domenica 20 marzo 2016

Gatto nero

Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto (Lc 19, 35-37).

Il gatto nero porta male. Quando passa davanti devi fermarti. Meglio che passa un altro prima di te. Se no chissà cosa può succederti. Proprio l'altra sera, dopo la messa feriale, tutti erano fermi sul retro porta e non volevano uscire, perché una signora ostruiva il passaggio. Che succede? Chiedo. Mio Dio è passato un gatto nero? Risponde paurosa la signora.

Allora chiedo permesso, vado avanti e passo per primo. Poi mi rivolgo verso gli astanti e dico che il gatto nero non mi fa paura perché sono un cristiano che ha appena celebrato l'Eucaristia. Ed un povero gatto certo non può togliermi la gioia di avere con me il Signore, continuo. Poi gli dico che possono passare, ricordando loro che siamo tutti cristiani e queste superstizioni per noi non hanno senso.

Bé, almeno ho avuto modo di fare un'altra catechesi. Vediamola così. Però questo evento mi ha fatto riflettere sul senso della domenica delle palme. Perché benediciamo i rami di ulivo? Sarà come la storia del gatto nero? Devo ammettere che fino a qualche anno fa, non avevo capito fino in fondo il senso di questi rami.
 
Vedevo che molti li portavano al cimitero, o li mettevano vicino alle piante o se lo scambiavano in segno di pace. Lo facevo e lo faccio anch’io. Ma, se è solo questo di certo è un gesto scaramantico. Poi ho capito che il vero senso è legato al vangelo della passione. Cristo soffre e dona se stesso per amore. Con il segno della palma mi unisco a Lui. Donarla agli altri è manifestare questa unione con Cristo, che parte dal cuore.

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