domenica 24 giugno 2018

Il nome

Natività di san Giovanni Battista
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». (Lc 1, 58)

Il giorno del battesimo al bambino è assegnato un nome. Normalmente esso è scelto in base alle tradizioni sociali o ai gusti dei genitori. Io, per esempio, porto il nome di mio nonno. Perlopiù è il nome di un santo. Anzi, in passato quando i genitori proponevano un nome non cristiano, il sacerdote ne aggiungeva un altro.

Questo perché con il battesimo si entra in una nuova vita. Cioè, si riconosce che la creatura è figlia di Dio e la si affida al suo progetto di salvezza. Nel linguaggio biblico il nome, appunto, esprime l'identità della persona e la sua missione. Lo capiamo in particolare oggi, nella Natività di Giovanni Battista.

La madre lo partorisce nonostante la sua sterilità e l'età avanzata. E' un dono di Dio, come ognuno di noi. Il suo nome deve esprimere la sua particolare missione: indicare al mondo l'Agnello di Dio. Non prende, dunque, il nome del padre ma quello che l'angelo Gabriele ha indicato: Giovanni, che significa, più o meno, misericordia di Dio.

Una novità che il Battista incarna nella propria vita per poi vederla realizzata nel cugino: Gesù. E' bello rivedere il battesimo in questa prospettiva. Lo stesso noi ci riconosciamo nuove creature rinnovate dall'amore di Dio che ci ha adottati nel sangue di suo Figlio. Riscoprire ogni giorno la bellezza di essere figli amati da Dio Padre, può veramente cambiare la prospettiva del nostro vivere.

sabato 16 giugno 2018

Un albero

11a domenica del tempo ordinario - anno B

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce» (Mc 4, 26).

Quando fa caldo, è piacevole rifugiarsi all'ombra di qualche albero, specialmente in un bosco. Nei mesi più caldi dell'anno, spesso mi distendo sul prato riparato da grandi alberi. Con lo sguardo in alto vedo le fronde illuminate dal sole allo svolazzo del vento. Un gran dono della natura. Chissà quanto tempo impiega un albero per divenire grande e rigoglioso.

Sicuramente molti anni. Secoli addirittura. Col tempo l'albero è diventato maestoso e può dare rifugio. Ha fatto tutto da solo, seguendo il suo corso. E pensare che un incendio o il taglio di una motosega possa distruggere in un attimo un così lungo lavorio! Questo miracolo della natura mi fa pensare all'agire di Dio nella storia.

In modo silenzioso e costante egli è accanto a noi per far germogliare la vita affinché porti frutto. Indica il sentiero giusto e da il tempo necessario per capire l'importanza dell'amore che dona. Anzitutto come si premura tramite chi ci ha cresciuti ed educati. Poi nel suo contino perdono che incoraggia a riprendere il cammino senza paura.

Rivedendo la mia storia devo riconoscere che Dio non ha avuto e non ha fretta nell'aspettare la mia risposta. Questo mi rasserena. In particolare quando vorrei risultati immediati nella predicazione. Mi rendo conto che il mio è anzitutto un allargare le mani per una semina abbondante della Parola in ogni terreno. Sarà il Signore a farla crescere e germogliare.

domenica 3 giugno 2018

Nuovo rito

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti» (Mc 14, 25).

Un mio amico parla sempre di un aneddoto che raccontava il nonno. Durante la seconda guerra mondiale, quando c'era poco da mangiare, i familiari di suo nonno gridavano che avevano fame ed egli, non avendo nulla, si stese a terra e disse: "Mangiatemi!" Questo episodio tragicomico mi fa riflettere sulla solennità odierna del Corpo e Sangue di Cristo.

Gesù si fa cibo e bevanda per alimentare la vita divina che è in noi. Si dona per la nostra salvezza. Rende grazie a Dio offrendo se stesso per l'umanità. Un mistero che coinvolge la vita di fede. Per cui il rendimento di grazie dovrebbe partire dal cuore per colmare tanta fame e sete.

Prima di tutto è necessario che Cristo sazi il nostro animo con la sua grazia. Riconoscendoci manchevoli di amore dinanzi a Lui è il primo passo per incarnare lo stile eucaristico. Perché quello che egli ci dona può essere reso al mondo per lodare Iddio. Saremo allora eucaristia vivente, portandola nel mondo con la nostra testimonianza.