sabato 21 ottobre 2017

Noi stessi per gli altri

29 domenica del tempo ordinario - anno A
Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio (Mt 22, 21)

Non mi sono mai accontentato di vivere la mia fede con la sola messa domenicale. Mi sono sempre impegnato a dare un mio contributo per il sociale. In vario modo: il teatro, il volontariato nella misericordia ed in altre associazioni cattoliche, come ministro della distribuzione eucaristica, come militante di un partito. 

In tutto questo, spalmato negli anni, ero comunque un cercatore di Dio. E Lui si è fatto trovare. Lo stesso in luoghi non canonici. Anzi, soprattutto. Perché proprio mediante quella persona o in quel determinato luogo distante, ho potuto percepire un'inaspettata vicinanza del Dio amore.

Con questo voglio dire che nel realizzare noi stessi cercando di dare qualcosa di noi, facciamo esperienza di Dio. Perché incontriamo persone con le quali intessiamo delle relazioni. Con loro camminiamo per realizzare qualcosa di grande: la nostra piena umanità. Il mondo, allora, è quel tempio aperto dove rendere culto a Dio nel fratello che incontri. Egli ti sollecita a qualcosa di grande che può realmente soddisfare l'esistenza.

Così, volendovi parlare del mio passato impegno sociale, vi ho detto ancora qualcosa della mia vocazione. Va bene così. Perché più mi sono messo in cammino cercando qualcosa di più giusto per me e per gli altri, più ho ritrovato e ritrovo me stesso; oggi come sacerdote. Questo posso rendere a Dio: quello che Lui stesso mi dona nella piena immagine del suo disegno di salvezza.

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