martedì 27 marzo 2018

Vivi ricordi


Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.
salmo 136

La memoria mi aiuta a rendere presente ciò che Dio ha operato nella mia storia. Se non fosse sempre viva, dimenticherei la mano che mi ha tratto in salvo. Periodi scuri, in cui avevo l'acqua alla gola e mi sembrava di annegare, sono stati connotati da un forte incoraggiamento interiore, che mi incitava a proseguire il cammino. Anche oggi, quando affronto difficoltà, questo eco è sempre vivo dentro di me. E vorrei che lo fosse sempre. Per continuare spedito il mio cammino a servizio del Regno.

domenica 25 marzo 2018

Palme in mano

Domenica delle palme - anno B

Osanna al Figlio di Davide. Benedetto colui che viene nel nome del Signore: è il Re d'Israele. Osanna nell'alto dei cieli. (Mt 21,9)

I rami di ulivo che si benedicono la domenica delle palme, hanno un valore altamente simbolico. Uniscono al sacrificio d'amore di Gesù. Egli, infatti, muore sulla croce per manifestare il grande amore di Dio Padre per l'umanità. Benedicendo le palme confermiamo di essere cristiani e credere che l'Amore può rinnovare la faccia della terra.

Ecco perché ci scambiamo piccoli rami in segno di pace. E' come rimettere la nostra vita nelle mani dei fratelli. Proprio come uno sposo la dona alla sua sposa. Mi impegno a dedicare totalmente e disinteressatamente la mia vita per gli altri. Fino alla morte. Così come ha fatto Gesù. Un impegno che richiede continua conversione.

E' semplice, infatti, farsi trascinare dall'ebrezza del momento per poi dimenticarsene il giorno dopo. Il cambiamento del cuore e del pensiero, quello richiede tutta la vita. Per questo dovremmo accogliere ogni giorno il gesto salvifico di Cristo ed aprirci alla sua grazia, che guarisce l'egoismo. Avendo chiaro chi è Gesù e cosa può donare al cuore di ognuno, il nostro gesto avrà un significato più pieno.

Come quello di portare i rami benedetti al cimitero. Nel luogo dove i corpi mortali riposano in attesa della resurrezione finale, la nostra azione è un forte segno di speranza. Sia per il rinnovamento interiore, sia per la dimensione eterna dell'Amore, che è già nel nostro cuore e che ci accomuna con i defunti. Bellissimi questi gesti. Ancora più belli se esprimono i duri sacrifici nel rinnegare noi stessi.

domenica 18 marzo 2018

Mostrami il tuo volto

5a domenica di quaresima - anno B
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù» (Gv 12, 20). 

Uno dei primi ricordi che ho da bambino, è quando mio nonno mi portava per mano in chiesa. Come se mi portasse da Gesù. Sì, la mia "presentazione" è avvenuta nel giorno del battesimo, quando avevo qualche mese. Tuttavia, questo ricordo comincia a farmene prendere coscienza. Anche se fino a quel punto non sono stato io a chiedere di vedere Gesù.

Ero piccolo. Ed altri si preoccupavano che la mia crescita spirituale fosse arricchita da quest'incontro. Oltre al nonno ed alla famiglia, in questo hanno contribuito il parroco, i catechisti, la comunità. Crescendo, però, mi sono posto io delle domande. Non mi sono più accontentato di essere portato per mano, ma da solo ho cominciato a cercare.

Col tempo ho coltivato un percorso personale con il Cristo. Quando ho percepito il suo vero volto, quello di un Dio che ama oltre ogni misura, l'ho sentito pienamente in sintonia con quello che ho nel cuore. La sua presenza è cresciuta come luce che illumina e che chiama. Illumina peccati e fragilità; chiama a seguirlo nella via del vero amore.

Questa vocazione mi riporta oggi alle comunità che servo come pastore. Con esse continua il mio dialogo e la mia ricerca sempre nuova del suo volto. Vogliamo vedere Gesù. In vario modo questa richiesta riecheggia, seppur implicita. Mi rendo conto che da solo non posso rispondere. Ci vuole la chiesa con il suo magistero e la comunità che vive il Vangelo. Insieme possiamo prendere per mano e mostrare il volto del nazareno.

martedì 13 marzo 2018

Tuffo nel nuovo


«Quando manifesterò in voi la mia santità,
vi raccoglierò da tutta la terra; 
vi aspergerò con acqua pura  
e sarete purificati da tutte le vostre sozzure
e io vi darò uno spirito nuovo», dice il Signore.  

Es 36,23-26
 
Essere purificati dalla misericordia di Dio è immergersi in acqua pura e benefica. Un bagno nell’amore che elimina le impurità dell’egoismo ed orienta il nostro spirito verso la novità della resurrezione di Cristo.

sabato 10 marzo 2018

Notte stellata

4a domenica di quaresima - anno B

Nella notte, quando cala la luce del giorno, le domande esistenziali emergono con più irruenza. Vogliono una risposta. Quasi ti costringono al confronto con i vari itinerari che potrebbero percorrere. Mi capita, in particolare, durante le belle serate estive. Guardo il cielo stellato, riconosco qualche costellazione, ma, perlopiù, mi perdo in un oceano infinito.

Tra i tanti astri luminosi cerco la mia stella, quella che sul serio può illuminare la mia vita. Anelo verso una direzione che orienti i mie passi. Come sentinella, sono in attesa di un'alba che non tramonti più. Sensazioni che interpellano il mio intimo. Trovo sempre risposta nella luce della Resurrezione. Essa spazza via ogni oscurità.

Eleva il cuore in una dimensione diversa del vivere. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (Gv 3, 15). In questa domenica è questa Parola la mia stella. Mi invita ad innalzare lo sguardo al Trafitto. Ad immergermi nella grandezza del suo amore.

Un invito che diviene desiderio di incontrare il Risorto ogni giorno con gli occhi della fede. La preghiera si traduce in una richiesta costante: il dono dello Spirito. Senza di Lui ogni inquietudine non trova la sua pace. Ogni palpito si vanifica nel nulla. Ogni notte si immerge nella tenebra più profonda.

martedì 6 marzo 2018

Trasformazione

Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la grandezza del tuo braccio
salva i condannati a morte
Salmo 78
 
Trasfigurazione. Sembra un termine così lontano da noi. Ma non la sperimentiamo ogni volta che proviamo una gioia indicibile nel cuore? Infatti, anche quella esperienza sembra impossibile, tanto è forte, bella e vera. Ma fa parte di noi. Certo alle altezze di questi momenti corrispondono profondi bui e smarrimenti. Ma se conserviamo nel cuore quella immensa gioia e la crediamo reale, sappiamo che tornerà. Un domani per sempre. Rimanere aggrappati alla nostra fede del Cristo morto e risorto, ci dà la certezza di questa speranza.

lunedì 5 marzo 2018

Capo chino

Sguardo basso
ad ammirare pigri passi.
Il selciato si marca
di tenui pensieri.
Ogni calpestio
un deciso rincorrere.
Ogni respiro
un affanno di ripresa.
Meditabondo nel tuo grigiore
vorresti afferrare ogni arco
del cammino.
Almeno cerchi un appiglio.
Il capo non lo alzi
perché è con te stesso
che discorri e lotti.
Non vai oltre il palmo del naso.
Lì il groviglio è nodoso.
Lì hai bisogno di una spinta.
Solamente tu puoi trovare energia.


sabato 3 marzo 2018

La corsa

3a domenica di quaresima - anno B

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito; chiunque crede in lui ha la vita eterna. (Gv 3,16)

Da ragazzo all'oratorio estivo, tra i vari giochi, mi piaceva molto la corsa ad ostacoli. In minor tempo possibile dovevi partire ed arrivare alla meta, superando varie difficoltà. Come la corsa a zig zag, il passare sotto un tavolo, saltare un muretto, e così via. Gli animatori delle squadre erano ai lati per incoraggiare. Se sbagliavi qualcosa o ricominciavi d'accapo o avevi delle penalità sul tempo. Il migliore vinceva.

Tutto dipendeva dalla bravura e dall'agilità. Infatti, i più allenati erano quelli che raggiungevano il miglior tempo. L'allenamento ha a che fare anche con la vita spirituale. Lo stesso san Paolo paragona il cammino del fedele ad una corsa per raggiungere il premio: la vita eterna. Però, si tratta di un'efficienza diversa. In questo caso il migliore è chi si abbandona a Cristo e si lascia trasformare da Lui.

Nel vangelo di questa domenica si fa riferimento al Tempio di Gerusalemme. In esso vi erano delle barriere che impedivano ad alcuni di oltrepassare la linea per avvicinarsi a Dio. Tra gli esclusi vi erano gli impuri, ritenuti tali per i peccati commessi, come storpi, ciechi e zoppi. Tuttavia, Gesù è proprio a questi ultimi che rivolge la sua chiamata. La corsa è per loro. Il nazareno vuole dargli una possibilità, quella che sembrano non avere.

Tutti possono correre uniti a Cristo. Per questo Egli è il vero Tempio dove rendere culto a Dio. Non un edificio di pietre e barriere, ma una grande famiglia che offre al Padre il sacrificio di lode. Questa la meta per il credente: aprirsi ad un Dio che è Padre e che accoglie tutti in un manto di luce. Sarà esso a farci riconoscere le zone d'ombra del peccato, quelle che deturpano. Ed una volta riconosciuto l'ostacolo, la misericordia di Dio lo elimina ed il cammino è più spedito.