domenica 11 aprile 2021

Il volo dell'aquilone

 2a domenica di Pasqua - anno B

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. (Gv 20, 19)

Nonostante il freddo e la neve, in questi giorni ho pensato a quando da piccolo con i miei amici facevo volare l'aquilone sulla spiaggia. Lo slegavo, poi prendevo la rincorsa e volava in alto alla ricerca del vento favorevole. Così planava e rimaneva in alto in tutta la sua bellezza con lo sventolare delle sue ali. Forse, la voglia di sole e di caldo mi ha portato a questo ricordo.

Ma anche la meditazione del vangelo di questa domenica dopo Pasqua. La paura invita i discepoli a stare al chiuso, tuttavia il Risorto appare loro e li invita ad uscire per annunciare il Vangelo. Prima, però, dona loro il soffio dello Spirito, quello che gli consentirà di alzare le ali per spiccare il volo nel mondo. Vedo i discepoli come quell'aquilone.

Hanno bisogno del vento dello Spirito per raggiungere il cielo e volare in alto tenendo i piedi per terra. Lo stesso Gesù Risorto si presenta con le sue piaghe, facendo riferimento alla sua storia terrena. Tommaso l'incredulo è proprio invitato a mettere il dito nelle piaghe per credere. Sì: la nostra storia ha a che fare con la sofferenza di una testimonianza spesso non capita che richiede sacrificio.

Ecco i piedi per terra, nella realtà concreta. Lo sguardo in alto, cui invita il risorto è, appunto, saper trasfigurare il male con la forza dell'amore che fa rinascere a vita nuova; e cogliere la presenza di Gesù in mezzo a noi perchè egli è il vivente. Per questo, i miei amici con i quali facevo planare l'aquilone, mi richiamano la comunità battesimale, insieme alla quale posso contemplare oggi il Cristo Risorto.

venerdì 19 marzo 2021

Con il cuore

5a domenica di quaresima - anno B

In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Gv 12, 24)

Quando riceviamo delle attenzioni, come auguri, si aggiunge spesso: con il cuore, per esprimere la profondità del gesto, senza ipocrisia. Spesso capita anche di ricevere una vicinanza silenziosa, senza parole, ma che comunque fa percepire che quella persona c'è. Lo stesso, nell'assenza, quando c'è un legame profondo, avverti la presenza di chi riscalda il cuore.

Questo tipo di amore è quello che Dio prova per noi. Continuamente egli ci porta nel suo cuore. Amare un Dio così è ricambiare con lo stesso amore, cioè sentirlo vicino in ogni momento con la forza dello Spirito. E' un'alleanza interiore, quella che il Signore vorrebbe con la nostra vita. Ciò significa vivere una profonda sintonia con Lui.

In questa domenica Gesù, che conosce bene il cuore di tutti, si presenta nella sua vera identità. Ma io, mi chiedo, voglio conoscerlo sul serio? Forse spesso mi accontento della superficialità e vedo quello che mi fa comodo, ovvero un Cristo che dovrebbe assecondare sempre le mie richieste. Però, Egli afferma di essere come il chicco di grano che per portare frutto deve morire.

Per cui, se veramente credo in Lui, dovrei seguire il suo esempio per realizzare la mia vita. L'impulso più forte che provo è quello di tenere la vita per me, non di condividerla con Lui. Tuttavia, in base all'esperienza che ho, devo riconoscere che vivendo per gli altri si entra in una dimensione di vita che non finisce e che riempie il cuore. E vorrei che questa vita sbocciasse sempre nel mio intimo.

sabato 6 febbraio 2021

Una giornata

5a domenica del TO - anno B

Cristo ha preso le nostre infermità
e si è caricato delle nostre malattie. (Mt 8,17)

La giornata tipica di Gesù è una continua alternanza tra il servizio e la preghiera silenziosa. Egli annuncia la Parola e libera le persone dalle loro paure. Quelle che ingabbiano e non ti fanno vivere, ripiegandoti su te stesso. Sono blocchi che hanno bisogno di essere superati con la forza dell'amore. In questo senso, il Cristo ci fa notare il positivo che è in noi, come un tesoro nascosto che deve essere cercato.

Trovatolo lo si apre per condividerlo; come la suocera di Pietro che, guarita, subito si mette a servizio degli astanti. Così il tesoro del dono di Dio può fruttificare e rendere la felicità per noi e per gli altri: si ha più gioia nel dare che nel ricevere. In effetti, notando che gli altri stanno bene e sono felici, anche grazie ad un nostro piccolo gesto, rende pieni e gioiosi interiormente.

Le lunghe notti di Gesù in preghiera, poi, richiamano quel colloquio interiore dove dialoghiamo con noi stessi. Avendo gli occhi chiusi, immaginiamo tante cose, soprattutto ci lasciamo guidare da quel sottofondo di luce che è l'incontro con il Signore. Solamente lui può dare la forza di amare oltre l'egoismo. Da questo punto di vista, anche solo un piccolo gesto di carità può valorizzare le nostre giornate.

Per questo, la sintonia con Dio è indispensabile. La preghiera, come continuo dialogo con Lui, non deve mai mancare, altrimenti si parla con quegli idoli che propongono valori opposti, orientandoci ad una mentalità di morte. La giornata di Gesù è di esempio. Il rischio del fare le cose nella logica dell'efficientismo può, così, essere superato da un atteggiamento di fondo che orienta la nostra vita.

giovedì 28 gennaio 2021

Bruma


Si adagia nelle valli.
Come coltre spumosa
ammanta pianure,
case e viuzze.
Se ne sei immerso
la vista è appannata;
il respiro bagnato;
la fronte ghiacciata.
Navighi nel grigiore.
Le luci riflesse
danno calore;
ed indicano piste
o case in cui si vive.
Da lontano, in alto,
vede emergere piccole punte.
Alberi, tetti, cupole,
si ergono a ricordo
del sommerso.
Così la bruma saluta
l'imminenza del giorno.

sabato 23 gennaio 2021

Il principio

3a domenica del TO - anno B

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri. (Sal 24)

 

Tutto inizia con un episodio, un'esperienza, un incontro che ti stravolge. Fa scaturire quello che è nel cuore, come un seme che ha bisogno di germogliare nel tempo. A distanza di anni rivedi la tua vita e ritorni a quel momento che si è declinato negli attimi del tempo: tutte le tappe riconducono a quell'origine. 

Agli inizi della mia adolescenza, ho sempre riconosciuto quella domanda che mi ha stravolto ed interrogato su quello che sono oggi: "hai mai pensato di farti prete?" In vari modi è stato il filo conduttore; non solo dei mie dieci anni di sacerdozio, ma di tutto il discernimento che mi ha fatto vagliare e valutare il mio incontro con il Signore.

Dieci anni fa, proprio in occasione della mia ordinazione sacerdotale, ho condiviso una testimomianza dove emerge il cambiamento che in me ha operato l'incontro con il Signore. E' una storia che continuamente si fa memoria, perché la chiamata di Gesù, come ai pescatori di Galilea, ogni giorno risuona nuova ed è il sottofondo delle mie giornate.

Quello che permette alla mia sinfonia di essere accordata ed intonata con la melodia originaria che Dio ha pensato per me. Non un destino casuale, ma un cammino orientato da sempre verso la piena luce dell'amore, ovviamente tra luci ed ombre. Tuttavia, mi sostiene nell'impasto di quello che sono con la presenza vivificante dello Spirito.

Sono sempre con i piedi per terra quando dico questo. Non parlo, infatti, di luci straordinarie, ma di un umile quotidiano che si risveglia continuamente, in una direzione che trova eco nella generica frase di Cristo: venite vi farò diventare pescatori di uomini. Il mio sacerdozio si orienta proprio a questo servizio, spesso silenzioso; ma è dove voglio essere.

sabato 21 novembre 2020

Il viaggio della vita

24a domenica del TO - Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo - anno A

L'Agnello immolato è degno di ricevere potenza
e ricchezza e sapienza e forza e onore:
a lui gloria e potenza nei secoli, in eterno. (Ap 5,12; 1,6) 

Il tempo corre veloce. Va verso il suo inevitabile corso. Come un viaggio che prima o poi ti porterà a destinazione. Ci sono però stazioni intermedie in cui si può scendere per fare il punto della situazione. Così, ti ritrovi in un posto che puoi visitare, incontrando persone ed ammirando luoghi da esplorare: il viaggio della vita.

A volte i sogni possono aiutarti nel determinare le tue aspettative. Essi sono un tuffo in un cielo che non ha fine, dove non esiste nessun confine. Ma lo sguardo deve essere comunque rivolto al presente; dove non ci sono tante bacchette magiche o problemi che si dissolvono in una bolla di sapone, perchè il viaggio della vita è reale e concreto.

E' sicuramente meglio avventurarsi con qualcuno con cui condividere dolori e gioie. Tra questi sicuramente la figura di Cristo è un punto di riferimento. In questa domenica la liturgia ce lo presenta Re dell'universo, con una Signoria capace di governare il mondo. Il volto di questa potenza, però, è sulla croce, dove Egli si dona totalmente.

E nel donarsi ci lascia un tesoro che custodiamo nel cuore: il suo Spirito. Infatti, è proprio in noi stessi che possiamo trovare la direzione. Così lasciare che lo Spirito, con la sua rugiada, ristori e dia forza al pellegrinare tra le varie stasi della vita. Tutto il peso delle giornate può essere, in tal modo, alleggerito da chi cammina con noi alla ricerca della felicità, che è la meta ambita verso la quale ci dirigiamo.