mercoledì 31 dicembre 2014

La brace



Rientro di notte.
La brace ancora nel camino
che scintilla.

Mi siedo e ne godo il tepore.

Aggiungo qualche tronchetto.

Si aprono i polmoni,
si sciolgono le gelide mani.

Il bambino

1Gv 2,18-21   Sal 95   Gv 1,1-18
Il Verbo si fece carne.

Ancora in quest'ultimo dell'anno è un bambino che parla. Mostra una sapienza eterna che si incarna nel mondo. Una luce piccola, rivoluzionaria, che rischia ancora di non essere accolta. Eppure il volto del Padre è lì. Entra in un mondo che vuole rinnovare.

E' cosa buona quello che Dio ha creato. Lo dimostra in suo Figlio venuto sulla terra. Rivedere l'anno trascorso in questa prospettiva può aiutarci a riconoscere il bello che c'è stato. Sicuramente la sua luce ha tratteggiato buona parte dei giorni.

Oggi la rivediamo e la testimoniamo in vista di un nuovo anno che ci consenta di rinnovare la nostra lode. Quella che nasce da un cuore che vuole cambiare e procedere verso la conclusione di ciò che è in sospeso. Senza paura. La luce di Dio è con noi.

martedì 30 dicembre 2014

Vangelo della vita



Il Vangelo della vita sta al cuore del messaggio di Gesù. Accolto dalla Chiesa ogni giorno con amore, esso va annunciato con coraggiosa fedeltà come buona novella agli uomini di ogni epoca e cultura. All'aurora della salvezza, è la nascita di un bambino che viene proclamata come lieta notizia: "Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2, 10-11).

A sprigionare questa "grande gioia" è certamente la nascita del Salvatore; ma nel Natale è svelato anche il senso pieno di ogni nascita umana, e la gioia messianica appare così fondamento e compimento della gioia per ogni bimbo che nasce (cf. Gv 16, 21). Presentando il nucleo centrale della sua missione redentrice, Gesù dice: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Gv 10, 10).

In verità, Egli si riferisce a quella vita "nuova" ed "eterna", che consiste nella comunione con il Padre, a cui ogni uomo è gratuitamente chiamato nel Figlio per opera dello Spirito Santificatore. Ma proprio in tale "vita" acquistano pieno significato tutti gli aspetti e i momenti della vita dell'uomo.
 
Karol Wojtyla

sabato 27 dicembre 2014

Tempismo

Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele

Lc 2, 29-32


Tutto al tempo giusto. Alla perfezione. Come un mosaico ogni tassello trova naturalmente il suo posto. Ci sono giornate così. Ti sembra incredibile ma tutti gli orari sono rispettati. Hai fatto tutto e nessuno ha aspettato. Ognuno è contento. Soprattutto tu che avevi programmato. Hai superato te stesso.

Invece altre volte salta tutto. Ritardi, attese, inconvenienti, impegni rimandati o soppressi. Va tutto storto. Due diapositive di come vivo le mie giornate. Al termine di momenti carichi di stress, pure se tutto è andato bene, spesso mi chiedo: quale è stato il posto per Dio. Quale il suo ritaglio?

Eh sì, se pianifichi tutto te lo devi chiedere! Eppure il Signore c'è stato in ogni momento. E' la consapevolezza di una fede familiare del quotidiano. Dio non è nella perfezione delle cose che fai o programmi. E' in ogni istante. Lo stesso in quelli "irregolari". Che cosa vai ad incontrarlo a fare in chiesa se poi lo dimentichi là?

Oggi è la festa della famiglia. E Gesù e presentato al Tempio, secondo le usanze del tempo. Nello stupore dei suoi genitori, che capiranno nel tempo, Egli è il nuovo Tempio. Quello che è presente ovunque, non solo in luoghi altolocati dove si ostenta una preghiera di facciata. E' presenta in ogni famiglia!

In ogni attimo dove si affrontano problemi comuni di papà, di mamme, di nonni, di figli. Dio è lì in fasce o in mezzo ai conti che non quadrano o in ambienti lavorativi che vengono meno. E' segno di contraddizione anche oggi. E lo stesso a noi che oggi siamo cristiani, una spada trafiggerà il cuore per separare la nostre idee dal vero volto di Dio: misericordia e amore.

SAN GIOVANNI, Apostolo ed Evangelista – Festa


Vide e credette



1Gv 1,1-4   Sal 96   Gv 20,2-8
L’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro


In questa festa di san Giovanni Apostolo, le fasce di Gesù bambino sono paragonate alle bende del sepolcro che Giovanni e Pietro vedono la mattina di Pasqua. Maria depone il bambino in una mangiatoia per ricordare il giorno in cui sarà deposto nel sepolcro in attesa della resurrezione.

Giuseppe e Maria vedono e toccano con mano il mistero di Dio che s’incarna nella storia e cresce con loro. Giovanni vede le bende nel sepolcro e tocca con mano il Cristo glorioso che appare agli apostoli e Maria riuniti nel cenacolo per quaranta giorni.

Vedere e toccare sono verbi fondamentali anche per la nostra fede. E’ necessario, infatti, che vediamo la presenza di Dio nella nostra vita, umile e nascosta come nella grotta, e che tocchiamo con mai i benefici che Egli concede alla nostra vita.

Non basta aver celebrato il battesimo, la prima comunione e la cresima. Se non alimentiamo la nostra fede, non potremo vedere e toccare quel Dio che cammina con non ed è sempre al nostro fianco. Soprattutto nei momenti difficili. Se non lo sperimentiamo vicino nelle nostre passioni e resurrezioni cosa testimonieremo agli altri?

Abbiamo ricevuto una fede che nasce dalla Parola e si alimenta all’Eucaristia. Tuttavia se non la facciamo nostra, al punto da calarla al centro di noi stessi sì da coinvolgere i nostri sensi, difficilmente potremo parlare agli altri di un Dio che è vivo e presente in mezzo a noi.

Sull’esempio di Giovanni apostolo chiediamo la grazia di essere altrettanto noi coloro che ascoltano ed attuano la Parola di salvezza, non come un obbligo ereditato ma come un esigenza di amore, che ci spinge a donare noi stessi, sull’esempio della continua donazione di Cristo che si dà a noi continuamente, soprattutto nella Parola e nell’Eucaristia.


PENSIERO DEL GIORNO

Il Natale, bambino mio, è l’amore in azione.
Ogni volta che amiamo, ogni volta che doniamo, è Natale.
 
Dale Evans

giovedì 25 dicembre 2014

NATALE DEL SIGNORE – MESSA DEL GIORNO



Un Dio tra noi



Cantate al Signore un canto nuovo,
Perché ha compiuto meraviglie.
Salmo 97

Dio non ci abbandona. Stupisce sempre con le sue meraviglie. La solennità del Natale ci ricorda che egli si è fatto uno di noi nella persona del Figlio. Il verbo eterno si è incarnato nella storia divenendo uno di noi. Può così parlarci di persona ed offrirci la sua pace eterna.

La gioia che gli angeli annunciano ai pastori è per noi oggi. Anche la nostra storia è coinvolta in questo disegno di amore, perché Gesù parla a noi. Ci propone un regno per rendere visibile l’amore che Dio ha per ognuno. Ci ha creati per amore ci redime nella sua misericordia.

mercoledì 24 dicembre 2014

NATALE DEL SIGNORE - Messa della notte

Un vagito regale


Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14
Oggi è nato per voi il Salvatore


La festa di Natale del 25 dicembre ci fa riflettere sul mistero della nascita di Gesù, il nostro Dio. Egli viene alla luce come tutti i re di questa terra e come ognuno di noi: con un vagito. L'evangelista sottolinea la particolarità di questo vagito regale. Esso non avviene in una reggia ma in una grotta. In un periodo storico in cui regna la cosiddetta pace augustea.

Cent'anni di pace nell'impero romano dopo lunghe lotte intestine. Ottaviano Augusto è acclamato l'imperatore della pace. Quasi come un Dio. Proprio come padrone del mondo di allora, egli indice un censimento per stabilire chi debba pagare le tasse del suo erario. Per poter far quadrare i conti dello stato.

Gesù, Figlio di Dio, altrettanto re di pace, mostra un altro volto della regalità. E' quella della umiltà e del servizio. Betlemme è il luogo della sua reggia. Un piccolo borgo che in un lontano remoto ha dato i natali a Davide, di cui Egli è il discendente. Una grotta il luogo che l'accoglie, in particolare una mangiatoia.

martedì 23 dicembre 2014

Feria propria del 23 Dicembre

Quale nome?


 Ml 3,1-4.23-24   Sal 24   Lc 1,57-66
Nascita di Giovanni Battista

A volte non sappiamo che nome dare agli avvenimenti della vita. O che strada intraprendere. Come la metto nome? Recita un detto. La nascita di Giovanni battista ci illumina. E' Dio che suggerisce il nome ad Elisabetta e Zaccaria. Egli che rende feconda questa coppia.

Giovanni sarà il suo nome. Sono le prime parole del padre dopo lungo silenzio a causa della sua incredulità. Dio può fare grandi cose. In modo misterioso ed imprevedibile. Che sconvolge, sempre. Così come è la vita di Giovanni il battista. Un forte invito a cambiare mentalità per accogliere l'imprevedibilità.

Dovremmo permettere altrettanto noi a Dio di dare un nome alla nostra vita. Senza paura di fare scelte non convenzionali. Perché sono le uniche che ci pongono nella rivoluzione di Dio. Quella del suo amore che si fa carne, uno di noi, per portarci nel suo mondo.

lunedì 22 dicembre 2014

Amore fecondo




Il grembo verginale di maria e' fecondato dall'amore di Dio. Egli si' che porta frutti di vita. Ed e' veramente capace di riempire un cuore che si svuota. Per questo Maria e' piena di grazia. Ha fatto spazio a Dio. Nella nostra vita possiamo fare lo stesso. Proprio la festa del Natale ce lo ricorda. Puo' nascere una nuova vita per noi. Quella che  Dio dona sempre al cuore e che e' apertura alla sua chiamata.

domenica 21 dicembre 2014

Un intoppo

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 

Lc 1, 26



All'improvviso capita un imprevisto che ti cambia la vita. Un intoppo che devia il cammino o ti costringe a fermarti. Un incidente di percorso come la perdita di una persona cara. Ti si sputa in faccia il senso da dare alla vita. Quello che davi per scontato non è più sufficiente.

Allora o ti aggrappi alla fede, trovando risposte che tardano a venire. O vai nella disperazione, che può essere il rifugio in autoconvinzioni che ti chiudono in un mondo tutto tuo. Il quale rischia di deteriorarti poco alla volta ed arrugginire la vitalità de tuo esistere.

Non so. Ma penso a degli amici che hanno perso all'improvviso un figlio a causa di un incidente. Cosa dirgli? Il destino, un angelo volato al cielo.... Forse sono stati più loro a darmi coraggio.  Sono ancora in chiesa vicini a Dio nell'obbedienza di una fede dalla quale attendono un compimento.

In questo vedo il fiat di Maria. L'intoppo della sua vita è un grande mistero a cui lei risponde con un sì. Un sì che trasforma la sua vita. Può essere così anche per noi cristiani se ci lasciamo sedurre da Dio. Egli vuole, appunto, cambiare in meglio la nostra vita. Con il nostro sì. 

sabato 20 dicembre 2014

Feria propria del 20 Dicembre


Come può avvenire tutto questo?



Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38
Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio

Dinanzi ad un progetto grandioso la nostra domanda è di solito la seguente: come può realizzarsi? E’ quanto accade a Maria. L’angelo le annunzia il disegno di Dio che è quello di concepire Gesù. Lei sconcertata si pone appunto tale quesito.

Umanamente non sembra una strada perseguibile. Ma ciò che è impossibile agli uomini e realizzabile presso Dio. Così Maria compie un atto di fede e segue la sua chiamata. Dio può agire nella sua storia, Egli che vince persino la sterilità della cugina Elisabetta.

Anche per noi Dio prevede grandi cose, sin dal giorno in cui siamo nati. Ci pensa dall’eternità e non ci abbandona in questa vita. Ci dà la possibilità di essere i suoi figli e di collaborare con Lui. E possiamo farlo se ci uniamo al sacrificio di Cristo.

Egli per questo è venuto nella storia: superare i limiti invalicabili ed impossibili del peccato e della morte per rendercene partecipi. Sin dal battesimo siamo, infatti, nuove creature e abbracciamo quella luce che si è incarnata nel seno della vergine Maria.

Il Signore interviene nella storia di ognuno di noi, aprendoci la strada della salvezza. Essa è l’amore che Egli sempre mostra nei nostri riguardi. Un Amore che si è compromesso con il mondo e si è abbassato alla nostra portata.

Sicché anche noi possiamo amare come Dio se accogliamo suo Figlio nella nostra vita, come Maria l’ha ospitato nel suo seno. Attraverso la nostra testimonianza evangelica ancora oggi Egli s’incarna nella storia, per Dire a ognuno che Dio è amore.

giovedì 18 dicembre 2014

Feria propria del 18 Dicembre



E venne in una grotta


Ger 23,5-8   Sal 71   Mt 1,18-24
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, figlio di Davide

Siamo nella novena di Natale. La riflessione di sposta sulla nascita storica di Gesù. Egli è nato come tutti noi in una famiglia, in un contesto storico, in una nazione. Vero Dio e vero uomo, ha una discendenza che gli evangelisti sottolineano.

Una stirpe che corrisponde alla promessa che Dio ha fatto al popolo ebraico di inviare un liberatore. Esso arriva attraverso la tribù di giuda, nella generazione del re Davide. Così un germoglio viene alla luce per compiere e realizzare il Regno di Dio.

Singolare pure il concepimento di Gesù. Se la sua umanità è garantita da un casato terreno, la divinità è opera dello Spirito Santo, che feconda il grembo di Maria. Giuseppe, uomo giusto, stenta a credere ad un tale mistero, ma Dio riesce a convincerlo ed egli accetta di essere il padre putativo di Gesù.

Un sì umano ha permesso al disegno di Dio di realizzarsi nella storia. Come il sì dei nostri genitori ed il nostro nel generare nuove discendenze carnali e spirituali, nell’amore testimoniato da Dio. Egli ama tanto il mondo da dare suo Figlio per noi.

Oggi quest’ultimo desidera arrivare nei nostri cuori. La culla della grotta di Betlemme è anche lì, dove c’è bisogno della sua luce. Siamo invitati ad accogliere la voce dello Spirito affinchè attraverso le nostre azioni, il Verbo possa continuare a farsi carne nella storia.

mercoledì 17 dicembre 2014

Feria propria del 17 Dicembre

Tra peccatori

Gn 49,2.8-10   Sal 71   Mt 1,1-17
Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide

Gesù si incarna concretamente in una storia di peccato. Non sceglie una élite perfetta per compiere la sua missione. Ma un popolo come tutti. I nomi della genealogia di Gesù parlano di persone che di certo non sono stinchi di santi. Al contrario.

Ma è questa carne che Gesù vuole redimere. Viene nella mia storia di fragilità e peccato non per condannare ma per portare una parola di salvezza. Cristo non ha avuto paura di nascere in un mondo così. E verrà ancora, soprattutto nel nostro cuore.

Mettiamo da parte la falsa umiltà e lasciamolo entrare per rinnovare la nostra vita. Forse ci aiuterà ad essere più concreti ed a chiamare per nome i nostri limiti, anziché eluderli. Ad essere più misericordiosi con noi e con gli altri, così come lo è Lui, sempre.

lunedì 15 dicembre 2014

La gioia




La gioia deve caratterizzare la nostra fede. Questa domenica ce lo ricorda particolarmente. E' l'incontro con Gesu'. Una persona che dovrebbe sempre stupire la nostra vita rendendola serena. Quella pace di un cuore che trova riposo in Dio, fonte della vera beatitudine.

I testimoni che abbiamo incotrato nel nostro sentiero dicono proprio questo. Ne vale la pena donare a Gesu' la propria vita. Anche noi dovremmo essere di esempio per gli altri mostrando la bellezza di essere cristiani. Allora e' fondamentale l'Eucaristia dove le vane glorie vengono purificate dalla Gloria di Dio che illumina e da senso alle nostre giornate.

domenica 14 dicembre 2014

Una storia

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Gv 1, 6

Una storia si racconta sempre. La si interpreta e la si vive. Quante persone di cui non conosco bene la storia. E quanti non conoscono me, nonostante abbia dato diverse volte la mia testimonianza. Proprio qualche giorno fa ne ho parlato con un amico. Veramente sappiamo poco delle nostre vicende.

Occorre ridirsi la propria storia per riviverla oggi. Cogliendo quelle sfumature che solo un lungo cammino può chiarire. Quando passi anche tu per sentieri tortuosi e valli oscure. Allora puoi capire e conoscere. Interpretare e riconoscere. Ascoltare testimonianze mi ha aiutato, soprattutto nella fede.

Tante persone mi hanno parlato del loro incontro con Cristo. Ciò che in questo momento mi colpisce è la storia di una donna che ha lottato per superare una grave malattia. Nella vicinanza di tanti che hanno lottato insieme a lei, ha scrutato quella scintilla di amore. Ha toccato con mano la presenza di Dio. Le è entrata nel cuore.

La sofferenza l'ha avvicinata a Dio. Grazie al sostegno di altri: dottori, familiari, amici, conoscenti. Adesso è gioiosa non tanto per aver superato la malattia, quanto per avere incontrato il Signore sul serio. Un punto di riferimento costante che è luce per il suo cammino.

giovedì 11 dicembre 2014

La Via



Voce di uno che grida nel deserto. Cosi' e' presentato Giovanni battista. Una voce che si puo' accogliere nel silenzio interiore. Li c'e' spazio per la conversione. Punto di partenza per accogliere la strada che conduce a Dio. Essa e' il Messia, che si determina in Gesu' di Nazareth.

Lui la Via. Rimanere in Lui e' seguire il sentiero che porta a Dio in un continuo rinnovamento nello appianare le colline e nel colmare le valli delle nostre idee e del nostro cuore. Che la luce di Cristo possa sempre essere lampada per i nostri passi. E la sua stella guida per la meta da raggiungere.

mercoledì 10 dicembre 2014

Mercoledì della II settimana di Avvento

Il Ristoro

Is 40,25-31   Sal 102   Mt 11,28-30
Venite a me, voi tutti che siete stanchi

La vita riserva spesso fatiche ed affanni. E' un cammino in salita. Non di meno l'attività apostolica e la testimonianza di una vita cristiana. Gesù è consapevole di tutto questo. E invita a rivolgersi a Lui. Egli, infatti, può donarci il ristoro e la quiete interiore. Soprattutto con la virtù della mitezza.

Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, afferma. Questo è l'unico modo per trovare la beatitudine della pace. Uno stile di vita da incarnare giorno per giorno con enormi difficoltà. Soprattutto quando incalza la prova che inchioda al muro. Quella che non fa vedere nessuna luce.

O quando sperimenti lo scoraggiamento per una pastorale che va a rotoli, nonostante il tuo impegno generoso. Consola sapere che Dio scruta il cuore. Proprio per questo sa anche come consolarlo, nel tempo e nel modo giusto. Importante per noi coltivare la virtù dell'umiltà.

martedì 9 dicembre 2014

Martedì della II settimana di Avvento



Apriamo le porte


Is 40,1-11   Sal 95   Mt 18,12-14
Dio non vuole che i piccoli si perdano

I nostri cuori sono pronti per accogliere il Signore? In questo periodo di avvento è fondamentale questa domanda. Se non apriamo le porte del nostro intimo, Gesù non può venire perchè non si impone con la forza. Vuole essere da noi invitato.

Se lo lasciamo entrare abbiamo tutto da guadagnare. Egli sarà per noi il buon pastore che ci guida a quieti pascoli con la sua premura ed attenzione meticolosa. Ognuno di noi è prezioso ai suoi occhi. Cristo vuole riportarci alla casa del Padre.

Lì troveremo la pace e la quiete che nessun altro può darci in questo mondo. Come luce darà calore e splendore ai nostri cuori afflitti e traviati per riportarli all’espressione dell’amore vero e gratuito. Egli si dona a noi e chiede altrettanto nell’esercizio della carità.

Lui cerca continuamente la pecora smarrita e con gioia la riconduce all’ovile. Lo stesso noi. Siamo chiamati a prestare particolare cura a chi si smarrisce nelle tenebre del mondo per riportarlo alla luce vera. A chi si stordisce  in tanti luccichii abbiamo il dovere di testimoniare la luce vera che sempre nasce in noi.

In tal modo non solo accoglieremo la presenza di Dio, ma ci lasceremo trasformare dall’amore che si rende a noi prossimo per diffonderlo nelle nostre comunità. L’attesa, allora, non è solamente nostra, ma di tutto il gregge che desidera ascoltare la voce del buon pastore.

lunedì 8 dicembre 2014

Essere






L’atteggiamento di Maria di Nazareth ci mostra che l’essere viene prima del fare, e che occorre lasciar fare a Dio peressere veramente come Lui ci vuole. E’ Lui che fa in noi tante meraviglie
  
 Papa Francesco‬

sabato 6 dicembre 2014

Repeat

Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo.
Mc 1, 8

Spesso schiaccio il tasto repeat del mio stereo. Ed ascolto sempre la stessa canzone. Quella che mi prende in particolare. Allora plano ed atterro in tanti ricordi belli. E' come se si accendesse la luce del'ottimismo nel mio animo. Rivedo tutto, altrettanto le esperienze più brutte. Ma con serenità.

Muri da abbattere, colline da spianare, valli da colmare. Ci riesco benissimo. Magari fosse così in ogni momento! Tuttavia c'è uno slancio che rilancia in nuovi tentativi ed in strade diverse: quelle che devi costruire con il tuo sudore. Nulla è scontato, niente è senza il tuo impegno a partire da quello che sei.

Giovanni il precursore. Proprio lui mi è vicino in questa riflessione domenicale. Infatti Marco, citando Isaia, lo presenta così: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri».

Se riesco a vedere il Signore nei miei miseri sentieri ho la forza di continuare a togliere spine ed erbacce che impediscono il cammino. E' una via che già c'è. Occorre ripercorrerla sempre e nello stesso tempo battere nuove pietre ed allungare il percorso. Poco o nulla non importa. Coraggio!

venerdì 5 dicembre 2014

II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO B)

Commento vangelo Mc 1, 1-8


Venerdì della I settimana di Avvento

Compagno di viaggio

Is 29,17-24   Sal 26   Mt 9,27-31
Gesù guarisce due ciechi che credono in lui

Essere umili è riconoscere di aver bisogno della luce di Dio per uscire delle tenebre in cui siamo immersi. Evidenziare le nostre cecità spirituali è preludio di un buon cammino verso Dio. Egli può guarirci portando la luminosità della sua salvezza nei meandri più bui del nostro intimo.

Sono cosciente del mio peccato, delle mie fragilità? Solamente chiamandole per nome la mia preghiera sarà autentica e determinata nel fare passi concreti di cambiamento. Ci accorgiamo, allora, che il nostro Dio non è il mago dei miracoli ma il compagno di viaggio, che si affianca al nostro pellegrinare.

Dunque, certamente con il salmista potremo esultare: Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura? (Salmo 22). Se Lui è con me, nelle mie strade, non temerò alcun male, neanche nella tempesta.

mercoledì 3 dicembre 2014

SAN FRANCESCO SAVERIO, sacerdote - Memoria

Nella Strada

Is 25,6-10a   Salmo 22   Mt 15,29-37
Gesù guarisce molti malati e moltiplica i pani

Se il Signore è il pastore della mia vita, camminerò per il giusto cammino. Quello che Egli ha previsto per me sin dall'eternità. Non temerò alcun male; nemmeno la valle oscura mi succhierà nel non senso. Perché la luce della resurrezione inonda la mia vita e nutre la mia fame.

Il pane della Parola, infatti, è sempre pronto a ridarmi energia per il cammino. Quando sono nel pianto mi consola; nel peccato perdona; nella gioia rinvigorisce la speranza della meta definitiva, che già ora è all'orizzonte. Un'energia che a sua volta può saziare il cuore di tanti nella testimonianza.

Quel poco pane che ho, e che riconosco come dono, lo spezzo per gli altri. Il mio tempo, la preghiera, le cose che ho cerco di usarle per il bene di tutti. E' l'Eucaristia che vivo ogni giorno, nella celebrazione e nella vita. E' la speranza di un mondo nuovo lasciandomi guidare dal buon pastore.

martedì 2 dicembre 2014

Martedì della I settimana di Avvento

La gioia



Is 11,1-10   Sal 71   Lc 10,21-24
Gesù esultò nello Spirito Santo


La vera gioia nasce da un cuore riscaldato dello Spirito. Essa ti proietta nel mondo di Dio. Ti dà occhi per vedere le sue meraviglie, nascoste alla vista umana. Ed un animo pronto ed umile per riconoscere la presenza del Signore nelle piccole cose.

Esse sono precluse a chi si gonfia presumendosi di sapere già tutto. Dove ci sono corazze difensive non c'è spazio per la tenerezza. Essa è, appunto, l'arma di Dio. Quella che stravolge e meraviglia i piccoli, per i quali Cristo gioisce. Essi possono cambiare il mondo.

Il nazareno sfida la storia dei potenti per mostrarsi luce di salvezza in chi riconosce nella sua umiltà l'arma vittoriosa. Si tratta di entrare nel cuore dell'uomo, nelle sue convinzioni più profonde. E' lì che nasce la rivoluzione del cambiamento; lì germoglia per poi propagarsi.

lunedì 1 dicembre 2014

Luce


Con questa domenica inizia l'avvento. Un tempo che fa vivere l'attesa di dio. Sempre egli bussa alla nostra porta ma non sempre lo vediamo. E una luce che si confonde nei bagliori del mondo. Occorre l'oscurità per vederla. Ed è nelle nostre notti che dovremmo cercarla. Che la luce di cristo rifulga nel nostro cuore.

sabato 29 novembre 2014

L'Amore

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: "Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento".
Mc 13, 33 


Una settimana intensa per me. Prima gli esercizi spirituali per sacerdoti al Getsemani di Paestum, poi il convegno per responsabili di pastorale familiare ad Assisi. Due volti di un’unica medaglia di quella che chiamiamo vocazione. Forse meglio missione.

Io sacerdote sono a servizio della grande famiglia della chiesa, che è come la mia sposa. La famiglia con il compito di riscoprire il suo ruolo e viverlo nella testimonianza. Tutto nell’obbedienza feconda ed indissolubile all’Amore. A Dio.

Un difficile compito che va controcorrente con il pensiero sociale, dove la famiglia è presentata ormai come retrograda. Come la mia scelta del celibato. Il segno del progresso sociale sembra risucchiare questi valori. Ma ciò che si è non può essere messo in vendita.

Senza occhiali la mia vista è miope. Vedo solo il vicino. Non posso essere lungimirante. Devo inforcare le lenti. Altrimenti non distinguo. Sono gli occhi della fede che guarda avanti con speranza. Quella che rischio di perdere nel pessimismo.

Questa mattina c’è nebbia qui a Santa Maria degli angeli. Il clima è freddo e distante. Ma essere nell’aula con tante famiglia da un po’ di sole, quello che uscirà anche fuori, e ritempra la speranza. Non sono il solo a credere in scelte durevoli fondate sull’amore!

E’ difficile rimanere fedeli per tanti motivi. Tuttavia insieme ci incoraggiamo e non finiamo nel burnout della solitudine. Al contrario: affrontiamo insieme le difficoltà guardando oltre con l’esperienza di chi sa più di noi nel vissuto gioioso dell’essere cristiani.

Fascini autunnali


Caro diario,

                           siamo in autunno. I colori diventano caldi e misteriosi. Ti penetrano l'animo. Te lo scrutano immergendoti in un'aria meditabonda di focolare domestico.

Tutto assume un connotato di profondità che richiama la caducità della vita. Le foglie che cadono e ridiventano humus esprimono un eterno movimento di rigenerazione nel quale ti senti coinvolto.

Ti viene voglia anche di andare nei cimiteri perché naturalmente pensi alla tua condizione mortale. I crisantemi, le luci, i lumini...ti riscaldano un po' il cuore; perché ti aiutano a trascendere e nel limite della natura vedi un'ulteriore possibilità che ti è indicata dai cipressi.

Lunghi diti alti che indicano il cielo come patria definitiva, dove tutto sarà trasformato per sempre.

Dove porteranno questi luccichii interiori? Ah se mi indicassero la giusta direzione per i miei sentimenti!

Ebbene, a dirtela tutta, ho sempre visto i luoghi di sepoltura non tanto nel connotato funesto, ma come dei posti dove trovare pace e un po' di serenità, lontano dai frastuoni dell'abitudine quotidiana.

Un tempo ci andavo per scrivere (eccome se lo sai!) e pensare;....i defunti erano quasi piacevoli compagni del mio mondo onirico; ma talmente reale che ero io a far spavento all'imbrunire!

Piacevoli ricordi; dolci sensazioni; vive emozioni da condividere.



Ti saluto!