domenica 7 giugno 2015

Pane e vino


Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Mc 14, 25.



Mi ricordo di mia zia, di quando faceva il pane nel forno a legna. Tutta una serie di preparazione: l'impasto, la lievitatura, la caloria del forno. Un lavorio attento. Altrimenti il prodotto veniva male. La stessa cosa per quando si faceva il vino. A casa avevamo la cantina. Uva raccolta alla giusta maturazione. La pigiatura, la fermentazione, i tini e le botti di rovere preparati con cura ed in largo anticipo.

Pane e vino. Se penso poi alle spighe ed alla vite rievoco tutto quel da farsi nell'arco di un anno per la produzione dei frutti. Gesù ha scelto proprio degli ottimi simboli per rimanere in mezzo a noi. E permettere al suo messaggio di essere vivo ed efficace oggi. Cibarsi del suo corpo e bere il suo sangue è assorbire il suo operato in uno stretto patto nuziale. 

Esso è accogliere la vita donata di Gesù. Come il grano si frantuma e si fonde nell'ostia, come i chicchi d'uva si spremono per farne vino del calice, così la nostra vita è chiamata ad essere condivisione di scelte evangeliche. Insieme a Cristo rendiamo grazie a Dio con tutta la nostra vita. Siamo disposti a cambiare mentalità? Ad essere quel chicco che caduto in terra produce molto frutto?

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