domenica 15 dicembre 2019

Il bene

3a domenica di avvento -anno A 
 
E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! (Mt 11, 6)

Fai il male e pensa. Fai il bene e dimentica. Questa frase della saggezza popolare sta accompagnando i miei giorni di avvento. Come sottofondo, mi ricorda il grande e continuo  gesto di amore di Dio. Nel Natale si esprime nella grotta quando si fa simile a noi. Viene nel mondo e si affianca alla nostra fragilità vivendola fino in fondo.

La sua onnipotenza si abbassa nella concretezza del quotidiano portando il fermento di un amore concreto. Esso trasforma senza tanto clamore, ma nei piccoli passi del vivere comune, che coinvolgono la vita di tutti noi. Dinanzi ad un Dio così lo stesso Giovanni, il Battista, si chiede se questo Gesù sia il vero Messia.

Aspettava altro, attendeva un giustiziere pronto a fulminare gli empi. Invece il Cristo si presenta come colui che ama il peccatore e desidera la sua conversione, come un pastore che cerca appassionatamente la pecorella smarrita.

E per la quale dona la vita sulla croce. Un gesto che esprime totalmente la gratuità di un amore che si dona. La gioia del Natale è accogliere questo dono e condividerlo con chi ancora non ha sperimentato la tenerezza del nostro Dio.

domenica 24 novembre 2019

Cristo re


Desolazione, paura, smarrimento.
Questi sul golgota i sentimenti.
Avvolto da folta e scura nebbia 
non intravedo nessuna 
via che mi salvi.
Vado a tentoni su quella 
liscia ed atavica roccia.
Le mani di fronte 
per tastare un appoggio,
tremano smarrite.
Ma ecco un legno
al quale mi sostengo.
E' Cristo crocifisso.
Alzo lo sguardo e vedo
un volto chino e sereno.
Sembra dormiente.
Senza vita.
Tuttavia soddisfatto 
per aver dato tutto.
Ecco quella lampada 
che cercavo.

domenica 27 ottobre 2019

domenica 13 ottobre 2019

Saziaci tu

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.
Salmo 89

Si può godere la gioia se si è sperimentato il lutto ed il pianto della tragedia. La mancanza di qualcosa te la fa apprezzare ancora di più quando ritorna. Così per il peccato che ti allontana da Dio. Sperimenti l’amarezza di una scelta scellerata che ti porta alla disperazione. O quando attraversi il tunnel di una malattia: sai cosa vuol dire soffrire.
Apprezzi il perdono, la mano consolante di un conforto, la dolcezza di una presenza amica. Mentre gridi al mondo la gioia conquistata, tu stesso puoi sollevare chi è caduto. Saprai cosa fare. E testimonierai quell’amore che viene da Dio che sazia e che dura per sempre.
Nei piccoli ed umili gesti vedrai la grandezza del Regno che si apre. Nella lode per quello che hai la chiave di una vita soddisfatta che si apre all’infinito. Nel respiro di ogni attimo il palpito di Dio che ti ama ed ha cura di te. Nei raggi del sole che riscalda la carezza dell’eterno.

domenica 29 settembre 2019

Identità

26a domenica del tempo ordinario - anno C

Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. (2Cor 8,9)
 
Quando incontrai per la prima volta il rettore del seminario, una delle prime cose che mi disse fu che dovevo confezionarmi una veste talare. Un abito da usare in alcune occasioni, come la messa comunitaria del giovedì. Mi è tornato questo ricordo pensando al Vangelo di questa domenica. 

Infatti, vediamo il ricco epulone con abiti rosso porpora, segno di potenza, mentre Lazzaro senza un abito ricercato. Mi chiedo quale sia la mia identità di Cristiano. San Paolo invita ad indossare gli abiti di Cristo: mitezza, dominio di sé, magnanimità, misericordia e cosi via. 

Tutte espressioni della veste bianca battesimale. Seguendo l'esempio di Gesù, il suo stile di vita è la casa in cui vivo. Cioè, l'abito che porto. Direi, allora, che anzitutto mi occorre una grande umiltà. Una virtù che rende poveri per farsi arricchire da Dio.

Ancora, l'apostolo delle genti afferma che Cristo non ha ritenuto un tesoro geloso la sua divinità, ma ha spogliato se stesso assumendo la natura umana, tranne il peccato. Una grande scelta di umiltà da fare mia, soprattutto quando sono tentato di seguire l'orgoglio di mettere altre cose al posto di Dio.

giovedì 26 settembre 2019

Festa patronale


Le strade si tinteggiano 
di armonia, con luci,
suoni, spari e
gente gioiosa.
La memoria richiama 
la ricchezza di un
fiorente passato
ricco di emozioni.
Si rivedono amici
lontani; saluti 
rinsaldano vecchi legami.
Si respira quell'aria di festa 
che dal Santo ripercorre 
luoghi battuti ed insaporiti 
da fede vissuta.

domenica 8 settembre 2019

Come una madre




Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l’anima mia
salmo 130

Qualunque cosa accada mi sento sicuro perchè il Signore è vicino a me. Mi guida e mi coccola come una madre. Mi culla con tante meraviglie della natura. Con tante persone che camminano con me e mi sostengono con premura.

giovedì 1 agosto 2019

Profondità

Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie!  Rm 11, 33


Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore
Salmo 17

Meditandolo quest'immagine mi sono immerso in questi due versetti della Scrittura. E’ una finestra che mi permette di guardare l’Eterno nel mio piccolo mondo, che volentieri condivido. Così, chi vuole unirsi a me in questo cantico lo può fare in un unico grande inno di contemplazione.

sabato 6 luglio 2019

Un'attesa che prepara


L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

Salmo 32

Nell’oscurità si attende la luce. Nella desolazione l’amore di Dio che coccola l’anima. Momenti in cui l’intimo si prepara ad accogliere quella goccia di infinito che può saziarlo. Come la terra che desidera acqua per far germogliare il seme. O l’affamato che asseconda la cottura del cibo.
Scruti tranquillo l’orizzonte e aspetti il giorno che viene. Un andirivieni tipico del nostro fluttuare che un domani lascerà spazio alla luce eterna che da vita. A mo’ di girasoli la cerchiamo oggi per goderla pienamente nell’eternità.

sabato 22 giugno 2019

Quiete


A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
 e invocherò il nome del Signore. 
Adempirò i miei voti al Signore davanti a tutto il suo popolo.
Salmo 115
 
L’Eucaristia è come il sole che illumina le belle giornate. I suoi raggi raggiungono l’intimo e lo aprono a Dio. Così il cuore lo riconosce come Padre e lo loda per tutti i suoi benefici. Anzitutto trova pace e quiete.

sabato 8 giugno 2019

Gemiti inesprimibili

Domenica di Pentecoste

lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. (Rm 8, 27)

I gemiti inesprimibili dello Spirito di cui parla san Paolo non riguardano solamente la sfera dei sentimenti. Si riferiscono anche a quei gemiti presenti nel contesto sociale. Quelle persone che non capiamo, i cosiddetti folli di Dio, le sofferenze di malati e disperati; di quei segni scomodi di cui faremmo volentieri a meno.

Lo Spirito parla attraverso di essi. Noi, come chiesa, siamo chiamati ad interpretarli. Questa è la sfida. In questo è lo stesso Spirito che illumina. Egli è vento irrompente che abbatte i muri dell’egoismo. Se pensiamo alle grandi tempeste, con il loro impeto distruttivo, abbiamo l’idea di questa forza. Una forza che rinnova nell’amore. Essa, come luce, mette a nudo la nostra debolezza ed i nostri errori. Che lo Spirito rinnovi la faccia della terra!

sabato 11 maggio 2019

Giusta frequenza

4a domenica di Pasqua - Anno C

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10, 27)

C’è stato un periodo della mia vita in cui ero come uno zombi. Vagavo, ma non vivevo. Occhi spenti, mente confusa, senza meta. I miei genitori, stanchi di vedermi così, mi portarono da un neurologo, nostro parente.

Egli mi visitò. Poi chiese ai miei familiari di uscire. Stando solo con lui mi disse: senta, lei non ha nulla, sta bene. Non ha bisogno di nessuna cura. Quello che le manca è un senso da dare alla sua vita. Una direzione da seguire. Per questo non c’è nessuna medicina.

Mi rendo conto oggi che quello che allora mi mancava, era un profondo dialogo con me stesso. Dovevo ascoltare la voce che veniva dal mio cuore. Ce n’erano tante! Quella autentica, però, era più sottile, come un sottofondo.

Oggi sono sempre sintonizzato su questa frequenza. In quel periodo avvertivo solo dei fruscii che mi agitavano e non mi consentivano di camminare. Ero confuso ed insicuro e non mi fidavo delle mie intuizioni.

Ascoltare la voce del mio cuore è sintonizzarmi con la voce di Dio. E’ un tutt’uno con i desideri più profondi che mi spingono a realizzare la meta della mia felicità.

domenica 28 aprile 2019

Dolci pasquali


2a domenica di Pasqua - anno C
 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20, 19)

Per Pasqua si preparano tanti tipi di dolci. Non è festa se non s’è la pastiera, la colomba o altri tipi di delizie. Le tradizioni sono molte. Ed, in effetti, il dolce è segno di festa. Averli a tavola esprime la gioia dello stare insieme. In passato erano quasi un premio per il lungo digiuno quaresimale. Per questo motivo erano meglio apprezzati, visto che oggi li abbiamo sempre.

Esprimono le primizie della nuova primavera, quella che per noi cristiani è la resurrezione di Cristo. Vita nuova che trasforma la storia, trascendendola nella definitiva gioia dello stare con Dio. Gioia espressa in un grande banchetto conviviale. A livello spirituale, il triduo pasquale ricorda che la gioia del cristiano è vivere come Cristo il tempo del dolore e della solitudine.

Abbandonato da tutti, il nazareno segue il disegno di suo Padre che gli chiede di assumere il dolore e la morte come passaggio alla piena dimensione dell’eternità. Questa è la vera gioia, paragonabile all’impegno culinario nel preparare dolci buoni e gustosi: l’impegno con sacrificio, la dedizione per amore producono frutti che durano per sempre.

Il Cristo Risorto è proprio segno di un amore che supera la morte. Egli appare ai suoi apostoli glorioso, ma con i segni della passione. Nella vita definitiva porta i segni della sua identità di un messia che soffre e muore per amore. Si spezza per donarsi, come il pane, come i dolci pasquali, portando la gustosa novità di Dio nel mondo.

sabato 13 aprile 2019

Una campana

Domenica delle palme - anno C

Cristo si è fatto obbediente
fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome. (Fil 2,8-9)


La domenica delle palme mi ha sempre affascinato per la processione iniziale. Ricordo che, dopo il terremoto del millenovecentottanta, al mio paese la benedizione dei rami si faceva davanti alla chiesa di san Nicola, nella parte alta del paese. Facevo il ministrante. Portando la croce aprivo il corteo che si avviava verso quella chiesa, allora inagibile.

Mi colpiva vedere la porta chiusa, il tetto sfondato, il campanile abbattuto e le campane adagiate in disparte. In quello scenario, sul sagrato messo in sicurezza, si leggeva il vangelo dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme; in seguito con l'acqua santa si aspergevano i rami di ulivo, poi in processione si andava verso la chiesa madre, accolti dalle campane in festa della chiesa madre.

In una chiesa c'era ancora l'attesa di una rinascita. L'altra era agibile e festante. Due scenari che ancora oggi mi richiamano il senso della pasqua, come un passaggio di rinascita dalla morte alla vita. Da qualche tempo la chiesa di san Nicola è agibile e quella campana caduta ora suona squillante. E' nei pressi di casa e la sento bene.

Nell'udirla, con il pensiero vado sempre a quella domenica, preludio della settimana santa, meditando sulla risurrezione di Cristo. Proprio come una campana che risuona dopo essere stata atterrata da una scossa. Nonostante la caduta, ora tintinna ed annuncia la vita. La speranza di ricominciare sempre, dopo ogni caduta.

sabato 6 aprile 2019

Perdono ritrovato

5a domenica di quaresima - anno C

Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso.
 (Gl 2,12-13)

Prima mi confessavo spesso. Avevo l’ossessione del peccato. Scrupolosamente andavo alla ricerca della più piccola mancanza. Se dimenticavo qualcosa, ero capace di ritornare dal confessore. Tuttavia non miglioravo e questo mi dava fastidio. Molte erano le penitenze che mi affibbiavo, quasi per punirmi. Perchè fai questi fioretti? Mi chiese un sacerdote. Non seppi dare una risposta. Mi sono auto flagellato per molto tempo. Mi mancava la gioia del perdono.

Quella è l’unica che può far nascere acqua nel deserto. Seppur è necessario riconoscere i peccati, è indispensabile vederli alla luce dell’Amore. Con quella mentalità che avevo spesso puntavo il dito. E tante cose non le facevo, come non andavo in luoghi particolari. La discoteca, per esempio, o le feste da ballo. Mi sono negato esperienze belle. La pensavo così e difficilmente mi smontavano.

Probabilmente anch’io avrei chiesto a Gesù di lapidare la donna adultera. Facevo lo stesso con me! Da diversi anni, grazie a Dio, ho riscoperto il sacramento della riconciliazione. Per me è ora un forte momento di incontro con la compassione di Dio. Prima lo ringrazio per i suoi benefici, poi lascio arrivare la sua luce nelle tenebre della mia vita. E se riconosco qualche mancanza me la lascio curare. So che Lui vuole questo. Vi confesso che l’assoluzione, intesa come formula, mi dice veramente poco.

Inoltre l’invito a non peccare più non mi fa più paura. So che Dio è con me pure in quelle tante buche che fanno parte di me. E lo saranno fino alla tomba. Se c’è qualcosa da estirpare certo è un forte senso di auto perfezione, che sempre si annida in modo sottile e subdolo. Mi sento veramente come la peccatrice perdonata. Ed è così che voglio vivere la mia Pasqua.

domenica 31 marzo 2019

Attesa compassionevole

4a domenica di quaresima - anno c

Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. 2Cor 5, 17

 

La domenica della gioia ci invita a rallegrarci per il perdono che sempre il Signore ci concede. Egli è fedele. Ci aspetta sulla soglia con premura e compassione quando siamo lontani da Lui. Le nostre esperienze spesso ci portano in remoti lidi di falsa e fugace ebbrezza.

Lì il nostro potere è legato all’apparenza del possedere. Quando non abbiamo più nulla da dare non siamo più nessuno e rimaniamo soli. Ma nostro Padre è ancora lì che ci aspetta. Solo Lui può ridarci la dignità perduta. Perchè ci considera suoi figli, sempre. Nonostante le nostre scelte sbagliate.

La sua misericordia è infinita. Non ha confini se non quelli delle nostre chiusure. Non abbiamo paura. Torniamo da Lui con cuore sincero per accogliere e donare il suo fecondo perdono.

domenica 24 marzo 2019

La direzione

3a domenica di quaresima - anno C

Convertitevi, dice il Signore, il regno dei cieli è vicino. (Mt 4,17)

Quando capita una sventura subito si pensa ad una punizione divina. Oppure che il Signore si sia dimenticato dell'umanità lasciandola al suo destino. Spesso anch'io lo penso, mi viene spontaneo. In questi momenti mi accorgo di quanto sia difficile la conversione, cioè vedere le cose secondo il disegno di Dio.

Nel Vangelo di questa domenica a Gesù sono presentate dai suoi discepoli proprio delle sciagure successe in quel tempo, aspettandosi una spiegazione. Anzitutto, il nazareno non le collega al peccato, come sua conseguenza. Ma richiama l'attenzione sulla necessità di convertirsi per portare frutti che rimangono in eterno.

Eh sì, la vita è breve e non deve essere sprecata. L'importante, dunque, è cambiare direzione e lasciarsi guidare dallo Spirito per mettere a frutto i suoi doni. Dio non è vendicativo e non vuole la morte del peccatore, anzi è paziente e misericordioso. Anche se continuiamo a sbagliare ed a seguire bagliori momentanei, la sua pazienza è come l'agricoltore che non taglia il fico infruttuoso, ma continua a concimarlo in attesa del frutto.

Questo mi conforta. Nonostante i miei sbagli Dio continua ad indicarmi la via della salvezza con la luce di suo Figlio. Sono sempre in tempo per cambiare direzione e far sì che i frutti della mia vita siano dolci e gustosi. Sono i frutti dello Spirito. Quelli che vengono dal concime della Parola e che rendono piena la vita e gustosa per chi la condivide con me.