sabato 3 febbraio 2018

Balbettii

5a domenica del TO - anno B

La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva (Mc 1, 30)

Quando ti imbatti nella morte, ti scontri profondamente con la fede. Non ci sono parole che possono giustificare la fine di una vita. Dall'alba al tramonto l'intera giornata di un'esistenza giunge prima o poi al declino. Il giorno può essere più o meno lungo, ma la tenebra della notte giunge inevitabilmente.

Il giorno può essere anche uggioso, caratterizzato dalle varie tonalità del grigiore. Penso a chi vive continuamente con la sua infermità e la relativa sofferenza. Mi consola la testimonianza di persone che vivono così. Mi raccontano il loro dramma e con esso il coraggio con cui lo affrontano. Soprattutto la luce della fede che trasmettono.

Mi sento piccolo nelle mie vacue riflessioni. Loro trasmettono una speranza che sanno accogliere più di me nella persona di Gesù. Lo pregano e lo sentono vicino. Sperimentano quella luce che va oltre la notte più oscura. Sono loro che mi confortano. Perché vivono l'esperienza del Risorto.

Gesù cura ogni infermità, accoglie i malati e li guarisce. Questo ci dice il Vangelo. Ed io penso proprio a queste persone interiormente guarite, pur nella loro malattia. Ogni giorno tendono la mano a Cristo per farsi risollevare. Quello che dovrei fare anch'io. Così quei balbettii che spesso mi funestano possono essere trasformati in Parole che superano ogni morte.

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