domenica 4 maggio 2014

Vie di fuga

III DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
Lc 24, 13-35

E' difficile a volte accettare la realtà. O affrontare i problemi. Più semplice scappare via, rifugiarsi in un luogo, sfogarsi con delle persone. Vedere la vita nel sua aspetto più negativo fa male. Pensavo che la chiesa fosse un luogo scevro da alcune dinamiche.

Mi aspettavo un'isola felice, in cui tutti si vogliono bene, come la prima comunità apostolica. Quando invece ho notato che non è tutto oro quel che luccica, sono sprofondato in una profonda crisi. No, la chiesa non può essere così! Col tempo ho capito di inseguire un'illusione.

La comunità ecclesiale non è perfetta come non lo sono io. E' un gruppo che deve crescere alla scuola della Parola e dell'Eucaristia. Acquisendo, in questo modo, una progressiva maturità proprio nell'affrontare le mille difficoltà della vita. I cristiani vivono nel mondo, spesso non nel modo migliore.

Questo non deve scoraggiare. Le mete si raggiungono gradatamente e con impegno. Soprattutto sapendo che la mia fede in Cristo non la posso vivere da solo ma con la mia comunità. Con essa, infatti, posso fare esperienza del Risorto e lasciarmi coinvolgere da Lui in una conversione continua, che abbraccia tutta l'esistenza.

Proprio nel relazionarci tra di noi possiamo cogliere le nostre potenzialità e farle emergere e crescere. La fede in questo aiuta. E di certo non è una mera consolazione, ma una luce in più nel cammino della vita che nella solidarietà trova la sua espressione più alta. Come quella che il Signore ha per ognuno di noi.

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