domenica 13 settembre 2015

Sofferenza

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». Mc 8, 34-35
Mc 8, 35


Sono rimasto sbalordito quando una persona ad un convegno mi ha detto di volere abbassare i gradi delle sue lenti per essere più vicina alle sofferenze di Cristo. E' stato anche difficile dirle qualcosa. Quando si è intrisi di quel tipo di spiritualità che ti fa credere che più soffri e più sei vicino a Dio, tutto si riduce ad una serie di mortificazioni, croci procurate per essere sempre sul calvario.

D'altronde per molto tempo pure io ho vissuto così la mia fede, soprattutto in Quaresima. Ma farsi del male no! Che senso ha se Dio vuole il nostro bene? Lo stesso dolore va inserito in questo disegno. E di dolori la vita già ne dà tanti. Quando Gesù dice di prendere la nostra croce si riferisce principalmente alla sofferenza di lasciare da parte i propri interessi per abbandonarsi totalmente a Lui.

In questo caso la croce è il tornaconto. E' necessario crocifiggerlo per mettersi alla sequela del nazareno e lasciarsi guidare nella via dell'amore. Questo è molto più insidioso e difficile di tante mortificazioni esteriori. E' un cammino che richiede attenzione quotidiana. Soprattutto nel vedere se il centro dei nostri interessi è veramente Dio. 


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