venerdì 31 gennaio 2014

Presentazione del Signore

Commento vangelo Lc 2, 22-40


San Giovanni Bosco


Regno che cresce


2 Sam 11,1-4.5-10.13-17; Sal 50; Mc 4, 26-34
L’uomo getta il seme e dorme; il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa


Spesso ci rammarichiamo perché non vediamo i risultati dei nostri sforzi. Pensiamo di aver sbagliato tutto perché i bilanci non tornano. Da un punto di vista mondano è un giusto ragionamento. Non, però, nella mente di Dio. Il suo regno cresce indipendentemente dai nostri sforzi, dai nostri meriti, ma per sua natura, perché è frutto dell’Amore. Noi siamo chiamati a seminare la Parola. Sarà lei a produrre i frutti a tempo opportuno nei cuori delle persone.

È un seme che Dio custodisce. E che con il tempo diventa grandissimo: da un piccolo seme, quasi invisibile, un grande albero che da ristoro a molti. La gratuità è la parola d’ordine di noi che volgiamo essere umili servi della vigna del Signore; la nostra unica ricompensa la soddisfazione di rimetterci alla volontà salvifica del Padre, che non esclude nessuno. 

Il suo è un regno aperto a tutti gli uomini, in particolare a quelli di buona volontà, che vogliono operare il bene su questa terra,a vantaggio di tutti.Gli egoisti, come Davide che pensa a soddisfare la sua passione, sono maledetti, perché impediscono al seme della giustizia di germogliare ed al regno di Dio di crescere nelle spine di questa terra corrotta.

Il pentimento è l’ottimo concime di questo seme eterno: Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro (salmo 50). Ed è l’unica strada per ritornare a Dio ed al suo amore misericordioso, che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva. 

giovedì 30 gennaio 2014

Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Luce


2Sam 7,18-19.24-29   Sal 131   Mc 4,21-25
La lampada viene per essere messa sul candelabro. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi


La lampada per illuminare deve essere collocata in un posto alto. Altrimenti non sortisce il suo scopo. Anzi, nessuno la vede ed il buio sovrasta. Così la fede. Non si deve nascondere. Più alta è, più illumina la nostra vita. E' un faro che orienta.

E' un dono di Dio chi si alimenta con la Parola. Essa è come olio per la lampada. Lo Spirito Santo, poi, dà la forza per testimoniarla con coerenza nelle tenebre mondane. La luce della resurrezione di Cristo è il punto di riferimento più alto per la nostra fede.

Lui, con la sua luce, ha vinto definitivamente le tenebre. E' così per noi aperta la speranza della vittoria definitiva. Pur se la fede appare spesso come una flebile luce nell'oscurità più fitta, essa anticipa, oggi, il regno eterno dove per sempre ci sarà splendore di grazia.

mercoledì 29 gennaio 2014

Mercoledì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

UNA CASA

 2Sam 7,4-17   Sal 88   Mc 4,1-20
Il seminatore uscì a seminare


Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Così il profeta Natan riferisce a Davide. Questi ne sarà il capostipite. Quest'abitazione Si concretizza nella persona di Gesù. Egli realizza un regno nuovo. Universale. La cui dimora è il cuore dell'uomo.

Proprio lì può avere stabile dimora la misericordia e la giustizia. Cristo la semina nel nostro cuore, sempre. Se siamo disposti a lasciargli dissodare il nostro terreno, il regno può crescere e divenire un grande albero.

E' la gerarchia del nostri valori che deve cambiare. Al primo posto ciò che suggerisce la Parola. Poi tutto il resto. Così la semina abbondante attecchirà sul terreno buono rendendolo pienamente capace di Dio. 

martedì 28 gennaio 2014

Mistero d'amore

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre. Ricòrdati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Sal. 24

Aprire una finestra, contemplare un panorama, è come immergermi nel mistero. Lo assaporo, cerco di farlo mio, lo interpreto nel tempo e ne parlo. Anche con i disegni ed i colori. E' un enorme fascino che mi pervade e mi rende creativo. Tutti doni della misericordia di Dio. Spero che il Signore si ricorderà, veramente, sempre di me e nella sua bontà mi soccorra; per rendere sempre vivo in me il mistero del suo Amore.

San Tommaso d'Aquino


Fratelli e sorelle


 2Sam 6,12-15.17-19   Sal 23   Mc 3,31-35
Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre


Nel regno di Dio una nuova prospettiva avvolge i discepoli di Cristo: essi non sono più fratelli e sorelle secondo la carne ma in una fratellanza universale, dove Dio è l’unico Padre. Non vigono legami di sangue ma vincoli di solidarietà fraterna che spingono alla comunione e al rispetto di tutti.

Gesù considera fratelli, padri e madri chi fa la volontà del Padre, in particolare chi si fa piccolo per riconoscere il primato del suo amore misericordioso. Lui, il Figlio di Dio, appunto questo testimonia nella sua vita. Rispetta il padre e la madre terreni, ma li riconosce come collaboratori, anch’essi, del progetto di Dio che vede in Lui l’unico mediatore della nostra salvezza.

Proprio il suo sacrificio ci permette di vivere da fratelli per farci ritornare al progetto originario di Dio, dove prevale unicamente la legge dell’amore. In questa, come cristiani in particolare, dobbiamo crescere come forte segno di unità nel professare la fede nell’unico Padre di tutti che ci ha creati per amore.

Dobbiamo lasciarci prendere da quest’afflato divino ed innamorarci della sua presenza, così come è stato per san Tommaso d'Aquino, di cui oggi facciamo memoria. Egli non si è risparmiato per amore di Dio. Ha dedicato la sua vita alla preghiera ed alla riflessione teologica.

Che il suo esempio possa essere di incitamento anche per noi nel vivere oggi il vangelo e testimoniarlo come fratelli nell’amore vero e misericordioso.

lunedì 27 gennaio 2014

Le periferie


Gesù lascia la sua casa per iniziare a predicare. Al primo posto il regno di Dio. Conversione è appunto cambiare le proprie abitudini. Quelle che ci fanno rimanere nella comodità.

Il vangelo è scomodo e lo troviamo in posti dimenticati da tutti. Lo era Cafarnao, ritenuta città impura. Gesù va proprio lì. Anche oggi Dio è in tanti posti emarginati, in tante persone "strane".

Per questo Gesù ci invita a lasciare le reti che imprigionano nella monotonia di una vita già fatta. A mettere da parte quel passato che pesa come una zavorra. Per spiccare il volo verso nuovi cieli e terra nuova, dove ha stabile dimora la giustizia e la misericordia. 

Neve in cima

 


Come panna la neve imbianca queste cime. Appare anche come zucchero filato su dei panettoni natalizi. Pervade un senso di gelo. Speri che i semi nascosti spuntino. E facciano affiorire l'estate bella e soleggiata. Per gedere le belle giornate: prati fioriti e cieli azzurri.

sabato 25 gennaio 2014

Una scelta matura

III Domenica del Tempo Ordinario - Anno A

Mt 4, 12-23


Quando si diventa adulti si lascia la propria casa.  Con essa le certezze di chi pensa a te. Da quel momento prendi in mano la tua vita e liberamente fai le tue scelte. Questo non significa tagliare completamente i ponti con la propria famiglia, ma inquadrarla in nuovi orizzonti.

Mai verrà meno il riconoscimento per quanto hanno fatto per noi i nostri genitori. La loro premura dovrebbe essere, infatti, quella di lasciar percorrere ai propri figli la loro strada. Non facendo mancare il sostegno dovuto, seppur in scelte non condivise.

Io ho lasciato i miei genitori tempo fa. Vivo da solo con le mie responsabilità di parroco. Tuttavia la mia casa è pur sempre un punto di riferimento. Così, nel mio giorno libero vado dai miei e passo la giornata con loro. La mia cameretta da studente è ancora lì che mi aspetta.

Gesù fa la stessa scelta. Quando inizia la sua vita pubblica, lascia il suo paese, Nazareth, e sua madre per trasferirsi a Cafarnao. Cambia luogo e casa per dedicarsi alla sua missione. La madre di certo non lo abbandona, anzi lo segue fino alla croce. Ma in modo diverso.

Cristo stesso afferma che sua madre, i suoi fratelli, le sue sorelle, suo padre... sono tutti coloro che ascoltano la Parola e la mettono in pratica. Già. Perché così ci riconosciamo tutti figli di un unico Padre, membri della grande famiglia dell'umanità. Dio al primo posto.

Conversione di San Paolo, Apostolo - Festa

Il converso


At 22,3-16   Sal 116   Mc 16,15-18
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo

Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome. Così dice il Signore di Paolo di Tarso, il grande persecutore, negli Atti degli apostoli. Egli si fida di lui, lo conosce e sa che la diffusione del vangelo può avvenire tramite questo fariseo della scuola di Gamaliele. 
  
Incredibile la sua conversione! All’improvviso vengono meno tutte le sue sicurezze e non vede più; il potente ha bisogno di aiuto. Sulla via di Damasco il Signore lo acceca con la sua chiamata e gli indica le persone adatte per condurlo alla fede. Il perseguitato diventa il Signore della sua vita! 

Al punto che Paolo inizia a predicare egli stesso il vangelo di Cristo, morto e risorto, a cominciare dalle scuole farisaiche, da cui proviene. Per poi rivolgersi ai gentili, dei quali è definito apostolo, per lo zelo della sua predicazione, che notiamo nelle lettere che ci ha lasciato. Tutto frutto di un incontro

Non dovrebbe essere anche per noi così? Se veramente accogliamo Gesù nel cuore, Egli sul serio ci guiderà verso la piena realizzazione di noi stessi. Anzitutto ci donerà la conversione per credere al vangelo e testimoniarlo nella nostra esistenza, come Paolo. Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura per sempre, ci ricorda il salmo 116. Questo dovremmo raccontare a tutti, soprattutto a chi è in difficoltà e fa fatica ad incontrare il Signore.

giovedì 23 gennaio 2014

Giovedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

 Unità



 1Sam 18,6-9; 19,1-7   Sal 55   Mc 3,7-12
Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse


Le folle che toccano Gesù per essere guarite rappresentano noi che oggi lo cerchiamo. Lo tocchiamo nella Parola e nell'Eucaristia. Lì parla a noi che desideriamo essere purificati dal nostro egoismo. Desideriamo amare come Lui ama noi.

Gli ostacoli sono molti. Nel cuore si cristallizza la mentalità del mondo con la sua logica di violenza. Interessi personali a discapito del bene comune e dell'amore condiviso, lievito per il regno di Dio. In questo abbiam bisogno di essere purificati dall'incontro con Cristo.

In questa settimana stiamo pregando per l'unità del cristiani. Senza conversione essa non è possibile. Perché deve anzitutto partire dal nostro cuore per poi diffondersi nella chiesa e nel mondo. In tal modo unità è sinonimo di amore vero testimoniato nel servizio.

mercoledì 22 gennaio 2014

Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Il più forte

1Sam 17,32-33.37.40-51   Sal 143   Mc 3,1-6
È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?


Gesù spesso ci invita ad essere scaltri e furbi. Non, però, per procurarci la disonesta ricchezza o nel sopraffarre gli altri, ma nel guadagnare un tesoro nel cielo. Esso è fatto di tante opere di carità verso i fratelli. In questo Dio aiuta e sostiene.

Come per il piccolo Davide che riesce a vincere il grande filisteo con la sua fionda. Come le tante persone che affrontano grossi problemi con poche risorse. Come noi se amiamo di cuore ed in tante situazioni testimoniamo la certezza di essere amati da Dio.

Un amore che libera e rende forti. Un amore che supera le barriere di tradizioni stantie. Che lascia il dover fare per aprirsi alla gioia della condivisione incondizionata. Questa logica della gratuità supera ogni barriera ed abbatte i muri può robusti.

martedì 21 gennaio 2014

Sant'Agnese

Vivere per Dio


 1Sam 16,1-13   Sal 88   Mc 2,23-28
Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!


Sant’Agnese è il simbolo della fede cristiana: chi affida la propria vita a Cristo, infatti, si arricchisce della stessa purezza e della stessa trasparenza interiore testimoniate dalla giovane martire (M. Liut). Questa citazione dice bene la portata di questa martire.

Lei ha scelto la verginità per il regno dei cieli. Per questo ha dato la sua testimonianza di sangue. E' appunto per il Dio della vita, il nostro sposo, che anche noi dovremmo vivere. Non al primo posto precetti e decreti, ma l'amore verso Dio ed il prossimo.

Pure il rispetto del sabato ha il secondo posto rispetto a questo grande comandamento. Perché, ci ricorda Gesù,  il sabato è stato fatto per l'uomo  e non l'uomo per il sabato! Tutto è a servizio dell'uomo e se ben usato è lode a Dio.



lunedì 20 gennaio 2014

Lunedì della II settimana del tempo ordinario (Anno pari)




Sacrificio di lode


1Sam 15,16-23   Sal 49   Mc 2,18-22
Lo sposo è con loro


Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora;
a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

Questi versi del salmo 49 richiamano l’attenzione sul vero culto che fa piacere a Dio. Non tanto il sacrificio di tori ed agnelli, quanto la lode ed il sacrificio della propria vita, con le sue gioie e sofferenze.

Questo è vero ancora di più con la venuta del Messia, perché Egli ha eliminato una volta per tutte gli antichi sacrifici offrendosi Lui stesso a Dio Padre per il nostro riscatto. E noi, uniti a Lui, offriamo il nostro cuore con le sue intenzioni ed i suoi propositi.

Gli otri nuovi e la nuova stoffa, di cui oggi parla il vangelo, si riferiscono appunto a questo: alla vita nuova del vangelo che Gesù ha inaugurato con la sua morte-resurrezione. La vita divina non è più lontana da noi, ma è nel nostro cuore; non più come un riflesso della condizione paradisiaca ma come una viva realtà che ci fa tempio del Dio vivente.

Con l’obbedienza alla sua voce, possiamo vivere questa misteriosa verità come una condizione fondamentale della nostra esistenza, la quale ci permette di vivere felici, perché pieni di quella gioia vera che viene dall’alto.

I digiuni ed i sacrifici hanno valore solamente se orientati all’incontro con Cristo, la base della nostra fede. Gesù, uomo-Dio, è l’unico mediatore che può innalzarci alle altezze del cielo e farci vivere già, se non pienamente, nel Paradiso.

Che questo incontro possa rinnovarsi tutti i giorni del nostro soggiorno terreno. 

Una tiepida carezza


Un vento caldo
questa sera accarezza
il mio volto.

Lo sguardo vaga lontano.

L'oscurità della notte
mi risucchia in antiche emozioni.

Sepolte nel tempo
riecheggiano fresche.

A dirmi del momentaneo
riflesso di attimi.

Come immerso
in un dardo 
di profondi abissi;

rapito da remote estasi
ed oculati arrugginiti
passi di memoria.

Mi tuffo
nel placido tepore notturno.

Ed odo ritmi
ondeggianti.

Sono alla ricerca di
limpide melodie.

Il balbettio del cuore
forse mi risponde.

Perlomeno, mo placa.


mercoledì 15 gennaio 2014

Notturno


Acrilico su tela 25x35. L'antico borgo di Castelfranci (Av) in notturno


All'imbrunire cambia la scena attorno a te. Le ombre si allungano, la luce artificiale fa capolino. Il tepore del sole si raffredda e l'umido si intensifica. Dentro di te hai voglia di raccoglierti. Ti rannicchi in posizione fetale per un po' di calore. Cerchi pensieri caldi e rasserenanti. Il da farsi è un piacevole tintinnio nella calma in cui ti rifugi. Ed intanto la notte avanza, ma senza paura. Perchè il cuore è ricco di luce.
 
 

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario



Giornata tipica


1Sam 3,1-10.19-20   Sal 39   Mc 1,29-39
Gesù guarì molti che erano afflitti da varie malattie

Gesù comincia la sua attività messianica attuando ciò che i profeti dell’Antico Testamento avevano detto di Lui: guarendo e sanando tutti per il bene comune.La sua giornata tipica è proprio quella di essere continuamente a contatto con le folle per portare loro la salvezza.

Come per la suocera di Pietro. Affetta da febbre è guarita da Gesù e subito si mette a suo servizio. Ecco il senso della guarigione evangelica: riavere la possibilità di rialzarsi e riprendere a vivere per disporsi a servizio di Dio e del prossimo. Rispondendo così alla chiamata divina.

Ma, oltre queste attività esteriori, importante per Gesù è il colloquio con il Padre nella preghiera. Passava lungo tempo, soprattutto di notte, in meditazione per capire la volontà di Dio Padre ed attuarla nella carità.

La vocazione di Samuele, nella prima lettura, ci ricorda appunto che Dio non può parlare al nostro cuore se non ci rendiamo liberamente disponibili a collaborare con Lui. Parla Signore che il tuo servo ti ascolta, la risposta di questo giovane, è di emblema per tutti noi cristiani. 

Se vogliamo metterci alla sequela del nazareno, dobbiamo saper ascoltare la voce del Padre che sempre di dice di rivolgerci a Lui per avere la forza di rispondere alla chiamata e, nello Spirito, essere eucaristia vivente, nella forza dell’amore vero ed oblativo.

La nostra preghiera sia allora, con il salmo 39:
Nel rotolo del libro su di me è scritto
di fare la tua volontà:
mio Dio, questo io desidero;
la tua legge è nel mio intimo.

martedì 14 gennaio 2014

Martedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Sterilità


1Sam 1,9-20   1Sam 2,1.4-8   Mc 1,21-28
Gesù insegnava come uno che ha autorità


 Per accogliere la chiamata di Dio occorre essere poveri. Ovvero svuotare il proprio cuore da affanni inutili. Il Signore deve avere il primo posto. Allora ci riconosceremo bisognosi del suo aiuto ed ascolteremo la sua voce che arricchisce.

Anna, nella prima lettura di oggi, ci è di esempio. Lei è sterile. Una forma di povertà, per la sua epoca, paragonata ad una maledizione. Un'assenza della presenza di Dio. Lei non si arrende e non impreca, ma si apre al dialogo con Lui, finché non è esaudita.

Quante forme di sterilità nella nostra vita! Spesso non siamo capaci di coltivare l'amicizia con Dio, che è vita, e siamo aridi. Non siamo soddisfatti e trasmettiamo pessimismo. La resurrezione di Cristo, che dona vita eterna, dovrebbe spronarci nel superare le nostre chiusure ed alzare lo sguardo verso la meta del nostro pellegrinaggio.

lunedì 13 gennaio 2014

Lunedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


Chiamata e risposta



1Sam 1,1-8   Salmo 116   Mc 1,14-20
Convertitevi e credete nel Vangelo


Il battesimo di Gesù al fiume Giordano, che ieri abbiamo celebrato, segna l’inizio della sua vita pubblica, legata all’annuncio diretto del Regno di Dio.

La prima cosa che il Cristo fa è chiamare i suoi diretti collaboratori. Cominciando da Andrea, prima discepolo di Giovanni, e Simone suo fratello. È Lui che li chiama e va nel loro luogo di lavoro per indirizzarli verso una missione più ampia: la pesca degli uomini.

La risposta è repentina, proprio perché già conoscono Gesù, lo hanno già incontrato. Egli gli dà loro una nuova possibilità, purché lo seguano e lo riconoscano come maestro capace di farli diventare pescatori di uomini.

Dio manda suo Figlio sulla terra perché, nella sua misericordia, vuole salvare gli uomini. Ma ha bisogno di collaboratori, quelli stessi che annunceranno il vangelo ad ogni creatura di tutto il mondo, dopo la sua ascensione al cielo.

Anche noi siamo chiamati, da questa pagina evangelica, a divenire pescatori di uomini. A mettere a disposizione di Dio le nostre reti, quello che abbiamo, per aprire il nostro cuore alla lode e al ringraziamento, così da splendere come luce per chi ha perso speranza.

La nostra risposta di fede, anche, dovrebbe essere immediata, come quella dei pescatori di Galilea, e scaturire dell’incontro con la Parola e il pane di vita. In particolare è nell’Eucaristia domenicale che incontriamo il risorto e ogni giorno facciamo rifiorire il suo amore nel nostro cuore con la preghiera e la misericordia. Egli, in questo modo, ci indica la strada da percorrere.

Mio Dio mio tutto



Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli tutti. Ci benedica Dio e lo temano tutti i confini della terra
(salmo 66)


L'inizio del nuovo anno mi porta a chiedere a Dio una grande benedizione: quella di poterlo lodare in eterno e per sempre per tutti i benefici che mi concede; che mi dia sempre la forza di testimoniarlo con quell'amore che sempre mi dona. Ed anche se non saprò ricambiare ad un così grande amore, che sia Lui a trasparire nelle mie fragilità e nel mio egoismo. Con il fraticello di Assisi anch'io oggi dico: mio Dio mio tutto.


domenica 12 gennaio 2014

Dolci acque

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno A) - Festa

Mt 3, 13-17



L'acqua mi rimanda al fiume. Il mio paese nativo lo accarezza. E' su una collina che si immerge nella valle del fiume Calore. Lì da ragazzino andavo a pescare. Trascorrevo intere giornate con gli amici con la canna da pesca in mano.

La natura, il verde, l'acqua, gli alberi, il gorgoglio delle acque...tutto mi rimane nella memoria. Passi salienti del mio crescere. Essere nato nel mio paese, Castelfranci, è un connubio con questo fiume. Fa parte di me. Come di un'esperienza fondante.

Pure per la mia fede è così. E' cresciuta con le mie varie esperienze. La prima l'ho fatta da pargoletto e non me la ricordo, come la maggior parte di noi. Il battesimo. Ha a che fare con l'acqua, con il fiume, il Giordano; quel guado che Gesù stesso ha attraversato.

Con il tempo ho capito l'importanza di questo passaggio a vita nuova, a nuova riva. Ogni giorno mi immergo nelle acque per riemergere a vita rinnovata. Devo sempre pescare qualcosa. Per cui pescatore lo sono ancora, pur senza licenza!

Pescatore dei miei ideali, delle mie passioni, del coraggio di essere me stesso, pur nella delusione di qualcuno. Credo che Dio in questo mi aiuti. La forza delle acque è di certo distruttiva. Ma può essere a mio favore se riesco a canalizzarla.

Se non mi lascio travolgere dal momentaneo e mi aggrappo all'ancora di solidi valori. Se nell'attraversare il guado delle mie scelte, seguo chi lo ha fatto prima di me e per me. Persone che simboleggiamo la presenza di Dio. Per questo credo e vivo oggi il mio battesimo.

venerdì 10 gennaio 2014

BATTESIMO DEL SIGNORE (Anno A) - Festa

Commento vangelo Mt, 3, 13-17


Feria propria del 10 Gennaio

Lo Spirito è su di me


1Gv 4,19-5,4   Sal 71   Lc 4,14-22
Oggi si è adempiuta questa Scrittura


La vita di Cristo è continuamente guidata dallo Spirito. Anche se subisce la tentazione, non cede. Come avviene nel deserto. In Lui si realizza la profezia di Isaia: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione. Egli è l'Unto, il Messia promesso.

Condivide in tutto la condizione umana, eccetto il peccato. Per questo ha autorità di annunciare a tutti la liberazione; perchè anche Lui patisce e soffre come noi. Tuttavia, ha una parola in più che è la resurrezione. Lo Spirito non lo lascia alla morte; lo riporta in vita.

Una vita eterna che non ha fine, di cui noi siamo partecipi sin dal battesimo. E che oggi testimoniamo nell'amore. Chi ama Dio, ami anche suo fratello, ammonisce Giovanni, per ricordarci che l'amore verso Dio si rispecchia nella stima verso i fratelli, segno visibile della sua presenza.

giovedì 9 gennaio 2014

Feria propria del 9 Gennaio

UNA BARCA


 1Gv 4,11-18   Sal 71   Mc 6,45-52
Videro Gesù camminare sul mare


La barca dell'episodio evangelico odierno è la chiesa che naviga nel mare del mondo. Le tempeste sono le persecuzioni del maligno, le quali cercano di far affondare la nave. Almeno in apparenza. Cristo ammira dalla riva ed interviene al tempo opportuno per calmare la bufera.

Questo intervento non è una bacchetta magica. Si realizza con la forza coesiva dell'amore dei marinai. E', infatti, nell'amore che c'è la presenza di Dio. E' necessario aprirsi allo Spirito per cogliere la portata di questa presenza viva. Egli rende attuale il sacrificio di Cristo e ci trasforma.

Sempre dobbiamo invocarlo se desideriamo camminare nell'unità. Soprattutto seguire la giusta direzione, quella che farà approdare al porto sicuro della salvezza. E' l'amore vero, dunque, vissuto nei rapporti umani, il giusto timone che guida la barca.


mercoledì 8 gennaio 2014

Feria propria dell' 8 Gennaio

Dio amore

 1Gv 4,7-10   Sal 71   Mc 6,34-44
Moltiplicando i pani, Gesù si manifesta profeta


Dio è amore, ci dice san Giovanni.Questa la sua essenza. In Lui non esistono i nostri sentimenti di odio e rancore. Il suo è un amore gratuito, proprio per questo. La nostra natura umana è condizionata da un amore schiavo dell'egoismo, che porta alla separazione da Dio.

Per questo Egli manda suo Figlio sulla terra: per riportarci in questo amore, dal quale veniamo. Dio ci ha amati per primo, afferma ancora l'evangelista. Motivo per cui siamo stati creati. La nostre felicità è rispondere a questo amore mediante il Figlio.

Egli, nella sua predicazione, parla appunto di questo amore agapico ed invita noi, suoi discepoli, ad accogliere questa chiamata per donarla, poi, agli altri. Tutto quello che facciamo se lo orientiamo al vero amore, in misericordia e giustizia, rendiamo presente il volto del Dio amore.

San Michele al borgo



Acrilico su tela 30x40. Rappresenta la chiesa di san Michele a Senerchia (Av) nel vecchio borgo alle pendici del mastio longobardo

martedì 7 gennaio 2014

La tua indole

Eh già, il tuo mondo. Se è così incomprensibile anche a te, illogico, sembra normale non volerlo aprire per farlo vedere. Fai cose assurde che solamente il tuo cuore può capire. Sono sbagli. Evvero. Ne paghi le conseguenze. Come non dare ragione a chi lo fa notare? Ma la tua passione va in quella direzione. Regole, tabù, tradizioni, modi di fare...proprio quello che sembra assurdo ti viene indicato come assolutamente necessario. E lo è. Ma, caspita, è molto più bello capirlo sulle tue spalle, sui dolori delle tue tragiche cadute. Se si va fino in fondo con le ragioni del cuore le puoi portare all'ennesima potenza se le vivi in quel mondo dell'impossibile e del fatuo inseguimento di emozioni altalenanti.

lunedì 6 gennaio 2014

Offerte

  Antifona

È venuto il Signore nostro re:
nelle sue mani è il regno, la potenza e la gloria.
Cfr Ml 3,1; 1Cr 19,12


Oro, incenso e mirra: tre doni che i magi donano al Messia. La profezia della stella li ha guidati alla grotta. La Parola conduce noi tutti all'incontro con Lui. Come i re magi possiamo offrire qualcosa a Dio: la nostre regalità di figli, le nostre preghiere sacerdotali, il nostro amore sponsale. Tutta l'umanità, grazie a Cristo, può aprirsi a Lui.


domenica 5 gennaio 2014

La tua stella


Il mio sguardo è sempre alla ricerca di una stella che mi guidi. Ce ne sono tante. Ma quella giusta è difficile trovarla. Però, quando la individui, cresce con te. Ti accorgi che tira fuori dal tuo intimo tutta l'energia per seguire la tua direzione. Quella che è da sempre ma che non vedi. Soprattutto perchè hai paura che sia una luce poco durevole o un inganno della natura. Quando la vivi, la scopri tua. Più la indirizzi più illumina e dirige tutto di te. E' bello essere come una stella.

sabato 4 gennaio 2014

Un ruolo brillante

II DOMENICA DOPO NATALE (Anno A)

Gv 1, 1-18


Per qualche tempo ho seguito una scuola di recitazione. Alla prima lezione di improvvisazione ci facevano andare sul palco per presentarci. Dopo che mi feci conoscere, l'insegnante mi chiese: le piacciono i ruoli brillanti?

Non capii e chiesi spiegazione. Sono i ruoli che trascinano la trama sul comico, pressappoco. Allora dissi di si, perché avevo già interpretato personaggi del genere in vari spettacoli. Oggi non recito più, tuttavia quest'espressione ancora mi rimane.

Perché credo che ognuno di noi dovrebbe far brillare i propri talenti. In ognuno di noi ci sono delle luci, più o meno forti, che dicono di noi. Ma la paura rischia di oscurarle. Sì da diventare cupi e negativi. E questo, inconsapevolmente, trasmettiamo.

Il Natale, con Cristo che nasce come luce del mondo, può aiutarci. La luce dell'ottimismo si incarna nelle tenebre di una grotta per illuminare. Non può aiutarci a ritrovare fiducia nelle potenzialità nascoste nei nostri anfratti?

Per me è così. La pacca sulle spalle che mi sostiene, e che oggi cerco di donare, ne è un forte esempio. Coraggio cela puoi fare. Credici. Parole che spingono ad uscire dal guscio. A non avere paura. Tutti abbiamo un ruolo brillante!

La magia del Natale


Caro diario,

                  la magia del natale mi prende particolarmente quest'anno. Mi perdo nell'aria pungene e vicino al camino ammiro il mio albero. Ho messo persino delle luci sul balcone. Sento di voler esprimere qualcosa. Eppure fino a qualche anno fa questa festa mi deprimeva totalmente. Adesso voglio viverla.

Anche le luci che vedo in giro mi aiutano ad emozionarmi. Mi sento in queste luci come immerso in una grande luce che non finisce mai. E' difficie dargli un nome. Perchè esprimono anche una storia con dei posti remoti che rivivono dentro di me. Quasi come un recupero, con me c'è tutta la mia storia.

Pure quel periodo in cui andavo in discoteca e mi divertivo sotto l'effetto delle luci psichedeliche e della musica che mi stordiva. Ballando, nella versione originale di Joan Osborne, Se Dio fosse uno di noi.

Una grande magia di emozioni che mi rendono vigile e vivo, ebbro di quello che sono e degli amici che ho. Persino la malinconia di questa canzone mi apre ad una serenità conquistata. Sono contentissimo di essere me stesso e di poterlo narrate.

 A presto!

Feria propria del 4 Gennaio


Con Cristo

  1Gv 3,7-10   Sal 97   Gv 1,35-42

Abbiamo trovato il Messia



Una volta conosciuto Cristo bisogna rimanere con Lui praticando la giustizia. Questa è la condizione per essere suoi amici e lasciarsi aiutare da Lui nel realizzare la propria vocazione. La perseveranza, infatti, ci salverà. Ma è la più difficile, perché passato l’entusiasmo iniziale, si finisce col tornare quello che si era e seguire l’uomo vecchio, con i suoi legami carnali.

Giovanni battista si fa da parte ed indica Gesù come colui che i suoi discepoli devono seguire. Loro vanno da Lui, lo conoscono, vedono dove dimora e restano.Restare con Gesù è coltivare giorno per giorno un’amicizia con Lui. Rimanere in contatto tramite la preghiera, ci permette di fortificarci nella perseveranza mediante al grazia di Dio che Cristo sempre ci concede.

Allora, al primo posto è necessario collocare l’amore per Lui e per il prossimo. Altrimenti praticheremo una giustizia personale che sa di egoismo e non quella che ha origine dall’amore vero ed oblativo che viene da Dio. Se veramente mettiamo in pratica gli insegnamenti di Cristo, anche noi faremo come Giovanni e porteremo le persone a Lui, unico Salvatore e Mediatore tra Dio e gli uomini. Rimanere uniti a Lui significa, allora, crescere nell’altruismo sulla base del grande sacrificio che Gesù ha offerto per noi il giorno della sua Pasqua.

La sua morte-resurrezione resta sempre il punto di riferimento per il nostro perpetuo passaggio da uomini carnali ad uomini spirituali capaci di praticare la giustizia ed odiare l’empietà. E per cantare al Signore un canto nuovo per le meraviglie che compie nella nostra vita e nel mondo.


venerdì 3 gennaio 2014

II DOMENICA DOPO NATALE (Anno A)

  Commento Gv 1, 1-18


Feria propria del 3 Gennaio



Vedere e toccare

1Gv 2,29-3,6   Sal 97   Gv 1,29-34
Ecco l’agnello di Dio



Il vedere e il toccare con mano sono la base della testimonianza nella teologia di Giovanni evangelista. Non si può testimoniare Cristo risorto se prima non lo si ha sperimentato nella propria vita.Così è stato per Giovanni battista. Così dovrebbe essere per noi oggi.

Il vangelo odierno ci presenta, appunto, il più grande dei profeti come una persona in ricerca. La quale prima scopre la sua chiamata, poi la segue fino in fondo per poi avere la certezza di incontrare quello che è più grande di lui perché prima di lui: il Cristo. 

Seppur un grande uomo di fede, anche Giovanni il battista ha fatto un cammino di fede, con i suoi dubbi ed incertezze, per giungere ad incontrare il figlio dell’uomo e conoscerlo per poi testimoniarlo come l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

È lo stesso dinamismo di fede che dovrebbe toccare la nostra vita di discepoli di Cristo oggi. Non possiamo dirci pienamente cristiani se non incontriamo continuamente Gesù nella nostra vita. Se non sperimentiamo la sua amicizia nel risollevarci dalla morte del peccato e della sofferenza.

Questo è possibile nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dell’eucaristia domenicale, memoriale della grande Pasqua della sua resurrezione. Essa è la sorgente del nostro continuo rinnovamento interiore che ci fa crescere umanamente e spiritualmente.

Se sperimentiamo la gioia della salvezza, ogni giorno canteremo al Signore un canto nuovo; quello che lo Spirito ci suggerisce per lodare la sua grandezza e la sua misericordia, manifestata nel Figlio.


giovedì 2 gennaio 2014

Incanto



Brillano stelle nel cielo.
Il mio cuore si incanta
di presagi
ed eteree certezze.
Come quel luccichio
che richiama
un repentino passaggio:
da un remoto passato
ad un futuro tratteggiato.

SANTI BASILIO MAGNO e GREGORIO NAZIANZENO, vescovi e dottori della Chiesa - Memoria

Rimanere in Cristo

 1Gv 2,22-28   Sal 97   Gv 1,19-28
Dopo di me verrà uno che è prima di me
                                                                                       
Oggi siamo invitati a rimanere in Cristo e nel suo amore. Come i tralci che sono uniti alla vite, che gli dà vita. In questo caso si tratta di una vita eterna, che viene dalla Trinità e ci introduce nel dinamismo dell’amore vero.

Quell’amore che Dio ci ha dimostrato mandando suo figlio sulla terra per la nostra salvezza. Per questo Gesù è nato nella grotta di Betlemme ed ha assunto la nostra condizione umana: proprio per permetterci di amare con lo stesso ardore di Dio.

Un amore divino che si cala nell’umano e che ha bisogno sempre di essere alimentato dalla fede, a sua volta nutrita dalla Parola e dall’eucaristia.

Gesù ci rigenera continuamente perdonando i nostri peccati sin dal giorno del battesimo, quando con Spirito Santo e fuoco siamo rinati a vita nuova e abbiamo lasciato l’eredità del peccato originale dei nostri progenitori. Egli è il Figlio di Dio e, per questo sempre perdona i nostri peccati se noi ci pentiamo per i nostri sbagli e torniamo a Lui.

Proprio questo insegnava Giovanni battista nel preparare la strada al Messia. Egli, infatti, predica un battesimo di conversione con l’invito a cambiare strada e avvicinarsi a Dio, alla sua luce di salvezza.

Giovanni è l’ultimo dei profeti, dopo di che parla il Figlio di Dio con la sua parola ultima e definitiva. È in Lui che, come tralci, dobbiamo rimanere per sempre. In forza dello Spirito Santo che suscita in noi gli atteggiamenti giusti da seguire nella via della giustizia e dell’amore.
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/abilita/frase-51436?f=a:7733>