sabato 16 febbraio 2019

Il mio "stabile"



Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.
Salmo 33

I colori caldi del tramonto inondano il mio cuore. Esprimono il mio benessere interiore. Sempre in ricerca ed appagato. Non più triste e desolato, come nel passato, ma stabile. Pur tra gli alti e bassi, tra inqueitudine e tranquillità, non manca nulla al mio animo. Dio è la mia roccia, il mio stabile.

sabato 9 febbraio 2019

Prendi il largo!

5a domenica del TO - Anno C
 
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». (Lc 5, 4-5)

Prendi il largo, aprite anzi spalancate le porte a Cristo, sono frasi che ricordano il ministero papale di Giovanni Paolo II. Ha segnato molto la mia generazione con la sua voce profetica carica di entusiasmo. Essere un umile operario della vigna del Signore, come evidenziava Benedetto XVI ai funerali di questo grande papa, è lo stile del discepolato. Di ognuno che vuole seguire il maestro. Non importa che tu sia un peccatore: getta le reti! Dio è con te.

Soprattutto nei maggiori marasmi o quando ti senti solo, abbandonato perché non capito da chi ti è vicino. In quei momenti sul serio hai a che fare con il tuo cuore. La chiamata a lasciare l’inutile è prepotente. La scommessa è con te stesso. Sono le svolte della vita. Capita a tutti. Lì ti accorgi di chi ti è veramente vicino. Soprattutto di quella luce che, sgorgando dal tuo intimo, ti fa da guida verso la meta. Tante volte volevo mollare le mie abitudini e orientarmi verso una nuova direzione. Mi mancavano, però, la forza e il coraggio di credere in me stesso.

In quei momenti non c’è nessuno che ti dà una pacca sulle spalle. Devi dartela da solo, e meno male che sia così. Altrimenti non avremmo mai la libertà di fare delle scelte.  Vai su un alto monte e trova la risposta. Mi disse un amico quando gli confidai la mia insoddisfazione. Avevo tutto e niente. La mia prima esperienza di seminario ancora mi segnava. Non perché era finita male e tutto mi crollava addosso, ma perché mi aveva messo a nudo e non potevo più difendermi. I muri delle mie certezze erano crollati.

Allora sì, il mio amico aveva ragione. Doveva fiorire qualcosa. Nei miei scarabocchi Dio vedeva, ancora progettava: non aveva abbandonato il suo amore per me. Ora sono sacerdote da otto anni. Vivo questo disegno di amore. E vedo sbocciato il mio fiore. Dopo tanto “letame” di peccati e debiti, e altrettanto se ne accumula, anch’io sono un umile servo della vigna del Signore. Cerco di gettare sempre le reti quando e dove vuole Dio, tra mille sconfitte.

E prendo il largo da tante rive che mi limitano e condizionano per approdare a un sicuro porto, che ogni giorno il Signore prepara per me; fino ad arrivare a quello eterno e definitivo che, nel suo amore, mi concederà.

domenica 3 febbraio 2019

Un amore che non misura

4a domenica del TO (Anno C)
Lc 4, 21-30


Si fa così. Già non si può mai cambiare! Ma al primo posto, almeno per noi cristiani, non dovrebbe esserci la carità? Com’è rara nelle nostre comunità! Si è talmente assuefatti da abitudini e riti da lasciarsi condizionare dai soliti pregiudizi o chiusure mentali. Mi scontro spesso con questo modo di fare. Da oggi si cambia!

A volte anche con durezza propongo la novità di alcune scelte per dare centralità alla Parola e all’Eucaristia. Le strade che non portano a questa sorgente sono assolutamente inutili, perché non consentono l’incontro con l’amore gratuito e universale di Dio. È quello che Gesù dice ai suoi paesani.

Ma loro non vogliono un Dio così magnanime. Preferiscono un Dio nazionale e vendicativo. Quanto dovrebbe farci riflettere la loro determinazione nell’eliminare un loro concittadino. Meglio la sua morte che cambiare le tradizioni! Alla fine ci riescono. E cosa ci resta? Un amore pronto al perdono dei carnefici.

Questa la novità, che oggi è valida anche per noi. Tempo fa ero molto severo e varie cose non le tolleravo; m’imponevo alzando la voce. Una sera organizzai una cena a casa con gli amici. A un certo punto uno di loro mi contrariò ed io persi la calma; ogni tanto mi capita.

Non ci pensai due volte: mandai via tutti in malo modo. D’altronde era quello che avevo visto fare da qualcuno più grande di me. Ora mi rendo conto che è un atteggiamento sbagliato. In fondo si può sempre chiarire.

Dico questo perché a volte anche noi cristiani rischiamo di buttare Gesù dal precipizio. Non è difficile. Se ci fermiamo alla cultura, alle tradizioni, e non ci lasciamo illuminare dalla Parola del Vangelo, seguiamo altro.

Spirito Santo illuminaci, affinché sappiamo accogliere il Messia con uno sguardo d’amore: quello con il quale Dio Padre ci ha pensati sin dal seno di nostra madre. Un amore gratuito, che non misura che dovrebbe essere il paramero di ogni nostro agire.