sabato 10 settembre 2016

Liberi


XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - Anno C

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte (Lc 15, 8-10)

In passato l'eccessiva severità non mi faceva vivere la fede in modo gioioso. Troppo serio, tutto concentrato a cogliermi in fallo, non apprezzavo i progressi della vita spirituale. Ero troppo preoccupato delle mie imperfezioni e del mio peccato per essere contento. Eppure il cristiano deve essere l'uomo della gioia. Io ero più l'uomo dei dolori.

C'era quell'immagine di un Dio giudice che condanna. Quel senso di colpa che soffoca. Quei rigidi programmi di vita che mozzano il fiato. Oggi, per fortuna, mi riconosco uomo proprio perché sbaglio. L'imperfezione fa parte di me. Posso migliorare ma non raggiungere il traguardo della perfezione. E' una pura illusione.

Lo stesso Gesù parla chiaro. Noi siamo come quella piccola monetina che cade nelle fenditure del pavimento e non vede più la luce. E' la nostra natura. Dio ci ama così. Non condanna ma accoglie con gioia. Ogni volta che sbagliamo ci cerca per riportarci al posto giusto. Esso è la nostra piena realizzazione nell'Amore. Questo volto risplende pienamente in Cristo.

Accettare la fragilità mi fa essere più tenero con me stesso e con gli altri. Mi fa sperimentare le braccia amorose di Dio. Mi apre alla fede autentica. I ruggiti dell'uomo vecchio si fanno sentire. Cerco di non farmi mordere. E anche se lo facessero ci sono persone che mi aiutano a guarire. E ad immergermi di nuovo nella bella immagine di un Dio che vuole per tutti la vita.

Nessun commento:

Posta un commento