domenica 28 aprile 2019

Dolci pasquali


2a domenica di Pasqua - anno C
 
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20, 19)

Per Pasqua si preparano tanti tipi di dolci. Non è festa se non s’è la pastiera, la colomba o altri tipi di delizie. Le tradizioni sono molte. Ed, in effetti, il dolce è segno di festa. Averli a tavola esprime la gioia dello stare insieme. In passato erano quasi un premio per il lungo digiuno quaresimale. Per questo motivo erano meglio apprezzati, visto che oggi li abbiamo sempre.

Esprimono le primizie della nuova primavera, quella che per noi cristiani è la resurrezione di Cristo. Vita nuova che trasforma la storia, trascendendola nella definitiva gioia dello stare con Dio. Gioia espressa in un grande banchetto conviviale. A livello spirituale, il triduo pasquale ricorda che la gioia del cristiano è vivere come Cristo il tempo del dolore e della solitudine.

Abbandonato da tutti, il nazareno segue il disegno di suo Padre che gli chiede di assumere il dolore e la morte come passaggio alla piena dimensione dell’eternità. Questa è la vera gioia, paragonabile all’impegno culinario nel preparare dolci buoni e gustosi: l’impegno con sacrificio, la dedizione per amore producono frutti che durano per sempre.

Il Cristo Risorto è proprio segno di un amore che supera la morte. Egli appare ai suoi apostoli glorioso, ma con i segni della passione. Nella vita definitiva porta i segni della sua identità di un messia che soffre e muore per amore. Si spezza per donarsi, come il pane, come i dolci pasquali, portando la gustosa novità di Dio nel mondo.

sabato 13 aprile 2019

Una campana

Domenica delle palme - anno C

Cristo si è fatto obbediente
fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome. (Fil 2,8-9)


La domenica delle palme mi ha sempre affascinato per la processione iniziale. Ricordo che, dopo il terremoto del millenovecentottanta, al mio paese la benedizione dei rami si faceva davanti alla chiesa di san Nicola, nella parte alta del paese. Facevo il ministrante. Portando la croce aprivo il corteo che si avviava verso quella chiesa, allora inagibile.

Mi colpiva vedere la porta chiusa, il tetto sfondato, il campanile abbattuto e le campane adagiate in disparte. In quello scenario, sul sagrato messo in sicurezza, si leggeva il vangelo dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme; in seguito con l'acqua santa si aspergevano i rami di ulivo, poi in processione si andava verso la chiesa madre, accolti dalle campane in festa della chiesa madre.

In una chiesa c'era ancora l'attesa di una rinascita. L'altra era agibile e festante. Due scenari che ancora oggi mi richiamano il senso della pasqua, come un passaggio di rinascita dalla morte alla vita. Da qualche tempo la chiesa di san Nicola è agibile e quella campana caduta ora suona squillante. E' nei pressi di casa e la sento bene.

Nell'udirla, con il pensiero vado sempre a quella domenica, preludio della settimana santa, meditando sulla risurrezione di Cristo. Proprio come una campana che risuona dopo essere stata atterrata da una scossa. Nonostante la caduta, ora tintinna ed annuncia la vita. La speranza di ricominciare sempre, dopo ogni caduta.

sabato 6 aprile 2019

Perdono ritrovato

5a domenica di quaresima - anno C

Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso.
 (Gl 2,12-13)

Prima mi confessavo spesso. Avevo l’ossessione del peccato. Scrupolosamente andavo alla ricerca della più piccola mancanza. Se dimenticavo qualcosa, ero capace di ritornare dal confessore. Tuttavia non miglioravo e questo mi dava fastidio. Molte erano le penitenze che mi affibbiavo, quasi per punirmi. Perchè fai questi fioretti? Mi chiese un sacerdote. Non seppi dare una risposta. Mi sono auto flagellato per molto tempo. Mi mancava la gioia del perdono.

Quella è l’unica che può far nascere acqua nel deserto. Seppur è necessario riconoscere i peccati, è indispensabile vederli alla luce dell’Amore. Con quella mentalità che avevo spesso puntavo il dito. E tante cose non le facevo, come non andavo in luoghi particolari. La discoteca, per esempio, o le feste da ballo. Mi sono negato esperienze belle. La pensavo così e difficilmente mi smontavano.

Probabilmente anch’io avrei chiesto a Gesù di lapidare la donna adultera. Facevo lo stesso con me! Da diversi anni, grazie a Dio, ho riscoperto il sacramento della riconciliazione. Per me è ora un forte momento di incontro con la compassione di Dio. Prima lo ringrazio per i suoi benefici, poi lascio arrivare la sua luce nelle tenebre della mia vita. E se riconosco qualche mancanza me la lascio curare. So che Lui vuole questo. Vi confesso che l’assoluzione, intesa come formula, mi dice veramente poco.

Inoltre l’invito a non peccare più non mi fa più paura. So che Dio è con me pure in quelle tante buche che fanno parte di me. E lo saranno fino alla tomba. Se c’è qualcosa da estirpare certo è un forte senso di auto perfezione, che sempre si annida in modo sottile e subdolo. Mi sento veramente come la peccatrice perdonata. Ed è così che voglio vivere la mia Pasqua.