielo che durano in eterno. Per questi, oltre all'ingegno umano, occorre il dono di Dio tramite la Parola. Gesù stesso oggi afferma: Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

Trattasi di un grande edificio spirituale nel quale non c'è disuguaglianza tra ricchi e poveri. Ma uguaglianza. Tutti hanno ciò che gli occorre perchè ognuno mette a disposizione quello che ha. Il motivo per cui qualsiasi forma di povertà non dovrebbe esistere.

lunedì 23 settembre 2013

Notte stellata


In questa notte stellata dove'è che vagano i tuoi pensieri?
I miei navigano da una stella all'altra e attraversano
 la mia storia ed i sentimenti che non so dirti. 
Mi stupiscono sempre come la luna che brilla su di me
 e l'oscurità del mio animo. 


Donare per ricevere



COLLETTA

O Padre, che ci chiami ad amarti e servirti
come unico Signore,
abbi pietà della nostra condizione umana;
salvaci dalla cupidigia delle ricchezze,
e fa’ che alzando al cielo mani libere e pure,
ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita.


Condivisione. Parola astrusa per me qualche tempo fa. Oggi mi aiuta nella fede. Mettere in comune i doni di Dio ti fa crescere insieme algi altri. Ne gioisco con voi. Mi fa pensare alla frase: si ha più gioia nel donare che nel ricevere.

E' la scaltrezza del nostro essere cristiani che ci proietta nella benedizione di Dio. Un sottile punto di vista che mi fa sorridere nell'incontrare persone come voi che altrettanto mi donano saggezza e mi aiutano ad accumulare tesori per il regno dei cieli. 

Il frutto dello Spirito è proprio questo e ci aiuta a vedere in Dio e nel volto dei fratelli il vero tesoro da rincorrere. 

domenica 22 settembre 2013

Una multiforme grazia di Dio

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 16, 1-13



Ieri ho visto un film. Un uomo uscito da galera è deciso a vendicarsi. I cinque anni trascorsi nel penitenziario non li meritava. Il vero colpevole deve morire.

Per caso incontra una ragazza che costringe ad accompagnarlo a casa, dai suoi genitori. La finzione diventa la storia di un profondo innamoramento per la fanciulla. Non lo lascia vagare da solo in cerca del vero colpevole.

Quello che fa è dimostrare continuamente i suoi sentimenti. Stranamente si innamora di lui. Quando il presunto reo si trova dinanzi al vero colpevole, in un night club, decide di non tirar fuori quella pistola ben nascosta. Pensa a quella fanciulla che lo aspetta disposta a condividere tutto con lui. Cambia idea e torna da lei. Riprende a vivere. Si salva.

Quest'esperienza così concreta a me è capitata diverse volte in vario modo. Ricordo quando un signore del mio paese nativo, mio amico, mi prese per il bavero della giacchetta, sollevandomi letteralmente da terra, perché , secondo lui, non avevo rispettato una tradizione.

Ero membro del comitato dei festeggiamenti per il santo patrono. Quell'anno avevo l'onere di far suonare la banda in piazza per un mattinè, anzicchè farle fare, come di consuetudine, il giro del paese.

E qualcuno se la prese. Io non avevo nessuna pistola in tasca, ma se potevo vendicarmi di quell'offesa in qualche modo l'avrei fatto. L'unica cosa che poteva fare era togliere il saluto a quella persona. Lo feci.

Dopo qualche settimana, calmate le acque, questi mi chiamò. Pensi ancora là. Mi disse come se nulla fosse. Io risposi: non si trattano le persone come animali. E me ne andai.

Quel gesto, tuttavia, mi calmò e diventammo amici più di prima. Lo siamo pure oggi. Mi viene in mente quella frase di san Pietro: siamo amministratori di un multiforme grazia divina. La vita non è mia; come non lo è quella del mio amico e quella di tutti.

Non sono padrone di me stesso e delle cose che possiedo: sono di Dio. Io ne sono l'amministratore. Cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Sicuramente quel perdono che riuscirò a donare.


sabato 21 settembre 2013

SAN MATTEO, Apostolo ed Evangelista - Festa


Il pubblicano



Ef 4,1-7.11-13; Sal 18; Mt 9, 9-13
Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori


Il Signore Gesù rivolge la sua predicazione ai peccatori e tra loro sceglie i suoi collaboratori. Rivoluziona il modo di fare dell’epoca che riconosce nei peccatori persone impure da non frequentare.


Inoltre Cristo va verso di loro, non aspetta di essere cercato. Si reca nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei vicoli, nelle case…dappertutto per rintracciare discepoli e collaboratori.


Matteo è un pubblicano, un esattore di tasse per i romani. Mal visto per il suo ruolo e perché questi esattori prendevano di più del dovuto, approfittando della povera gente. Ma Dio legge il cuore e vede in Matteo qualcosa di più, che si nasconde dietro a quel ruolo infame.


Il Signore lo sceglie come suo diretto collaboratore nell’annuncio del Regno ed egli prontamente risponde. Forse perché ripone nel Messia attese puramente mondane. Intanto, Gesù lo invita in un cammino con Lui che, a poco a poco, gli renderà chiara missione. Alla fine Matteo il pubblicano sacrificherà la vita per Gesù.


Proprio perché comprende qual è il compito al quale è chiamato, come apostolo, e vi risponde per contribuire a edificare il Regno come colonna portante della chiesa. Anche noi abbiamo una missione da vivere e scoprire.


Lungo il nostro cammino il Signore ci chiama a servirlo aiutandoci a scoprire i doni dello Spirito, per metterli a servizio della chiesa. Come membra di un grande corpo, così ognuno di noi ha una funzione specifica da scoprire e vivere per l’utilità comune.

mercoledì 18 settembre 2013

Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


La Sapienza


1Tm 3,14-16   Sal 110   Lc 7,31-35
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.

La Sapienza è giusta, mite, arrendevole, misericordiosa. Essa ispira i cuori umili. Li guida nella via della luce. Le tenebre cercano di oscurarla con astrusi e convincenti ragionamenti. Gesù, Sapienza incarnata, non è accolto dagli scribi ed i farisei.

Egli fa loro notare: È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.

Si critica ogni tipo di atteggiamento senza capire la portata delle persone che li assumono. Rifiutando così la Sapienza che si esprime con i suoi doni per la salvezza di tutti. Non si riconosce la messianicità di Gesù ed il volto di Dio che ama i peccatori e si prende cura di loro.

Pure noi rischiamo di non accogliere la Sapienza. I ragionamenti di questo mondo sono più appetibili ed alla nostra portata. Facilmente ci seducono. Ma ci allontanano da Dio. Egli è pienamente nel mondo e vuole rinnovarlo con il suo amore. Ma con nostra collaborazione.

Gioia eterna

Omelie funebri



Eliminerà la morte per sempre;
il Signore Dio asciugherà le lacrime
su ogni volto;
farà scomparire da tutto il paese
la condizione disonorevole del suo popolo,
poiché il Signore ha parlato.
Is 25

Il nostro è il Dio della vita. Cristo infatti ha vinto la morte. Essa è un passaggio che inizia la vita vera. In questo è protesa la nostra speranza. Il dolore ed il lutto scompariranno e le nostra lacrime saranno consolate da Dio.

Sin dal battesimo siamo partecipi di questo rinnovamento. Ogni giorno se ci poniamo in ascolto della Parola, essa ci rinnova interiormente. Così da morire alla vita di peccato per aprirci alla vita di grazia che è amicizia con Dio in suo Figlio: Cristo Gesù.

Anche nel dolore siamo invitati a vedere la sua presenza redentrice. Qui è forte il mistero. Nella nostra miseria che si tinge di sofferenza la speranza si solidifica. Non è la morte che libera ma Cristo con la sua resurrezione. In particolare quando ritornerà alla fine dei tempi e risorgerà i corpi ritornati in polvere.



martedì 17 settembre 2013

Io e la notte


Io e te notte, siamo fatti per sognare avventure. Inerpicarci per salite, in sentieri sconosciuti, e conoscere l'impensabile volto dell'ignoto. Che nome ha? Quello che nel normale quotidiano non vedi se non di riflesso. I tuoi momenti di gloria in cui pensi di essere stimato. I frammenti di un emisfero che non esiste. Certo, cara notte, tu mi riporti nel mio intimo in cerca di risposte.


Picasso

 Picasso



Tavolozza bizzarra questa tela, del 2009. Mi sono lasciato andare molto. Alla fine è venuta una finestra che mi richiama, per i colori, Picasso.



lunedì 16 settembre 2013

Dio mi ama peccatore


COLLETTA

O Dio, che per la preghiera del tuo servo Mosé
non abbandonasti il popolo
ostinato nel rifiuto del tuo amore,
concedi alla tua Chiesa
per i meriti del tuo Figlio,
che intercede sempre per noi,
di far festa insieme agli angeli
anche per un solo peccatore che si converte.

Dio mi ama peccatore come sono. Difficile a credersi ma è così. Ama le mie imperfezioni, quelle che non vorrei, ma che fanno parte di me. Il mio cammino di crescita è un susseguirsi di cadute e riprese. Sbagli, peccati e debiti con chi mi vuol bene. Dio non è nella perfezione di un da farsi prestabilito, ma nella pochezza del mio dinamismo. Mi vuole così. Questa è la forza della mia fede che spesso vacilla. E poi...Egli mi cerca sempre e dovunque. La mia incredulità non me lo fa vedere. C'è. E lo voglio come parte di me. 


SAN CORNELIO, papa e CIPRIANO, vescovo, martiri - Memoria

Una sola parola


1 Tm 2, 1-8; Sal.27; Lc 7, 1-10
 Neanche in Israele ho trovato una fede così grande


Gesù ha donato la vita per la salvezza di tutti gli uomini. Anche noi che crediamo in Lui dobbiamo porci in un atteggiamento di apertura. Soprattutto nella preghiera, il respiro del nostro dialogo con Dio dovrebbe essere universale, non solo legato alle nostre esigenze particolari.


Infatti, oggi san Paolo ci sollecita a pregare per chi ha un ruolo di responsabilità nella società: raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. 


Il tutto per intercessione dell’unico mediatore della nostra salvezza: Gesù Cristo nostro Signore. Spesso non ci fidiamo di Lui e ci sentiamo abbandonati quando le nostre richieste non sono esaudite. Il nostro sguardo sovente è limitato alle esigenze immediate e rischia di portarci ad altri che possano esaudirle, come i guaritori di turno.


Il vangelo ci invita, invece, a centrare la nostra attenzione su Cristo.Come il centurione. Egli, un pagano, sa che Gesù può guarire il suo servo gravemente malato. Si rivolge al Salvatore chiedendogli una sola parola; non si sente degno della sua visita. La sua fede salva il servo.


Un insegnamento per noi che ogni volta che celebriamo l’Eucaristia ripetiamo a Gesù le stesse parole del centurione. Che dovrebbero tradursi con quanto oggi ci dice il salmo 27:


 Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie.

domenica 15 settembre 2013

Maria Vergine Addolorata




Simeone disse a Maria: «Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione,
e anche a te una spada trafiggerà l'anima».

Lc 2,34-35

La sofferenza di Maria ai piedi della croce è immensa. E' quella della madre che perde il figlio. Evvero, lei sa che è per la salvezza del mondo e che Dio non abbandona. Ma il dolore resta vivo e forte, parte integrante di quel mistero che lei ha portato nel suo grembo.

 

sabato 14 settembre 2013

Pecora nera e smarrita

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 (Anno C)

Lc 15, 1-10


La pecorella smarrita mi fa pensare alla pecora nera. Quella che stona nel gregge tutto bianco. Non ci sta bene. In alcuni momeni della mia vita mi sono visto proprio così. Almeno mi hanno additato come tale.

Diverse volte l'ho accennato. E' quando lasciai la mia prima esperienza di seminario. Finii dalla padella alla brace. Non potevo più far parte del gregge. Ormai ero condannato al castigo eterno per essere tornato indietro.

Pecora nera e smarrita. Direi. Ad un certo punto c'ho creduto ed ho voluto essere tale fino in fondo. Come? Vivendo una delle mie Pasque in modo dissoluto e tra le ebbrezze del mondo.

Fu così che la sera di quel sabato (santo) invitai un mio amico (non aspettava altro) a venire con me in discoteca. Incredibile per lui, ma non per me. Volevo evadere, scappare da quel Dio delle sagrestie!

Se ero nell'inferno volevo vivere nell'inferno. Ma non fu così. Incontrai in quella discoteca una ragazza di colore. Mi si avvicinò e, tra un drink e l'altro, mi invitò ad andare con lei. Ci appartammo.

Mi disse che, volendo, poteva fare qualcosa per me. A pagamento. Io glielo permisi. Simulai tutto, ovviamente, perchè non sapevo neanche da dove cominciare. Alla fine lei pianse e pregò il Padre nostro.

Ed io pregai e piansi con lei. Mi venne proprio spontaneo. Poi lei disse: sono costretta a fare questo, prego Dio perchè mi perdoni. Il Dio che credevo rimasto in sagrestia, era lì con me!

Non vorrai mica portartela a casa? Disse il mio amico che ci trovò così: abbracciati e in lacrime. Non l'ho portata a casa e non l'ho vista mai più. Tuttavia in quel momento credo di aver intravisto un messaggio di quel Dio che credevo lontano: era accanto a me ed in qualche modo mi cercava. 



venerdì 13 settembre 2013

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, vescovo e dottore della Chiesa - Memoria

GUIDA OCULATA

1Tm 1,1-2.12-14   Sal 15   Lc 6,39-42
Può forse un cieco guidare un altro cieco?


Per camminare spediti si deve vedere bene. Vista oculata. Se si vede poco è necessario che qualcuno guidi. Se si vede poco come si può analizzare gli altri e la realtà? Oggi Gesù mette in guardia proprio da questo: Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?

Il maestro è Cristo ed insieme a Lui i pastori della chiesa posti alla guida del gregge. Essi devono vedere ancora meglio per guidare le pecorelle loro affidate. Altrimenti si corre il rischio di condurre le persone a sè invece che a Dio.
O di essere troppo severi con la pagliuzza che è nell'occhio del fratello invece di fare attenzione alla trave che è nel proprio occhio. Prudenza e saggezza nell'agire, dunque. Sono doni che promanano da un cuore sapiente, pieno di Spirito Santo.

In questo ci è di esempio san Giovanni Crisostomo. Egli vive nel IV secolo ed è vescovo di Costantinopoli. Si distingue proprio per la sua eccellente predicazione, protesa a combattere i vizi del clero ed a difendere la vera fede contro l'eresia dell'arianesimo. Per questo subisce l'esilio.

Una figura che sprona a vivere in pienezza la propria fede vedendo il bene da compiere ed attuarlo senza esitazione. Così, con il salmo 15 preghiamo: Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. / Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu, / solo in te è il mio bene». / Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: /nelle tue mani è la mia vita.

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C


Commento vangelo Lc 15, 1-10



giovedì 12 settembre 2013

Estate che finisce


 
I monti si coprono di nubi.

L'aria si fa frizzante.
Ancora vivi nel sole dell'estate.

Ti accorgi all'improvviso
che non c'è più.

Vivi di nostalgia e attesa.

Almeno speri che 
qualche traccia di calore
continui ad alimentare
il solco del tuo spedire;

e che i muri di ghiaccio
non diventino insormontabili,
ma semplici ostacoli
da superare.


Giovedi della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Amore ai nemici



Col 3,12-17   Sal 150   Lc 6,27-38
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso


San Paolo ci invita oggi a rivestirci di carità. Essa genera sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità. I quali ci consentono di stimarci a vicenda e dal profondo del cuore vivendo e trasmettendo la pace messianica.

In questo si distinguono i cristiani. La loro mentalità li apre a gesti di comunione con i nemici e coloro che fanno del male. E' semplice fare del bene a chi stimiamo. Difficile dimostrarlo a chi tratta male e insulta. Ma Gesù ci chiede questo.

La benevolenza verso i nemici è lode a Dio e si può bene esprimere con le parole del salmo odierno:Lodate Dio nel suo santuario, / lodatelo nel suo maestoso firmamento. / Lodatelo per le sue imprese, / lodatelo per la sua immensa grandezza.

mercoledì 11 settembre 2013

Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Strumenti dell'amore


Col 3,1-11   Sal 144   Lc 6,20-26
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi


Quando sento delle voci su di me ci rimango male. Oggi però il vangelo mi conforta: quando questo avviene per il Figlio dell'uomo sono invitato a rallegrarmi. Se tutti dicessero bene di me, ci sarebbe da rivedere qualcosa. Infatti, siamo a servizio del vangelo non del plauso della gente.

Oggi ci si scontra spesso con tradizioni del passato che non trasmettono più il vangelo. Con abitudini consolidate che non hanno radici nella Parola. Bisogna farlo presente ed adeguarsi al messaggio evangelico. Bella la provocazione di papa Francesco: usare i tanti conventi in disuso per accogliere i profughi, carne di Cristo!

La nostra conversione deve vertere sulla presenza di Cristo nel povero e nel sofferente. Quelli che sono beai agli occhi di Dio perchè riceveranno da Lui consolazione. Essa deve passare attraverso le nostre mani, visto che siamo discepoli del Consolatore. Siamo strumenti che devono veicolare l'amore che Dio ha per l'uomo.

Mettiamo allora da parte privilegi e potere ed apriamoci alla buona novella dell'amore universale: Ti voglio benedire ogni giorno, / lodare il tuo nome in eterno e per sempre. / Grande è il Signore e degno di ogni lode; / senza fine è la sua grandezza (salmo 144).

martedì 10 settembre 2013

Martedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 Preghiera

  Col 2, 6-15; Sal.144; Lc 6, 12-19

  Passò tutta la notte pregando e scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli
 
Il dialogo con Dio che avviene nella preghiera è fondamentale per la nostra vita di fede e per la missione che c’è affidata. Gesù passava notti intere nel silenzio e nella preghiera, soprattutto quando doveva fare delle scelte importanti, come scegliere i dodici apostoli, suoi diretti collaboratori nell’annuncio del regno di Dio.

Perciò, prima di ogni attività pastorale è necessario, per noi, invocare lo Spirito affinché ci illumini nel fare le giuste scelte per il bene di tutti. In modo che, come ci ricorda san Paolo, nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo.

Così lo Spirito, tramite Cristo, ci guida al Padre attraverso le tempeste del mondo, donandoci la forza necessaria per testimoniare il suo amore, ognuno secondo la propria vocazione.Tutti siamo chiamati per nome dal Signore e abbiamo un compito specifico che lungo il cammino si rende sempre più chiaro, se siamo uniti a Dio Padre nella preghiera. Lì egli parla al nostro cuore e lo orienta nella giusta direzione.

Lungo la strada, ci farà incontrare persone che hanno bisogno di essere guarite dalla lebbra del peccato e della disperazione e che devono essere orientate a suo Figlio, vero medico dell’anima, nella forza dello Spirito. La nostra, allora, sarà una testimonianza gioiosa se sapremo donare quanto abbiamo ricevuto sin dal giorno del nostro battesimo: la fede nel Dio della vita che in Cristo ha vinto la morte per sempre.

lunedì 9 settembre 2013

Trittico quagliettano

                                                      


Tre piccole tele che rappresentano Quaglietta (Av) pensate per essere collocate insieme. Due paesaggi ed un vicolo.

Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Il riposo 

Col 1,24 - 2,3; Sal.61; Lc 6, 6-11

Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato



È bene rispettare il giorno di festa e dedicarsi al riposo. Ma il fine quale è?Credo sia quello di ritrovare il giusto equilibrio per servire meglio gli altri e la comunità. Un equilibrio che aiuti a mettere ordine nella propria vita per dare il giusto posto ad ogni cosa. Dio per primo.

Gesù ci invita ad amare il prossimo come noi stessi, anzi a vedere in chi mi è accanto la sua presenza, spesso sofferente, che non devo sottovalutare. Per questo, non posso farmi condizionare dalle norme esterne al punto tale da ignorare il mio fratello bisognoso. 
La carità ha sempre il primo posto perché è segno dell’amore eterno di Dio, che un domani godremo definitivamente e che oggi accogliamo come un dono da vivere. Spesso i principi ci condizionano, come il riposo sabbatico per gli ebrei, perché ci danno sicurezza e ci fanno sentire nel giusto, per il solo fatto di rispettare una norma o una tradizione. 

Ma rischiamo, così, di uccidere lo Spirito e le novità che egli vuole proporci. Una vita che si rinnova ha bisogno sempre di un cuore che pulsa di amore, che sa intravedere nuove strade per esprimersi. 

Se vogliamo camminare insieme, dobbiamo adeguarci ai passi dei più deboli o di quelli che non possono camminare e hanno bisogno del nostro sostegno.Il bene degli altri sempre al primo posto, a servizio della verità.

sabato 7 settembre 2013

Case incompiute


XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

 Lc 14, 25-33



Molte case sono incompiute. Ogni tanto capita di vedere delle strutture abbandonate. Mucchi di sassi e cumuli di erbacce fanno da cornice. Per costruire una casa occorre veramente molto sacrificio.

Un detto dice: chi non costruisce e non si sposa i guai non li conosce. Al di là della sfortuna, che può capitare, spesso non si fa i conti con le proprie possibilità e si pretende troppo.

Così si rischia di non portare a compimento ciò che si è iniziato. Il progetto dovrebbe confrontarsi con le proprie risorse. Altrimenti rischia di rimanere sulla carta.

Similmente il progetto di vita. Scegli di scommettere su qualcosa, di intraprendere una strada e seguirla, costi quel che costi. Metti in campo rinunce e sacrifici. Se ci credi ci riesci.

La scommessa con Dio amplia gli orizzonti. Sai che Lui ti aiuterà a realizzare quello che individui come il desiderio più profondo. Certo non puoi sfidare il Signore. Ma abbandonarti alla sua provvidenza sì.

E' il rischio della fede che mi porta a fare piccoli grandi passi, diretti verso un futuro prospero. Sai che nel tuo intimo ci sono tante potenzialità, e quelle metti in gioco.

Tempo, pazienza, perseveranza, sudore e fatica denotano la realizzazione di questo progetto. In compenso incontri persone come te, disposte a credere sul serio al vangelo. Il tuo sogno è allora condiviso e la tua diventa una grande casa.