martedì 24 febbraio 2015

Martedì della I settimana di Quaresima

Padre nostro

Is 55,10-11   Sal 33   Mt 6,7-15
Voi dunque pregate così


L’apparenza è come il veleno. Uccide l’intimo più profondo e lo rende arido, sino a trasformarlo in un deserto, insensibile a tutto. Soprattutto alla Parola. Essa, infatti, ha bisogno di un cuore tenero dove mettere le radici per germogliare.

L’ipocrisia costruisce una gabbia intorno al cuore. Essa impedisce a Dio di entrare. In apparenza sembra un grattacielo o un giardino irrigato e fiorente. In realtà è un ammasso di pietre e spine. Gesù ci dice, oggi, come uscire da questa illusione.

Non sono le molte parole pronunciate che arrivano a Dio, ma le intenzioni invisibili del cuore, gemiti inesprimibili che esprimono l’amore per Dio ed i fratelli. La preghiera del Padre nostro, che Cristo suggerisce, è segno di questa apertura.

Questa preghiera, che tutti conosciamo a memoria, lega la nostra vita alla singola sillaba pronunciata. Se la interiorizziamo sinceramente allora essa produce frutto dentro e fuori di noi. Proprio come dice Isaia attraverso un testo che parla da solo e ben si affianca alla preghiera del Padre nostro: 

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo/e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,/perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia,/così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto,/senza aver operato ciò che desidero/e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata.

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