sabato 30 novembre 2013

Tu sei pazzo!

I DOMENICA DI AVVENTO (Anno A)

Mt 24, 37-44


Negli anni settanta al mio paese c'era una persona definita pazza. Io ero piccolo e mi dicevano di fare attenzione e di non avvicinarmi a quel tizio quando lo vedevo. D'altronde ero sempre in mezzo alla strada d'estate, come lui, ed era semplice incontrarlo.

Pazzo. Mah. Non ci credetti fino in fondo. Così un giorno gli rivolsi il saluto, come ad una persona normale. Buongiorno Giuseppe, gli dissi. E lui mi rispose.  Rimasi stupito e ne parlai con mia zia, la quale pure mi aveva messo in guardia.

Voi dite che quello è matto, ma io l'ho salutato e mi ha risposto. Le dissi. Tu sei pazzo, non ti permettere più! Mi rispose. Già pazzo come lui. Replicai. In realtà non mi ha mai fatto paura. Aveva certo l'aria burbera, ma se gli rivolgevi la parola lo vedevi come una persona normale.

Forse perché ero piccolo e non vedevo il pericolo, ma in realtà quel pover'uomo non ha mai fatto male a nessuno. Forse lo avrà subito, chissà. Tuttavia il pensarlo mi sollecita oggi a non lasciarmi condizionare da tanti pregiudizi. Altrimenti rischio di non accogliere la venuta di Gesù nella mia vita.

Proprio attraverso questi "tipi" egli bussa più forte e scuote le nostre coscienze. Il fatto è che noi lo cerchiamo altrove,  e richiamo di non trovarlo o di accontentarci di un dolce surrogato che appaghi le nostre attese. 

Dobbiamo attendere altro nella nostra vita se veramente vogliamo accogliere il Cristo che viene, oggi, a bussare al nostro cuore.


Sant’ Andrea, Apostolo (Festa)


Un pescatore



Rm 10,9-18   Sal 18   Mt 4,18-22
Essi subito lasciarono le reti e lo seguirono



S. Andrea è un pescatore che ha accolto la chiamata di Gesù. L’ha seguito perché ha preso sul serio la sua proposta. Evidentemente già sapeva chi fosse e non ha esitato. Come capita a noi quando una persona che stimiamo, importante per noi, ci fa delle attenzioni e ci chiede qualcosa. Siamo disposti a fare qualunque cosa, soprattutto se si tratta di un amico.

Gesù parla al cuore di Andrea e anche al nostro. Vuole dargli una motivazione vera, che riempie e dà coraggio e forza nel cammino della vita. Ci chiama per nome perché ci conosce e sa come renderci felici.

Se mettiamo Dio al primo posto, anche noi avremmo il coraggio di seguirlo perché sappiamo che ne vale la pena. Anzitutto perché sperimentiamo il suo amore premuroso, che ci rende sereni e coccolati. Non estranei a scoraggiamenti e sofferenze, ma pieni di speranza nella luce della resurrezione, che ci avvolge e riempie.

Andrea lascia le reti perché si fida: sa che troverà delle reti più gradi che raccoglieranno persone smarrite in cerca di un salvatore. Il Messia atteso è arrivato e sta bussando alle porte degli israeliti. Oggi bussa al nostro cuore e chiama noi a collaborare al suo disegno di salvezza.

Dobbiamo essere attenti e vigili nell’accoglierlo. Egli vuole incarnarsi anche nella nostra storia. Farsi carne oggi. Può farlo grazie a noi se, come Maria, ci rendiamo disponibili all’ascolto della Parola come umili servi del Regno.Che il Signore ci conceda i seguirlo fino in fondo, con tutto noi stessi, nelle strade della vita.

venerdì 29 novembre 2013

I DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A


          Commento vangelo Mt 24, 37-44



Venerdì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Parole eterne


Dn 7,2-14   Dn 3   Lc 21,29-33
Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino



Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.Ciò che resta e dura non è la sofferenza, la morte ma la Parola di vita che il Signore ha pronunciato tramite suo Figlio, Cristo Gesù. La nostra fede è in Lui, anche se le pesantezze della vita spesso non ci consentono di esprimerla. Anzi rischiano di farcela perdere se non rimaniamo uniti a Dio nella preghiera.

Proprio essa alimenta la speranza e l’attesa della seconda venuta del Cristo. Lì Egli ristabilirà le sorti del mondo, riportandole agli antichi splendori del Paradiso. Tutto splenderà di luce. Nessuna ombra e nessuna tenebra prevarranno e incuteranno paura.

La sensazione di non farcela, soprattutto quando si è nella malattia e nella sofferenza, è forte. Allora incessante deve rivolgersi a Dio il nostro grido di aiuto: per noi e per chi non prega più perché sfiduciato. La comunione spirituale ce lo consente per i vivi e per i morti. Per tutti; anche per i lontani, soprattutto per chi rifiuta il vangelo o ci fa del male.

La forza terapeutica del perdono può, infatti, aprire il nostro cuore alla grazia di Dio e riempirlo di consolazione, di attesa e con Daniele affermare che il potere di Cristo è un potere eterno, che non finirà mai,  e il suo regno non sarà mai distrutto.

Come la sua Parola di vita e di amore. Ci uniamo, allora, a Lui, alle sue continue suppliche verso il Padre affinché presto si liberi dal male e ci faccia rinascere a vita nuova; per poterlo lodare sempre ed in eterno.

giovedì 28 novembre 2013

Giovedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Insidie

Dn 6, 11-27; Sal da Dn 3; Lc 21, 20-28


Il regno di Dio dura in eterno, come duraturo è il suo amore per noi. Continueranno ad accadere catastrofi e calamità. S’inoltreranno persecuzioni per chi è fedele a Dio. Tutto sembra calare nel nulla. Ma, come il fuoco sotto la cenere, il Regno si diffonde e cresce fino al giorno definitivo quando il Figlio dell’uomo ritornerà e ristabilirà la giustizia e la pace.

Il linguaggio del vangelo odierno è duro perché vuole invitarci a non confidare nella scena di questo mondo, che prima o poi passa, ma in Dio e nel suo potere di salvaci dalla morte fisica e spirituale.

Altrettanto insidiosi sono, infatti, i travagli interiori, come una donna che attende il parto. Solo Dio, tramite suo Figlio, può donarci la forza per affrontarli e vincerli con la forza della sua resurrezione. Anche se gli uomini ci minacciano di morte, non temiamo alcun male perché il Dio della vita è con noi, quando lo mettiamo al primo posto nella gerarchia degli affetti del cuore.

Così è stato per il giovane Daniele. Di fronte alle minacce del re, non ha ceduto ai culti pagani ma è rimasto fedele al suo Dio, continuando a rivolgere a Lui le sue preghiere. Quando, a causa di ciò, finisce nella fossa dei leoni, ne esce illeso nello stupore del re trepidante per aver condannato un uomo giusto.

Un ottimo esempio per noi, altrettanto minacciati da bestie feroci che sembrano dilaniarci: l’invidia, la gelosia, l’avarizia, la lussuria, la gola, l’ira, l’accidia, la vanità; i quali vizi, nel mondo odierno, si insidiano in vario modo nella nostra vita e rischiano di prendere il sopravento nella vita spirituale, se non ci lasciamo guidare da Cristo e dal suo amore gratuito.

mercoledì 27 novembre 2013

Dimensione eterna


COLLETTA

O Dio Padre,
che ci hai chiamati a regnare con te
nella giustizia e nell’amore,
liberaci dal potere delle tenebre;
fa’ che camminiamo sulle orme del tuo Figlio,
e come lui doniamo la nostra vita
per amore dei fratelli,
certi di condividere la sua gloria in paradiso.


La vita potrebbe essere un segmento se ci chiudiamo in noi stessi e nell'effimero passeggero. Aprirci all'amore di Cristo crocifisso è entrare in una dimensione eterna. Il vero amore non finisce mai.

La sconfitta stessa ne è un passaggio che purifica il segmento e lo rinnova in una semiretta proiettata nell'infinita e coinvolgente misericordia di Dio. 

Spesso la delusione, l'incomprensione, il tradimento assumono il deprimente volto di un progetto che crolla; ma nelle mani dell'amore di Dio tutto è segno di consolazione di un regno che non ha fine.

Lì vivremo per sempre il dono gratuito. Quello che oggi scopriamo ed accettiamo come parte della nostra vita di fede. 


sabato 23 novembre 2013

Una semiretta

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)
NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO

Lc 23, 35-43



Una semiretta ha un inizio ma non una fine. Parte da un punto per arrivare in un indefinito. Oggi vedo così la nostra vita. Nasciamo, punto fisso, e siamo proiettati in una dimensione eterna che non finirà mai.

Ricordo quando alle scuole medie ci facevano rappresentare alla lavagna, nelle ore di geometria, le rette, le semirette e i segmenti. Per indicare l'infinità di una semiretta alla fine di mettevano diversi punti sospensivi.

Un giorno un ragazzo fu interrogato. Rappresentami una semiretta. Gli disse l'insegnante. Lui cominciò da un punto della lavagna, poi arrivò all'estremo della stessa e disse al professore: non c'è più spazio.

Il professore replicò: continua pure sul muro fino alla porta. E quando l'alunno fu lì arrivato gli disse ancora: adesso apri la porta e vai fuori!

L'interrogazione era finita proprio male. Così, dopo, ci fu spiegato il senso dei puntini sospensivi. Essi mi fanno pensare non solo all'eternità, ma anche ad una vita che si evolve, che non è sempre la stessa.

Un dirigerci verso la meta non in modo ciclico e passivo, tipo non posso fare nulla, ma un camminare spediti cogliendo ogni giorno la novità della salvezza, che per noi è l'incontro con Gesù.

L'anno liturgico che oggi si chiude, si colloca proprio in questa prospettiva: ogni anno e ogni momento la possibilità di incontrare Gesù nelle varie fasi della nostra vita, meditando sulla sua storia concreta.

Egli è per noi un modello da seguire ed un amico che ci accompagna nel viaggio della vita. Difficile da rappresentare in modo pieno; non impossibile da incontrare come l'amico del cuore.


giovedì 21 novembre 2013

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)


NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DELL'UNIVERSO 
Solennità

Commento vangelo Lc 23, 35-43
 

La svolta


All’improvviso te la trovi innanzi

e quasi non ci credi.

Avevi  tanto sperato

E non pensavi che si realizzasse l’impossibile.

Tutto procede per il meglio,

puoi finalmente leggere

il rovescio della medaglia,

quel senso recondito

che sembrava essere scomparso.

mercoledì 20 novembre 2013

Mercoledì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Frutti di vita

 
2Mac 7,1.20-31   Sal 16   Lc 19,11-28
Perché non hai consegnato il mio denaro a una banca?



I doni che il Signore ci ha affidato, anche oggi sono l’oggetto della nostra riflessione. Gesù è il re che ce li affida. Noi i suoi servi disposti a collaborare con lui per il regno di Dio. Non un regno di questo mondo, come molti si aspettavano o si aspettano, ma un impero dove non regna il più forte ma l’ultimo ed il debole.

Solamente chi si riconosce tale può portare frutti, perché confessa la potenza di Dio che rende giustizia al misero. Come la madre ebrea della prima lettura che incita i figli a sacrificare la vita per il Dio dell’alleanza. Egli condannerà il re blasfemo che impone i culti pagani e farà giustizia.

La nostra vita di fede è vera quando impregnata dell’amore di Dio che si manifesta nel suo Figlio Gesù.  La sua morte e resurrezione è l’emblema della nostra via spirituale che sempre combatte le forze del male confidando nella parola “ultima” e definitiva di Dio. 

La battaglia la vinciamo con Dio e sin da ora possiamo essere vittoriosi se ci alimentiamo alla mensa della sua Parola e dell’Eucaristia, dove l’Amore per noi è ancora concreto e vi possiamo attingere, come assetati all’acqua.I nostri talenti crescono e fermentano, allora, se ne riconosciamo l’origine e continuamente li riportiamo ad essa con l’espressione della nostra fede che, anzitutto, si esprime nella preghiera di abbandono alla sua volontà. 

Come un bimbo nelle braccia di sua madre, sappiamo che il Signore ha cura di noi e ci da forza per rialzarci e scoprire sempre i nostri doni per il bene comune.

martedì 19 novembre 2013

Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Zaccheo

 


2Mac 6,18-31   Sal 3   Lc 19,1-10
Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto



Zaccheo è la figura di un grande convertito. Un esattore delle tasse che ha frodato decide di incontrare il Signore Gesù e di seguirlo fino in fondo. Infatti, è disposto a restituire quanto rubato quattro volte in più, mentre la legge prevede il doppio.

Egli è di bassa statura e per vedere Gesù sale su un albero. Tra le tante persone presenti lungo la strada, il Cristo sceglie proprio lui per essere ospitato. Ancora una volta l’iniziativa divina ci sorprende. La sua logica mette al primo posto i peccatori con il cuore contrito.

Tutti lo giudicano per questo. Ma il Figlio dell’uomo sa chi è Zaccheo, lo conosce nell’intimo. In fondo quel pubblicano è una persona buona disposta a rimediare al danno arrecato ai fratelli. Disposto ad accogliere il Messia, a differenza dei capi dell’epoca, così attenti alla Scrittura e alle sue leggi.

La risposta di Zaccheo è immediata, perché si sente travolto dall’amore di Dio, che lo prende in considerazione e lo considera suo figlio. Sentendosi amato, egli si converte, restituendo il frutto del sopruso e donando ancora di più.

Una storia di conversione commovente che ci coinvolge in prima persona. Anche noi siamo curiosi e vogliamo incontrare il Signore nella nostra vita, sempre. Ma se non siamo travolti dall’iniziativa primaria del suo amore gratuito, la nostra rimarrà pura curiosità e non ci entrerà nel cuore.

Se, invece, accogliamo Chi bussa alla porta del nostro cuore, la gioia invaderà la nostra anima e illuminerà i nostri peccati per redimerli. Vedremo così la luce della salvezza e la strada da percorrere su questa terra per raggiungerla.

 

lunedì 18 novembre 2013

Lunedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Cecità



1Mac 1,10-15.41-43.54-57 62-64   Sal 118   Lc 18,35-43
Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

Quando non vediamo, abbiamo bisogno di luce per individuare la strada e continuare il cammino: la nostra luce è Gesù, il Figlio di Dio. Egli ci indica la strada del nostro cammino di fede. Viene nel nostro vivere e ci salva, se glielo chiediamo ed esprimiamo la nostra fede.

Così accade al cieco del vangelo odierno. Egli è fermo lungo la strada che Gesù percorre. Grida per farsi sentire: Gesù figlio di Davide abbi pietà di me. I passanti lo ignorano, ma Gesù no. Chiede ai passanti di portarlo vicino e Lui e gli chiede cosa vuole. Che io riabbia la vista. La richiesta.

Il cieco è guarito e invece di tornare al suo posto o a casa sua, segue Gesù lungo la strada. La sua vista gli serviva per questo: riconoscere il Messia e seguirlo nella via della salvezza.

Una guarigione simile a quella che noi sempre chiediamo al Cristo per la nostra cecità spirituale, come quando non sappiamo che direzione dare alla nostra vita. Se chiediamo con insistenza e con fede anche noi saremo esauditi. La nebbia sparirà e vedremo la strada da percorrere, illuminata dalla luce di Cristo.

Lo sguardo deve essere fisso su di Lui, senza lasciarci trascinare dalla seduzione immediata degli idoli di questo mondo, i quali ci allontanano dall’alleanza stipulata con Dio sin dal giorno del nostro battesimo.

La fiducia anche nelle persone che possono portarci a Lui e che camminano con noi. Il nostro grido passa attraverso di loro e, anche se sembra ignorato, arriva sempre all’orecchio di Dio. Egli ascolta sempre il grido della nostra supplica.

domenica 17 novembre 2013

Scorcio antico



Da una vecchia foto di mio nonno mi sono ispirato per questo quadro. E' il mio paese molti anni prima del terremoto dell'80. Affascinante. Datato sempre 2009.

"La memoria rievoca le nostre radici ed è speranza per quello che potremo essere" - Tatiana de Rosnay, la chiave di Sara


sabato 16 novembre 2013

Orizzonti nuovi

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 21, 5-19


Sabato prossimo ricorderemo in Irpinia il XXXIII anniversario del terremoto. Un evento catastrofico, come tanti nella storia. Interi paesi distrutti, molti morti, geografie modificate. Un lutto che difficilmente scomparirà dalla memoria della gente.

Io ero piccolo, ricordo poco. Tuttavia mi rimane il senso di precarietà. Ho vissuto per circa dieci anni nei prefabbricati. Ricordo quando ci trasferimmo nel villaggio. Le strade ancora non erano asfaltate. Ma noi eravamo già lì, quasi i primi, pur di avere un tetto nostro.

Accanto alla precarietà la ricostruzione degli edifici. Col tempo e con sacrifici tutti abbiamo ora una casa nuova. Paesi nuovi. Mi chiedo se sia altrettanto facile rinnovare le persone ed aprirle alla novità. La prima frase che Gesù annuncia è: convertitevi e credete al vangelo.

Proprio la conversione presuppone il passaggio ad una vita nuova. Le immagini catastrofiche, di distruzione, che troviamo nel racconto evangelico odierno richiamano, appunto, le bufere interiori che dovrebbero abbattere gli ostacoli tra noi e Dio, che spesso è adombrato nel nostro cuore.

La piena luce della sua presenza non rifulge se non abbattiamo quei grandi edifici di orgoglio costruiti nel tempo. Con essi gli ori e gli argenti del nostro vivere comodo ed assuefatto, al punto da non sapere ascoltare più la voce dello Spirito. Egli scuote ed apre sempre nuovi orizzonti.


giovedì 14 novembre 2013

Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Il Regno di Dio


Sap 7,22-8,1   Sal 118   Lc 17,20-25
 Il regno di Dio è in mezzo a voi



Quando verrà il Regno di Dio? Esso è già venuto nella persona di Cristo ma non ancora pienamente realizzato. Il suo compimento avverrà alla fine dei tempi quando Cristo ritornerà e trasformerà la scena del mondo presente. Oggi si realizza in chi accoglie il Vangelo.

Questo significa accogliere una persona, che è Gesù, e lasciarsi guidare da Lui nel cammino terreno. Così il Regno si realizza nella storia ed io vi faccio parte consapevolmente. Significa lasciarsi guidare dalla multiforme sapienza di Dio. Essa ci fa entrare nel cuore stesso di Dio.

Egli infatti non ama se non chi vive con la sapienza, ci suggerisce la prima lettura. Sapienza è mitezza, arrendevolezza, prudenza....tutte virtù che Dio dona all'uomo di buona volontà che vuole incamminarsi nella via del bene ed instaurare il suo Regno di amore.


mercoledì 13 novembre 2013

Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Salvezza comunitaria


Sap 6,1-11   Sal 81   Lc 17,11-19
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero


Per fede la nostra natura tende al peccato. Spesso questa inclinazione si traduce in scelte ingiuste. Perché si pensa di trovare la felicità interiore nelle cose del mondo. Una tentazione forte, soprattutto per i potenti, come sottolinea la prima lettura odierna. Chi amministra, chi governa dovrebbe farlo con giustizia ed equità.

Per loro e per tutti noi, emblematico è l'episodio dei dieci lebbrosi. Essi chiedono compassione a Cristo. Vogliono che Egli li degni almeno di uno sguardo. Gesù gli dà un'indicazione. Essi la seguono e sono guariti. Anche noi possiamo guarire dalla lebbra del peccato se ascoltiamo attentamente la Parola.

Attraverso la Parola, Dio parla al nostro cuore per indicarci la via del bene e della solidarietà. Ci apre a quella preghiera corale, similmente ai dieci lebbrosi, che ci rende partecipi di un'unico cammino, comunitario, incontro al Signore. Non mi salvo da solo, ma con i miei fratelli per i quali oggi offro il mio servizio.

lunedì 11 novembre 2013

Adorazione

Foto20


Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Dal salmo 94


Poso per l’ennesima volta lo sguardo sul tabernacolo e mentre rievoco le tante prove fatte in passato da chierichetto per il triduo pasquale, serenamente incrocio il mio sguardo con quello di Gesù: uno sguardo dolce che mi accoglie e mi redime. Grazie Gesù per quello che hai fatto per tutti noi, anche se ingrati. Ti sei carcerato per noi.

Dal diario voglia di vivere di Don Dino Romano

Buona settimana!

domenica 10 novembre 2013

Panorama Quaglietta



Acrilico su tela 1m per 2,30. Il più grande paesaggio che ho realizzato finora. Lo contemplo con questo salmo, della liturgia odierna:


Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,
 
salmo 16



sabato 9 novembre 2013

Chi ha tempo non aspetti tempo

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno B)

Mt 12, 38-44


Una signora anziana mi diceva sempre di andarla a visitare, quando la incontravo. Un giorno riuscii a trovare tempo per andarci. Erano circa le dodici quando bussai alla sua porta. Ero veramente contento. Finalmente l’avevo accontentata.

Così venne ad aprire. Hai visto finalmente sono passato a salutarti. Le dissi. E lei, infastidita: ma adesso sto mangiando. Vale a dire: non mi rompere le scatole. Me ne andai via di ghiaccio e deluso.

Se la nonnina ci teneva veramente a me mi avrebbe invitato ad entrare, come fa la maggior parte della gente. Forse avrei dovuto avvisarla. Chissà! D’altronde me se sarei andato lo stesso. Ma con buone maniere. E sarei ritornato.

Un’accoglienza del genere non me la sarei mai aspettata da chi sempre mi osannava lungo la strada e quasi mi supplicava di andare a casa sua. Non lo dico per condannare questa signora, no. Il ricordo di questa esperienza, tuttavia, mi raggela ancora il cuore a distanza di tempo.

Mi lascio interrogare. Quante volte ho fatto (e faccio) lo stesso e non me ne accorgo? Quanto tempo ho sprecato in parole inutili senza prestare attenzione a chi mi era accanto? Quante volte ho rimandato cose importanti e poi non le ho più fatte? Quante volte non ho saputo apprezzare semplici gesti quotidiani?

L’esempio della vedova che versa nella cassa del tempio tutto quello che ha, di cui oggi parla il vangelo, mi sprona a rivedere la mia fede. Lei si fida della provvidenza, sa che Dio non le farà mancare nulla. Sa che quel denaro che offre è suo dono. Come tutto della vita.

Anche il tempo è dono di Dio. Quando visito gli ammalati e trovo qualcuno che vuole più tempo per essere ascoltato io dico: mi scusi, devo andare anche dagli altri. La risposta è: il Signore ti darà il tempo. Che lezione!

Quando possiamo fare qualcosa è meglio che la facciamo subito, senza indugiare. Perchè ogni giorno ha i suoi affanni e perchè solamente così usciremo dall’ipocrisia di tanti nostri atteggiamenti e cercheremo l’essenziale, che sempre ci edifica.

Signore aiutaci a condividere quello che siamo per uscire dalla nostra solitudine e lasciarci riscaldare dalla compagnia del tuo amore. Non permettere che false illusioni ci trascinino nel vuoto e nel nonsenso. Fa che la nostra fede ci sproni a dare il meglio di noi stessi.

Dove mi portate?

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (Anno C)

Lc 20, 27-38



Cambiare. Un termine che indica una situazione difficile. Quando si tratta di lasciare qualcosa si ha sempre paura del'ignoto. Siano essi luoghi o esperienze nuove. Da piccolo quando ricevevo un invito ad uscire con un amico e la sua famiglia, ero contentissimo di andarci, previa autorizzazione dei genitori.

Poi, perso l'entusiasmo iniziale, mi rattristavo e volevo tornare a casa. Mi mancava tutto e piangevo per la nostalgia. Una volta un mio zio mi invitò ad andare allo stadio insieme a mio cugino. Prima andammo a pranzo da altri parenti. Piansi per tutto il pasto, giustificandomi che era colpa del raffreddore.

Crescendo le cose sono cambiare, ovviamente. Ad oggi di luoghi ne ho cambiati diversi. Ed ogni volta mi sono arricchito, e mi arricchisco, con nuove esperienze. All'inizio si soffre quando bisogna partire per un altro luogo, ma poi ti accorgi che il posto giusto è quello che Dio ti indica. Se segui la sua strada ti troverai sempre bene.

Probabilmente da anziano sarò più amante della stabilità. Come le tante persone in età avanzata che conosco. Pur malati e bisognosi di assistenza, non vogliono lasciare la propria casa. Alcuni muoiono proprio perché sono costretti a trasferirsi. Dove mi portate? E' la tipica domanda di quell'anziano che ha bisogno di cure mediche in ospedale.

Proprio questa domanda credo faccia da sottofondo per tutte le nostre scelte radicali. In alcuni momenti, quasi smarrito, l'ho rivolta a Dio: dove mi conduci? Che ne sarà di me? Un quesito che fa parte del nostro esistere e che ci proietta verso la realtà futura, dopo la resurrezione. Cosa faremo? Come vivremo? Anche in questo caso la fede in Dio è la giusta risposta.

Risposta che, certo, non è esaustiva, tuttavia trova il suo fondamento in quella premura che Dio ci dimostra quando le cose cambiano. Se sappiamo che Dio è amore e ama la vita, siamo sicuri di andare verso una felicità piena e duratura. Il modo in cui la vivremo non è di questo mondo. Ma certamente la vivremo.


venerdì 8 novembre 2013

Il volto di Cristo

Rm 15,14-21   Sal 97   Lc 16,1-8
I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce

Siamo molto scaltri qualdo dobbiamo ingegnarci per ricevere un tornaconto, meno nel compiere gratuitamente il bene. Gesù ci invita ad essere altrettanto bravi nel seguirlo. Dare, in questo senso, la testimonianza è fondamentale per noi e per chi vuole conoscere il volto di Cristo.

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C


Commento vangelo Lc 20, 27-38


giovedì 7 novembre 2013

Giovedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


Il Dio dei morti e dei vivi




Rm 14, 7-12; Sal.26; Lc 15, 1-10
Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte


Per questo, infatti, Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi. Questa frase della lettera di san Paolo apostolo ai romani, che oggi propone la liturgia, ci invita a riflettere, in particolare, sulla morte spirituale. È la pecora smarrita del vangelo.

Infatti, quando ci allontaniamo da Dio, facciamo esperienze belle e piene di ebbrezza, che alla fine non restano nulla, se non un forte senso di vuoto e delusione. Spiritualmente moriamo perché non è lo Spirito che ci guida, ma la carne. Ci smarriamo.

Il Signore, però, continua a cercarci. Nel nostro buio egli c’è, proprio perché è passato attraverso l’esperienza della morte e l’ha vinta. Per questo ci prende e ci riporta alla luce della sua resurrezione, dove è gioia piena e duratura.

La pecorella ritrovata è una grande festa, più delle novantanove che già hanno la gloria di Dio, perché è ritornata all’ovile e forte era la sua mancanza. Soprattutto da parte del Signore, nostro unico Padre.

Oltre alla morte spirituale, Gesù è il Dio della morte fisica. Quella che separa l’anima dal corpo. Egli, alla fine dei tempi, alla parusia, ridarà vita ai nostri corpi mortali e li porterà nella dimensione eterna, dove si loderà Dio per sempre.

Anche oggi, vogliamo ancora chiedere al Signore che rinsaldi la nostra fede in Cristo e nella resurrezione di vita, di cui anche oggi possiamo godere i frutti in virtù del battesimo.




Sole che riscalda


Il sole è caldo.
Con i suoi forti raggi
ristora.
Risveglia la determinazione,
rinforza il vigore.
Lascia intravedere
un panorama ampio.
Dà allo scandire del tempo
un placido sentore
di eterno.
Ti vedi correre
in ampi prati verdi;
essi ti trascinano
alla ricerca di una simbiosi;
che oggi trovi
e domani ritrovi.



mercoledì 6 novembre 2013

Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Edificio spirituale


Rm 13,8-10   Sal 111   Lc 14,25-33
Chi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo


Per costruire un edificio solido, anzitutto ci vuole terreno buono; meglio uno roccia. Poi occorrono le risorse necessarie per portarlo a termine. La vita spirituale è simile a questa struttura da costruire. Per una buona riuscita, la roccia deve essere Cristo; le risorse la disponibilità a seguirlo fino in fondo, dandogli il primo posto.

Se veramente amiamo Gesù sopra ogni cosa, allora troveremo le risorse per costruire l'edificio nella carità con la quale amiamo il prossimo. Essa ci consentirà di essere concreti tenendo conto delle possibilità e dei limiti della nostra natura umana. Il bene da realizzare lo vedremo, così, nel discernimento personale e comunitario.

Penso agli architetti, gli ingegneri, i geometri che seguono la costruzione di un edificio. Li paragono ai saggi nella fede, ai padri spirituali, alle guide, a che ha un ministero: persone a cui rivolgersi per edificare la propria vita spirituale. Non solo, ma saremo costruttori, in tal modo, del grande edificio della chiesa vivendo attivamente il nostro battesimo.

martedì 5 novembre 2013

Martedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)


L'ombra delle sue ali


Es 23,20-23a   Sal 90   Mt 18,1-5.10
I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli



Ci ricorda il salmo 90 che il Signore Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Questo il motivo per cui gli angeli sono rappresentati con le ali. Esse testimoniano, appunto, questa protezione che Dio ha per noi.

Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie, continua il salmo, sottolineando l'importanza dell'angelo custode, colui che in nome di Dio protegge il nostro cammino proteggendoci dagli angeli cattivi, collaboratori del demonio.

Ancora Gesù, nel vangelo odierno, sottolinea l'importanza della protezione angelica per i bambini deboli ed indifesi: Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli. 

Mi piace concludere citando la preghiera all'angelo custode che proprio da bambini ci hanno insegnato: angelo di Dio che sei il mio custode illumina, custodisci e proteggi me, che ti fui affidato dalla pietà celeste, amen.

lunedì 4 novembre 2013

Incontro vero

COLLETTA

O Dio, che nel tuo Figlio
sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto,
rendici degni della tua chiamata:
porta a compimento
ogni nostra volontà di bene,
perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa
per condividere i beni della terra e del cielo.

Quando vogliamo vedere o sentire una persona lo facciamo e basta, senza tante scuse. Lo stesso quando desideriamo un incontro autentico con il Signore. Non dò la colpa agli altri per gli ipotetici scandali che possono darmi, vado fino in fondo.

Zaccheo oggi ce ne dà l'esempio. Piccolo di statura si perde nella folla e per vedere Cristo sale su un albero. E lì si accorge che Gesù lo cercava prima di Lui. Si delinea così l'orizzonte di un incontro vero e duratuto.

Che sia così anche per la nostra vita: le nostre paure, i preconcetti siano bruciati da un incontro vero con il Signore capace di saziare le nostre inquietudini.


domenica 3 novembre 2013

Palme




Il primo quadro del 2013. Tra due palme immagino una spiaggia ed il sole che tramonta sul mare. 30X40, acrilico su tela. La domenica è il sole senza tramonto perchè ci richiama la resurrezione di Cristo per portarla nel mare della nostra vita. 


sabato 2 novembre 2013

Mi manca qualcosa


XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO 

(Anno C)

Lc 19, 1-10 

 

Ogni volta che organizzavo delle attività, in passato, per l'oratorio o qualche organizzazione di volontariato, dopo, quando tutti se ne andavano, mi sentivo solo e smarrito, come se mi mancasse qualcosa.

Mi vedevo come un'ombra che vagava. Eppure avevo dato tanto! Non era solamente la mancanza di energie. Era qualcos'altro che non c'era. Difficile da interpretare. Però ogni tanto qualcuno mi diveva: riempiti di Dio.

Tuttavia, io avevo una vita di preghiera, andavo a messa la domenica, mi confessavo spesso. Che dovevo fare di più? Mi sentivo sempre una spada sul collo, pronta a punirmi. Non era certo una bella gratificazione!

Purtroppo in questa sensazione ci vedevo Dio. La chiamerei mancanza di fiducia in me stesso. Ecco cos'era. Mi rodeva dentro in modo incredibile. C'ho messo del tempo per iniziare un vero cammino di rinascita interiore. Così oggi Dio non è quella spada, ma una carezza che incoraggia.  

E' lui che cerco nelle mie sane inquietudini: Signore abbi pietà di me peccatore, liberami da tanti inutili sensi di colpa e di inferiorità. Da ciò che non mi rende libero di amarti. Così scorgo la sua presenza a casa mia, come Zaccheo, e ne gioisco.


Orizzonti nuovi


Ancora le foglie che volano
mi portano alla fugacità.
Tutto passa in un continuo divenire.
A volte monotono;
spesso retaggio
di desideri profondi
che non finiscono;
o memoria
di un passato che evolve.
Tutto si rinnova
nel rischiarare nuovi
orizzonti.


COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

I defunti


 Primo schema
Gb 19, 1.23-27; Sal 26; Rm 5, 5-11; Gv 6, 37-40
Ieri abbiamo ricordato tutti i santi. Oggi commemoriamo i defunti, tutti coloro che si trovano in purgatorio e che hanno bisogno delle nostre preghiere per raggiungere la gloria di Dio. Siamo in comunione spirituale anche con loro sin dal giorno del nostro battesimo, uniti dall’unico sacrificio del Cristo che ha lavato i nostri peccati nel suo sangue. La sua resurrezione ci rende partecipi della sua vita immortale che un giorno godremo per sempre.

Proprio il recarci nei cimiteri ricorda la nostra condizione mortale, che non è la parola definitiva ma solo un passaggio che  porta alla via eterna che godremo dopo la resurrezione dei nostri corpi mortali.

Il cimitero è il luogo in cui riposano le spoglie dei nostri cari defunti. E sono lì in attesa che Cristo ritorni su queta terra per instaurare definitivamente il Regno di pace e di amore, che godremo in anime e corpo. La separazione che avviene al momento della morte è momentanea.

Già in questa terra siamo chiamati a seguire lo Spirito per rinunciare alla morte della carne e risorgere a vita nuova, condividendo il dono che Cristo ci fa sin dal giorno del battesimo. Egli è venuto appunto per renderci patecipi della sua resurrezione e portarci alla casa del Padre.

Il dramma di Giobbe ci fa riflettere sul mistero della sofferenza. Egli è stato privato di tutti beni che aveva, della sua famiglia, della salute, avendo preso la lebbra. Ma non si è disperato perchè ha confidato nella salvezza di Dio che al tempo opportuno è arrivata, ed ha riavuto tutto.

Così dovrebbe essere la nostra fede. Una continua attesa dell’intervento divino che ci libera dal male, dalla sofferenza e dalla morte.