domenica 28 maggio 2017

Lamenti


Ascensione del Signore - anno A

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono (Mt 28, 16).

Con gemiti si esprime il proprio dolore. Ti accorgi subito che una persona soffre. Una volta accompagnai mia madre ad una visita di condoglianze. Andammo in casa dopo il funerale. La mamma del defunto appena ci vide arrivare cominciò a gemere dicendo: figlio mio, figlio mio. Così ci accolse mostrandoci la sua disperazione.

D'altronde non ci sono parole per esternare un forte dolore. Cosa dire per esprimere quella lancia che ti ha trafitto il cuore? Lo stesso avviene quando si soffre per una malattia. Nessuno può capire, disse una mia zia malata terminale poco prima di morire. Solamente chi si trova nello stesso tunnel può percepire quelle tremende morse fisiche e morali.

Ed è vero, non ci sono parole, se non lamenti. Penso questo nella domenica dell'ascensione. Non saprei dire perché. Ma quel dubbio che attanaglia alcuni dei discepoli presenti sul monte mi ha riportato emotivamente al dolore, al lutto e alla sofferenza. Anch'io dubito di me stesso. Soprattutto quando è la paura che prende il sopravvento.

Allora temo il gemito, il lamento, la sofferenza, il dolore, il lutto. Come Pietro dinanzi alla prospettiva di Gesù, anch'io li vorrei lontani da me mille miglia. Dovrei andare via come Giuda e seguire un altra strada? E dove andrei? Ebbene voglio continuare a tenere alto lo sguardo e vedere in quel Cristo che ascende un Dio che mi vuole con sé, seppure claudicante e cieco.

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